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       DEL CALIBANO

   (PIERGIORGIO WELBY)

Io amo la vita: la storia di Piero e Mina Welby - trailer

 

      

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L'onore dipende spesso
dall'ora che segna l'orologio.
Guillaume Apollinaire
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Calibano: la terra, il fango,
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La carne, l'anima, lo spirito insieme
in un ultimo viaggio; prima della
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un nuovo luogo, un nuovo corpo da
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dice Ariel, sotto un fiore



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Cristo! come eravamo ridicoli
io e il Nuvola mentre seguivamo
il furgone mortuario del Comune
…ti saresti divertita, cazzo!…
noi sulla circonvallazione
a cambiare la candela sporca
e la tua bara grigio topo gettata
nel cimitero di Prima Porta
…ti saresti divertita, cazzo! …
così come ti divertivi da sballo
a fare l’autostop sulla Colombo
per rubare una giornata alla
disperazione
e sbatterla sulla spiaggia di
Capocotta….
…io e te…confusi tra gli altri
che lanciavano la loro allegria
sugli asciugamani colorati della
fantasia
…io e te…la sera nel vagone
del treno…
ad assaporarci il sale sulle labbra,
a scandalizzare quelle facce
di cartapesta imbolsite dal sopore,
…io e te…ad inventare equilibrismi
sulla corda tesa del pudore ma…
con la mente già chiusi in
quella stanza.
Che assurdità quel grattacielo
di morti murati dietro quei marmi
di fiori appassiti e nomi dimenticati.
Ti lasciammo tra i crisantemi gialli
rubati ad un disgraziato tuo vicino
e l’odore di cera e fiori marciti…
andammo via tirando calci ad
una Pepsi
e cantando All along the watch
tower…
cantavamo forte per non piangere,
forse,
..io non ho pianto…ma,…
una volta tornato in quella stanza,
ho passato la notte alla finestra,
tutta la notte a guardare
il fumo leggero della Marlboro
che mi bruciava gli occhi
e lo scorrere lento dei vagoni.
(P. Welby, 

 

All Along The Watchtower 
dalla raccolta -Natiche Sadiche-)

 

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20 febbraio 2016

Cari Parlamentari


Cari tutti,

l'essere qui oggi ha anche il particolare significato di ricordare Luca Coscioni nel decimo anniversario della sua morte anche riguardo al diritto a una morte dignitosa o chiamiamola meglio opportuna.

In commissione Politiche sociali si discute già sulle disposizioni anticipate di trattamenti sanitari. Tra due settimane circa si aggiungerà anche la commissione giustizia per includere nel dibattito l'eutanasia.

Comprendo le difficoltà personali che ognuno possa avere, di parlare di questo tema. Permettetemi di fare delle considerazioni e richieste ai membri delle Commissioni e anche a voi dell'intergruppo:

Dibattendo sulla fine vita, i politici legislatori non hanno il compito di entrare nella camera da letto dei morenti, consigliando, proibendo e limitando la libertà nelle loro scelte. Non invadano ambulatori e studi dei medici quale controllori, ma rispettino i sanitari nel loro rapporto con i loro pazienti.

I politici non hanno il dovere - potere di influire sulla deontologia medica. Nel caso del fine vita il legislatore ha un solo dovere: fare una legge che rafforzi i diritti dei cittadini per quello che riguarda le loro scelte prese con consapevolezza e in responsabilità. E per quello che riguarda il medico, proteggerlo contro incriminazioni in base agli articoli 575,(omicidio volontario) 579(omicidio del consenziente), del codice penale.

I cittadini di ogni ordine e estrazione sociale o professionale hanno il diritto di essere trattati con pari dignità che noi vogliamo si riconosca a ognuno di noi, (Cost. Art. 3), quindi pari diritti, qui con un particolare occhio ai morenti.

Per poter affrontare in modo corretto il tema dell'eutanasia credo sia l'unica nostra possibilità di depenalizzare gli articoli del Codice Penale citati in questione rispetto al rapporto medico-paziente. Accanto al letto dei morenti non deve essere chiamato nessun giudice. Ma al paziente deve essere garantita l'autodeterminazione e la dignità nel morire. Il medico e il personale sanitario devono essere protetti contro condanne penali per aver adempiuto ad un proprio dovere, rispettando le scelte del morente.

La certezza di poter attendere una morte dignitosa e senza sofferenze farà diminuire i suicidi a causa di malattie inguaribili e sofferenze immani.

Queste considerazioni, davvero scarne, ma accorate, ve le consegno con la speranza che ne vogliate tener conto. Grazie.   

  Mina Welby

Co-presidente Associazione Luca Coscioni





22 novembre 2015

Illuminare la zona grigia del fine vita.



