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  Calibano [ TERMOVALORIZZATORE DI FOSSILI ONIRICI ]
         

   

                GLI EDITORIALI

       DEL CALIBANO

   (PIERGIORGIO WELBY)

Io amo la vita: la storia di Piero e Mina Welby - trailer

 

      

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Welby Un atto di giustizia
Riccio Disinformazione medica e

vigliaccheria politica

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Riproduci   vivavoce230708
 

            

                  
       Radical italiani
     www.ignaziomarino.it

Il grande fratello 
dei falchi pellegrini e non solo


 

Album di Aria e Vento 2007


Vestivamo alla
marinara 2006
(copyright by Welby)

       
   
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un sorriso
contro la violenza

azione blog iniziata da
Galatea


L'onore dipende spesso
dall'ora che segna l'orologio.
Guillaume Apollinaire
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Calibano: la terra, il fango,
le viscere, la passione cieca,
l'incognito, il caos, la paura,
il talento primordiale, virile,
erotico che spesso vibra di febbre
e non ha bisogno di luce né di parola.
La carne, l'anima, lo spirito insieme
in un ultimo viaggio; prima della
separazione, della libertà di scegliere
un nuovo luogo, un nuovo corpo da
,o dove addormentarsi, come
dice Ariel, sotto un fiore



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IL MARATONETA
  LUCA COSCIONI
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2007/audio/storia_giallo2007
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Audiolibri per nonvedenti

e ipovedenti
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Medici Senza Frontiere
               
                
  
       Un momento del V-Day 2007 a Bologna

       "Amore civile" - Nuove forme 
     di convivenza e relazioni affettive


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         HandyLex
        Superando.it 

        

         

emergenza kenya
      


      
Cristo! come eravamo ridicoli
io e il Nuvola mentre seguivamo
il furgone mortuario del Comune
…ti saresti divertita, cazzo!…
noi sulla circonvallazione
a cambiare la candela sporca
e la tua bara grigio topo gettata
nel cimitero di Prima Porta
…ti saresti divertita, cazzo! …
così come ti divertivi da sballo
a fare l’autostop sulla Colombo
per rubare una giornata alla
disperazione
e sbatterla sulla spiaggia di
Capocotta….
…io e te…confusi tra gli altri
che lanciavano la loro allegria
sugli asciugamani colorati della
fantasia
…io e te…la sera nel vagone
del treno…
ad assaporarci il sale sulle labbra,
a scandalizzare quelle facce
di cartapesta imbolsite dal sopore,
…io e te…ad inventare equilibrismi
sulla corda tesa del pudore ma…
con la mente già chiusi in
quella stanza.
Che assurdità quel grattacielo
di morti murati dietro quei marmi
di fiori appassiti e nomi dimenticati.
Ti lasciammo tra i crisantemi gialli
rubati ad un disgraziato tuo vicino
e l’odore di cera e fiori marciti…
andammo via tirando calci ad
una Pepsi
e cantando All along the watch
tower…
cantavamo forte per non piangere,
forse,
..io non ho pianto…ma,…
una volta tornato in quella stanza,
ho passato la notte alla finestra,
tutta la notte a guardare
il fumo leggero della Marlboro
che mi bruciava gli occhi
e lo scorrere lento dei vagoni.
(P. Welby, 

 

All Along The Watchtower 
dalla raccolta -Natiche Sadiche-)

 

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11 giugno 2016

L'ULTIMO GESTO D'AMORE

L'ultimo gesto d'amore

di

Mina Welby e Pino Giannini

riedizione per i tipi di

Marotta&Cafiero

Lo potete trovare su tutti i circuiti librari


Una storia d'amore che mi è entrata dentro,

e non è uscita più. Come capita alle storie

importanti che leggi o che ascolti.”

Roberto Saviano


Siamo di fronte a una storia d’amore non di

morte.”

Don Andrea Gallo


Penso che questo libro dovrebbe essere un

libro prezioso da dare a tutti gli studenti della

mia facoltà, che è Lettere e Filosofia e perchè

no anche a quelli di legge o di fisica”.

