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  Calibano [ TERMOVALORIZZATORE DI FOSSILI ONIRICI ]
         

   

                GLI EDITORIALI

       DEL CALIBANO

   (PIERGIORGIO WELBY)

Io amo la vita: la storia di Piero e Mina Welby - trailer

 

      

http://www.ibs.it/code/9788876153372/welby-piergiorgio

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in e-book a € 7.49

Un vero regalo di Natale!  

               

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Welby Un atto di giustizia
Riccio Disinformazione medica e

vigliaccheria politica

  http://testamentobiologico.
ilcannocchiale.it/?r=151504

Riproduci   vivavoce230708
 

            

                  
       Radical italiani
     www.ignaziomarino.it

Il grande fratello 
dei falchi pellegrini e non solo


 

Album di Aria e Vento 2007


Vestivamo alla
marinara 2006
(copyright by Welby)

       
   
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un sorriso
contro la violenza

azione blog iniziata da
Galatea


L'onore dipende spesso
dall'ora che segna l'orologio.
Guillaume Apollinaire
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Calibano: la terra, il fango,
le viscere, la passione cieca,
l'incognito, il caos, la paura,
il talento primordiale, virile,
erotico che spesso vibra di febbre
e non ha bisogno di luce né di parola.
La carne, l'anima, lo spirito insieme
in un ultimo viaggio; prima della
separazione, della libertà di scegliere
un nuovo luogo, un nuovo corpo da
,o dove addormentarsi, come
dice Ariel, sotto un fiore



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IL MARATONETA
  LUCA COSCIONI
    scarica il libro
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2007/audio/storia_giallo2007
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Audiolibri per nonvedenti

e ipovedenti
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Medici Senza Frontiere
               
                
  
       Un momento del V-Day 2007 a Bologna

       "Amore civile" - Nuove forme 
     di convivenza e relazioni affettive


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emergenza kenya
      


      
Cristo! come eravamo ridicoli
io e il Nuvola mentre seguivamo
il furgone mortuario del Comune
…ti saresti divertita, cazzo!…
noi sulla circonvallazione
a cambiare la candela sporca
e la tua bara grigio topo gettata
nel cimitero di Prima Porta
…ti saresti divertita, cazzo! …
così come ti divertivi da sballo
a fare l’autostop sulla Colombo
per rubare una giornata alla
disperazione
e sbatterla sulla spiaggia di
Capocotta….
…io e te…confusi tra gli altri
che lanciavano la loro allegria
sugli asciugamani colorati della
fantasia
…io e te…la sera nel vagone
del treno…
ad assaporarci il sale sulle labbra,
a scandalizzare quelle facce
di cartapesta imbolsite dal sopore,
…io e te…ad inventare equilibrismi
sulla corda tesa del pudore ma…
con la mente già chiusi in
quella stanza.
Che assurdità quel grattacielo
di morti murati dietro quei marmi
di fiori appassiti e nomi dimenticati.
Ti lasciammo tra i crisantemi gialli
rubati ad un disgraziato tuo vicino
e l’odore di cera e fiori marciti…
andammo via tirando calci ad
una Pepsi
e cantando All along the watch
tower…
cantavamo forte per non piangere,
forse,
..io non ho pianto…ma,…
una volta tornato in quella stanza,
ho passato la notte alla finestra,
tutta la notte a guardare
il fumo leggero della Marlboro
che mi bruciava gli occhi
e lo scorrere lento dei vagoni.
(P. Welby, 

 

All Along The Watchtower 
dalla raccolta -Natiche Sadiche-)

 

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4 agosto 2011

COMUNICATO STAMPA

BIOTESTAMENTO:ESPERTO,CASO DONNA TREVISO DIMOSTRA LEGGE URGE

(V. 'DONNA CHIEDE E OTTIENE DA GIUDICE ...', DELLE 9.17) (ANSA) - ROMA, 3 AGO - Il caso della donna di Treviso testimone di Geova che ha ottenuto dal giudice un decreto che le permette di rifiutare le cure ed i farmaci salvavita destinati alla sua grave malattia degenerativa 'rende evidente che una legge sul biotestamento è più che mai necessaria'.
A sottolinearlo è il bioeticista e membro del Comitato nazionale di bioetica (Cnb) Francesco D'Agostino.
'Si rende evidente da un caso come questo - commenta l'esperto - che una legge è indispensabile, perche' - spiega - non è possibile affidare ai magistrati, che possono legittimamente anche avere opinioni diverse sulla materia, la determinazione ultima di questioni che riguardano la vita umana'. Inoltre, il decreto in questione, rileva D'Agostino, 'che fa riferimento genericamente a 'farmaci salvavita', dimostra la delicatezza della questione dal momento che la categoria di tali farmaci non è così rigorosa, e dunque anche una semplice aspirina, in determinate condizioni, può diventare un farmaco salvavita'.
Secondo il bioeticista, dunque, 'la verità è che quando questioni che riguardano la vita umana si intrecciano con valutazioni di carattere medico e farmacologico, è giusto che la legge affidi al medico l'assunzione delle decisioni'.
Per queste ragioni, ribadisce D'Agostino, 'credo che una legge sulle situazioni di fine vita sia realmente indispensabile. L'importante - conclude - è fare in modo che non siano i giudici a stabilire criteri vincolanti in situazioni così delicate'.