Se il nascere e il morire sono atti personalissimi di ogni essere vivente, l'essere umano da sempre conosce il loro naturale svolgimento, prima per istinto, poi per aver imparato dall'esperienza attraverso secoli e millenni. Con l'evoluzione del sapere e della scienza il genere umano si è impossessato del potere di gestire le regole della natura, cambiarne percorsi, fermare evoluzioni dannose. Insomma, il frutto proibito della conoscenza ha portato il suo bene e il suo male.
E veniamo al fine vita. Una volta, di fronte all'ineludibile morte nel potere del fato, di Dio, l'uomo si chinava con rispetto. Oggi questo potere è passato agli “dei in bianco”, come dice nel suo libro, “Totgeschwiegen” - taciuto a morte- la mia corregionale Walburg Steurer.
Qui un breve inciso sul perchè di questa mia così estrema presa di posizione. I medici hanno sapere e strumenti per salvare vite, strappandole al percorso naturale. Le donne e gli uomini si sentono meno soggetti a un potere irrazionale e divino e consegnano la loro vita nelle mani degli “dei in camice bianco”. Consegnare il proprio corpo ai medici significa anche cedere l'autonomia individuale. Il paternalismo medico cede alla consapevolezza dei cittadini sempre più crescente, nutrita dallo studio di costituzione, convenzioni e carte dei diritti, della propria autorevolezza in questione di decisione sui trattamenti sanitari. Negli ultimi dieci anni anche in Italia la consapevolezza dei cittadini di essere padroni della propria autodeterminazione è diventato un fatto pubblico e di cronaca. Perchè?
La tendenza di mantenere ancora un potere etico-religioso nelle mani della politica doveva sempre più misurarsi con il crescendo delle pretese laiche di interpretazione della dignità umana dei singoli cittadini.
I primi anni 2000 furono produttori di leggi sul fine vita in Olanda e in Belgio. Questi paesi con la collaborazione di medici coraggiosi hanno squarciato il velo grigio che copriva le vite nel loro morire. Consulte di bioetica nel nostro paese discutevano e qualche politico come Loris Fortuna, Giuliano Pisapia, Tomassini e altri cercavano già dagli anni 80 in poi a proporre delle leggi sul fine vita anche nel nostro paese. Poi venne un uomo dal nome esotico, come un giornalista amico, Sabelli Fioretti lo definì, Welby. Che lanciò nel 2002 un messaggio privato a un personaggio pubblico, al Presidente del CNB: A volte non siamo noi a decidere di quali problemi occuparci, ci sono nodi gordiani che troviamo sulla nostra strada e non possiamo evitare di tentare di sciogliere. Credo che, ai nostri giorni, uno di questi nodi ineludibili sia l’accanimento terapeutico ed il diritto dei malati ad una terapia medica che non ignori la persona e che non dimentichi di avere a che fare con un uomo il cui volere deve esser rispettato. Le tecniche di rianimazione e gli strumenti che simulano o supportano alcune funzioni vitali hanno creato, in non pochi casi, una dicotomia insanabile tra ciò che è vita e quella “morte sospesa” che è il risultato di molti accanimenti. Dai membri del Comitato ci si aspetta una parola di chiarezza, un colpo di gladio che, spezzando il nodo, legalizzi il Testamento Biologico e restituisca alla vita e alla morte la loro dignità.
A spezzare questo nodo avrebbe dovuto essere la politica che consultava appunto il CNB.
La risposta fu di ammirazione e di solidarietà. Ma Welby insiste:
Prof. D’Agostino, nel ringraziarla per la sollecita e problematica risposta, vorrei cogliere l’occasione per dirle che nel mio impegno su questo tema, volutamente ho omesso di parlare di eutanasia e mi sono limitato a sottoporre all’attenzione, sua e del Comitato, il Living will, non è dettato da pregiudizi ma da giudizi maturati nei due mesi trascorsi in “rianimazione”. La mia patologia (distrofia muscolare progressiva) ha causato una insufficienza respiratoria ed il coma. Un protocollo di rianimazione, a mio avviso discutibile sia eticamente che per gli art. 13, 14, 15, del C.D.M. mi ha restituito alla “vita” tracheostomizzato, vincolato ad un ventilatore polmonare, nutrito attraverso una sonda naso-gastrica. Le scrivo usando una tastiera virtuale e il dito indice per digitare. Come può vedere non si tratta di reazioni emotive o posizioni ideologiche, non ignoro i limiti del living will né il rischio dello slippery slope…ma sono convinto che una società civile debba dare risposte e linee guida…io vorrei che queste risposte e linee guida fossero tali da tutelarmi nel momento di un mio nuovo ingresso in un reparto di rianimazione.
Piergiorgio Welby
Le parole di Welby intanto filtravano nel pubblico attraverso il suo blog e un forum di discussione dal tema eutanasia. Il CNB fece un documento dove nutrizione e idratazione artificiali non potevano essere rifiutate, in quanto non trattamenti sanitari. E se proprio un paziente aveva rilasciato le sue volontà di come essere o non essere curato, per il momento in cui non avesse più capacità di comunicazione, doveva decidere il medico cosa fosse il bene del malcapitato.
Gli anni passano, la distrofia incalza. Welby, lavora insieme ai suoi compagni radicali su una proposta di legge sul fine vita. È eletto co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni, dopo la morte di Luca Coscioni. Sempre più si avvicinava al limite di sopportazione delle sue condizioni fisiche. Confidava negli articoli della nostra Costituzione: 13, “La libertà personale è inviolabile” e il 32, secondo comma: … “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.” Chiede in una lettera al Capo dello Stato Giorgio Napolitano di intervenire sul Parlamento in favore di una legge sull'eutanasia. Sacrifica il suo concetto di dignità personale esteriore e l'integrità della sua immagine alla responsabilità nei confronti di tutta l'Italia per ottenere una legge su un diritto costituzionalmente consolidato. E non gli basta. Inizia come primo firmatario una richiesta di indagine conoscitiva sull'eutanasia clandestina in Italia. In due mesi si raccolsero 25.000 firme. La politica lo ignora.
Welby sente su se stesso quello che aveva già espresso molto prima che fosse scritto nel suo libro Lasciatemi morire: “la dimora della vostra ex-volontà sarà trasformata in una multiproprietà, affidata a tutti i medici che si avvicineranno al vostro capezzale.” E qui oggi penso a quei malati di SLA, Max Fanelli, Walter Piludu, Luigi Brunori che fanno ancora dopo 9 anni di questa stessa battaglia di Welby la loro battaglia e non solo per sé, ma per tutti i cittadini, perchè si calendarizzi la PdL di iniziativa popolare “Rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell'eutanasia”.
Per squarciare le nebbie fitte sul come si muore in Italia pare non basti più nemmeno il linguaggio muto dei corpi martoriati che urla alla politica ma anche alla classe medica, chiedendo che la loro volontà scritta in un documento abbia lo stesso valore della volontà espressa a voce.
Dall'altra parte l'ordine dei medici si tutela con un nuovo CDM.
Da una parte c’è il Codice di Deontologia Medica che all’articolo 38 fino all’anno scorso parlava di Direttive anticipate. Nel nuovo codice titola Dichiarazioni anticipate. È importante questa differenza di termini. In lingua tedesca si usa Verfügung-Direttiva. Lo usa il Comitato Etico di Bolzano.
Poi: una volta il codice recitava “Il medico deve attenersi, ……., alla volontà liberamente espressa della persona di curarsi e deve agire nel rispetto della dignità, della libertà e autonomia della stessa.” Oggi il CDM dice Il medico tiene conto delle dichiarazioni anticipate di trattamento espresse in forma scritta, sottoscritta e datata da parte di persona capace e successive a un’informazione medica di cui resta traccia documentale.” Una differenza abissale.
Di fronte all'autodeterminazione del paziente i medici si sentono semplici esecutori di pratiche mediche? Lo vedrei sotto un'altra lente. La lente della dignità umana.
La dignità umana è uguale per ogni creatura umana. Anche in questa prospettiva tra medico e paziente non esiste differenza. Ma chi lo dice? La nostra Costituzione, art. 3.
Non è un tira e molla tra medico e paziente, ma una presa di coscienza da ambo le parti di responsabilità di fronte al bene “vita”. Il rispetto vicendevole tra persone, prima di tutto. Al medico non deve mancare coraggio di informare il malato dell'evoluzione delle sue condizioni e di rimanere accanto a lui dalla diagnosi fino alla fine ed assisterlo nell’agonia, riconoscendo i limiti raggiunti della sua arte medica, sopportarla e confrontarsi con audacia. È facile per un medico mandare a casa, o in altri reparti, dei corpi inguaribili e trattarli nelle visite in modo elusivo. Tutto umanamente comprensibile; l’incontro con un paziente mette il medico di fronte ai limiti terapeutici, e questo è deprimente. Ed è proprio per questo che il medico dei nuovi tempi deve essere preparato, e a mio avviso dovrebbe passare un esame psicofisico di verifica se è adatto, o meno, a fare il medico di fiducia. Non deve vedere solo un corpo sofferente, ma l’essere umano che lotta per uscire da un corpo ormai diventato soltanto un peso.
Parlando dal punto di vista del paziente, queste situazioni dimostrano se si ha a che fare con un tecnico o con un vero “medicus”, cioè con un uomo che si sente responsabile nei confronti del suo paziente anche dove non ha più le possibilità di trattarlo con terapie, né forse nemmeno poter lenire totalmente le sofferenze e lo può solamente accompagnare, anche in sedazione terminale o nella sua richiesta di aiutarlo a morire. Chiedo troppo?
Lo so, il medico non ha piena tutela e serve una legge, che tuteli la volontà dei morenti, e la professionalità dei medici.
E chiudo.
In Camera dei Deputati, dal settembre 2013 giace la proposta di legge di iniziativa popolare Rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell’eutanasia. Con l’aiuto di malati il coordinamento dell’Associazione Coscioni è riuscito a sensibilizzare un Intergruppo di 213 parlamentari, davvero trasversale, che si è prefissato di lavorare perché si dibatta su proposte e disegni di legge disponibili sul fine vita, oltre a quella presentata dall’Associazione Luca Coscioni.
Vorrei solo aggiungere: Non dico che la PdL che rappresento come prima firmataria sia l’unica soluzione, ma ci tengo a dire, che oltre al testamento biologico e l’interruzione e il rifiuto di trattamenti sanitari prevede anche l’eutanasia, cioè la libera scelta della morte. Non sono moltissimi i casi da considerare, o meglio, - da valutare tra medico e paziente, - ma esistono e va data una risposta. Sento il bisogno di chiedere, da cattolica e praticante, che si rifletta di dare la possibilità al medico curante, di accompagnare un paziente attraverso questa porta di emergenza, per carità cristiana.
Sento tutta la tragedia nella continua richiesta di informazioni che delle persone rivolgono a me, Marco Cappato e Gustavo Fraticelli per recarsi in Svizzera. Avevo già pronto il progetto di viaggio con Giovanna, che all’ultimo momento ha avuto un ripensamento. È deceduta due mesi dopo a casa sua, serena, curata e assistita. Vorrei che cessino i pellegrinaggi all’estero e che tutti possano morire a casa loro tra affetti e cure dei propri cari, o almeno nell’ambiente dove hanno sempre vissuto.