Giulio Giorello








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permalink | inviato da Mina vagante il 11/6/2016 alle 21:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



27 agosto 2015

VITA DIGNITOSA UGUALE PER TUTTI

Sono Mina Welby co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni e saluto e ringrazio il Signor Sindaco dott. Maurizio Brucchi di averci convocati. Sono qui perché da sempre ho fiducia che il primo cittadino di un comune non solo rappresenta tutti i cittadini ma si prende carico in particolare di quelli in difficoltà.

La questione per cui siamo qui va giustamente inquadrata alla luce della competenza esclusiva di cui all’art. 117, comma 2 lettera (m) dello Stato di legiferare in materia di: “determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale”.

L’art. 3 della nostra Costituzione recita: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione ….. di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

La Convezione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità del 2006 è entrata in vigore in Italia con la Legge n. 18 del 3 marzo 2009 che obbliga lo Stato Centrale alla piena fruibilità di tutti i diritti delle persone con disabilità allo scopo di promuovere la piena integrazione delle persone con disabilità, in attuazione dei princìpi sanciti dalla Convenzione di cui all'articolo 1, nonché dei princìpi indicati nella Legge 5 febbraio 1992, n. 104.

In materia di disabilità i poteri locali hanno la potestà regolatoria dei servizi socio-sanitari che sono attuativi dei diritti di cui la Convenzione Onu.

Nel regolamentare le modalità di accesso ai servizi sociosanitari il comune è obbligato a rispettare i seguenti criteri di legalità:

1) Le modalità di accesso non essere tali anche da un punto di vista economico da vanificare l’accesso ai disabili. Quindi si verifichino e si rispettino le capacità di contribuire ai servizi da parte delle famiglie.

2) Le modalità di accesso non essere tali anche da un punto di vista economico da creare situazioni di disparità con disabili di altri Comuni.

Infine in merito a quanto sopra, che, correttamente come da legge, privilegia i diritti soggettivi delle persone con disabilità rispetto al dato delle risorse locali, credo sia anche utile che il Sindaco di Teramo ne inizi ad attenzionare l’ANCI Abruzzi.

Ricordo al Signor Sindaco e a tutti i presenti la legge regionale del 23 novembre 2012, n. 57 per la Vita Indipendente fortemente voluta e ottenuta da Severino Mingroni di Casoli prov. di Chieti, Consigliere Generale dell’Associazione Luca Coscioni.

Purtroppo anche questa bella legge ha solo il pregio di essere l’unica del genere in Italia ma credo per la maggioranza dei disabili abruzzesi solo sulla carta.

Invito il Sindaco di agire in accordo con il Presidente della Regione Abruzzo e tramite l’Assessorato alle politiche sociali e il Servizio Sanitario di Teramo di attivare gli assistenti socio-sanitari che verifichino con tatto e sensibilità lo stato di disagio delle singole famiglie, che con il passar del tempo possono aver aumentato lo stato del bisogno di cure.

La legge 67 del marzo 2006 è un ulteriore mezzo di sostegno delle pari opportunità delle persone con disabilità rispetto alle altre. Certamente è giusto che per tutto quello che consumano i disabili come consumatori, come il resto dei cittadini, non ci debbano essere differenze, ma è legittimo che debbano esigere i servizi aggiuntivi per poter usufruire dell’offerta uguale per tutti. Per es. un accompagnatore.

Va da sé che ricordi il senso di umiliazione, quando delle persone si sentono discriminate. A questo c’è soluzione la legge 67 del 2006.

Come Rita Bernardini con Radicali Italiani difende la dignità delle persone detenute nelle carceri italiane, così l’Associazione Coscioni cerca di aiutare le persone con disabilità a raggiungere il cuore della politica con i loro corpi avvalendosi della loro dignità umana.

La ringrazio, Signor Sindaco, e affido a lei e ai suoi collaboratori le persone che chiedono una vita dignitosa pari a tutti i cittadini d’Italia.