 
ESTIMONE GEOVA TREVISO:ROCCELLA,CONFINE SUICIDIO ASSISTITO
'NON E' INIZIATIVA ISOLATA; LEGGE BIOTESTAMENTO NECESSARIA' (ANSA) - ROMA, 3 AGO - 'Non si tratta di un'iniziativa isolata, bensì che ha preso piede da tempo in vari tribunali al fine di introdurre forme di testamento biologico che legittimino pratiche al confine con il suicidio assistito'.
Così il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella commenta il decreto del tribunale di Treviso che permettere a una paziente testimone di Geova di rifiutare le cure salvavita destinate alla sua grave malattia degenerativa.
'Esistono altre iniziative simili a quella del tribunale di Treviso; - rileva Roccella - si tratta di iniziative in atto per introdurre e legittimare pratiche al confine con l'eutanasia e il suicidio assistito. Dunque, non e' una cosa nuova'.
(ANSA) - ROMA, 3 AGO - Nel decreto in questione inoltre, sottolinea il sottosegretario, 'si fa un uso 'forzato' della figura dell'amministratore di sostegno, che nasce con finalita' diverse'.
Dunque, secondo Roccella 'a fronte di tali situazioni, e' importante che ci sia una legge sul biotestamento, perche' questioni cosi' delicate non possono essere affidate a iniziative estemporanee'. Inoltre, spiega, 'se gia' ci fosse la legge, la signora di Treviso potrebbe continuare comunque a rifiutare le cure finche' in condizioni di capacita' di intendere e volere'.
In riferimento invece al momento in cui la paziente non dovesse più essere lucida, conclude Roccella, 'tale decreto pone una serie di problemi, a partire dal fatto che si chiamerebbero in causa i medici al fine di 'dare la morte' alla paziente e si tratterebbe dunque di suicidio assistito'.

Devo constatare con grande preoccupazione i termini con cui il Prof. Francesco D'Agostino e la Sottosegretaria alla salute, Eugenia Roccella, si esprimono circa il rifiuto consapevole di tutte le terapie salvavita della signora di Treviso, affetta da una malattia degenerativa. 

Mi ricorda molto il ricorso al Tribunale di Roma di mio marito Piero Welby, nel dicembre 2006, quando mise in atto la sua disobbedienza civile, sostenuto dall'Associazione Luca Coscioni nella persone di Marco Cappato e  Marco Pannella e aiutato dal medico Dott. Mario Riccio. 
Ricordo le controversie tra la Procura di Roma, che sui risultati dell'autopsia sul corpo di mio marito, volle archiviare il caso, mentre il Gip continuò le indagini per poi comunicarmi, quale parte lesa, l'incriminazione coatta del medico. Finalmente il 23 luglio 2007 Mario Riccio fu prosciolto,  in base all'art. 51 cp con il commento che il medico aveva agito adempiendo un suo dovere professionale nei confronti del paziente.
 
Certamente serve una legge sulle disposizioni anticipate di trattamento, ma non questa che sta in attesa di approvazione al Senato: una proposta che è incostituzionale perché calpesta la dignità e la libertà delle persone, considerate non più pienamente persone quando diventano incapaci. 
Disposizioni anticipate si danno proprio per l'evento di perdita delle proprie capacità. Questa libertà viene negata da questa legge liberticida e incriminatoria. 
Spero che molti pazienti e medici coraggiosi inizino a ribellarsi e a ricorrere alla magistratura per ottenere una revisione e annullamento di questa illiberale legge. Una legge di cui non si è affatto parlato nelle tribune e nei salotti televisivi, perché alla stampa di regime fa paura il parere dell’80% degli italiani che invece è a favore del testamento biologico. Una legge approvata alla Camera solo per l’ennesima genuflessione alle gerarchie vaticane. Da donna cristiana non mi sento tuttavia di appartenere ad uno Stato bio-etico indifferente alla sofferenza umana, come quella patita da mio marito.  
 