20 luglio 2014

MANTOVA DIRITTI IN FORMAZIONE

NODI METODOLOGICI E

RISVOLTI SOCIO-POLITICI

Con Mina Welby, Martino Gianvito capo-divisione neuroscienze del San Raffele.

Una traccia per un dibattito aperto

Saluto quest’assemblea di giovani democratici che, immagino, vogliano prepararsi a un proprio avvio nella politica in diversi ambiti.

Piergiorgio Welby al Presidente del CNB Francesco D’Agostino “A volte non siamo noi a decidere di quali problemi occuparci, ci sono nodi gordiani che troviamo sulla nostra strada e non possiamo evitare di tentare di sciogliere.”

Ci sono nodi nella vita dei cittadini che la politica stessa non riesce o non vuole sciogliere. Cominciamo con i nodini: le difficoltà quotidiane a cominciare con il pagamento dell’asilo nido, della tassa universitaria, della difficoltà dei giovani di trovare lavoro, delle coppie che vorrebbero sposarsi, ma non hanno un lavoro adeguato, chi vorrebbe aprire un’attività, ma non ha i parametri per accedere a un finanziamento ecc. e l’invecchiamento con la solitudine, perché non ci sono più figli. Piccoli nodi personali che diventano nodi gordiani non districabili, quando un parlamento non fa più leggi e si limita a convertire in legge decreti governativi, ignora le proposte di legge di iniziativa popolare e rallenta i lavori e da questo si vede il poco interesse dei parlamentari a dare una svolta al malessere del paese. Manca vera democrazia e trasparenza. E sul terreno della precarietà governa presto e si espande l’illegalità e il crimine. Non parlo dei grandi criminali ma di quei piccoli atti quotidiani criminali fuori legge.

Dare oggi un nuovo e profondo rinnovamento al corso politico del nostro paese è quanto mai difficile. E dico il perché: la nostra Costituzione più bella del mondo fin da principio è stata non osservata e snaturata. Perché, mi direte. Semplicemente perché sarebbe dovuta essere abrogata prima di tutto la legislazione fascista e dato all’Italia fin dalla approvazione della Costituzione un nuovo ordinamento legislativo. Come allora le voci e le richieste del Partito d’Azione, di pensatori e studiosi, anche oggi, chi con nozione di causa e per esperienza politica di una vita, come Marco Pannella, Emma Bonino, Rita Bernardini e altri con loro, sono silenziati, oscurati e messi all’indice.

Se vogliamo essere rinnovamento e cambiamento dobbiamo iniziare da qui, con meticoloso studio della situazione socio-politica in cui siamo andati nostro malgrado a finire e trovare estremi rimedi per estremi fatti di illegalità e disinteresse nel nostro paese. Sento intorno a me una grande stanca. Non ci sono più le folle degli anni 70, entusiaste di idee. Oggi più di allora stiamo sprofondando in una situazione davvero apocalittica. Non scherzo.

La grande migrazione delle popolazioni del mondo non si ferma ormai, causa guerre di cui il ricco occidente è colpevole. Grande progresso scientifico e industriale e ricchezza troviamo accanto alle favelas di estrema povertà e morti per fame.

