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                GLI EDITORIALI

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   (PIERGIORGIO WELBY)

Io amo la vita: la storia di Piero e Mina Welby - trailer

 

      

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Welby Un atto di giustizia
Riccio Disinformazione medica e

vigliaccheria politica

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Il grande fratello 
dei falchi pellegrini e non solo


 

Album di Aria e Vento 2007


Vestivamo alla
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(copyright by Welby)

       
   
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L'onore dipende spesso
dall'ora che segna l'orologio.
Guillaume Apollinaire
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Calibano: la terra, il fango,
le viscere, la passione cieca,
l'incognito, il caos, la paura,
il talento primordiale, virile,
erotico che spesso vibra di febbre
e non ha bisogno di luce né di parola.
La carne, l'anima, lo spirito insieme
in un ultimo viaggio; prima della
separazione, della libertà di scegliere
un nuovo luogo, un nuovo corpo da
,o dove addormentarsi, come
dice Ariel, sotto un fiore



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Cristo! come eravamo ridicoli
io e il Nuvola mentre seguivamo
il furgone mortuario del Comune
…ti saresti divertita, cazzo!…
noi sulla circonvallazione
a cambiare la candela sporca
e la tua bara grigio topo gettata
nel cimitero di Prima Porta
…ti saresti divertita, cazzo! …
così come ti divertivi da sballo
a fare l’autostop sulla Colombo
per rubare una giornata alla
disperazione
e sbatterla sulla spiaggia di
Capocotta….
…io e te…confusi tra gli altri
che lanciavano la loro allegria
sugli asciugamani colorati della
fantasia
…io e te…la sera nel vagone
del treno…
ad assaporarci il sale sulle labbra,
a scandalizzare quelle facce
di cartapesta imbolsite dal sopore,
…io e te…ad inventare equilibrismi
sulla corda tesa del pudore ma…
con la mente già chiusi in
quella stanza.
Che assurdità quel grattacielo
di morti murati dietro quei marmi
di fiori appassiti e nomi dimenticati.
Ti lasciammo tra i crisantemi gialli
rubati ad un disgraziato tuo vicino
e l’odore di cera e fiori marciti…
andammo via tirando calci ad
una Pepsi
e cantando All along the watch
tower…
cantavamo forte per non piangere,
forse,
..io non ho pianto…ma,…
una volta tornato in quella stanza,
ho passato la notte alla finestra,
tutta la notte a guardare
il fumo leggero della Marlboro
che mi bruciava gli occhi
e lo scorrere lento dei vagoni.
(P. Welby, 

 

All Along The Watchtower 
dalla raccolta -Natiche Sadiche-)

 

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17 marzo 2011

Italia 1861 - 2011

Moro, Campanella, Bacon, Fourier, Cabet. Le utopie hanno il fascino del Liocorno, dell’Ippogrifo, dell’Araba fenice…la realtà è un mondo dove l’unico miracolo che possa far convivere questo melting pot chiamato umanità rischia di essere trasformato anch’esso in Utopia.
Piergiorgio Welby


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9 ottobre 2009

MORIRE DI STATO3

Intervista a Mina Welby
di Monica Lanfranco

(uscita su "Marea", trimestrale di attualità e informazione per dire lo stare al mondo delle donne) qui in cinque puntate

3. puntata

Perché secondo te in Italia siamo così in ritardo nella politica istituzionale ma anche a livello di società civile sui temi etici?

In Italia c’è ancora molta superstizione. Gesti scaramantici li ho conosciuti soltanto venendo a Roma. Su molti temi non si vuole parlare o solamente sfogare i propri guai. Noto molta superficialità. I media quando ne parlano non fanno per la maggior parte delle volte buona informazione. In questi anni passati si parlava sull’onda dell’emotività. Quando poi il “caso” non faceva più notizia, anche le trasmissioni sui temi di bioetica non venivano più messi in programma. Ma ci sono anche cittadini che vogliono conoscere, sapere.