Mina Welby
membro della Direzione dell'Associazione Luca Coscioni




4 agosto 2011

COMUNICATO STAMPA

BIOTESTAMENTO:ESPERTO,CASO DONNA TREVISO DIMOSTRA LEGGE URGE

(V. 'DONNA CHIEDE E OTTIENE DA GIUDICE ...', DELLE 9.17) (ANSA) - ROMA, 3 AGO - Il caso della donna di Treviso testimone di Geova che ha ottenuto dal giudice un decreto che le permette di rifiutare le cure ed i farmaci salvavita destinati alla sua grave malattia degenerativa 'rende evidente che una legge sul biotestamento è più che mai necessaria'.
A sottolinearlo è il bioeticista e membro del Comitato nazionale di bioetica (Cnb) Francesco D'Agostino.
'Si rende evidente da un caso come questo - commenta l'esperto - che una legge è indispensabile, perche' - spiega - non è possibile affidare ai magistrati, che possono legittimamente anche avere opinioni diverse sulla materia, la determinazione ultima di questioni che riguardano la vita umana'. Inoltre, il decreto in questione, rileva D'Agostino, 'che fa riferimento genericamente a 'farmaci salvavita', dimostra la delicatezza della questione dal momento che la categoria di tali farmaci non è così rigorosa, e dunque anche una semplice aspirina, in determinate condizioni, può diventare un farmaco salvavita'.
Secondo il bioeticista, dunque, 'la verità è che quando questioni che riguardano la vita umana si intrecciano con valutazioni di carattere medico e farmacologico, è giusto che la legge affidi al medico l'assunzione delle decisioni'.
Per queste ragioni, ribadisce D'Agostino, 'credo che una legge sulle situazioni di fine vita sia realmente indispensabile. L'importante - conclude - è fare in modo che non siano i giudici a stabilire criteri vincolanti in situazioni così delicate'.

 
ESTIMONE GEOVA TREVISO:ROCCELLA,CONFINE SUICIDIO ASSISTITO
'NON E' INIZIATIVA ISOLATA; LEGGE BIOTESTAMENTO NECESSARIA' (ANSA) - ROMA, 3 AGO - 'Non si tratta di un'iniziativa isolata, bensì che ha preso piede da tempo in vari tribunali al fine di introdurre forme di testamento biologico che legittimino pratiche al confine con il suicidio assistito'.
Così il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella commenta il decreto del tribunale di Treviso che permettere a una paziente testimone di Geova di rifiutare le cure salvavita destinate alla sua grave malattia degenerativa.
'Esistono altre iniziative simili a quella del tribunale di Treviso; - rileva Roccella - si tratta di iniziative in atto per introdurre e legittimare pratiche al confine con l'eutanasia e il suicidio assistito. Dunque, non e' una cosa nuova'.
(ANSA) - ROMA, 3 AGO - Nel decreto in questione inoltre, sottolinea il sottosegretario, 'si fa un uso 'forzato' della figura dell'amministratore di sostegno, che nasce con finalita' diverse'.
Dunque, secondo Roccella 'a fronte di tali situazioni, e' importante che ci sia una legge sul biotestamento, perche' questioni cosi' delicate non possono essere affidate a iniziative estemporanee'. Inoltre, spiega, 'se gia' ci fosse la legge, la signora di Treviso potrebbe continuare comunque a rifiutare le cure finche' in condizioni di capacita' di intendere e volere'.
In riferimento invece al momento in cui la paziente non dovesse più essere lucida, conclude Roccella, 'tale decreto pone una serie di problemi, a partire dal fatto che si chiamerebbero in causa i medici al fine di 'dare la morte' alla paziente e si tratterebbe dunque di suicidio assistito'.

Devo constatare con grande preoccupazione i termini con cui il Prof. Francesco D'Agostino e la Sottosegretaria alla salute, Eugenia Roccella, si esprimono circa il rifiuto consapevole di tutte le terapie salvavita della signora di Treviso, affetta da una malattia degenerativa. 

Mi ricorda molto il ricorso al Tribunale di Roma di mio marito Piero Welby, nel dicembre 2006, quando mise in atto la sua disobbedienza civile, sostenuto dall'Associazione Luca Coscioni nella persone di Marco Cappato e  Marco Pannella e aiutato dal medico Dott. Mario Riccio. 
Ricordo le controversie tra la Procura di Roma, che sui risultati dell'autopsia sul corpo di mio marito, volle archiviare il caso, mentre il Gip continuò le indagini per poi comunicarmi, quale parte lesa, l'incriminazione coatta del medico. Finalmente il 23 luglio 2007 Mario Riccio fu prosciolto,  in base all'art. 51 cp con il commento che il medico aveva agito adempiendo un suo dovere professionale nei confronti del paziente.
 