Chi mi ha invitato si domanderà, cosa c’entri tutto questo con la bioetica. C’entra e come! I nostri diritti al lavoro, allo studio, alla libertà di pensiero, alla religione, all’associarsi, alla cittadinanza, al domicilio, alla vita, alla salute, all’autodeterminazione anche fino al nostro ultimo respiro sono tutti, ma proprio tutti diritti esigibili indistintamente e tutelati in modo uguale dalla nostra costituzione e non fa eccezione nessuno.

Le cose che avevo elencato rientrano nel capitolo dei principi fondamentali della nostra Costituzione, che recita all’art. 3 che: tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese.

Quello che il parlamento fa è essenzialmente quello che suggerisce ogni partito di proporre e di votare. I giochi politici, per interessi del partito, delle correnti e spesso anche personali, inficiano la legislazione per laboriosità, per lunghezza dei tempi e non ultimo per visuali personali religiose che in un parlamento non hanno ragioni di essere nei contenuti, perché un parlamento deve fare leggi valide per tutti, leggi non proibizioniste, non impositive ma che danno facoltà di agire e rispettano la libertà di tutti. Leggi che abbiano un occhio lungo nel futuro.

Certo sono idee che butto lì e ognuna di queste avrebbe bisogno di analisi e progettazione per un futuro migliore. La bioetica tocca tutte le fasi della nostra vita dal nascere al vivere al curare al morire. E tocca la nostra vita oggi più di 50 anni fa per il semplice motivo che il progresso della ricerca e della scienza medica ha fatto nascere nuovi problemi. Oggi la vita è medicalizzata fin dal concepimento. La medicina ci prolunga la vita. Certo non tutti hanno scritto nel loro genoma una vecchiaia felice e senza problemi. Ma tutti vorrebbero vivere la loro pensione in serenità e senza essere di peso ai figli. Abbiamo una eccellente legislazione sull’assistenza sanitaria, ma la richiesta di più salute e migliori cure, l’aumento di nuove patologie anche rare che chiedono cure costose portano preoccupazione a tutti.

Oggi più che mai si avverte la necessità di riflettere su come decidere per se stessi sulle scelte di fine vita, per togliere responsabilità a chi ci è caro. Vicende come quella di Eluana Englaro e Piero Welby, ma anche di altri, come i Lizzani, Monicelli, Lucio Magri, solo per citare i più noti hanno acceso dibattiti di fuoco e con violente contrapposizioni. Quello che ci serve è un dibattito aperto e sereno in termini di dialogo, senza contrapposizioni violente.

A questo scopo l’Associazione Luca Coscioni insieme ai Radicali, l’UAAR, EXIT, Gli Amici di Eleonora ha depositato la proposta di legge di iniziativa popolare “RIFIUTO DI TRATTAMENTI SANITARI E LICEITA’ DELL’EUTANASIA”, firmata da 70.000 cittadini. Ormai giace in Camera dei Deputati da 10 mesi e vorremmo che si parli di fine-vita in Parlamento. Da allora nessuna calendarizzazione, né audizione, né un serio dibattito televisivo. Sono passati quasi quattro mesi dal giorno in cui il Presidente inviò al dirigente dell’Associazione Luca Coscioni Carlo Troilo una lettera in cui sollecitava il Parlamento ad un “sereno e approfondito confronto” sui drammatici problemi del fine vita, ribadendo la posizione che aveva già reso pubblica nel dicembre del 2006 rispondendo a una lettera di Piergiorgio Welby. E pochi giorni fa, incontrando rappresentanti del Comitato Nazionale di Bioetica, sempre Napolitano “ha sottolineato che il silenzio osservato negli ultimi tempi dal Parlamento su queste materie non può costituire un atteggiamento soddisfacente rispetto a problemi la cui complessità e acutezza continua a essere largamente avvertita”. Sono 17 i parlamentari che hanno sottoscritto la nostra proposta di legge di tutti gli schieramenti. Non pretendiamo che il Governo Renzi e la maggioranza di cui è costituito facciano proprio questo obiettivo e lo portino avanti. Non c’è la pretesa che nel programma di Governo ci sia l’eutanasia ma che ci sia il dibattito e il confronto parlamentare. Si lasci il parlamento libero di discutere di affrontare questi temi davanti all’opinione pubblica, attraverso il cosiddetto servizio pubblico dell’informazione radio televisiva. Se ci sarà dibattito, quello che oggi sembra impossibile potrà diventare una possibilità concreta, perché è difficile per qualsiasi soggetto politico andare contro delle maggioranze sociali consapevoli e di informate.

Per un dibattito sereno può aiutare moltissimo la medicina narrativa. Storie di vita dolorosa vissuta, sia da parte di medici, sia di familiari o di malati possono dare informazioni e includere nella nostra vita vissuta anche la morte, oggi ormai espulsa dal quotidiano. La morte la vediamo in tv, la morte delle guerre, la morte della violenza criminale, la morte sulle strade, ma non è la nostra di morte è sempre quella degli altri. Una morte virtuale di esseri virtuali. Fin quando non piomba in modo inaspettato su di noi o nella nostra cerchia parentale o amica.

Quello che si vuole è un dibattito pubblico anche nelle tv sul testamento biologico, sulle scelte libere di ognuno come voler morire, discutere anche sull’eutanasia, che non è la morte voluta da parenti o da medici, ma una morte scelta dalla persona stessa. Chi è credente e aborrisce l’eutanasia, perché la vita per lui è indisponibile, in quanto è dio che la dà e la toglie, non è costretto da nessuno a volere per sé l’eutanasia liberamente scelta, ma deve lasciare la libertà di scelta a chi sceglie diversamente da lui.

Ci viene detto che non è il tempo giusto per discutere sull’eutanasia. E quando sarà il tempo giusto?
La proposta di legge vuole che alle disposizioni anticipate sui trattamenti sanitari vengano date forza di legge, dove il medico deve prendere atto delle volontà espresse dalla persona diventata incapace.

Al rifiuto delle terapie di una persona consapevole e informata, già tutelato dall’art. 32 della Costituzione, si dà forza di legge e depenalizza il medico, operatore dal c.p. 579 da omicidio del consenziente.