La politica istituzionale non conosce dialogo ma solo contrapposizione. Nella legislatura passata, al Senato, furono fatte delle audizioni sul tema di fine vita. Dal modo come è andata a finire deduco che pochissimi abbiano studiato, e nemmeno letto, quei documenti, raccolti in un libro di oltre 300 pagine. Quando ci si aggiorna poi su questi temi si sentano tutte le campane per poter capire e dialogare. Solo nel dialogo c’è democrazia. E il dialogo mi può convincere che il valore assoluto è la volontà, espressione di una vita che è appunto coscienza. Questa vera vita vuole e può decidere sulla propria vita biologica? C’è chi dice di sì, c’è chi dice di no. La legge deve rispettare ambedue e lo fa, dando libertà di scelta ad ognuno.




2 settembre 2009

LA MIA ITALIA

 C’era una volta un’Italia, paese di Santi, Poeti e Navigatori,

non era perfetta.

Oggi è più visibile un’Italia ingiusta, integralista, menefreghista.

Sto aspettando che rinasca la Fenice dalle sue proprie ceneri.

Ne vorrei vedere almeno l’aurora.

Serve DEMOCRAZIA!


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7 febbraio 2009

SIAMO ANCORA IN UNO STATO DI DIRITTO?

 

Le giornate passate in particolare quella di ieri mi riaprono una ferita profonda. L’Italia ieri nella persona del primo ministro ha scoperto le sue vergogne. Ringrazio il Presidente Napolitano che è riuscito a coprirla almeno con una foglia di fico, con la sua decisione di non firmare il Decreto scandaloso contro Eluana.

Ma ieri Piero Welby si è rivoltato nella tomba. Non si sarebbe mai aspettato un gesto di un governo che si dice laico, liberale e della libertà, che invece mina lo stato di diritto.

Eluana è viva? Ebbene voi dite questo, ma lei non vuole vivere così!

Con finta e ipocrita pietà la si continua a torturare. Fortuna che lei non lo può percepire. Ma c’è una madre Saturna e un padre Beppino che si feriscono a morte e si torturano con sadico piacere. 17 anni fa si è impedito l’avvenimento della morte liberatrice di Eluana e si sta prolungando un processo di morte.

Ma: “L'interruzione di procedure mediche,” (e il sondino lo è), “onerose, pericolose, straordinarie”, (il sondino è una procedura straordinaria, non è un cucchiaio con cui imbocco qualcuno), “o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima,” (cosa si attende, la guarigione?) “In tal caso si ha la rinuncia all'accanimento terapeutico.” (quel sondino è stato accanimento nel momento che è stato posizionato, 17 anni fa). “Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire." (art.2278 catechismo della Chiesa Cattolica)

Quel sondino non la guarirà mai, non ha senso nutrire un corpo inerme, Quel corpo non è più la Eluana che vedete nelle immagini. Lasciamola andare libera!

Mina Welby

Oggi ore 17.00 tutti i cittadini in piazza in tutta Italia per manifestare contro la posizione antidemocratica del nostro Governo.

A Roma a Piazza Colonna di fronte a Palazzo Chigi.




4 maggio 2008

CHIANCIANO ASSEMBLEA DEI MILLE

Credo che un' altra volta Pannella e i suoi siano riusciti a essere il lievito, il sale, le cellule staminali rigeneranti per una Politica davvero Democratica. Chi ha partecipato, credo, lo possa dire davvero. Io da lontano ho cercato di immedesimarmi in un cittadino sfiduciato. Ho tratto le mie conclusioni e spero nella buona volontà dei pochi che contagino la massa.
Chi cerca notizie le trova qui 