20 luglio 2014

MANTOVA DIRITTI IN FORMAZIONE

NODI METODOLOGICI E

RISVOLTI SOCIO-POLITICI

Con Mina Welby, Martino Gianvito capo-divisione neuroscienze del San Raffele.

Una traccia per un dibattito aperto

Saluto quest’assemblea di giovani democratici che, immagino, vogliano prepararsi a un proprio avvio nella politica in diversi ambiti.

Piergiorgio Welby al Presidente del CNB Francesco D’Agostino “A volte non siamo noi a decidere di quali problemi occuparci, ci sono nodi gordiani che troviamo sulla nostra strada e non possiamo evitare di tentare di sciogliere.”

Ci sono nodi nella vita dei cittadini che la politica stessa non riesce o non vuole sciogliere. Cominciamo con i nodini: le difficoltà quotidiane a cominciare con il pagamento dell’asilo nido, della tassa universitaria, della difficoltà dei giovani di trovare lavoro, delle coppie che vorrebbero sposarsi, ma non hanno un lavoro adeguato, chi vorrebbe aprire un’attività, ma non ha i parametri per accedere a un finanziamento ecc. e l’invecchiamento con la solitudine, perché non ci sono più figli. Piccoli nodi personali che diventano nodi gordiani non districabili, quando un parlamento non fa più leggi e si limita a convertire in legge decreti governativi, ignora le proposte di legge di iniziativa popolare e rallenta i lavori e da questo si vede il poco interesse dei parlamentari a dare una svolta al malessere del paese. Manca vera democrazia e trasparenza. E sul terreno della precarietà governa presto e si espande l’illegalità e il crimine. Non parlo dei grandi criminali ma di quei piccoli atti quotidiani criminali fuori legge.

Dare oggi un nuovo e profondo rinnovamento al corso politico del nostro paese è quanto mai difficile. E dico il perché: la nostra Costituzione più bella del mondo fin da principio è stata non osservata e snaturata. Perché, mi direte. Semplicemente perché sarebbe dovuta essere abrogata prima di tutto la legislazione fascista e dato all’Italia fin dalla approvazione della Costituzione un nuovo ordinamento legislativo. Come allora le voci e le richieste del Partito d’Azione, di pensatori e studiosi, anche oggi, chi con nozione di causa e per esperienza politica di una vita, come Marco Pannella, Emma Bonino, Rita Bernardini e altri con loro, sono silenziati, oscurati e messi all’indice.

Se vogliamo essere rinnovamento e cambiamento dobbiamo iniziare da qui, con meticoloso studio della situazione socio-politica in cui siamo andati nostro malgrado a finire e trovare estremi rimedi per estremi fatti di illegalità e disinteresse nel nostro paese. Sento intorno a me una grande stanca. Non ci sono più le folle degli anni 70, entusiaste di idee. Oggi più di allora stiamo sprofondando in una situazione davvero apocalittica. Non scherzo.

La grande migrazione delle popolazioni del mondo non si ferma ormai, causa guerre di cui il ricco occidente è colpevole. Grande progresso scientifico e industriale e ricchezza troviamo accanto alle favelas di estrema povertà e morti per fame.

Chi mi ha invitato si domanderà, cosa c’entri tutto questo con la bioetica. C’entra e come! I nostri diritti al lavoro, allo studio, alla libertà di pensiero, alla religione, all’associarsi, alla cittadinanza, al domicilio, alla vita, alla salute, all’autodeterminazione anche fino al nostro ultimo respiro sono tutti, ma proprio tutti diritti esigibili indistintamente e tutelati in modo uguale dalla nostra costituzione e non fa eccezione nessuno.

Le cose che avevo elencato rientrano nel capitolo dei principi fondamentali della nostra Costituzione, che recita all’art. 3 che: tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese.