Per quello che riguarda l’eutanasia, le disposizioni degli articoli 575, 579, 580 e 593 del codice penale non si applicano al medico ed al personale sanitario che abbiano praticato trattamenti eutanasici, provocando la morte del paziente, qualora ricorrano le seguenti condizioni:

1)la richiesta provenga dal paziente, sia attuale e sia inequivocabilmente accertata;

2) il paziente sia maggiorenne;

3) il paziente non si trovi in stato, neppure temporaneo, di incapacità di intendere e di volere, salvo quanto previsto dal successivo articolo 4;

4) i parenti entro il secondo grado e il coniuge con il consenso del paziente siano stati informati della richiesta e, con il consenso del paziente, abbiano avuto modo di colloquiare con lo stesso;

5) la richiesta sia motivata dal fatto che il paziente è affetto da una malattia produttiva di gravi sofferenze, inguaribile o con prognosi infausta inferiore a diciotto mesi;

6) il paziente sia stato congruamente ed adeguatamente informato delle sue condizioni e di tutte le possibili alternative terapeutiche e prevedibili sviluppi clinici ed abbia discusso di ciò con il medico;

7) il trattamento eutanasico rispetti la dignità del paziente e non provochi allo stesso sofferenze fisiche. Il rispetto delle condizioni predette deve essere attestato dal medico per iscritto e confermato dal responsabile della struttura sanitaria ove sarà praticato il trattamento eutanasico .

Ora sarebbe da aprire il dibattito. Per informarsi esiste una vastissima selezione di libri anche semplici e accessibili alla comprensione di tutti.




1 luglio 2013

IL PROCESSO A IPPOCRATE

PROCESSO A IPPOCRATE

Quando Piergiorgio Welby muore, ha 61 anni. La diagnosi Distrofia Muscolare è del 1963: non supererà i 20 anni. I genitori iniziano una disperata ricerca come e dove trovare informazioni al fine di trovare una terapia per affrontare questa malattia sconosciuta. Piero insieme alla sorella Carla, cerca nelle enciclopedie tutto lo scibile su questa patologia. Aspetta la morte, ma non arriva. Una ricerca su eventuali portatori sani nella parentela, non dà alcun esito.

Nel 1973 conosco Piergiorgio e ci sposiamo nel 1980. È convinto che la sua fine sia imminente. Nel 1997 in primavera Piero avverte sporadicamente difficoltà respiratorie. Ne parliamo e conveniamo alla fine che la giusta scelta è quella di lasciar corso naturale alla malattia e non chiamare né medici, né ambulanze. Ambedue pensiamo che morire è più semplice di quello che in effetti si rivela. Nella notte del 13 luglio Piero mi fa chiamare il pronto intervento. Il medico in servizio, sentendo che la causa dell’insufficienza respiratoria è la distrofia muscolare, correttamente non gli somministra alcuno stimolante per la respirazione, ma scrive l’impegnativa per il ricovero urgente. Piero lo rifiuta. Passano ben 14 ore e nel pomeriggio del 14 luglio Piero mi chiede aiuto. Non so fare altro che chiamare il 118. Nel pronto soccorso viene intubato, è in coma. Il medico non mi dà speranza. In rianimazione si prova la respirazione non invasiva con la bipap. Non funziona e dopo 15 giorni la scelta, no, l’imposizione, unica scelta possibile: la tracheotomia. Tre giorni di discussione tra noi due e con i medici, come meglio possibile nelle sue condizioni. Poi con disappunto mi fa firmare la condanna alla vita.

Dimesso dopo un mese e mezzo in reparto di rianimazione, per lui un inferno ma anche banco di prova e di ricerca su una “morte opportuna”. Io in spasmodica ricerca di rendergli la vita più normale e accettabile possibile. Con la sua solita ironia riprende a vivere. Scrive, e un computer con internet allarga gli orizzonti.

Nel 2002 un aggravamento della sua patologia gli causa una polmonite abingestis. Accetta la nutrizione artificiale. “Non sono ancora pronto!” È preso in carico dal Centro Nutrizionale del Policlinico Umberto I, diretto dal Prof. Gianfranco Cappello. La sua ricerca sull’eutanasia non me la nasconde più. Apre il forum eutanasia sul sito di radicali italiani, poi si iscrive al Movimento dei Radicali, sperando di trovarvi compagni di lotta. Luca Coscioni lo nomina Consigliere Generale della sua Associazione fondata in quell’anno. I suoi articoli su attualità e in particolare sulla libertà personale delle persone vengono pubblicati su la Voce di Romagna. È soddisfatto, ma sempre più sofferente. A novembre scrive al presidente del Comitato nazionale di Bioetica, Francesco D’Agostino, chiedendogli di valutare la sospensione delle terapie in soggetti che come lui hanno delle prospettive di fine vita mai come una tortura del proprio corpo e in particolare la possibilità delle disposizioni anticipate sui trattamenti sanitari. Trova ascolto senza soluzioni.

Il suo lavoro diventa frenetico, la distrofia sempre più debilitante. Il suo piano di vita è a rischio di essere annullato: cioè: rendere accessibile a tutti per legge la buona morte in tutti i suoi aspetti. Inizio 2006 Luca Coscioni malato di Sla sta molto male e rifiuta la tracheotomia. Welby gli chiede di farla, “sei giovane, ho speranza per te nella ricerca scientifica” Luca rifiuta e muore il 20 febbraio 2006. Welby viene nominato co-presidente dell’Associazione.

Anche Piero peggiora giorno per giorno, grande stanchezza e dolori nel petto lo tormenta. Sente che il polmone si espande sempre meno, cosa che gli provoca insonnia e angoscia.

Il 21 settembre del 2006 scrive la lettera al Presidente della Repubblica. Chiede aiuto indirettamente al Parlamento italiano perché s’impegni a valutare una legge sull’eutanasia, una buona morte. Legge che comprenda il rifiuto di trattamenti sanitari dei capaci e che dia agli incapaci, che abbiano rilasciato disposizioni anticipate sulle proprie volontà, pari riconoscimento di un diritto sancito dagli articoli 3 e 32 della Costituzione Italiana. La sua richiesta pubblica d’aiuto va indirettamente anche ai medici. Nessuno risponde. Dal Parlamento escono toni di allarmante proibizionismo e aggressive posizioni contrapposte, non dialogo.

L’associazione Luca Coscioni, con Welby in testa chiede al Parlamento un'indagine conoscitiva sul fenomeno clandestino dell'eutanasia in Italia, esamini le proposte di legge sul tema e regolamenti l’eutanasia, equiparata oggi all’omicidio volontario, attraverso «norme più civili e rispettose della libera e responsabile scelta individuale». Si raccolgono 20.000 firme in poche settimane.

