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L'onore dipende spesso
dall'ora che segna l'orologio.
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Calibano: la terra, il fango,
le viscere, la passione cieca,
l'incognito, il caos, la paura,
il talento primordiale, virile,
erotico che spesso vibra di febbre
e non ha bisogno di luce né di parola.
La carne, l'anima, lo spirito insieme
in un ultimo viaggio; prima della
separazione, della libertà di scegliere
un nuovo luogo, un nuovo corpo da
,o dove addormentarsi, come
dice Ariel, sotto un fiore



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Cristo! come eravamo ridicoli
io e il Nuvola mentre seguivamo
il furgone mortuario del Comune
…ti saresti divertita, cazzo!…
noi sulla circonvallazione
a cambiare la candela sporca
e la tua bara grigio topo gettata
nel cimitero di Prima Porta
…ti saresti divertita, cazzo! …
così come ti divertivi da sballo
a fare l’autostop sulla Colombo
per rubare una giornata alla
disperazione
e sbatterla sulla spiaggia di
Capocotta….
…io e te…confusi tra gli altri
che lanciavano la loro allegria
sugli asciugamani colorati della
fantasia
…io e te…la sera nel vagone
del treno…
ad assaporarci il sale sulle labbra,
a scandalizzare quelle facce
di cartapesta imbolsite dal sopore,
…io e te…ad inventare equilibrismi
sulla corda tesa del pudore ma…
con la mente già chiusi in
quella stanza.
Che assurdità quel grattacielo
di morti murati dietro quei marmi
di fiori appassiti e nomi dimenticati.
Ti lasciammo tra i crisantemi gialli
rubati ad un disgraziato tuo vicino
e l’odore di cera e fiori marciti…
andammo via tirando calci ad
una Pepsi
e cantando All along the watch
tower…
cantavamo forte per non piangere,
forse,
..io non ho pianto…ma,…
una volta tornato in quella stanza,
ho passato la notte alla finestra,
tutta la notte a guardare
il fumo leggero della Marlboro
che mi bruciava gli occhi
e lo scorrere lento dei vagoni.
(P. Welby, 

 

All Along The Watchtower 
dalla raccolta -Natiche Sadiche-)

 

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9 febbraio 2011

9 febbraio

 

Alla ricorrenza del secondo anniversario della morte di Eluana Englaro mi viene spontanea una riflessione su come e in quale ottica vengano trattati e commentati in pubblico dei casi limite che accadono nella vita dei cittadini.
Se è vero che l’ordinamento giuridico italiano è retto dalla Costituzione che in primo piano tutela e promuove i diritti fondamentali della persona, la sua dignità ed identità (art. 2), la libertà personale (art. 13) e il diritto alla salute (art. 32), sembrerebbe tanto semplice risolvere certe problematiche per cui non dovrebbe essere necessario appellarsi allo Stato per reclamare il proprio diritto alla libertà personale.
E se lo Stato siamo noi che dovremmo conoscere le sue Regole, affermate nella nostra Carta Costituzionale ma le interpretiamo a nostro piacimento, per un interesse politico, perché vorremmo che i nostri orientamenti etici e morali valgano per tutti, capita quello che è successo a Eluana Englaro: un percorso di vita biologica imposta contro la propria volontà.
Se Eluana avesse lasciato scritto di non voler essere mantenuta in stato vegetativo, la vicenda giudiziaria, così dolorosa per la sua famiglia che ha voluto dare corso in modo legale alla volontà di Eluana, non si sarebbe protratta per 15 anni. La strumentalizzazione dell’opinione pubblica è ancora viva come la brace sotto la cenere. Biasimare le vittime, tutti coloro che condividono la sofferenza della famiglia, è un modo per considerare il mondo un luogo dove tutto si controlla e noi stessi sembriamo buoni e meritevoli.
L’anniversario della morte di Eluana, il 9 febbraio, per me sarà giornata di riflessione e ricordo. L’On. Maria Antonietta Farina Coscioni, Segretaria della Commissione Affari Sociali e Presidente dell’Associazione Luca Coscioni ha organizzato alla Camera dei Deputati nella Sala del Mappamondo la presentazione del libro di Amato De Monte e Cinzia Gori, Gli ultimi giorni di Eluana. Saranno momenti di informazione e di conoscenza accanto alle persone che hanno accompagnato Eluana con affetto e professionalità al suo traguardo desiderato. La politica rifletta come essere vicina alle famiglie in gravi difficoltà a causa di malattia, di grave disabilità o in stato vegetativo di uno dei loro cari con i livelli essenziali di assistenza.
Molti cittadini chiedono una legge che regolamenti le loro disposizioni anticipate sui trattamenti sanitari. La proposta di legge 2350, che sarà prossimamente discussa e votata in Camera dei Deputati non è tale da tutelare i nostri diritti fondamentali, la dignità e libertà di scelta personale delle terapie. Chi ci rappresenta alla Camera abbia senso laico per darci una legge adatta a una società pluralista e multiculturale. Altrimenti  avremo la scelta di smontare una cattiva legge con un referendum e appellarci alla Corte Costituzionale. Sarà la migliore memoria che possiamo riservare a Eluana Englaro, prima cittadina riconosciuta pubblicamente di aver espresso le sue disposizioni anticipate sui trattamenti sanitari anche se solo in voce.
Mina Welby
 
