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   (PIERGIORGIO WELBY)

Io amo la vita: la storia di Piero e Mina Welby - trailer

 

      

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Welby Un atto di giustizia
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Il grande fratello 
dei falchi pellegrini e non solo


 

Album di Aria e Vento 2007


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L'onore dipende spesso
dall'ora che segna l'orologio.
Guillaume Apollinaire
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Calibano: la terra, il fango,
le viscere, la passione cieca,
l'incognito, il caos, la paura,
il talento primordiale, virile,
erotico che spesso vibra di febbre
e non ha bisogno di luce né di parola.
La carne, l'anima, lo spirito insieme
in un ultimo viaggio; prima della
separazione, della libertà di scegliere
un nuovo luogo, un nuovo corpo da
,o dove addormentarsi, come
dice Ariel, sotto un fiore



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IL MARATONETA
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Cristo! come eravamo ridicoli
io e il Nuvola mentre seguivamo
il furgone mortuario del Comune
…ti saresti divertita, cazzo!…
noi sulla circonvallazione
a cambiare la candela sporca
e la tua bara grigio topo gettata
nel cimitero di Prima Porta
…ti saresti divertita, cazzo! …
così come ti divertivi da sballo
a fare l’autostop sulla Colombo
per rubare una giornata alla
disperazione
e sbatterla sulla spiaggia di
Capocotta….
…io e te…confusi tra gli altri
che lanciavano la loro allegria
sugli asciugamani colorati della
fantasia
…io e te…la sera nel vagone
del treno…
ad assaporarci il sale sulle labbra,
a scandalizzare quelle facce
di cartapesta imbolsite dal sopore,
…io e te…ad inventare equilibrismi
sulla corda tesa del pudore ma…
con la mente già chiusi in
quella stanza.
Che assurdità quel grattacielo
di morti murati dietro quei marmi
di fiori appassiti e nomi dimenticati.
Ti lasciammo tra i crisantemi gialli
rubati ad un disgraziato tuo vicino
e l’odore di cera e fiori marciti…
andammo via tirando calci ad
una Pepsi
e cantando All along the watch
tower…
cantavamo forte per non piangere,
forse,
..io non ho pianto…ma,…
una volta tornato in quella stanza,
ho passato la notte alla finestra,
tutta la notte a guardare
il fumo leggero della Marlboro
che mi bruciava gli occhi
e lo scorrere lento dei vagoni.
(P. Welby, 

 

All Along The Watchtower 
dalla raccolta -Natiche Sadiche-)

 

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6 novembre 2015

LIBERTA' DI SCELTA E RESPONSABILITA'


La fine della vita è una realtà che riguarda indistintamente tutti gli esseri viventi. Si nasce, si vive, si muore. Ignorare la morte non è una soluzione. Solo chi non sa, chi non conosce dice che la morte è naturale. Sì, una volta era naturale. Oggi raramente. Anche il nascere non è più naturale, il vivere per chi più, per altri meno.

Piccoli esempi: nei primi anni ’60, mia madre a causa di una caduta riportò un’emorragia cerebrale. Non esisteva la nutrizione artificiale e le sole fleboclisi non bastavano per mantenerti in vita per molto. Mamma morì. A 90 anni mia zia si fece mettere uno stent e ha vissuto per altri tre anni con molta fatica, e stanca alla fine chiese aiutatemi a morire. Questo è accaduto 3 anni fa. È stata aiutata a morire con dei palliativi, senza grandi sofferenze. Ho conosciuto molte persone malate di cancro. Non riuscivo a capire perché qualcuno di loro urlasse dal dolore per settimane, mentre altri erano sereni e morivano tranquilli. Semplice! già in quei tempi lontani esistevano medici con visuale differente che sapevano accompagnare il malato fino alla fine. Ricordavano forse i ripetuti appelli di Papa Pio XII di non risparmiare sulla morfina per togliere sofferenze estreme ai malati?

È del marzo 2010 la legge 38 sulle Cure Palliative. Erano utilizzate già da tempo anche nel nostro paese, purtroppo a macchia di leopardo soltanto e ancora oggi. Non entro nei particolari di questo tema. Sono presenti esperti che sanno informare con la loro esperienza.