Certamente serve una legge sulle disposizioni anticipate di trattamento, ma non questa che sta in attesa di approvazione al Senato: una proposta che è incostituzionale perché calpesta la dignità e la libertà delle persone, considerate non più pienamente persone quando diventano incapaci. 
Disposizioni anticipate si danno proprio per l'evento di perdita delle proprie capacità. Questa libertà viene negata da questa legge liberticida e incriminatoria. 
Spero che molti pazienti e medici coraggiosi inizino a ribellarsi e a ricorrere alla magistratura per ottenere una revisione e annullamento di questa illiberale legge. Una legge di cui non si è affatto parlato nelle tribune e nei salotti televisivi, perché alla stampa di regime fa paura il parere dell’80% degli italiani che invece è a favore del testamento biologico. Una legge approvata alla Camera solo per l’ennesima genuflessione alle gerarchie vaticane. Da donna cristiana non mi sento tuttavia di appartenere ad uno Stato bio-etico indifferente alla sofferenza umana, come quella patita da mio marito.  
 
Mina Welby
membro della Direzione dell'Associazione Luca Coscioni




6 maggio 2011

Intervista

Il 20 dicembre 2006 Mina Welby è rimasta accanto a suo marito Piergiorgio fino all’ultimo istante, quando un medico, Mario Riccio, l’ha staccato dal respiratore artificiale, rispettando la determinata volontà del paziente, malato di distrofia muscolare progressiva. Da allora questa minuta vedova altoatesina ha continuato a battersi perché ai malati sia data la libertà di decidere quando interrompere le cure e smettere di soffrire. Così il 27 aprile ha protestato con forza di fronte al tentativo della maggioranza e di Pierferdinando Casini dell’Udc di accelerare l’approvazione del disegno di legge del Pdl sul testamento biologico che prevede l’alimentazione e l’idratazione forzate e dà al medico l’ultima parola. Il dibattito è stato poi rinviato al 18 maggio, ma lei è ancora arrabbiata. «La cosa più vergognosa» dice «è che non c’era alcuna urgenza. E’ stata solo una messa in scena per conquistare i voti dei cattolici alle elezioni amministrative!».

Se fosse stato approvato il disegno di legge, in un caso come quello di suo marito, il medico sarebbe finito in carcere per omicidio di consenziente. E’ così?
«Certo. Per questo la considero una legge liberticida. Ci toglie un diritto fondamentale: scegliere come vivere e come morire, se un giorno, a causa di un incidente o un infarto, fossimo costretti a un’esistenza vegetativa, attaccati a una macchina. Attenzione: io non voglio che si stabilisca per legge che un paziente in queste condizioni debba essere lasciato morire. Scherziamo! Voglio però che quel malato possa scrivere prima, quando è nel pieno delle sue facoltà mentali, le proprie volontà su come intende essere curato e fino a che punto autorizzare l’intervento medico, il tutto in un testamento biologico».
Lei sostiene anche che il disegno di legge del Pdl sia incostituzionale. Perché?
«Perché l’articolo 32 della Costituzione afferma che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”. Aggiunge però: “La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Ebbene io credo che obbligare, come fa questa legge, alla nutrizione e all’idratazione un paziente che non lo desidera sia un atto di violazione del corpo della persona e della sua dignità. E’ l’etica del sondino di Stato. Credo che affidare l’ultima parola al medico che deciderà in scienza e coscienza, senza neppure il dovere di ascoltare il comitato etico dell’ospedale, sia un altro abuso della libertà».
Non le vengono mai dei dubbi? Magari in quel momento il paziente non è in grado di prendere una decisione equilibrata, oppure nel testamento biologico potrebbe aver scritto di rifiutare in determinate circostanze acqua e cibo, ma poi, cambiata la situazione, cambiare idea…Non sappiamo neppure quali sensazioni provi un paziente in stato vegetativo.
«Il paziente può cambiare la propria volontà fino all’ultimo minuto, affidando i suoi desideri a un fiduciario. Dal momento in cui diviene incosciente, però, vale la decisione presa in precedenza. Proprio qui dovrebbe entrare in azione il fiduciario che è affidatario del bene massimo del paziente. Dovrebbe essere lui insieme al medico a decidere come procedere in una situazione disperata. Stia tranquilla, nessun medico farebbe morire un paziente che considera salvabile».
Una legge è davvero necessaria?
«Sì, perché le terapie invasive con i macchinari causano un prolungamento non solo della vita ma di sofferenze spesso inutili. Una legge l’ha chiesta anche con la sua morte, Piergiorgio Welby, da uomo politico e co-Presidente dell’Associazione Luca Coscioni. Ma dev’essere un progetto, simile a quello del senatore Ignazio Marino, che afferma la libertà di cura, il consenso informato, la possibilità che il medico e il paziente scrivano assieme il testamento biologico. Il progetto Marino parla anche di cure palliative che sono diventate obbligo di legge. Sono delle cure che coinvolgono l’intero nucleo familiare, quando le terapie non sono più efficaci per una determinata malattia, e accompagnano dolcemente il malato alla fine. Tuttavia sono ancora troppo pochi i malati che ne possono usufruire.
Suo marito Piergiorgio avrebbe potuto morire in silenzio, come accade in tante rianimazioni dove i medici interrompono le terapie in malati che ritengono irrecuperabili e nessuno se ne accorge. Invece ha scelto la spettacolarità. Perché?
«E’ stata la sua grande battaglia con i Radicali. Voleva scuotere le coscienze sulla libertà di cura. Ricordo che una volta, distrutto dalla sofferenza, mi ha detto: “Mina dammi quelle pasticche di sonnifero, tutte assieme, voglio farla finita. Io gli ho risposto che proprio non me la sentivo e poi che avevamo intrapreso una battaglia. “Brava” mi rispose “Non mollare, dammi coraggio”.
Lei è stata accanto a suo marito mentre il medico gli staccava il respiratore. Dev’essere stato terribile.
«Invece no. Sembrerà paradossale ma è così: in quel momento è finita la sofferenza, il lutto. Ho chiesto fino all’ultimo a Piergiorgio se volesse andare avanti e lui ha risposto di sì. Prima di addormentarsi, sotto l’effetto di un sedativo, mi ha fatto un grande sorriso e l’occhiolino. Come a dire: “Ci si rivede presto, noi due, eh!”».