articolo uscito su L'Unità pag.18
 




9 febbraio 2011

Gli ultimi giorni di Eluana

 

 
Camera dei Deputati - Sala del Mappamondo
ingresso da Piazza Montecitorio
Roma, 9 febbraio 2011 ore 13,00
 
 
L’On. Maria Antonietta Farina Coscioni ha il piacere
 di invitare la S.V. alla presentazione del libro
 
Gli ultimi giorni di Eluana
di Amato DE MONTE e Cinzia GORI
 
Ne discutono insieme agli autori
On. Maria Antonietta FARINA COSCIONI, On. Chiara MORONI,
Sen. Giuseppe SARO, On. Livia TURCO
 
Modera
Giovanna CASADIO, giornalista de La Repubblica
 
Introduce
Professor Antonio CAVICCHIA SCALAMONTI
La destrutturazione della morte
 
 
On. Maria Antonietta Farina Coscioni
Segretario della Commissione Affari Sociali
Co-Presidente dell'Associazione Luca Coscioni
 
 
È necessario accreditarsi inviando una mail a radicali.camera@gmail.com o telefonando allo 06.6760.9927.
Per gli uomini è obbligatorio indossare la giacca.




18 agosto 2010

In morte di UN UOMO QUALUNQUE

La Morte, il momento dove ci troviamo soli di fronte alla nostra Coscienza.

La Coscienza ci giudicherà sulle nostre azioni,
 
non uomini, amici o avversari o nemici.
 
Chi rimane faccia silenzio e rifletta!


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permalink | inviato da Mina vagante il 18/8/2010 alle 9:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa



11 ottobre 2008

Lasciamo che Eluana riposi in pace

 Da Aprileonline

Firme varie,   09 ottobre 2008, 18:08

Lasciamo che Eluana riposi in pace Il documento     

Documento di cattolici sul caso Englaro: "Non possiamo che esprimere il nostro sconcerto e la nostra amarezza per quanto riguarda la posizione dei vertici ecclesiastici che contribuisce a suscitare un grande e inopportuno clamore mediatico intorno ad una persona crocifissa su un letto da sedici anni"

Pensando ad Eluana Englaro i nostri primi sentimenti sono di affettuosa amicizia e di solidarietà nei confronti della sua mamma e del suo papà. Esaminando invece la situazione che si è determinata e scrivendo dall'interno della nostra Chiesa cattolica, non possiamo che esprimere il nostro sconcerto e la nostra amarezza per quanto riguarda la posizione dei vertici ecclesiastici che contribuisce a suscitare un grande e inopportuno clamore mediatico intorno ad una persona crocifissa su un letto da sedici anni.