Piergiorgio il 22 ottobre scrive ai dirigenti dell’Associazione Coscioni: “È mia ferma decisione rinunciare alla ventilazione polmonare assistita. Staccare la spina mi porterebbe ad una agonia lunga e dolorosa. Anche una sedazione protratta nel tempo non mi garantirebbe una morte immediata senza dolore. Chiedo che mi sia somministrata una sedazione terminale che mi permetta di poter staccare la spina senza dover soffrire.”

L'Associazione Coscioni organizza, il 27 ottobre, presso la sede del Partito Radicale un seminario, dove si confrontano giuristi, medici e politici su possibili risposte. Tutti ritengono legittima la richiesta di Welby. Solo sul fronte giuridico, i medici restano perplessi, e temono la possibilità di incorrere in reati penali. "La questione non è chiara e il rischio rimane finché non ci sia una normativa ad hoc". Marco Cappato, europarlamentare e segretario dell'Associazione Coscioni, e portavoce di Welby chiede alla politica impegno per aiutare tutti i malati nelle condizioni di Welby.

A parere degli avvocati non ci sono dubbi che il paziente stia esercitando il suo diritto a rinunciare alle cure e che non sussistono, quindi, nemmeno rischi per il medico.

Salto i contatti di Welby con i politici e le sue richieste ai presidenti di Camera e Senato. Chiede in una lettera di fare quanto è nel loro potere per accelerare la nomina del Comitato Nazionale di Bioetica e la calendarizzazione per la discussione della proposta di legge sulle direttive anticipate di trattamento.

Accetta soltanto la visita del Senatore Ignazio Marino, perché è medico e spera che lo capisca.

Il 24 novembre Piero si rivolge al dott. Giuseppe Casale, medico palliativista, con la richiesta del distacco dal ventilatore polmonare sotto sedazione terminale possibilmente orale, perché è difficile trovare una vena. Il medico risponde di non poter esser lui a decidere e di rimettersi quindi alla decisione delle autorità competenti. Aggiunge che «il paziente sta però soffrendo in una maniera incommensurabile». Sarebbe disposto a sedarlo, non con distacco del ventilatore automatico, bensì indicando che Welby potrebbe rinunciare all’alimentazione e idratazione. Welby rifiuta. Per me, sua moglie, è un prolungamento crudele e aumento di sofferenza. Mi mancano da sempre le parole per descrivere il mio disappunto.

Il 1 DICEMBRE i legali di Welby depositano presso il Tribunale civile di Roma un ricorso d'urgenza volto ad ottenere il distacco del respiratore artificiale sotto sedazione terminale.

Il 6 DICEMBRE: il Ministro della Salute Livia Turco, chiede un parere al Consiglio Superiore di Sanità «per verificare se nel caso di Welby la ventilazione artificiale è accanimento terapeutico». Il Consiglio Superiore della Salute risponde che la ventilazione di Welby non è accanimento terapeutico.

Con Piero abbozziamo un sorriso amaro, per l’ipocrisia che sentiamo aleggiare intorno e sopra di noi. L’art. 32 della Costituzione non parla di rifiuto di trattamenti sanitari perché accanimenti, ma di poterli rifiutare to court.

L’11 DICEMBRE in un parere preliminare l'ufficio affari civili della procura di Roma afferma che il ricorso di Welby è ammissibile «e va accolto» ma allo stesso tempo non si può «ordinare ai medici di non ripristinare la terapia perché trattasi di una scelta discrezionale affidata al medico». Questa "discrezionalità" secondo il giudice Salvio, è dimostrata da quanto dice il medico che ha in cura Welby. Giuseppe Casale, infatti, nell'udienza del 12 dicembre afferma: "Non c'è accanimento terapeutico perché il respiratore non è 'futile'. Se io stacco il respiratore, il paziente muore".

Per dirlo in breve, non c’è diritto per il paziente di fronte al medico che obietta.

Il 16 dicembre viene depositata la sentenza di ”Inammissibilità” perché il diritto che si invoca esiste ma la tutela non è prevista dall'ordinamento italiano. Il giudice Angela Salvio, del tribunale civile di Roma, respinge il ricorso presentato da Piergiorgio Welby. La sofferenza interiore di Piero è indescrivibile. Riteniamo il giudice poco coraggioso, negando un giudizio positivo al diritto di Welby di interrompere la sua sofferenza. Conosciamo l’indagine, realizzata dal Centro di Bioetica dell'Università Cattolica di Milano, secondo la quale il 3,6 per cento dei medici ha praticato l'eutanasia e il 42 per cento la sospensione delle terapie. Mentre la rivista medica Lancet sostiene che il 23 per cento dei decessi è preceduto da una decisione medica e che il 79,4 per cento dei medici è disposto ad interrompere il sostentamento vitale.

Piero non ce la fa più e mi chiede di addormentarlo con una massiccia dose di Tavor e staccargli il ventilatore. Io gli rispondo esattamente così: “ Piero, dobbiamo finire il lavoro che abbiamo cominciato insieme, per tanti come te che non hanno la possibilità di decidere per se stessi.” La risposta è un sorriso amaro. Più tardi, in un attimo di mia disattenzione, Piero con uno sforzo immane fa leva con il braccio destro e con un colpo all’attacco del catetermounth lo stacca dalla cannula tracheostomica. La stomia sanguina.

Vogliamo fare ricorso. Intanto già da giorni si era fatto avanti il dott. Mario Riccio, rianimatore-anestesista nell’Ospedale di Cremona. Visita Piero, esamina la cartella clinica, e si rende disponibile per fare arrivare Welby all’approdo di una morte opportuna. Difficilissimo per me accettare che lui mi lasci parlo del suo romanzo incompiuto. “Finiscilo tu e pubblicalo tu! Il Calibano deve andare avanti.”

"Welby muore per arresto cardiorespiratorio". "Ho parlato a lungo con Welby - dice il medico - lui mi ha confermato la sua volontà di interrompere la terapia ventilatoria e che ciò avvenisse in corso di sedazione. È questo che ho fatto: ho interrotto una terapia; la pianificazione e l'eventuale interruzione delle cure è una cosa che avviene quotidianamente in tutti gli ospedali italiani".

