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Io amo la vita: la storia di Piero e Mina Welby - trailer

 

      

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Welby Un atto di giustizia
Riccio Disinformazione medica e

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Il grande fratello 
dei falchi pellegrini e non solo


 

Album di Aria e Vento 2007


Vestivamo alla
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L'onore dipende spesso
dall'ora che segna l'orologio.
Guillaume Apollinaire
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Calibano: la terra, il fango,
le viscere, la passione cieca,
l'incognito, il caos, la paura,
il talento primordiale, virile,
erotico che spesso vibra di febbre
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La carne, l'anima, lo spirito insieme
in un ultimo viaggio; prima della
separazione, della libertà di scegliere
un nuovo luogo, un nuovo corpo da
,o dove addormentarsi, come
dice Ariel, sotto un fiore



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Cristo! come eravamo ridicoli
io e il Nuvola mentre seguivamo
il furgone mortuario del Comune
…ti saresti divertita, cazzo!…
noi sulla circonvallazione
a cambiare la candela sporca
e la tua bara grigio topo gettata
nel cimitero di Prima Porta
…ti saresti divertita, cazzo! …
così come ti divertivi da sballo
a fare l’autostop sulla Colombo
per rubare una giornata alla
disperazione
e sbatterla sulla spiaggia di
Capocotta….
…io e te…confusi tra gli altri
che lanciavano la loro allegria
sugli asciugamani colorati della
fantasia
…io e te…la sera nel vagone
del treno…
ad assaporarci il sale sulle labbra,
a scandalizzare quelle facce
di cartapesta imbolsite dal sopore,
…io e te…ad inventare equilibrismi
sulla corda tesa del pudore ma…
con la mente già chiusi in
quella stanza.
Che assurdità quel grattacielo
di morti murati dietro quei marmi
di fiori appassiti e nomi dimenticati.
Ti lasciammo tra i crisantemi gialli
rubati ad un disgraziato tuo vicino
e l’odore di cera e fiori marciti…
andammo via tirando calci ad
una Pepsi
e cantando All along the watch
tower…
cantavamo forte per non piangere,
forse,
..io non ho pianto…ma,…
una volta tornato in quella stanza,
ho passato la notte alla finestra,
tutta la notte a guardare
il fumo leggero della Marlboro
che mi bruciava gli occhi
e lo scorrere lento dei vagoni.
(P. Welby, 

 

All Along The Watchtower 
dalla raccolta -Natiche Sadiche-)

 

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28 giugno 2012

DIRITTI CIVILI

venerdi’ 29 giugno alle ore 18, 
presso il Parco Aldo Moro di Ciampino, 
sarò ospite del dibattito sul tema ‘Diritti Civili’, 
organizzato dai Giovani Democratici.
Insieme a me interverranno:
Cristiana Alicata, Blogger e attivista Pd
Eugenio Levi, Segretario Regionale Giovani Democratici
Riccardo Camilleri, Consulta PD Rainbow Roma
Flavio Conia, Federazione degli studenti
Fabrizio Marrazzo, Gay Center Roma
Salvatore Marra, CGIL-Nuovi diritti

Ti aspetto!

Mina


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permalink | inviato da Mina vagante il 28/6/2012 alle 14:34 | Versione per la stampa



10 aprile 2009

LEGALITA' E DIRITTI

Questa settimana è stata piena di emozioni ma anche di tristezza.

Il Registro per le DAT al X° Municipio di Roma e il terremoto in Abruzzo.

Per l’istituzione del Registro dovrei essere contenta e lo sono, lo sarei di più se ci fosse più comprensione per un tema così delicato e importante che riguarda i diritti personali dei cittadini.
Gli altolà e gli attacchi politici non mi interessano. Credo, però, che la serenità dei cittadini vada preservata. Anche questo rientra nella sicurezza.

In Abruzzo la perdita di tante giovani vite è una cosa molto triste, lo è doppiamente perché è dovuta all’illegalità e al malaffare nel corso di decenni di chi è preposto alla salvaguardia dei cittadini e alla prosperità di una città, un paese, un villaggio.
Ci sarà mai un Italia della legalità? Siamo sempre solo un paese dell’emergenza? Si fanno le leggi e allo stesso tempo si trova l’inghippo per poterla raggirare. Di chi ci si può fidare?

http://www.abitarearoma.net:80/index.php?doc=articolo&id_articolo=12639




5 febbraio 2009

UNA LETTERA AL PRESIDENTE

 FERMIAMO IL DECRETO LAST MINUTE DEL GOVERNO

SCRIVI ANCHE TU QUESTA LETTERA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
per inviarla basta un click:
https://servizi.quirinale.it/webmail/

Caro Presidente Napolitano,
nonostante i suoi recenti richiami alla moderazione riguardo all’uso dei decreti legge, apprendo con ansia il comunicato del Presidente del Consiglio dei Ministri, col quale annuncia un provvedimento sotto forma di decreto legislativo, appunto, d’urgenza in materia di testamento biologico, volto chiaramente a bloccare l’esecuzione della sentenza della Corte di Cassazione, riguardo il caso della Sig.ra Englaro.