Ci sembra che la pietà sia dimenticata e che non ci sia serenità nell'esaminare la situazione di fatto, avendo come riferimento le parole di speranza del Vangelo. Dio è il signore della vita e della morte e ad ogni essere umano tocca affrontare la conclusione dell'esperienza terrena, che è solo una fase della vita, accompagnato da chi lo circonda con dolcezza e rispetto, verso il futuro di felicità che ci prefigura la nostra fede. Ci sembra invece che ci si accanisca nei confronti di Eluana e che non si rispettino le sue precedenti accertate dichiarazioni di volontà prima dell'incidente, secondo la testimonianza dei genitori e di altri, e che non si prenda atto della sua attuale perdita definitiva della coscienza.
Ci sembra che, in questa vicenda, si manifesti una concezione meccanicistica e materialista della vita che è ben diversa da quella fondata sui sentimenti e sui valori spirituali vissuti coscientemente che caratterizza la visione cristiana della persona umana. Non ci può essere contrapposizione tra "principi" e "fatto" : il principio astratto della vita e il fatto di una "vita non vita". Anche la scolastica insegna che "contra factum non valet argumentum" che si potrebbe tradurre con : "i fatti sono incontrovertibili".
Ci sembra criticabile il consenso al conflitto formale (prima sollecitato e poi applaudito) che si è aperto, in modo del tutto inconsueto, tra il potere legislativo ed il potere giudiziario in relazione alle sentenze della Corte di Cassazione e della Corte d'Appello di Milano; questo consenso è la conseguenza di una mobilitazione propagandistica che ignora i principi dello Stato di diritto su cui si fonda la Costituzione repubblicana.
Ci sembra anche che l'impegno a difesa della vita non debba manifestarsi, principalmente o solo, sulle modalità del suo inizio e della sua fine naturale, ma con attenzione alla sua qualità e al percorso terreno di ogni donna e di ogni uomo. Così l'impegno dei cristiani e della Chiesa dovrebbe, anzitutto e soprattutto, prestare attenzione alla vita concreta dei tanti che fanno fatica a vivere e la cui esistenza vita è sempre a rischio o addirittura è violentemente interrotta.
Sarebbero quindi necessarie forti campagne di opinione, con le mobilitazioni conseguenti, oggi, qui, nel nostro paese, nelle nostre parrocchie, nelle nostre comunità religiose come nei movimenti, nelle associazioni e nelle comunità cristiane di base a favore di chi rischia gli infortuni sul lavoro, per i clandestini nel canale di Sicilia, per le donne che subiscono violenze, per quanti, militari o civili, soffrono in Iraq, in Afghanistan o in Georgia o sono coinvolti nelle tante guerre dimenticate sparse nel mondo, per chi vive nel Darfur o in Somalia, per i milioni di bambini che sono privi di assistenza e di istruzione.
Perché poi cercare di creare, nell'immaginario del nostro popolo, una contrapposizione tra l'identità "cattolica" che, da sola e sempre, difenderebbe la vita e quella "laica" che spregiudicatamente sarebbe disposta a facili cedimenti etici ? I credenti, senza erigersi a maestri, potrebbero offrire a tutti la ricchezza della loro vita spirituale e della loro sensibilità morale per dialogare sui problemi della vita e della morte come si pongono ora e per cercare insieme le risposte delle istituzioni a problemi nuovi e complessi che la scienza pone oggi all'inizio del terzo millennio. Nel mondo cattolico sono ormai tanti quelli che condividono il punto di vista secondo cui l'identità del credente sta nelle parole di speranza, di misericordia e di vita della Parola di Dio e non nelle campagne o nelle crociate.
Lasciamo che Eluana vada in silenzio e in pace nel Regno della Vita. Per lei e per la sua famiglia.