http://www.radicali.it/
e

http://www.radioradicale.it/


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4 aprile 2008

LETTERA DI UN PRETE

Care Amiche e Amici,

personalmente credo che ci troviamo sull’orlo di una emergenza democratica, istituzionale e morale. Sono angosciato per la posizione e/o il silenzio della gerarchia cattolica di fronte a fatti che esigono risposte. Non ho alcuna pretesa di mettere le braghe al mondo, voglio solo porre un atto e un documento di testimonianza a futura memoria. Verrà un giorno in cui i cattolici che oggi plaudono in nome di «valori non negoziabili» negheranno di essere stati complici e collaboratori di un degrado etico come mai si era visto nel nostro Paese. Allora, non potranno dire: «Io non c’ero e non ne sapevo niente». Se i cattolici non sanno distinguere «oggi» i segni dei tempi, come potranno percepire «domani» il Regno di Dio? Sono un prete, cattolico fino al midollo dell’osso e sono perfettamente ortodosso e proprio per questo sono convinto che bisogna dire la verità sempre, anche se fa male alla «propria ditta», specialmente, se fa male alla propria ditta perché la verità non ha parte e, questa sì, non è negoziabile.

Qualcuno potrebbe pensare che i miei interventi siano «ingerenze». Libero di pensarlo. Sono un cittadino italiano e vivo incarnato nella storia e nella vita del nostro paese. Il concordato mi pone dei limiti ed è per questo che spero e lavoro per una semplice e totale abolizione di esso. Il deputato Scajola della corte berlusconiana disse qualche tempo fa che «i preti pensino a fare giocare i bambini all’oratorio». Non ho oratorio e invito i preti a diffidare da simili figuri che sulle piazza s’inginocchiano devoti e nel segreto evirano il cristianesimo per farne una religione ad uso e consumo di un comitato d’affari di stampo mafioso: un cristianesimo senza Cristo, una religione senza fede, una chiesa sottomessa e complice. Io non ci sto, a costo della mia stessa vita.

Chi condivide queste riflessioni, saprà e vorrà divulgarle come può e crede, chi non le condivide le cestini e può sempre chiedere di essere espunto dalla mia lista, dove in qualche modo è arrivato o per scelta o per invito di conoscenti. A nessuno però è lecito, in questo momento drammatico, fare finta che nulla sta accadendo.

Con stima a tutte e tutti un caro saluto.

Paolo Farinella, prete




14 marzo 2008

SATYAGRAHA

E' importante mettere in chiaro il significato del satyagraha iniziato di Marco Pannella con il suo sciopero della sete e della fame. Non è un'azione non violenta contro il Partito Democratico, come è stato detto ieri da Rai 1, bensì per "il rispetto della parola data " in ogni ambito delle relazioni umane e fra Stati e anche per un Partito Democratico

 Per la spiegazione del significato leggete su Wikipedia
http://it.wikipedia.org/wiki/Satyagraha