Il mio approccio al fine vita non appaia un entrare a gamba tesa in un campo che richiede rispetto e anzitutto verità. Ormai è noto a tutti che sono anche presidente dell’Associazione SOS Eutanasia che informa e aiuta cittadini in gravi difficoltà per ottenere il suicidio assistito in Svizzera. È un metodo radicale per far capire l’urgenza di una regolamentazione sul fine vita.

Già dal lontano 2002 ho provato di tutto insieme a Piergiorgio Welby e poi insieme all’Associazione Luca Coscioni per aprire le menti e specialmente i cuori della politica per fare una buona legge che tuteli l’interesse migliore della persona anche nel fine vita. Il contatto con il Comitato Nazionale di Bioetica nella persona dell’allora presidente Prof. Francesco D’Agostino non ha sortito un ripensamento sul dare la precedenza alla decisione del medico su quella del malato, scritta in una disposizione anticipata sui trattamenti sanitari. E la nutrizione e idratazione artificiali sono rimasti classificati come cure salvavita e non atti medici, per cui non rifiutabili. Per questo abbiamo visto la via crucis di Papà Beppino Englaro per sua figlia Eluana.

Piergiorgio Welby, dopo 9 anni e mezzo di ventilazione meccanica e nonostante il deperimento fisico per la distrofia, raccolse le ultime energie e scrisse al Presidente della Repubblica Napolitano. La chiusura della sua lettera è questa: Il mio sogno, anche come co-Presidente dell’Associazione che porta il nome di Luca, la mia volontà, la mia richiesta, che voglio porre in ogni sede, a partire da quelle politiche e giudiziarie è oggi nella mia mente più chiaro e preciso che mai: poter ottenere l’eutanasia. Vorrei che anche ai cittadini italiani sia data la stessa opportunità che è concessa ai cittadini svizzeri, belgi, olandesi.

Il Presidente tra l’altro risponde, “Il solo atteggiamento ingiustificabile sarebbe il silenzio, la sospensione o l'elusione di ogni responsabile chiarimento.”

Sapevamo che il Belgio e l’Olanda già da 4 anni avevano delle leggi sul fine vita comprese le cure palliative in forma eccellente. Il rapporto medico paziente è fondato sulla fiducia reciproca.

Nel maggio 2002 Welby aveva esordito sul suo forum: Dobbiamo riappropriarci del nostro diritto a una morte sottratta agli innumerevoli artifizi che una Techné priva di etica e schiava della sua volontà di potenza ci ha sottratto. … Dobbiamo imparare che morire è anche un processo di apprendimento, non solo il cadere in uno stato di incoscienza, conclude con H.G. Gadamer.

Non esiste in generale un diritto-dovere di eseguire delle volontà espresse dalle persone. Ma appartiene alla dignità di uomini e donne avere la facoltà di opporsi, a trattamenti sanitari su se stessi. (Art. 32, 2° comma. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana). Ecco, il rispetto della dignità umana si concretizza nel prendere in carico l’espressione di volontà di un uomo, una donna, riguardo la sua sorte di malato/a. Qualora una simile espressione di volontà, ponderata e inequivocabile, non venisse rispettata, e il paziente sottoposto a trattamenti sanitari rifiutati espressamente o perfino a sua insaputa, un’azione simile è eticamente criticabile e dovrebbe essere giuridicamente perseguita. La sua autodeterminazione ha funzione prettamente limitante, di verifica e conferma. E quindi è garantita la sua dignità di persona e non può essere intrapreso nulla contro la sua volontà dichiarata.

Si dibatte per lo più dell’autodeterminazione del paziente. Dell’autodeterminazione del medico si discute parlando di obiezione di coscienza, cioè del rifiuto di rapporto per dei trattamenti sanitari o di assunzione di responsabilità di occuparsi di casi difficili o rischiosi.

Qui vorrei parlare di un tipo di autodeterminazione non ovvia, ma proprio per questo importante: del coraggio di un medico di rimanere accanto ad un malato dalla diagnosi fino alla fine ed assisterlo nell’agonia, riconoscendo i limiti raggiunti dalla sua arte medica, sopportarla e di confrontarsi con audacia. È facile per un medico mandare a casa, o in altri reparti, dei malati inguaribili e trattarli nelle visite in modo elusivo. Tutto umanamente comprensibile; l’incontro con un paziente mette il medico di fronte ai limiti terapeutici, e questo è deprimente. Ed è proprio per questo che il medico dei nuovi tempi deve essere preparato, e a mio avviso dovrebbe passare un esame psicofisico di verifica se è adatto, o meno, a fare il medico di fiducia.