Quello che il parlamento fa è essenzialmente quello che suggerisce ogni partito di proporre e di votare. I giochi politici, per interessi del partito, delle correnti e spesso anche personali, inficiano la legislazione per laboriosità, per lunghezza dei tempi e non ultimo per visuali personali religiose che in un parlamento non hanno ragioni di essere nei contenuti, perché un parlamento deve fare leggi valide per tutti, leggi non proibizioniste, non impositive ma che danno facoltà di agire e rispettano la libertà di tutti. Leggi che abbiano un occhio lungo nel futuro.

Certo sono idee che butto lì e ognuna di queste avrebbe bisogno di analisi e progettazione per un futuro migliore. La bioetica tocca tutte le fasi della nostra vita dal nascere al vivere al curare al morire. E tocca la nostra vita oggi più di 50 anni fa per il semplice motivo che il progresso della ricerca e della scienza medica ha fatto nascere nuovi problemi. Oggi la vita è medicalizzata fin dal concepimento. La medicina ci prolunga la vita. Certo non tutti hanno scritto nel loro genoma una vecchiaia felice e senza problemi. Ma tutti vorrebbero vivere la loro pensione in serenità e senza essere di peso ai figli. Abbiamo una eccellente legislazione sull’assistenza sanitaria, ma la richiesta di più salute e migliori cure, l’aumento di nuove patologie anche rare che chiedono cure costose portano preoccupazione a tutti.

Oggi più che mai si avverte la necessità di riflettere su come decidere per se stessi sulle scelte di fine vita, per togliere responsabilità a chi ci è caro. Vicende come quella di Eluana Englaro e Piero Welby, ma anche di altri, come i Lizzani, Monicelli, Lucio Magri, solo per citare i più noti hanno acceso dibattiti di fuoco e con violente contrapposizioni. Quello che ci serve è un dibattito aperto e sereno in termini di dialogo, senza contrapposizioni violente.

A questo scopo l’Associazione Luca Coscioni insieme ai Radicali, l’UAAR, EXIT, Gli Amici di Eleonora ha depositato la proposta di legge di iniziativa popolare “RIFIUTO DI TRATTAMENTI SANITARI E LICEITA’ DELL’EUTANASIA”, firmata da 70.000 cittadini. Ormai giace in Camera dei Deputati da 10 mesi e vorremmo che si parli di fine-vita in Parlamento. Da allora nessuna calendarizzazione, né audizione, né un serio dibattito televisivo. Sono passati quasi quattro mesi dal giorno in cui il Presidente inviò al dirigente dell’Associazione Luca Coscioni Carlo Troilo una lettera in cui sollecitava il Parlamento ad un “sereno e approfondito confronto” sui drammatici problemi del fine vita, ribadendo la posizione che aveva già reso pubblica nel dicembre del 2006 rispondendo a una lettera di Piergiorgio Welby. E pochi giorni fa, incontrando rappresentanti del Comitato Nazionale di Bioetica, sempre Napolitano “ha sottolineato che il silenzio osservato negli ultimi tempi dal Parlamento su queste materie non può costituire un atteggiamento soddisfacente rispetto a problemi la cui complessità e acutezza continua a essere largamente avvertita”. Sono 17 i parlamentari che hanno sottoscritto la nostra proposta di legge di tutti gli schieramenti. Non pretendiamo che il Governo Renzi e la maggioranza di cui è costituito facciano proprio questo obiettivo e lo portino avanti. Non c’è la pretesa che nel programma di Governo ci sia l’eutanasia ma che ci sia il dibattito e il confronto parlamentare. Si lasci il parlamento libero di discutere di affrontare questi temi davanti all’opinione pubblica, attraverso il cosiddetto servizio pubblico dell’informazione radio televisiva. Se ci sarà dibattito, quello che oggi sembra impossibile potrà diventare una possibilità concreta, perché è difficile per qualsiasi soggetto politico andare contro delle maggioranze sociali consapevoli e di informate.