In sede di Consulenza Collegiale Medico-legale viene escluso qualsiasi rilievo causale della sedazione in relazione al decesso - non era ravvisabile alcuna ipotesi di reato nei fatti accaduti la sera del 20 dicembre 2006. La Procura vuole archiviare il caso.

Il GIP vuole altre indagini. Un altro provvedimento inviato all'ufficio del gip il 6 marzo 2007 vorrebbe chiudere definitivamente il caso:

“Con l'interruzione della ventilazione meccanica a Piergiorgio Welby praticata dall'anestesista Mario Riccio è stato attuato un diritto del paziente che «trova la sua fonte nella Costituzione e in disposizioni internazionali recepite dall'Ordinamento italiano e ribadito in fonte di grado secondario dal codice di deontologia medica». "Il paziente era non solo cosciente ma liberamente determinato a non continuare il trattamento in quanto consapevole della impossibilità della guarigione e anche della impossibilità solo di un miglioramento o della attenuazione della sofferenza, di modo che non sembra nemmeno adeguato parlarsi di un riconoscimento di un incondizionato libero arbitrio".

Eppure il GIP deposita due mesi dopo l’incriminazione coatta contro il medico dott. Riccio in base all’art 579 c.p. per omicidio del consenziente. Il GUP lo proscioglie per la sussistenza dell’esimente dell’adempimento di un dovere art.51 cp.

Io continuo insieme all’Associazione Luca Coscioni il lavoro per una legge per ottenere libertà di decidere dei pazienti capaci e di quelli incapaci che abbiano lasciato scritto le proprie disposizioni anticipate sui trattamenti sanitari e su un regolamento dell’eutanasia, perché nessuno più debba espatriare per ottenere una buona morte.

Vorrei che si rifletta sugli estremi momenti della vita dove il morire può diventare più dolce del vivere.






9 luglio 2011

L'ombra di una legge

 
Libero Quotidiano di sabato 9 luglio 2011, pagina 1
Appunto - L'ombra di una legge
di Facci Filippo
 

 

 Mio padre aveva poco da vivere e mi sussurrò che potevo fare quello di cui avevamo discusso poche settimane prima. Era l'ottobre 2009 e quel momento spazzò via tutto, ogni dibattito, ogni legge, ogni caso Englaro, ogni caso Welby, ogni predica porporale, ogni monologo di Saviano, ogni suicidio di Monicelli, ogni esortazione di principio sul come dobbiamo morire. C'era un padre e c'era un figlio, non avremmo commesso l'errore fatto con mia madre. Telefonai a un'amica, terzo elemento di quella triade affettiva padre-figlio-medico che da lustri teneva la politica fuori dalla porta, politica ben lieta, in realtà, di non entrare negli stracazzi nostri, e di lasciare che la morte di centinaia di migliaia di persone restasse accompagnata da interventi sanitari non dichiarati. Purché avvenisse nell'ombra, avvolta da quella cappa narcotica che ha sempre circondato, da noi, le cose che si fanno ma che non si dicono. Tanto eravamo già via, da mesi, lontano dai politici, dai giudici, dai preti lontani perché chiunque voi - altri - di fronte alla vita, nostra e dei nostri cari, smettete di esistere, non siete niente, che ci frega di come chiamate le cose, se eutanasia, accanimento, fine-vita, assassinio, o, peggio, se fate una legge incostituzionale e fatta per restare perfettamente inapplicata. Fate pure. Tanto la vita resta nostra. Altrimenti, piuttosto, la galera.

Un'autodenuncia in stile Welby. Se Tutti avessero il coraggio di autodenunciarsi, i legulei di spropositi di leggi verrebbero smascherati e la chiarezza e la tranquillità ci accompagnerebbe nei nostri ultimi passi, nella vecchiaia, nella malattia, nella disgrazia.

Grazie, Filippo!


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19 maggio 2011

DDL CALABRO'

Convegno organizzato dagli studenti della facoltà di medicina
 
dell'Università di Pisa
 
17 maggio 2011
 

www.pisanotizie.it




30 ottobre 2010

FAHRENHEIT




14 giugno 2010

OCEAN TERMINAL

Mina Welby presenta

Ocean Terminal

di Piergiorgio Welby 

 15 giugno, in occasione del Giugno Aglianese. 

A seguire ci sarà un dibattito su laicità e scelte di fine vita

Data: 
Tue, 15/06/2010 - 21:30 - 22:00
Comune: Agliana
Indirizzo: 
presso il Parco Pertini ad Agliana nell'ambito del Giugno Aglianese




14 giugno 2010

PRESENTAZIONE "L'ULTIMO GESTO D'AMORE"

PRESENTAZIONE DEL LIBRO "L'ULTIMO ATTO D'AMORE" DI MINA WELBY E PINO GIANNINI

EDIZIONI NOUBS, 2010

GIOVEDÌ 17 GIUGNO ALLE 18.00

SPAZIO ASSOCIATIVO "IL PORTO RITROVATO", PARCO 11 SETTEMBRE (EX MANIFATTURA TABACCHI)

VIA AZZO GARDINO/VIA RIVA DI RENO, BOLOGNA

INTRODUCE CLAUDIO COMANDINI.

Una testimonianza lucida e commossa su uno dei casi di diritto alla vita - e alla morte - che ha scosso

l'Italia.

I proventi dei diritti d'autore relativi alle vendite del libro saranno interamente devoluti

all'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica.