Da Donna Moderna

Antonella Trentin




14 giugno 2010

PRESENTAZIONE "L'ULTIMO GESTO D'AMORE"

PRESENTAZIONE DEL LIBRO "L'ULTIMO ATTO D'AMORE" DI MINA WELBY E PINO GIANNINI

EDIZIONI NOUBS, 2010

GIOVEDÌ 17 GIUGNO ALLE 18.00

SPAZIO ASSOCIATIVO "IL PORTO RITROVATO", PARCO 11 SETTEMBRE (EX MANIFATTURA TABACCHI)

VIA AZZO GARDINO/VIA RIVA DI RENO, BOLOGNA

INTRODUCE CLAUDIO COMANDINI.

Una testimonianza lucida e commossa su uno dei casi di diritto alla vita - e alla morte - che ha scosso

l'Italia.

I proventi dei diritti d'autore relativi alle vendite del libro saranno interamente devoluti

all'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica.




17 febbraio 2009

In partenza

Mi sentivo bene, ero sempre presente e lavoravo su vari progetti. Poi venne il giorno del Decreto d'Urgenza del Governo “per salvare Eluana” che mi ha precipitato in un baratro lontano più di due anni. Vedevo vanificato tutto quello che Piero aveva faticosamente costruito per le scelte delle persone riguardo le loro cure mediche. Lo rivedevo rattristato, impaurito, sentivo il suo bisbiglio, “fate presto!”. Vedevo quei momenti di disperazione e sentivo la sua solitudine perchè anch'io mi ero comportata come oggi si comportano molti benpensanti che volevano che Eluana vivesse a tutti i costi. Io lo facevo per egoismo. E allora sentivo un profondo senso di colpa per essere stata ingiusta con lui. Oggi si verifica una continua aggressione alla persona di Beppino Englaro. E non è finita.

Da sempre nella vita, quando mi pare di essere arrivata ad un bivio, faccio il bilancio, cominciando naturalmente da me stessa.
Non ha senso che gli entusiasmi suscitati dalle mie parole, pronunciate in pubblico, funzionino come fuochi di paglia che muoiono appena accesi. C’è bisogno di far leva su coloro che sono disgustati da certa politica, chiesa e televisione. La loro nausea non riguarda la pietanza ma sul come viene presentata. Bisogna cambiarla in piatto gustoso e di alta cucina. Parlo così perché una vita che non facevo altro che inventare manicaretti dei più improbabili per un palato normale, ma abbordabile per chi non poteva più fare altro che deglutire a fatica e almeno godere ancora qualche buon sapore.
Nel convegno “Verità e menzogne su eutanasia Coscioni, Welby, Englaro” Radio Radicale è riuscita a offrire ai sicuri una conferma, ai dubbiosi chiarezza, ai militanti l’entusiasmo che li unisce in una rete. Ora non dobbiamo perderci di vista. Ci sono i vari impegni isolati in tutto il paese. Servirebbe un coordinamento di informazione sull’intero territorio italiano. Mancano programmi televisivi divulgativi sui temi che da un paio d’anni ci tengono desti. Troppo spesso i conduttori non curano la correttezza dell'informazione, ma cercano di contrapporre personaggi che si affrontano in modo aggressivo, cosa che non aiuta lo spettatore a riflettere. Il relatore che onestamente vorrebbe contribuire con pacatezza all’informazione degli ascoltatori viene aggredito e silenziato. E ora che Eluana non c’è più manca l’esca e i temi importanti vanno dimenticati fino alla prossima occasione di poter inventare un nuovo titolo scandalistico.