Per un dibattito sereno può aiutare moltissimo la medicina narrativa. Storie di vita dolorosa vissuta, sia da parte di medici, sia di familiari o di malati possono dare informazioni e includere nella nostra vita vissuta anche la morte, oggi ormai espulsa dal quotidiano. La morte la vediamo in tv, la morte delle guerre, la morte della violenza criminale, la morte sulle strade, ma non è la nostra di morte è sempre quella degli altri. Una morte virtuale di esseri virtuali. Fin quando non piomba in modo inaspettato su di noi o nella nostra cerchia parentale o amica.

Quello che si vuole è un dibattito pubblico anche nelle tv sul testamento biologico, sulle scelte libere di ognuno come voler morire, discutere anche sull’eutanasia, che non è la morte voluta da parenti o da medici, ma una morte scelta dalla persona stessa. Chi è credente e aborrisce l’eutanasia, perché la vita per lui è indisponibile, in quanto è dio che la dà e la toglie, non è costretto da nessuno a volere per sé l’eutanasia liberamente scelta, ma deve lasciare la libertà di scelta a chi sceglie diversamente da lui.

Ci viene detto che non è il tempo giusto per discutere sull’eutanasia. E quando sarà il tempo giusto?
La proposta di legge vuole che alle disposizioni anticipate sui trattamenti sanitari vengano date forza di legge, dove il medico deve prendere atto delle volontà espresse dalla persona diventata incapace.

Al rifiuto delle terapie di una persona consapevole e informata, già tutelato dall’art. 32 della Costituzione, si dà forza di legge e depenalizza il medico, operatore dal c.p. 579 da omicidio del consenziente.

Per quello che riguarda l’eutanasia, le disposizioni degli articoli 575, 579, 580 e 593 del codice penale non si applicano al medico ed al personale sanitario che abbiano praticato trattamenti eutanasici, provocando la morte del paziente, qualora ricorrano le seguenti condizioni:

1)la richiesta provenga dal paziente, sia attuale e sia inequivocabilmente accertata;

2) il paziente sia maggiorenne;

3) il paziente non si trovi in stato, neppure temporaneo, di incapacità di intendere e di volere, salvo quanto previsto dal successivo articolo 4;

4) i parenti entro il secondo grado e il coniuge con il consenso del paziente siano stati informati della richiesta e, con il consenso del paziente, abbiano avuto modo di colloquiare con lo stesso;

5) la richiesta sia motivata dal fatto che il paziente è affetto da una malattia produttiva di gravi sofferenze, inguaribile o con prognosi infausta inferiore a diciotto mesi;

6) il paziente sia stato congruamente ed adeguatamente informato delle sue condizioni e di tutte le possibili alternative terapeutiche e prevedibili sviluppi clinici ed abbia discusso di ciò con il medico;

7) il trattamento eutanasico rispetti la dignità del paziente e non provochi allo stesso sofferenze fisiche. Il rispetto delle condizioni predette deve essere attestato dal medico per iscritto e confermato dal responsabile della struttura sanitaria ove sarà praticato il trattamento eutanasico .

Ora sarebbe da aprire il dibattito. Per informarsi esiste una vastissima selezione di libri anche semplici e accessibili alla comprensione di tutti.




26 febbraio 2013

RICORDANDO COSCIONI WELBY CRISAFULLI

Il 21 febbraio è morto Salvatore Crisafulli. Ricordo la grande e profonda pietas di Piero Welby con cui aveva seguito la vicenda di questo sfortunato padre di famiglia venuto alla ribalta nel 2005. Piero per un periodo seguì la cronaca del miglioramento di Salvatore e ne era sinceramente felice. “Purtroppo,” disse a me, incredula, “io faccio il cammino inverso.” Infatti le loro vite si incrociarono proprio, quando Piero ebbe il suo grave peggioramento. Arriva il 10 dicembre 2006 una e-mail di Salvatore a Welby: “Caro Piero Welby,…rispetto la tua volontà, ma vorrei che tu cambiassi idea, decidendo di lottare fino alla fine, non chiedere la morte ma combatti per la vita….Non chiedere l’eutanasia, unisciti a noi per vivere meglio. Se avessimo un’assistenza adeguata ad hoc, ed alleviando le sofferenze nostre e dei nostri familiari, sono convinto che nessuno chiederebbe di morire.” (Ricordo che già nel 2005 Piero con profonda partecipazione aveva seguito la vicenda di Salvatore.) Piero gli rispose: “Caro Salvatore Crisafulli, la tua voglia di vivere è straordinaria. Mi auguro serva anche per conquistare nuove libertà per i malati e disabili: di vita indipendente, di parola, di assistenza, di voto per gli intrasportabili, come da anni con Luca Coscioni e la nostra associazione cerchiamo di fare. Proprio perché mi sono battuto per questi obiettivi, credo sbaglieresti a viverli come contrapposti alla mia lotta contro la tortura che sto subendo. Uno Stato che non ha pietà di me, che non sa ascoltare la mia voce, sarà meno capace di ascoltare la tua. Uno Stato che saprà rispettare le scelte di fine vita, sarà più capace di rispettare le tante straordinarie vite che siamo.”