20 aprile 2010

INTERVENTO AL CONVEGNO DI POLITEIA AL SENATO

Perché l’autodeterminazione valga su tutta la vita e anche dopo

 Far valere le volontà presenti
 
Ringrazio i responsabili della Consulta di Bioetica e Politeia per avermi invitata. Dopo la sua morte, opportuna come la chiamava, ho continuato lì dove Welby si era dovuto interrompere ed essere la sua portavoce scomoda tramite un megafono ancora più scomodo, quello dei Radicali e con l’Associazione Luca Coscioni. Anche la società civile nella forma come queste vostre associazioni, Politeia e Consulta di Bioetica o semplici cittadini, animati da spirito laico, mi invitano spesso per rendere testimonianza di un vissuto dignitoso e l’adempimento umano possibile, per poter morire senza prolungare una sofferenza insostenibile. Appoggio ora la richiesta pressante di altri malati come Piergiorgio di poter far valere le loro volontà attuali in base all’articolo 32 comma due della nostra Costituzione: «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.»
Non basta un ordinamento se non si applica. Il paternalismo medico, e non solo, è duro a morire. Quando una persona perde capacità di comunicare esiste la grande tentazione di parlare al posto suo. Lo fanno i parenti, e in genere chi assiste queste persone. “Tu guardami e parlami”, rimproverava Luca Coscioni la sua compagna. E Welby mi disse, “fino a quando riesco a pensare fammi anche dire quello che voglio”. Siamo in tanti che vogliamo essere rispettati nella nostra volontà attuale che rimarrà tale anche quando non riusciremo più ad esprimerla. Il paternalismo parlamentare deve essere eliminato dal ddl Calabrò che vorrebbe imporre ai medici curanti di non rispettare le volontà di una persona che perde la capacità ad esprimersi.
Su quest’onda di discussione dei malati in ventilazione assistita oggi hanno difficoltà di trovare un medico che interrompa la terapia come questi malati chiedono. E c’è chi come Paolo Ravasin esprime in video il rifiuto della nutrizione forzata per quando non sarà più capace di deglutire. Ma c’è anche chi lo ha espresso a voce o con gli occhi solo sulla tabella di plexiglas. Ma rischiano di non essere rispettati. Tutte persone condannate a una tortura continua. Questa sarebbe rispetto della loro dignità? Ricordo qui anche Giovanni Nuvoli il cui medico era stato impedito dalle forze dell’ordine, inviate dal Procuratore di Sassari, a sedarlo e staccare il ventilatore. Rifiutando la nutrizione, Giovanni morì veramente di fame e di sete, dopo dieci giorni. Una morte crudele che mi ha sconvolto.
      Per ottenere il distacco dal ventilatore automatico Welby ha compiuto un atto di disobbedienza civile, a mio parere, e spiego perché: aveva fatto ricorso al tribunale civile in base agli articoli 2 (La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.), 13 (La libertà personale è inviolabile.) e 32 della Costituzione, ma la giudice Angela Salvio, mentre ha riconosciuto che «il diritto del ricorrente di richiedere l’interruzione della respirazione assistita, previa somministrazione della sedazione terminale deve ritenersi sussistente», ha dichiarato inammissibile il ricorso di Piergiorgio Welby in quanto «trattasi di un diritto non concretamente tutelato dall'ordinamento. In assenza della previsione normativa e degli elementi concreti di natura fattuale e scientifica di una delimitazione giuridica di ciò che va considerato accanimento terapeutico, va esclusa la sussistenza di una forma di tutela tipica dell'azione da far valere».
Nell’art. 32 non si menziona l’accanimento, ma si parla semplicemente di non obbligo a un trattamento sanitario. Tralascio il ragionamento del giudice per le indagini preliminari per arrivare all’imputazione coatta del dott. Riccio per omicidio del consenziente.
Il Giudice per l’Udienza Preliminare, Zaira Secchi, nella sentenza spiega: “L’imputato Mario Riccio ha agito alla presenza di un dovere giuridico che ne scrimina l’illiceità della condotta causativa della morte altrui e si può affermare che egli ha posto in essere tale condotta dopo aver verificato la presenza di tutte quelle condizioni che hanno legittimato l’esercizio del diritto da parte della vittima di sottrarsi ad un trattamento sanitario non voluto.” E dichiara alla fine: “non luogo a procedere nei confronti di Riccio Mario perché non punibile per la sussistenza dell’esimente dell’adempimento di un dovere”.
Quando un malato mi supplica di aiutarlo a trovare un modo per poter interrompere la terapia ventilatoria gli devo consigliare di andare in Svizzera? Vogliamo incrementare i viaggi della disperazione?
Per anni insieme a Piergiorgio avevamo fatto ricerche su testi giuridici, di bioetica, di medicina, filosofia ed eravamo arrivati insieme alla conclusione che il diritto di scelta della persona è il bene prevalente. In certe situazioni estreme il male “Morte” è da preferire al bene “Vita” che bene non è più.
Una delle sue ultime richieste al parlamento fu una sottoscrizione dei cittadini per l’indagine conoscitiva sull’eutanasia clandestina in Italia. Ne fu il primo firmatario. Si sa che esiste la desistenza terapeutica senza il consenso del paziente. La richiesta fu respinta e in cambio si fecero delle audizioni al Senato raccolte in un libro di oltre 300 pagine, sono state fatte altre in commissione affari sociali della Camera e ripetute in questa legislatura. Hanno prodotto un effetto per migliorare il ddl sulle dichiarazioni anticipate sui trattamenti sanitari? Non mi pare. E questo seminario oggi quale effetto avrà? Un altro buco nell’acqua?
        Nel blog di Claudio Sabelli Fioretti si legge ancora le parole di Welby
30.11.01
Ciao M. F., ho letto che ti dichiari contraria all’eutanasia …non credo che il nocciolo del problema sia quello di essere favorevoli o contrari, tutti siamo istintivamente contrari alla morte…ma la nostra “contrarietà” non può e non deve interferire con la volontà di chi, per continuare a vivere, deve dipendere da complessi macchinari, da umilianti manipolazioni, da dolorosi interventi…o addirittura di chi, perduto ogni contatto col mondo, continua a vivere soltanto nell’affetto dei familiari….
11.07.02
… io non credo che questa società sia un Leviatano in attesa dell’eutanasia per sopprimere i suoi sudditi più deboli, io non credo che una colica o un mal di denti siano sufficienti ad infrangere il muro di un istinto di conservazione costruito in un milione di anni. Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente ‘biologica’…io credo che questa sua volontà debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico.
E concludo con una citazione dalla sua lettera al Presidente:
“Quando affrontiamo le tematiche legate al termine della vita, non ci si trova in presenza di uno scontro tra chi è a favore della vita e chi è a favore della morte: tutti i malati vogliono guarire, non morire. …. Tra desideri e speranze, il tempo scorre inesorabile e, con il passare del tempo, le speranze si affievoliscono e il desiderio di guarigione diventa desiderio di abbreviare un percorso di disperazione, prima che arrivi a quel termine naturale che le tecniche di rianimazione e i macchinari che supportano o simulano le funzioni vitali riescono a spostare sempre più in avanti nel tempo. …. Noi tutti probabilmente dobbiamo continuamente imparare che morire è anche un processo di apprendimento, e non è solo il cadere in uno stato di incoscienza.”
 
 
Mina Welby
 
 
 



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