Parlando dal punto di vista del paziente, queste situazioni dimostrano se si ha a che fare con un tecnico o con un vero “medicus”, cioè con un uomo che si sente responsabile e legato al suo paziente anche dove non ha più le possibilità di trattarlo con terapie, né forse nemmeno poter lenire totalmente le sofferenze e lo può solamente ancora accompagnare, anche in sedazione terminale. Chiedo troppo?

L’abbandono da parte del medico non è solo una perdita, una grave delusione per un paziente. Il medico nuoce a se stesso: in primis, privandosi del confronto con i propri limiti, nello sperimentare e sopportare la propria inefficienza umana. Inoltre, con grande probabilità gli viene meno l’esperienza davvero esaltante, quanto sia importante la sua figura come medico umano (ovvero come essere umano medico) per i suoi pazienti, nel tratto finale del loro vivere. Ci vuole coraggio, e proprio con questo coraggio il medico rispetta la dignità dei suoi pazienti e incrementa lui stesso la propria dignità di medico.

Per medico e paziente, è comune responsabilità e compito di riconoscere dove e quando inizia il processo inesorabile del morire, quel morire che, secondo Welby, è un processo di apprendimento. La diagnosi e la valutazione della situazione, in quanto tali, non indicano il da farsi, ma dipende da come un paziente capace e/o incapace, ma con disposizioni anticipate o dal vivo e ben presente, valuti o interpreti questa diagnosi. In questo modo il processo del morire viene accettato come una ultima “chance”, come responsabilità da parte del paziente per eventuali scelte di terapie per un prolungamento o meno della vita, per poter ancora avere degli incontri importanti per lui, risolvere dei conflitti, studiare e dare indicazioni per il tempo dopo la sua morte oppure anche solo per godere l’ultimo frammento di vita, concedendosi piccole gioie. Per qualcuno può significare riprogrammare un lungo tratto di vita, usufruendo di apparecchiature, ventilatori, nutrizione artificiale, dialisi, come Welby, Severino Mingroni, - un locked-in dal lontano 1992, - come Massimo Fanelli, vostro co-regionale, Walter Piludu e tanti altri sconosciuti.

Una valutazione e interpretazione opposta potrebbe essere quella di non ostacolare il processo del morire e anzi di desiderare ardentemente la morte, per poter chiudere finalmente gli occhi e poter riposare in pace. Il paziente potrebbe scegliere il rifiuto di ogni terapia, anche della nutrizione e idratazione, non solo artificiale, il rifiuto di terapie antibiotiche, terapie tecnologiche, come la ventilazione artificiale, l’emodialisi e molto altro. Rifiuto non solo di non iniziare, ma anche voler interrompere e voler dire, basta! Ci aiuta anche il catechismo cattolico dal lontano 1980: "L'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all'accanimento terapeutico. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire".

Rispettare anche simili scelte, che i medici sanno quante sfaccettature possano assumere, è espressione di rispetto della dignità umana “Il morire che nasce così davvero da quella vita dove ognuno ha trovato amore, senso e pena.”

In questa fase, pazienti e medici hanno il comune compito di trovare insieme la forma commensurata alla propria capacità dell’andar via, del lasciar andare, dell’abbandonarsi all’ineludibile e trovare responsabilmente insieme una conclusione.

In Camera dei Deputati, dal settembre 2013 giace la proposta di legge di iniziativa popolare Rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell’eutanasia. Con l’aiuto di malati il coordinamento dell’Associazione Coscioni è riuscito a sensibilizzare un Intergruppo di 162 parlamentari, davvero trasversale, che si è prefissato di lavorare perché si dibatta su proposte e disegni di legge disponibili sul fine vita, oltre a quella presentata dall’Associazione Luca Coscioni.