Ritengo che le parole espresse da Welby possano essere più che testimonianza, un richiamo forte a quello che fin dal suo nascere nel 2002 l’Associazione Luca Coscioni sta facendo: un carico politico sul rispetto dei diritti umani e civili dei singoli, in base alla nostra Costituzione che tutela l’inviolabile libertà personale di tutti i cittadini. Per venire dal generale al particolare: Salvatore insieme a suo fratello chiede allo Stato di incrementare la ricerca sulle cellule staminali, non specificando di che tipo di staminali. L’Associazione Coscioni è nata con lo scopo della libertà di ricerca scientifica, quindi anche sulle cellule staminali embrionali. Il cammino che ha fatto in soli dieci anni solo su questo “scopo” di Luca è notevole e importante. Non si è limitata a scioperi della fame e manifestazioni, ma ha trovato le strade giuridiche e politiche per cambiare sia la mentalità dei cittadini, sia per cambiare delle leggi proibizioniste, come la Legge 40. Il nostro lavoro è a favore del bene di tutti e mai ci atteggiamo da emblema contro nessuno. In questa direzione va anche la nostra ricerca sull’imparare che il morire non è “un improvviso diventare incoscienti”, ma un “fatto di apprendimento del vivere e saper scegliere”.

Volevo unire il ricordo di Luca, di Piero e di Salvatore, tanto simili e tanto diversi. Sono vite preziose che hanno conosciuto insieme a noi il dolore e ci spronano a continuare nelle loro orme, ciascuno liberamente come crede.

Mina Welby




7 ottobre 2012

IPOCRISIA

A coloro che dicono di sapere cosa è bene o male per noi e propongono leggi che invadono la nostra libertà di coscienza del procreare, del vivere e del morire, chiedo se sono disposti a mettersi a confronto con la sofferenza di una coppia desiderosa di un figlio sano. Se sono disposti a passare una giornata nella famiglia di un malato di Sclerosi Laterale Amiotrofica assistito soltanto dalla moglie e da un infermiere per un’ora al giorno? Ma lo sanno che la sla non colpisce solo il malato, ma ci va di mezzo tutta la famiglia? Sono disposti ad andare in una rianimazione, in un reparto intensivo, in un hospice e vedere e sentire le testimonianze dei corpi attaccati con solo un filo alla vita. Conoscono il linguaggio degli occhi imploranti di chi vorrebbe terminare la propria sofferenza? Preferiscono stare commossi su un calvario immaginario, sdolcinato da iconografie da santino, anziché partecipare a un calvario vero di corpi feriti e martoriati da tristezza, abbandono, malattia. Falsa benevolenza ammanta ipocritamente arroganza e prepotenza. Ma credete per davvero anche voi che vita è sempre un bene? Morte è solo male? 



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permalink | inviato da Mina vagante il 7/10/2012 alle 0:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa



6 marzo 2012

la Chiesa e la sua lotta facile con l'ipocrisia

Funerale Dalla, Welby: la Chiesa e la sua lotta facile con l'ipocrisia

Lucio Dalla è potuto entrare in cattedrale per il funerale perché non aveva mai detto di essere gay.