Primi firmatari : Vittorio Bellavite, Milano; Paolo Farinella, Genova; Giancarla Codrignani, Bologna; Giovanni Avena, Roma; Grazia Villa, Como; Enzo Mazzi, Firenze; Teresa Ciccolini, Milano; Albino Bizzotto, Padova; Giovanni Sarubbi, Avellino; Lisa Clark, Firenze; Alberto Simoni, Pistoia; Rosa Siciliano, Bari; Giovanni Franzoni, Roma; Carla Pessina, Milano; Marcello Vigli, Roma; Andrea Gallo, Genova; Margherita Lazzati, Milano; Piero Montecucco, Voghera; Gustavo Gnavi, Ivrea; Domenico Basile, Lecco; Chiara Zoffoli, Lecco. Catti Cifatte,Genova.

Si può aderire al documento firmando su : http://appelli.arcoiris.tv/Eluana_Englaro/

Si possono raccogliere adesioni su carta con le stesse modalità di quelle on-line (nome, cognome, professione, residenza) da inviare poi a "Firme sul caso Englaro", Via Vallazze 95 20131 Milano

Diamo forza alla politica con le nostre firme!





9 ottobre 2008

UN NUOVO CORSO

 

La Corte d'appello contro corte d’appello? Se la situazione non fosse tragica per la povera Eluana e per i suoi genitori direi che dei colleghi si fanno degli scherzi. Spero che dopo questa sentenza di “non luogo a provvedere” le prossime decisioni siano lineari e a favore di un diritto per la vita scritto nella nostra Costituzione. Il fatto che i giudici della corte d’appello di Milano abbiano sentenziato la prima volta a favore dell’accoglimento della richiesta di Beppino Englaro di lasciare alla vita di Eluana il corso naturale della sua fine, in base a testimonianze sul suo intendimento di vita e volontà di fine vita non mi ha mai meravigliato. Ho fatto un parallelo con la sentenza del GUP di Roma, Zaira Secchi, che come i giudici di Milano ha giudicato dott. Mario Riccio dopo aver interrogato me e aver letto il libro di Piergiorgio, Lasciatemi morire. Piergiorgio si era potuto esprimere e chiedere di essere lasciato morire dopo sedazione, come voleva il decorso naturale della sua malattia, la distrofia muscolare. Ciò nonostante il GUP, a mio avviso ha trattato il caso come i giudici di Milano: ha voluto sapere quale fosse stato l’intendimento di vita e ha voluto sentire da me, come testimone, i nostri discorsi personalissimi e il nostro modo di vivere insieme nel corso degli anni e in modo particolare degli ultimi mesi vissuti insieme. Credo, anzi sono convinta, che fossero state proprio le testimonianze scritte nel libro e le mie parole che abbiano dato chiarezza al giudice e forza alla sentenza. Ecco perché sono sicura che anche le testimonianze di papà e mamma Englaro e degli amici di Eluana siano state la forza per una sentenza a favore di Eluana, per la sua liberazione da una prigionia in un corpo non più suo. Dalle parole dei genitori non possono essere estrapolati altri giudizi che quelli di avere un amore immenso per una figlia in condizioni di non vita che lei stessa non avrebbe mai accettato. Solo chi ha vissuto e condiviso una decisione di accettare la fine della vita terrena può capire in pieno l’amore infinito che qui si manifesta nell’accettazione e condivisione della volontà di Eluana da parte dei suoi genitori.

Non ho mai creduto all’usurpazione di potere da parte dei giudici nei confronti del Parlamento e spero che venga chiarita anche questa questione. I giudici di Milano non hanno varato una legge, bensì hanno giudicato legittime le volontà manifestate da parte di Eluana tramite i suoi testimoni che io chiamerei garanti. In quel senso, a mio parere sarebbe da rivedere anche il decorso giudiziario per il dott. Riccio. Anche per Welby, secondo il giudice civile di Roma non esisteva la possibilità di eseguire la sua volontà, pur avendone riconosciuto il diritto secondo la Costituzione.

Infine anche la Corte Costituzionale avrà la mente e il cuore orientati verso un diritto Costituzionale sull’intendimento di dignità della vita che solamente ogni cittadino per se stesso può definire.

A chiusura di questo articolo ho visto la notizia che, come prevedevo, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso di Camera e Senato sul conflitto di attribuzione.