Sui giornali si leggono al solito titoli più gridati che troppo spesso non aiutano una causa, semmai facciano promuovere la vendita. Un buon giornalista dovrebbe conoscere il tema di cui parla. Dovrebbe non soltanto scrivere un articolo, tanto per scriverlo e guadagnarsi la giornata ma, da professionista, deve informarsi sul tema a tutto tondo per poter dare un proprio giudizio ai lettori se è opinionista. Ma mi domando perché le penne più raffinate e equilibrate non trovano eco nel pubblico, e sulle piazze si sentono solo gli urli invasati degli esaltati che ripetono quello che è stato loro suggerito da qualche saltimbanco?

Ecco, non voglio cadere nella tentazione di rispondere aggredendo. La nostra forza è l’equilibrio, la fermezza, la limpidezza delle nostre convinzioni che fanno parte della nostra vita, perché le abbiamo acquisito sul campo. Le nostre Cellule Coscioni sono sparse sul territorio. Persone preparate sui temi si trovano sicuramente in ogni regione, nelle università, nelle comunità locali. Ci sono anche persone volenterose che hanno bisogno di un supporto organizzativo. Molti cittadini sentono il bisogno di essere informati. Mi rivolgo in particolare ai nostri studenti che possono fungere da organizzatori di eventi, sparsi nei paesi e nelle città. Non lesinate con la vostra fantasia, voi delle facoltà di scienze di comunicazione. Se avete bisogno anche solo di un incoraggiamento e che mi faccia vedere, io sono con voi, ho bisogno di voi. Dobbiamo prepararci per un grande giorno. Dobbiamo mettercela tutta.




16 dicembre 2008

La mozione è stata ritirata

La mozione è stata ritirata. Anche nel piccolo di un municipio si verifica ciò che è realtà nel nostro parlamento: posizioni di vedute moralistiche personali che entrano a far parte della politica, dove, a parer mio, non hanno ragione di esistere.

Nel gruppo del PdL si parla di provocazione ideologica del Presidente del Municipio, Sandro Medici, cosa che io non condivido. Per me la mozione sulla certificazione dei Testamenti di vita portata in consiglio doveva significare un supporto a quelle forze politiche dei vari partiti in parlamento che sono sensibili alla vasta richiesta della società civile per dare legalità esecutiva ai testamenti di vita redatti dai cittadini italiani. Temi di vita e fine vita dei cittadini non appartengono né a religioni, né a partiti, ma semplicemente alle persone.

In breve: i promotori hanno ritirato la mozione, perchè avevano paura che venisse bocciata.

Spero che in una discussione in Commissione riesca anche il PdL a far propria la mia richiesta per l’apertura di un registro per i testamenti di vita e che nel mese di gennaio si possa portare in consiglio un’altra mozione sul tema.

Io ho deciso di farne una petizione popolare, raccogliendo firme, e portandola in consiglio.

Vedi anche notizia su http://www.aduc.it:80/dyn/eutanasia/noti.php?id=243709




15 dicembre 2008

REGISTRO TESTAMENTI BIOLOGICI

 DELIBERA SUL REGISTRO PER I TESTAMENTI BIOLOGICI VA IN CONSIGLIO AL MUNICIPIO X

Ho avuto comunicazione da parte del Presidente del Municipio X, Sandro Medici, che lunedì 15 dicembre alle ore 16.00 andrà in aula la delibera sul Registro del Testamento Biologico. Spero che non ci siano chiusure ingiustificate almeno da parte della maggioranza. Dal Municipio X partirà la mobilitazione su altri municipi della città di Roma per aprire uno sportello per il “Servizio di autenticazione certificatoria del testamento biologico”.
I testamenti biologici certificati e depositati non avranno ancora valore legale, ma vogliono essere anzitutto, nella attuale insicurezza, un segnale da parte dei cittadini italiani al nostro Parlamento di legiferare a favore dell'autodeterminazione delle persone, perchè nessuno decida al posto loro e si determini con una legge ciò che è scritto nella nostra Costituzione all'articolo 32. Con una legge ad hoc il testamento di vita potrà ottenere potere esecutivo.

Chi vuole assistere in aula consiliare è benvenuto!




10 novembre 2008

BILANCIO

Convegno del 6 novembre 2008
Ai confini della vita.
Il testamento biologico
come nuova speranza 

Bilancio
 
Riascoltato ieri sera un’altra volta gli interventi del convegno e dall’iniziale bilancio positivo sulla frequenza e la partecipazione viva del pubblico oggi vado al bilancio in negativo per quello che riguarda un esito di legge sulle dichiarazioni anticipate sui trattamenti sanitari.

La parte più positiva nell’organizzazione è la partecipazione del Senatore Ignazio Marino, che ci ha potuto dare uno spaccato sullo stato dell’arte della legge sul Testamento biologico.