Vorrei solo aggiungere: Non dico che la PdL che rappresento sia l’unica soluzione, ma ci tengo a dire, che oltre al testamento biologico e l’interruzione e il rifiuto di trattamenti sanitari prevede anche l’eutanasia, cioè la libera scelta della morte. Non sono moltissimi i casi da considerare, o meglio, - da valutare tra medico e paziente, - ma esistono e va data una risposta. Sento il bisogno di chiedere, da cattolica e praticante, che si rifletta di dare la possibilità al medico curante, di accompagnare un paziente attraverso questa porta di emergenza, per carità cristiana.

Sento tutta la tragedia nella continua richiesta di informazioni che delle persone rivolgono a me, Marco Cappato e Gustavo Fraticelli per recarsi in Svizzera. Avevo già pronto il progetto di viaggio con Giovanna, che all’ultimo momento ha avuto un ripensamento. È deceduta due mesi dopo a casa sua, serena, curata e assistita. Vorrei che cessino i pellegrinaggi all’estero e che tutti possano morire a casa loro tra affetti e cure dei propri cari, o almeno nell’ambiente dove hanno sempre vissuto.




11 settembre 2011

CANICATTINI TERME




14 luglio 2011

LEGGE 2350 UNO SCHIAFFO AI CITTADINI

Dal sito http://www.imille.org/

La legge sulle Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate è uno schiaffo ai medici e giuristi, protagonisti di innumerevoli audizioni alla Commissione Affari Sociali ma lo è innanzitutto per i cittadini italiani.

Il testo è un collage di emendamenti con cui si è riusciti a peggiorare una proposta di legge che già faceva schifo (parola sgradevole, ma in questo caso assolutamente opportuna).

L’atteggiamento delle famiglie italiane non è quello che dice la sottosegretaria Roccella, il rifiuto dell’eutanasia, bensì la richiesta di presa in carico del malato, accompagnandolo, senza imporre terapie inutili e futili e anzi, il 70% è a favore dell’eutanasia.

Il nostro diritto all’autodeterminazione, riconosciuto anche dalla Corte Costituzionale ci viene negato.

La volontà di contrastare quanto stabilito dai giudici durante il “caso Englaro” ha spinto la maggioranza parlamentare a fare degli emendamenti fantasiosi e antiscientifici, come quello che dà la possibilità di attuare le direttive anticipate in “accertata assenza di attività cerebrale integrativa cortico-sottocorticale” cioè quando il paziente è morto; se non fosse una legge dello stato ci sarebbe da ridere della futilità della disposizione.

Ricapitoliamo: Se venisse approvato il testo licenziato ieri dalla Camera, i medici potranno smettere di curare le persone morte! Strane idee deve avere questa maggioranza parlamentare su quel che avviene quotidianemente negli ospedali italiani.

Con questa legge – ci potrebbe dire il Sottosegretario Roccella – cittadino lascia ogni speranza nel vedere rispettato quel che hai scritto nelle direttive anticipate di trattamento perchè sarà il medico e solo lui a decidere, in (non-)scienza e (in)coscienza, questo Parlamento ti vuole bene non vuol lasciarti morire anche nel caso tu fossi in
stato vegetativo.

Guardati bene di avere una famiglia regolare, perchè un convivente non può essere il tuo fiduciario e se tu morissi senza parenti? Attenzione, perchè non è chiaro chi possa sostuirli nel dare esecuzione, o meglio suggerimenti al medico, circa quel che avresti voluto. La legge ipocritamente prevede che le intenzioni del malato in ogni caso non devono essere orientate a cagionare la morte e perciò non vincolanti per il medico.

Quest’ultimo aspetto apre ad altre incriminazioni dei medici coscienziosi come è capitato al dott. Riccio. Ci saranno altri medici coraggiosi come lui che, subito regolare processo penale, incontrino giudici che, costituzione alla mano, li assolvano come fece Zaira Secchi rispetto alla morte di mio marito?

A questo punto il mio Piergiorgio ci suggerirebbe di aver pazienza e aspettare e studiare come ovviare a questa legge che vieta anzichè preservare il nostro diritto di autodeterminazione, che insulta la vera vita e la mortifica.