13 dicembre 2007

IL SATYAGRAHA MONDIALE PER LA DEMOCRAZIA

 articolo pubblicato su L'Opinione pag.4 di Valter Vecellio

Giornali e televisioni hanno “disertato” come meglio non si sarebbe potuto fare la “tre giorni” organizzata dai radicali a Bruxelles; peccato: hanno perso una buona occasione. I documenti finali sono, nella loro essenzialità e chiarezza, da soli un “racconto” per chi ha occhi per vedere e non solo per guardare; chi fosse interessato li può trovare, nella loro integralità consultando
www.radicali.it.
In sintesi: apparentemente si è trattato di una sorta di “adunata dei refrattari” (e anche questo solo sarebbe stato evento straordinario, da registrare, analizzare, “raccontare”); ma se una quantità di “reprobi” si trova e ritrova, e individua un punto in comune che lega una quantità di situazioni tra loro le più disparate, e questo filo si chiama “Satyagraha mondiale per le e la democrazia”, bene: è avvilente il dover constatare che non ci sia un giornale, un commentatore, un editorialista che mostri di accorgersi dell’evento, e ci spenda una riflessione: un contributo foss’anche critico e polemico.
Da solo, per esempio, basterebbe citare il messaggio del Venerabile Thich Quang Do, vice leader della Chiesa Buddista Unificata del Vietnam:
“Cari amici, vi invio questo messaggio di amicizia e di solidarietà dal Vietnam mentre siete riuniti in occasione del vostro Consiglio Generale nella città di Bruxelles. Ho seguito le iniziative del vostro partito attraverso il mio rappresentante a Parigi, Vo Van Ai, e plaudo agli sforzi che compiete in sostegno a così tante e nobili cause per i tanti popoli oppressi di tutto il mondo. Grazie a voi, la voce delle vittime giunge nei parlamenti in Italia e in Europa, alle Nazioni Unite e altrove. Grazie a voi, le loro cause non vengono dimenticate.
Sono profondamente commosso di apprendere che state lanciando una campagna per sostenere me e la Chiesa Buddista Unificata del Vietnam, nella nostra battaglia per la libertà religiosa, i diritti umani e la democrazia. Il mio paese è molto piccolo e molto lontano da voi e ciononostante voi pensate a noi in questo momento così buio e difficile. Vi ringrazio davvero. E’ in momenti difficili come questi che si riconoscono i veri amici. Ci incoraggia molto sapervi al nostro fianco nella battaglia pacifica per la libertà in Vietnam.
Vorrei estendere i miei ringraziamenti particolari a Marco Pannella, che è nostro amico da oltre 40 anni. Dalla guerra in Vietnam, negli anni ’60, e per i tre decenni di regime comunista, egli ha fedelmente sostenuto il nostro movimento buddista nonviolento per la libertà e la pace. Signor Pannella, visti i lunghi scioperi della fame che lei intraprende in Italia per tante giuste ragioni, le auguro buona salute e forza, cosicché possa continuare a guidare il suo movimento in queste lotte.
Ci lega la ferma convinzione nella nonviolenza e nel potere della solidarietà internazionale. Da Saigon, dove mi trovo agli arresti domiciliari, le mando i miei più sentiti saluti e auguro al vostro Consiglio Generale ogni successo”.
Si possono aggiungere un altro paio di ulteriori elementi, a questo messaggio che già dice e contiene tutto, e comunque l’essenziale.
Il primo elemento è la proposta – che da oggi è iniziativa politica – del Satyagraha mondiale, guidato dal Dalai Lama. Una proposta-iniziativa di grande significato e portata politica; forse perfino i radicali ne devono acquisire pienamente la consapevolezza.
Il secondo elemento lo si ricava dal secondo intervento di Marco Pannella, quando ha individuato la necessità di riappropriarci del concetto e del valore, della stessa parola “pace”, di rivestirla del suo più proprio significato liberale e spezzare quel monopolio “comunista” che fino a oggi lo ha di fatto egemonizzato. E qui si dipana un filo che viene da lontano: da quando, negli anni Sessanta, i radicali si impegnarono nella raccolta di firme per il progetto Hans Thirrings; le prime marce Perugia-Assisi con Aldo Capitini, e già allora il confronto-scontro con gli allora “Partigiani della Pace” filiazione mosco-comunista; le marce antimilitariste prima Milano-Vicenza, poi Trieste-Aviano; le iniziative contro lo sterminio per fame nel mondo, e l’individuazione e la denuncia – tra la generale indifferenza durata anni – di quel che accadeva nella ex Jugoslavia, la Cecenia ora come allora dimenticata, e l’olocausto nella regione dei Grandi Laghi; Israele! e la Turchia nell’Unione europea, la moratoria delle esecuzioni capitali...E’ una lunga teoria, che ora sfocia e si “riassume” nella iniziativa del Satyagraha mondiale. Si tratta di un progetto e di una proposta politica così ambiziosa che a ben pensarci può atterrire, e farci dire se non si sta peccando di arroganza, nel proporla e indicarla, stante le esigue risorse ed energie umane ed intellettuali. Però a Bruxelles abbiamo visto accorrere tanti vecchi e nuovi amici, ognuno con la sua storia, la sua esperienza, con il suo vissuto; e tutti ci hanno detto: bene, siamo qui, cosa possiamo fare insieme? Ecco: questo avrebbero potuto raccontare giornalisti, commentatori, editorialisti che hanno invece preferito occuparsi delle non-notizie, dei non-commenti, dei non-editoriali in cui invece sono impegnati. A ognuno il suo, si dice. Il “loro”, si consenta, è ben misera cosa.