Piero Welby chiese di morire e quando accadde gli fu negato il funerale in Chiesa, benché io da cristiana lo avessi desiderato per lui. Sono trascorsi gli anni ma la situazione in Italia è sempre quella: la Chiesa scomunica la forma, perché non ha la forza per intervenire sulla sostanza.

Siamo biologicamente gay, siamo biologicamente eterosessuali, siamo biologicamente e eticamente depositari di diritti, siamo sostanzialmente proprietari delle nostre vite.

Stendere, come fa la Chiesa, su tutto ciò che è discutibile per certi canoni acquisiti un velo pietoso è ancora la tecnica per escludere una parte dell'umanità che è in ricerca del diritto alla felicità come tutti gli altri.

Mio marito, Piergiorgio Welby, ed io, l’Associazione Coscioni e i compagni radicali scegliemmo di non tacere: scegliemmo di reclamare un diritto sancito dalla Costituzione per interrompere una terapia a Piergiorgio. La nostra richiesta divenne la pietra dello scandalo. Era stato assimilato all'eutanasia. E' vero che Welby l'abbia chiesta ma da lì alla realtà era stato un percorso lungo e sofferto. Piero chiedeva una legge. Anch'io chiedo una legge che depenalizzi l'eutanasia e il suicidio assistito oltre alla legge sulle disposizioni anticipate sui trattamenti sanitari.

Allora il funerale in chiesa di Giovanni Nuvoli era fatto per carità cristiana?

Perché la Chiesa Gerarchica pospone il diritto alla carità?

Mina Welby
co-Presidente Associazione Luca Coscioni




20 settembre 2011

ROSIGNANO MARITTIMO

Il Comune di Rosignano Marittimo

Organizza

Il 23 settembre 2011

Ore 17.30

presso l'Auditorium di Villa Celestina

Castiglioncello

                                                    Conferenza di approfondimento

LIBERI DI SCEGLIERE

Il diritto all'autodeterminazione dellindividuo e la legge dello Stato

Partecipano

il Sindaco Alessandro Franchi

dott.ssa Lucia Croce, Presidente del Consiglio

Elena Ciaffone Assessore politiche sociali

Mina Welby Dirigente Associazone Luca Coscioni




16 giugno 2011

UNO STATO DI NON-DIRITTO

Pubblico questo documento diffuso congiuntamente dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) con la FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità) – parteciperanno giovedì 23 giugno a Roma - alla grande manifestazione nazionale di protesta contro i tagli in ambito di politiche sociali, indetta dal Forum del Terzo Settore e dalle varie organizzazioni aderenti alla Campagna "I diritti alzano la voce". - sottoscritto dai rispettivi presidenti nazionali Pietro Barbieri e Giovanni Pagano.

Vediamone le ragioni, in questo documento
 
Risorse e politiche per i diritti delle persone disabili: è questa la netta e forte istanza che proviene, in modo compatto, dalle organizzazioni delle persone con disabilità.
L'Italia spendeva già poco per il sociale: in rapporto al PIL [Prodotto Interno Lordo, N.d.R.] stanziava meno della Polonia; era al passo con la Bulgaria. Ora spende ancora di meno: smantellando un sistema pur minimo di protezione, gli effetti si sentiranno inclementi sull'emarginazione, sull'impoverimento, sul rischio di istituzionalizzazione.
Da due anni, infatti, radicali e indiscriminati tagli alle politiche socialihanno spinto verso un'ulteriore emarginazione un numero sempre maggiore di persone anziane o con disabilità. La cancellazione progressiva del Fondo per le Politiche Sociali e di quello per la Non Autosufficienzapriverà di ogni assistenza - dal 2012 - il 20% delle persone disabili al Nord, il 30% al Centro e il 50% al Sud.
Uno scenario drammatico che penalizza le famiglie, sovraccaricandole e impoverendole ulteriormente.