Gli strumenti di “resistenza” civile e non violenta per scongiurare questo obbrobrio antistorico ed incostituzionale ci sono, possiamo moltiplicare il numero dei comuni che hanno istituito un registro dei testamenti biologici, possiamo depositare dai notai le nostre volonta etc.etc., ci riusciremo però solo se ciascuno di noi si attiverà in prima persona. Io lo sto facendo da sempre… tu cosa aspetti?
Contattami attraverso il sito
lucacoscioni.it

Mina Welby




22 marzo 2011

INCONTRO ALLE PIAGGE

 
QUANDO UNA VITA NON E’ PIU’ PIENAMENTE VITA

scelte di amore e di giustizia nel fine vita
 
venerdì 25 marzo alle ore 18,00
al Centro Sociale IL POZZO - Via Lombardia n. 1/p – Le Piagge 
 
           testimonianze di
BEPPINO ENGLARO   papà di Eluana
MINA WELBY    moglie di PierGiorgio
una parola altra sul fine vita
in dialogo con
Don Alessandro Santoro e la Comunità delle Piagge
 
 
 “...il dovere del medico è piuttosto di impegnarsi ad alleviare la sofferenza, invece
      di voler prolungare il più a lungo possibile, con qualsiasi mezzo e in qualsiasi
condizione, una vita che non è più pienamente umana e che va naturalmente verso
il suo epilogo: l’ora ineluttabile e sacra dell’incontro dell’anima con il suo Creatore....
 anche in questo il medico deve rispettare la vita”.
                                                                                         (Papa Paolo VI)
 
                             Siete tutti invitati a partecipare
 
     Per informazione: Centro Sociale Il Pozzo – tel. 055/373737


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permalink | inviato da Mina vagante il 22/3/2011 alle 12:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa



17 febbraio 2009

In partenza

Mi sentivo bene, ero sempre presente e lavoravo su vari progetti. Poi venne il giorno del Decreto d'Urgenza del Governo “per salvare Eluana” che mi ha precipitato in un baratro lontano più di due anni. Vedevo vanificato tutto quello che Piero aveva faticosamente costruito per le scelte delle persone riguardo le loro cure mediche. Lo rivedevo rattristato, impaurito, sentivo il suo bisbiglio, “fate presto!”. Vedevo quei momenti di disperazione e sentivo la sua solitudine perchè anch'io mi ero comportata come oggi si comportano molti benpensanti che volevano che Eluana vivesse a tutti i costi. Io lo facevo per egoismo. E allora sentivo un profondo senso di colpa per essere stata ingiusta con lui. Oggi si verifica una continua aggressione alla persona di Beppino Englaro. E non è finita.

Da sempre nella vita, quando mi pare di essere arrivata ad un bivio, faccio il bilancio, cominciando naturalmente da me stessa.
Non ha senso che gli entusiasmi suscitati dalle mie parole, pronunciate in pubblico, funzionino come fuochi di paglia che muoiono appena accesi. C’è bisogno di far leva su coloro che sono disgustati da certa politica, chiesa e televisione. La loro nausea non riguarda la pietanza ma sul come viene presentata. Bisogna cambiarla in piatto gustoso e di alta cucina. Parlo così perché una vita che non facevo altro che inventare manicaretti dei più improbabili per un palato normale, ma abbordabile per chi non poteva più fare altro che deglutire a fatica e almeno godere ancora qualche buon sapore.
Nel convegno “Verità e menzogne su eutanasia Coscioni, Welby, Englaro” Radio Radicale è riuscita a offrire ai sicuri una conferma, ai dubbiosi chiarezza, ai militanti l’entusiasmo che li unisce in una rete. Ora non dobbiamo perderci di vista. Ci sono i vari impegni isolati in tutto il paese. Servirebbe un coordinamento di informazione sull’intero territorio italiano. Mancano programmi televisivi divulgativi sui temi che da un paio d’anni ci tengono desti. Troppo spesso i conduttori non curano la correttezza dell'informazione, ma cercano di contrapporre personaggi che si affrontano in modo aggressivo, cosa che non aiuta lo spettatore a riflettere. Il relatore che onestamente vorrebbe contribuire con pacatezza all’informazione degli ascoltatori viene aggredito e silenziato. E ora che Eluana non c’è più manca l’esca e i temi importanti vanno dimenticati fino alla prossima occasione di poter inventare un nuovo titolo scandalistico.