27 settembre 2007

PROTESTA A FAVORE DEI MONACI BUDDISTI

Seguo  l'invito di Enrica e posto qui



UNA MAGLIETTA ROSSA O UN NASTRO ROSSO DOMANI PER PROTESTARE E DARE IL NOSTRO APPOGGIO AI MONACI BUDDISTI...
Enrica

hattp://riganera.il cannocchiale.it




26 settembre 2007

Lettera aperta di Emma Bonino a San Suu Kyi

Cara Aung San Suu Kyi,

sto seguendo con molta emozione gli sviluppi della situazione nel Suo paese. Anche stamattina, come accade ormai da otto giorni consecutivi, un migliaio di giovani monaci buddisti si sono radunati davanti alla millenaria pagoda di Shwedagon, a Rangoon, per dare vita ad un nuovo corteo contro il regime militare che da ormai 45 anni tiene saldamente il potere in Birmania. Nei giorni scorsi, il corteo è diventato sempre più grande, grazie all'adesione di migliaia di cittadine e cittadini. Oggi si parla di centomila persone, e la mia speranza è che questa volta il corteo possa raggiungere pacificamente 54 University Street, dove Lei si trova agli arresti domiciliari.

Per noi radicali transnazionali, che in nome della nonviolenza gandhiana ci siamo sempre battuti per la promozione dei diritti umani e la democrazia in tutto il mondo, questa lotta nonviolenta è una prova straordinaria di un paese, di un popolo intero che chiede libertà, giustizia, e che combatte senza armi per la propria rinascita. E' una grande lezione che, su iniziativa dei testimoni più autentici del buddismo nel Suo paese, il popolo birmano sta dando non solo al regime militare, ma al mondo intero. So che la giunta ha minacciato ieri di «prendere misure» contro i manifestanti, oppure di ricorrere, come nel 1988, all'impiego di infiltrati e di agenti provocatori per far scoppiare i disordini e così giustificare una violenta repressione.

Sono convinta che si tratterebbe di un tragico errore di calcolo. Gli occhi del mondo sono puntati su quello che sta accadendo in Birmania. Sia l'Unione europea sia l'Asean hanno chiesto al regime di non ricorrere alla violenza. Ieri, all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il Presidente Bush ha annunciato un inasprimento delle sanzioni contro i membri della giunta. Sappia che anche il governo italiano ha chiesto alla giunta di aprire un dialogo con i monaci, con i membri della National League of Democracy e con tutta l'opposizione birmana, così come chiede che Le venga immediatamente restituita la libertà.

Cara Aung San Suu Kyi, ho ancora impressi nella memoria, dal nostro incontro di undici anni fa, quando Lei già si trovava agli arresti domiciliari, la Sua forza e il Suo coraggio. Questa forza e questo coraggio sono esattamente ciò di cui ha più bisogno il popolo birmano. Ho fiducia che una buona combinazione prodotta dall'azione nonviolenta interna e dalla pressione esterna delle organizzazioni regionali e multilaterali nonché dei paesi democratici, possa portare presto, finalmente, al ristabilimento della libertà. Lei non è sola. I monaci birmani non sono soli.

Il Suo popolo non è solo. Ha - avete - tutta la vicinanza, il sostegno e la determinazione non solo di noi radicali transnazionali ma di tutta quella comunità internazionale impegnata ogni giorno nella costruzione di un mondo fondato sulla difesa della dignità umana.

Emma Bonino

26 settembre 2007



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