Ora in Parlamento cosa succederà? Conoscendo bene di quale spirito la maggioranza dei membri del nostro Parlamento sia animata, prevedo una discussione sulla legge in materia di testamento biologico incidentata e difficile. Intenzionalmente, secondo esponenti politici, dovrebbe diventare una legge che in modo paternalistico deve negare al paziente la sua ultima volontà di decidere per se stesso, negandogli la capacità di poterlo fare. Non esiste una coscienza universale uguale per tutti, e non esiste una coscienza comune dei politici che possa decidere per tutti i cittadini. Promulgare una legge infarcita da una coscienza etico-politica sarebbe una legge integralista e la morte dell’etica e della religione stessa che la detta. Sarebbe una legge inservibile e contro la nostra Costituzione, Legge fondamentale sulla quale devono poggiare tutte le leggi delle quali ogni cittadino è libero di poterne usufruire e non vi è costretto. È per questo che continuo a chiedere ai politici e ai cittadini di capire il significato di libertà di coscienza. I sessanta milioni di italiani più i milioni di “nuovi italiani” immigrati non vogliono e non possono essere trattati da infanti senza capacità di decidere per se stessi.

La Minavagante




4 settembre 2007

AGNUS DEI

Braccia penzoloni,testa cadente…

questo, l’immeritato quadro della tua vita.

“Lasciatemi morire”

il tuo grido, il tuo unico desiderio.

Soltanto un rantolo strozzato

dalla danza incerta delle mascelle…

il Calibano ha finito la sua corsa,

Intrappolato da cavi elettrici e tubi invasi d’aria…

…metafora indegna dell’esistenza!

“Lasciatemi morire”

La tua delizia, la tua croce.

Un alchemico crogiolo nelle vene

ha lavato le coscienze delle divine ingiunzioni

e placato i politichesi interrogativi…

…lasciando te decrepito tra le crepe del letto.

Raggrumati nella morale laica

i pensieri diventano guglie,

dove celare la verità e fauci,

per azzannare la potenza!

“Lasciatemi morire”

il tuo fardello, la tua morsa.

Hai attraversato il deserto dei Tartari con la tua voce…

…alla disperata ricerca del diritto alla dolce morte.

Sigilli, i regolatori arcani del tuo destino.

Ma la mano dolceasprigna del tuo sciamano

ti ha condotto al beato transito…

…e la fiumana mondiale perde i suoi sentimenti nel gelo

scandinavo.

È giunto

un aggiustatore angelico per te

un reietto per i togati

un profanatore per i prelati.

Sgombra, ora la tua criniera emana ambrosia profumata

memento mori…ma tu vivi,

nella fiamminga spirale dell’eternità…

…slegato.

Maddalena Verderosa

(poesia vincitrice in un concorso nazionale)
Grazie, Maddalena!




31 luglio 2007

A Pier Giorgio Welby

Amavi troppo la vita

per restare inchiodato;

assurda staticità e ingiuriosi il tempo e i giorni,

in una società superficiale e distratta.

Amavi troppo la vita,

e chiedesti la morte,

senza schizofrenia, solo naturalmente.

Bastò per la lapidazione sociale;

il Vaticano ricorse ad un’arma impropria,

che neppure ti sfiorò.

L’adoremus non ti avrebbe disintossicato

dei veleni, per tanto tempo, inghiottiti.

La tua vita, oggi, è vita, anche se una lacrima peregrina

trema sulle mie ciglia.                 