Sui giornali si leggono al solito titoli più gridati che troppo spesso non aiutano una causa, semmai facciano promuovere la vendita. Un buon giornalista dovrebbe conoscere il tema di cui parla. Dovrebbe non soltanto scrivere un articolo, tanto per scriverlo e guadagnarsi la giornata ma, da professionista, deve informarsi sul tema a tutto tondo per poter dare un proprio giudizio ai lettori se è opinionista. Ma mi domando perché le penne più raffinate e equilibrate non trovano eco nel pubblico, e sulle piazze si sentono solo gli urli invasati degli esaltati che ripetono quello che è stato loro suggerito da qualche saltimbanco?

Ecco, non voglio cadere nella tentazione di rispondere aggredendo. La nostra forza è l’equilibrio, la fermezza, la limpidezza delle nostre convinzioni che fanno parte della nostra vita, perché le abbiamo acquisito sul campo. Le nostre Cellule Coscioni sono sparse sul territorio. Persone preparate sui temi si trovano sicuramente in ogni regione, nelle università, nelle comunità locali. Ci sono anche persone volenterose che hanno bisogno di un supporto organizzativo. Molti cittadini sentono il bisogno di essere informati. Mi rivolgo in particolare ai nostri studenti che possono fungere da organizzatori di eventi, sparsi nei paesi e nelle città. Non lesinate con la vostra fantasia, voi delle facoltà di scienze di comunicazione. Se avete bisogno anche solo di un incoraggiamento e che mi faccia vedere, io sono con voi, ho bisogno di voi. Dobbiamo prepararci per un grande giorno. Dobbiamo mettercela tutta.




8 ottobre 2007

SCONTRO FRA LIBERTA' E IMPOSIZIONE

 4 Ottobre 2007
EUTANASIA. SU CASO ENGLARO ENNESIMO SCONTRO FRA LIBERTA' E IMPOSIZIONE

Firenze, 4 ottobre 2007. La situazione di Eluana Englaro e' l'emblema dello scontro fra due visioni della societa' e delle istituzioni, ben al di la' del testamento biologico o dell'eutanasia. Da una parte c'e' chi rivendica il diritto alla liberta' di scelta, qualunque essa sia, dall'altra chi vuole imporre le proprie idee, legittimamente diverse, sul resto della societa'. Englaro e la sua famiglia, ma anche migliaia di malati che non possono usufruire degli sviluppi della ricerca con le staminali, migliaia di genitori talassemici che non hanno diritto a figli liberi dalla loro malattia, e cosi' via all'infinito, sono vittime di una visione della societa' dove le opinioni di una parte, meglio se divinamente informate, sono imposte sugli altri. Englaro, da oltre 5mila giorni in stato vegetativo in un letto d'ospedale e' vittima del potere temporale della Chiesa cattolica e di tutti coloro che da decenni fanno carriera politica grazie ad essa, imponendo su tutti noi leggi che ricalcano fede e dottrina.
Noi vorremmo solo che tutti fossero liberi di scegliere liberamente se rifiutare un trattamento o se rimanere in vita il piu' al lungo possibile. E' una richiesta legittima e anche banale in una democrazia occidentale.

Pietro Yates Moretti, consigliere Aduc
Vivere & Morire
 

E che diciamo a tutti quei bambini che muoiono di fame nel terzo mondo? "non abbiamo soldi per voi, dobbiamo tenere in vita i nostri "quasi" cadaveri!"

Penso che se il papà di Eluana, gridasse: "voglio salvare un bimbo che sta morendo di fame, mia figlia sarebbe contenta di donare la sua ormai inutile vita per lui" non solo riuscirebbe ad ottenere quello che desidera, cioè non torturare oltre la sua creatura, ma probabilmente le aprirebbe le porte della santità!

santa! come Padre Kolbe, ad esempio, che, con l'autodeterminazione sul proprio corpo, ha deciso di morire al posto di un padre di famiglia in un lager nazista.

perchè i cristiani, questa autodeterminazione sul corpo ce l'hanno eccome, (“Non c’è amore più grande di chi dà la vita per gli amici”)(cf. Gv 15, 13). chè chè ne dicano le fanatiche cattoliche del comitato di bioetica!

Orietta Callegari

http://www.diritto-oggi.it/archives/00028654.html



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