Riascoltando l’intervento del Senatore Ignazio Marino mi è parso capire che per il semplice fatto che la legge 120 di un anno fa che voleva ridurre le liste di attesa sia stata spazzata via, con un emendamento senza possibilità di discussione in aula, al Governo attuale, come al parlamento, non importa nulla dei cittadini e specialmente dei più poveri, - perché gli altri le visite mediche e le indagini di laboratorio se li possono pagare.

Premesso questo, temo che il lavoro, su una legge in materia di dichiarazioni anticipate sui trattamenti sanitari di parlamentari sensibili alla volontà di autodeterminazione dei cittadini, alla fine venga vanificato. I motivi sono lampanti: si vorrebbero rendere obbligatori la nutrizione e idratazione artificiale e la ventilazione forzata, quindi obbligatorio un buco nella pancia e un altro nel collo.

Conseguenza: si contravviene all’art. 32 comma 2 della nostra Costituzione che dà libertà di scelta delle terapie, i medici rianimatori avranno paura di incorrere in denunce e i cittadini, anche se rifiutano le terapie di cui sopra, entrando in coma verrebbero sottoposti ai trattamenti forzati. Chi non avrà disponibilità per pagarsi un avvocato, dovrà rimettersi l’anima in pace o potrà salire sulle barricate e fare proteste pubbliche. Chi ha disponibilità di denaro proverà a sbattere in altra maniera contro un muro di gomma?

Una previsione troppo negativa? Sbagliato il mio ragionamento? Sarei contenta se fosse così.

Un rimedio forse debole ma nel convegno è stato lanciato e ho seriamente intenzione di intraprendere la strada anche in solitaria se fosse necessario. Ma so che ho molte persone che hanno già redatto e depositato il proprio testamento biologico e confido in loro di convincere altri a farlo. La disponibilità dei comuni di tutta l’Italia ad istituire un registro e deposito di testamenti biologici dei cittadini che vivono in Italia sarebbe di grande aiuto per questo atto pubblico.

Dovrebbe diventare un passaparola generale. Una copia dovrebbe essere inviata per posta al Governo. Credo che solo una azione popolare generale potrebbe far capire al parlamento che nessuno dei cittadini italiani vuole essere espropriato della propria libertà di decidere per se stesso.




1 novembre 2008

AI CONFINI DELLA VITA

 AI CONFINI DELLA VITA

IL TESTAMENTO BIOLOGICO COME NUOVA SPERANZA


Giovedì 6 novembre 2008
Ore 17.00

Municipio X

Sala Rossa 4° piano

Piazza di Cinecittà, 11 - 00174 Roma


Introduce:

Sandro Medici
Presidente del Municipio X

Modera
Dr. Adriana Pannitteri
giornalista Tg1

Interventi

Senatore Prof. Ignazio Marino PD
Membro commissione Igiene e Sanità

Don Matteo Zuppi
Comunità di St. Egidio Parroco di St.Maria in Trastevere

Avv. Giuseppe Rossodivita
Giunta Radicali Italiani

Dr. Giosuè Pasqua
Responsabile di Comunicazione della Cooperativa Cecilia

Mina Welby
Moglie di Piergiorgio Direzione Ass.ne Luca Coscioni

Come raggiungere il Municipio X:
Metro linea A - stazione Subaugusta
Autobus linee: 451 - 503 - 552 - 559 - 590 - 650 - 654
.




26 ottobre 2008

UN DOCUMENTO LETTERA

E' tornato tutto come quel 27 settembre 2005?

Prof. Francesco D’Agostino,

sono trascorsi due anni da quando le inviai una e-mail nella quale, illustrandole la mia situazione, la invitavo a riflettere sulla necessità di consentire agli Italiani di poter esprimere attraverso un documento la loro rinuncia, in caso di coma, ad alcuni trattamenti medici. Allora si parlava di Testamento Biologico, oggi si chiama più correttamente Dichiarazione Anticipata di Trattamento.

Il 13 luglio 2005, il DAT (dichiarazioni anticipate di trattamento ) è approdato alla Camera: il Presidente Pier Ferdinando Casini lo ha trasmesso alla commissione Affari sociali.

Nel Disegno di legge N. 2943 - Norme in materia di dichiarazioni anticipate di trattamento - d’iniziativa del senatore Tomassini, si chiarisce che “l’eutanasia non è assolutamente consentita dai codici del nostro Paese […]” ma “Compito della società è garantire e tutelare la vita dei cittadini assicurando loro tutti i mezzi a disposizione per le terapie curative o palliative migliori, a garanzia di un’esistenza dignitosa fino all’ultimo”. Questa premessa si concretizza nell’Art. 5. (Situazione d’urgenza) 1. che specifica: “non è richiesto il consenso al trattamento sanitario quando la vita della persona incapace sia in pericolo ovvero quando il suo consenso o dissenso non possa essere ottenuto e la sua integrità fisica sia minacciata.”.