SERENA


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permalink | inviato da Mina vagante il 31/7/2007 alle 15:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (17) | Versione per la stampa



10 giugno 2007

LASCIATEMI MORIRE

Piergiorgio Welby
Lasciatemi morire
Rizzoli 2006, pp. 146 € 9,00

Recensione del Prof. Eduardo Melfi
Catania, 1° dicembre 2007
http://www.radioradicale.it/scheda/241605/lasciatemi-morire

I proventi vanno all'Associazione Luca Coscioni

Recensione di Chiara Lalli

È il 1963 e un gesto scomposto è il primo sintomo della distrofia muscolare progressiva. La diagnosi lascia un angusto margine di futuro: un paio d’anni. Welby non ne ha nemmeno venti. Il pronostico si rivela sbagliato, tuttavia l’esito non è a lieto fine come nelle favole. Nessuna bacchetta magica, ma un lento incalzare della malattia: la sedia a rotelle, l’insufficienza respiratoria, il coma. È il 1997 quando Welby viene rianimato e tracheostomizzato. Respira, si alimenta e parla tramite macchinari.

Questo è il “percorso inverso” di Piergiorgio Welby: “gattonare, muovere i primi passi, camminare correre…”. All’incontrario, fino alla quasi totale immobilità corporea e linguistica. Ma non cerebrale, perché Welby ha una mente lucida e brillante. Dolorosamente in grado di percepire e di “vivere” il suo naufragio. E di chiedere che possa avere termine. “Rivoglio la mia morte, niente di più, niente di meno!”.

Il suo libro è una analisi degli orrori di una malattia e degli orrori di una atroce violazione di una libertà. È la denuncia di una condanna a vivere (“morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita – è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche”) e di tutti i luoghi comuni che gravano sull’eutanasia. Il suo libro è la richiesta di un dibattito parlamentare e politico che prenda sul serio la questione della regolamentazione delle decisioni di fine vita. Nella lettera che ha scritto a Giorgio Napolitano, Welby precisa che il suo intento non è quello di chiedere una morte dignitosa. “Non si tratta di questo. E non parlo solo della mia, di morte. La morte non può essere «dignitosa»; dignitosa, ovvero decorosa, dovrebbe essere la vita, in special modo quando si va affievolendo a causa della vecchiaia o delle malattie incurabili o inguaribili”.

La morte può essere opportuna, un rifugio per chi è sopraffatto dal dolore. Un estremo rimedio, perché nessun malato è “a favore della morte: tutti i malati vogliono guarire, non morire”. Ma “tra desideri e speranze, il tempo scorre inesorabile e, con il passare del tempo, le speranze si affievoliscono e il desiderio di guarigione diventa desiderio di abbreviare un percorso di disperazione, prima che arrivi a quel termine naturale che le tecniche di rianimazione e i macchinari che supportano o simulano le funzioni vitali riescono a spostare sempre più avanti nel tempo”.

E quella morte opportuna Welby la vorrebbe alla luce del sole. La sua è anche una denuncia contro la clandestinità di un fenomeno negato dai molti “slalomisti provetti”, che si voltano dall’altra parte e fingono di non sapere che l’eutanasia esiste, relegata nelle stanze d’ospedale e nelle coscienze già oppresse dall’umiliazione e dalla sofferenza.

L’aspetto più sorprendente è l’ironia. Welby ci prende per mano e ci conduce lungo una strada dissestata e spaventosa, eppure di frequente è capace di suscitare un sorriso. Un sorriso amaro. Perché Welby chiede di morire, e perché con chirurgica precisione elenca le ipocrisie, l’immobilità, le banali frasi fatte di quanti pretendono di avere in tasca soluzioni e risposte. Soluzioni inesistenti e risposte vigliacche. Perché l’unica soluzione possibile risiede nella libertà individuale e l’unica risposta nei nostri desideri.

Welby strappa la palandrana perbenista e ipocrita raccontando la sua storia, le sue giornate, i buchi e i tubi e il dolore onnipresente. Il rumore del ventilatore polmonare (“quell’ansare rauco da bestia ferita”) o la voce metallica e impersonale del sintetizzatore vocale, che ha preso il posto nei pensieri e nelle letture della voce originaria di Welby. Welby scherza: “sto diventando un essere bionico! Quando morirò invece che al cimitero mi porteranno a un’autodemolizione!”.