I dati statistici pubblicati dall'Istat, secondo i quali il 25% della popolazione, in Italia, vive un'esperienza quotidiana di emarginazione, tenderanno, inevitabilmente, a modificarsi in peggio. Una prospettiva, questa, resa ancor più cupa, visti anche i tagli alle politiche per il lavoro dei disabili e le sempre più risicate risorse per la scuola che stanno generando, di fatto, il ritorno alle "classi speciali".
Dal prossimo anno, infatti:
- il Fondo per le Politiche Sociali sarà cancellato; nulla arriverà alle Regioni;
- il Fondo per la Non Autosufficienza (già abrogato dal 2011) non verrà ripristinato;
- il Fondo per il Diritto al Lavoro delle persone disabili (Legge 
68/99) sarà tagliato del 75%.
- la riduzione delle risorse sulla scuola sarà causa di rinnovati gravi disagi per gli studenti con disabilità.

A questo si aggiunga un'implacabile - quanto inefficace, costosa e infarcita di toni stigmatizzanti - crociata contro le presunte "false invalidità", che maschera, in modo malcelato, la volontà di tagliare le pensioni ai veri invalidi, a chi davvero ha vitale necessità di quei 250 euro mensili.
Quotidianamente, infatti, si assiste a revoche indiscriminate di pensioni e indennità a persone gravemente disabili e oltre al danno si ingenera e rafforza un contenzioso giudiziario che ha raggiunto livelli endemici: quasi 400.000 cause giacenti.
A carico dello Stato, intanto, dal 2009 al 2012 vengono effettuate 800.000 verifiche e nelle more di questa "biblica" campagna di controllo, l'INPS non riesce a gestire adeguatamente l'ordinaria amministrazione, con i tempi di attesa del riconoscimento dell'handicap e dell'invalidità notevolmente allungatisi, nonostante gli interventi normativi e l'informatizzazione del sistema.

Contro la compressione dei diritti civili e umani delle persone anziane e con disabilità, chiediamo:
- il ripristino e l'adeguato finanziamento del Fondo per le Politiche Sociali;
- il ripristino e l’adeguato finanziamento del Fondo per la Non Autosufficienza o, in alternativa, l'introduzione normativa di una quota di riserva sul prelievo fiscale di Regioni e Comuni e sul cosiddetto Fondo Perequativo del federalismo fiscale;
- l'emanazione tempestiva dei Livelli Essenziali di Assistenza Sociale [LIVEAS, N.d.R.], come da dettato costituzionale, per garantire il diritto di cittadinanza in tutto il Paese;
- il ripristino integrale del Fondo per garantire percorsi di inserimento mirato al lavoro delle persone con disabilità;
- l'eliminazione di qualsivoglia disposizione di legge finalizzata alla reintroduzione delle classi speciali;
- la revisione della normativa relativa al riconoscimento e alla verifica delle minorazioni civili e alla concessione delle provvidenze economiche, a maggiore tutela e garanzia dei diritti delle persone con disabilità, la cui esigibilità è notevolmente peggiorata negli ultimi due anni.

La forma più subdola di discriminazione è quella omissiva. Consiste nel "dimenticarsi" delle risorse e delle soluzioni che possono consentire alle persone di vivere dignitosamente, con pari opportunità, nella collettività di cui sono parte.
Contrastiamo anche questa inaccettabile declinazione dei comportamenti discriminatori!




12 giugno 2011

UN MONDO DEI DIRITTI

Ieri ho partecipato al Gay-Pride, una grande festa dove ogni singolo mostrava la sua vera faccia, il suo modo di essere. Sembrava un grande carnevale gioioso, Tornare alla realtà quotidiana dà anche alla giornata di manifestazione di ieri il senso pieno che non si può esaurire nelle battute goliardiche e fermarsi ed essere gettato via con gli striscioni ieri esposti. Oggi comincia il vero lavoro: 

diritto alla propria identita

diritto di appartenenza 

diritto di espressione

diritto alla salute

diritto alla libertà

Ognuno di questi diritti nasce insieme a noi, abbiamo il dovere a difenderli!

 


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30 ottobre 2010

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