Vorrei portare alla Sua attenzione una situazione rara, ma non infrequente, che riguarda le persone colpite da patologie degenerative che, dopo aver gravemente limitato, o totalmente annullato le capacità motorie, culminano in una insufficienza respiratoria e, in molti casi, in uno stato comatoso che viene risolto con il ricovero in un reparto di rianimazione dove si procede all’intubazione e alla stabilizzazione dei parametri. Il secondo step è la tracheostomia e il supporto di un ventilatore polmonare che incide in modo determinante sulla già scarsa qualità della vita e, in molti casi, per superare le difficoltà di deglutizione, si ricorre alla NIA (Nutrizione Idratazione Artificiale) tramite PEG ( alimentazione endogastrica). Se tutto ciò è in contrasto con le dichiarazioni anticipate di trattamento espresse, come possono essere tutelate queste persone? Patologie, come Distrofie muscolari, SLA ecc. sono caratterizzate da una lenta, ma inesorabile, progressività che non compromette le facoltà intellettive, e le Dichiarazioni Anticipate di Trattamento potrebbero rappresentare per alcuni malati, costretti a misurarsi per lunghi anni con quasi tutte le forme di handicap, una decisione più che ponderata.

Le persone, pro­vate dal dolore, si cimentano con esso e tentano di dare delle risposte: a volte lo sublimano, a volte lo percepiscono come ineluttabilità, a volte decidono di sottrarvisi. Tutte queste risposte ci appartengono perché appartengono all’uomo, nessuna può essere ripudiata, nessuna può essere imposta come modello a chi col dolore si confronta quotidianamente. Rispondere al dolore può anche voler dire decidere di interrompere i trattamenti a sostegno della propria vita, o rifiutare che il medico, in caso di coma, metta in atto tutte le strategie di cui dispone.

Proprio Lei, Prof. D’Agostino, nella prefazione al saggio Eutanasia (Sofferenza & dignità al crepuscolo della vita) di Bernard Ars & Etienne Montero, scrive: “ La tentazione dell' ac­canimento terapeutico è il rovescio della medaglia degli straordi­nari progressi compiuti dalla medicina, specialmente nel campo della rianimazione” e nel primo capitolo si legge: “Il principio del rispetto della vita ci porta non solo a respingere l'eutanasia intesa come intenzione di dare la morte, ossia l'esat­to contrario di quel principio, ma anche a rifiutare la pratica di cure sproporzionate, incompatibili con il rispetto della qualità della vita del paziente”.

Per questi motivi ritengo che si debba dar seguito alle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento, espresse da quei portatori di patologie degenerative, nel caso di una loro perdita di coscienza ed evitare anche di procedere alla alimentazione e idratazione artificiale.

So che tra breve il Comitato Nazionale di Bioetica si riunirà per esaminare delicate questioni di bioetica quali: le dichiarazioni anticipate del paziente in caso di coma; la liceità della richiesta, soprattutto se scritta, di non essere più alimentati o idratati e, più in generale, ''se l'alimentazione debba essere ritenuta un atto medico o se, invece, essa sia da considerare in un quadro più esteso, di “care” o se abbia un valore più simbolico di un semplice atto medico.

Prof. Francesco D’Agostino, le scelte che ha di fronte sono scelte che vanno dritte al cuore della vita e della morte. Ciò detto, è indispensabile chiarire che, nell’affrontare le tematiche legate al termine della vita, non ci si trova in presenza di uno scontro tra chi è a favore della vita e chi è a favore della morte: tutti i malati vogliono guarire, non morire. Chi condivide, con amore, il percorso obbligato che la malattia impone alla persona amata, desidera la sua guarigione. I medici, resi impotenti da patologie inguaribili e incurabili, sperano nel miracolo laico della ricerca scientifica. Tra desideri e speranze, il tempo scorre inesorabile e, con il passare del tempo, le speranze si affievoliscono e il desiderio di guarigione diventa desiderio di abbreviare un percorso di disperazione, prima che arrivi a quel termine naturale che le tecniche di rianimazione e i macchinari che supportano o simulano le funzioni vitali riescono a spostare sempre più in avanti nel tempo. Chi deve rispondere a queste domande, inquietanti, ma ineludibili, che aumentano con l’aumentare della “potenza” dell’apparato tecnoscientifico? In Europa alcuni stati hanno risposto con leggi, altri si apprestano a farlo, qualunque siano le convinzioni personali, si deve prendere atto che la tendenza generale va nel senso di un sempre maggiore rispetto della volontà espressa dagli interessati e di una minore discrezionalità del medico.

Piergiorgio Welby
Membro del Consiglio Generale
dell'Associazione Luca Coscioni



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