E sposta l’onere della prova su quanti si schermiscono o condannano l’eutanasia in nome di una sacralità della vita, perché “non esiste alcun valido motivo per costringere una persona a prolungare una sofferenza che reputa inutile e disumana”. Al posto della nostra libertà, “il presente ci regala uno Stato mammo-mediterraneo, uno Stato sovrappeso con i capelli neri e unti, le tette grandi, i fianchi strabordanti, le mani grassocce e sudaticce”.
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http://www.galileonet.it/recensioni/7469/per-una-vita-decorosa





23 febbraio 2007

Roma. Consigliere delegato sindaco: Ileana Argentin

legge su eutanasia entro 2008 o entro in sciopero della fame

 

 

22 Febbraio 2007

 

Unico il tema, quello della liberta' di scelta individuale e unici il punto di vista e la prospettiva, quelli del mondo dell'handicap. Politici, medici, giuristi, ma soprattutto rappresentanti del mondo dell'associazionismo disabile si sono incontrati nella sala della Piccola Protomoteca in Campidoglio per parlare di eutanasia. Ad aprire i lavori della tavola rotonda "Handicap: diritto di scelta dalla nascita alla morte", c'e' il consigliere delegato del sindaco per le Politiche dell'Handicap e salute mentale Ileana Argentin, promotrice dell'incontro: "Fino a questo momento sono stati ascoltati i medici, i politici e i casi emblematici ma ci sono anche le associazioni. Non si puo' negare che esista tale sistema e non si puo' prescindere dal dargli una voce. Con questo incontro rivendichiamo la priorita' dell'ascolto e l'importanza di essere parte di una concertazione politica: non possiamo accettare scelte calate dall'alto". È con forza che Argentin ribadisce l'importanza della liberta' di scelta: "Noi con problemi di disabilita' siamo felici di esserci, ma non vorremmo lasciare questa scelta ad altri. Se entro il primo gennaio del 2008, non sara' approvata nessuna delle proposte di legge avanzate in tema di eutanasia, faro' lo sciopero della fame". Dell'importanza di "informare i cittadini", invece, parla Rita Bernardini, segretario dei Radicali Italiani. Secondo l'esponente della Rosa nel Pugno, inoltre, "e' impensabile che uno stato possa permettersi di imporre restrizioni su temi come la fecondazione assistita. È indubbio che in Italia c'e' un condizionamento non della chiesa ma delle gerarchie vaticane che intendono controllare la vita di tutti gli italiani imponendo leggi, anzi pretendendo quasi di dettarle"
"Diritto di vivere e liberta' di morire": gira intorno a questi concetti, invece, il discorso di Don Vinicio Albanese. Secondo il presidente della Comunita' Capodarco, infatti, "non e' necessario insistere sul diritto di morire perche' credo ci sia una liberta' di morire, senza selezioni di razza e debolezza". Marco Cappato, presidente dell'associazione Luca Coscioni, poi, si sofferma sul rapporto tra disabilita' e eutanasia e sulla necessita' di avere regole precise che regolamentino tali questioni: "Credo che le persone con disabilita' siano piu' deboli perche' soggette a due tipi di violenze, a monte e a valle della liberta' di scelta: la soppressione della vita e l'imposizione di terapie contro la propria volonta'. Ecco perche' ritengo che delle regole sia necessarie per poter distinguere un atto d'amore da uno di violenza". Secondo Cappato, anzi, una regolamentazione "puo' ridurre i rischi di soppressione di persone ammalate, piu' alti in regimi di clandestinita'. Non c'e' contraddizione tra il rispetto delle scelte di fine vita e quello di scelte di vita perche' anche la morte e' un processo".
Dopo aver discusso del caso di Giovanni Nuvoli, malato di Sla e da un anno in terapia intensiva col diritto a un'ora al giorno di visite, ma anche di "quanto sia piu' faticoso per le persone ammalate far valere la propria volonta'", Cappato parla dell'indagine conoscitiva sull'eutanasia che ha come primo firmatario Piergiorgio Welby: "spero che quest'indagine sulle morti all'italiana- conclude- possa essere ripresa dal Parlamento: sapere di piu' come si muore nel nostro Paese puo' servire per fare nuove regole".

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