Mi chiedo se il Governo si renda conto che tale decretazione è in contrasto con l’art. 77 della Costituzione, vista l’indimostrabile natura di “straordinaria urgenza” e con l’art. 101 poiché si configura come una vera e propria censura politica di una sentenza definitiva, minando la base elementare di uno stato di diritto, la divisione dei poteri.

Scrivo a lei che è il Garante della nostra Costituzione, a lei che saprà di certo vigilare sulla deriva meramente decisionista di provvedimenti di questo tipo e preservare il potere legislativo del Parlamento, l’unico organo delegato dal popolo per rappresentarlo, cui spetta la sovranità della Repubblica.

Firma e città




17 novembre 2008

REGISTRO TESTAMENTI BIOLOGICI

 Registro dei testamenti biologici in un Municipio romano

Il X Municipio istituirà presso i suoi uffici uno speciale Registro per raccogliere le dichiarazioni di testamento biologico da parte di quei cittadini che intendono in tal modo esercitare il proprio diritto all'autodeterminazione sul trattamento sanitario di fine vita. Ad annunciare l'inedita iniziativa istituzionale è stato il presidente Sandro Medici, precisando che sarà il consiglio municipale nei prossimi giorni a deliberare l'attuazione di questo nuovo strumento amministrativo, a conferma del più generale indirizzo politico del X Municipio favorevole alla tutela dei diritti civili dei propri cittadini; ricordiamo che il Municipio di Cinecittà è l'unico ente locale romano che ha istituito nei suoi uffici anagrafici il Registro delle unioni civili.
"In questi giorni in cui siamo tutti in attesa della sentenza della Cassazione sul caso di Eluana Englaro – commenta il presidente Medici – ci è sembrato un modo concreto per partecipare a questa battaglia di civiltà; e non per alimentare contrapposizioni politiche, ma più semplicemente per mettere a disposizione del territorio un nuovo servizio sociale e offrire a chi desidera utilizzarlo un piccolo ambito di democrazia".
L'idea di istituire questo Registro è stata lanciata da Mina Welby, che proprio nel X Municipio gestisce la delega dei diritti civili, durante un convegno che si è svolto nei giorni scorsi e a cui ha partecipato il senatore del partito democratico Ignazio Marino, primo firmatario del disegno di legge sul testamento biologico, attualmente all'esame del parlamento.

Roma 13 novembre 2008.




14 maggio 2008

Le idee nuove per l'opposizione

 - 13/5/08
di Stefano Rodotà - da la Repubblica

Come fare opposizione oggi in Italia? Domanda ineludibile, risposta difficilissima. Spero, infatti, che nessuno pensi davvero che bastino le formule che circolano in questi giorni: "dialogo, dialogo"; "saremo severissimi, ma aperti, e voteremo ogni provvedimento condivisibile"; "ripartiremo dal sociale"; "e noi faremo come Attali"; e via banalizzando. La questione, peraltro non è solo italiana, e le difficoltà sono determinate da un insieme di fattori: la personalizzazione, che respinge i programmi sullo sfondo; la campagna elettorale permanente e la prepotenza dei sondaggi.

Sondaggi che immergono la politica in un eterno presente, rendendo sempre più difficile non dirò l´utopia, ma la stessa possibilità di considerazioni di medio periodo; il marketing politico, che "taglia" le proposte sul bisogno del consenso immediato e, quindi, sui diversi segmenti dell´elettorato, con il risultato che i programmi finiscono con l´essere, a un tempo, contraddittori, compromissori, illusori, sottoposti a tali e tante clausole "rebus sic stantibus" da risultare alla fine inutili. Quali strade seguire, allora, visto che contrapporre programma a programma è difficile, se non si cambia il modo in cui l´opposizione costruisce la propria cultura?

La riscoperta del governo ombra da parte del Pd non può essere un toccasana. Al massimo è un segno di buona volontà, ma è impresa non facile da gestire (quali i rapporti con i gruppi parlamentari e i loro presidenti?) e, soprattutto, può dare l´ingannevole sensazione che basti tallonare il vero governo per svolgere il ruolo che oggi si chiede ad una opposizione. L´esperienza italiana, invece, ci dice chiaramente che il punto essenziale è ormai rappresentato dal modo in cui si definisce l´agenda politica, dunque i temi nei quali l´opinione pubblica si riconosce e intorno ai quali si coagula il consenso. Il centrodestra, tanto nel 2001 che quest´anno, ha vinto le elezioni proprio imponendo la propria agenda, cancellando così quella di maggioranza e governo, che si sono giustificati sostenendo "non siamo stati capaci di comunicare", mentre era evidente che non si trattava di un problema di comunicazione, ma di inadeguatezza della propria proposta.
La costruzione di una seria agenda politica non può nascere da una attitudine mimetica, dal tentativo di muoversi sullo stesso terreno già individuato dall´avversario. L´imitazione, in politica, non è mai vincente. L´agenda proposta dall´opposizione deve sempre presentarsi come alternativa, anche quando affronta gli stessi temi al centro dell´azione della maggioranza. Questo richiede una cultura diversa, che è proprio quella mancata nella fase più recente, in cui centrosinistra e sinistra si sono caratterizzati per subalternità o genericità.

E´ dunque sul terreno della cultura politica che bisogna lavorare, come tanti sottolineano. Ma questo esige capacità di visione globale e di individuazione delle questioni davvero rilevanti, analizzandole con rigore e portandole davanti all´opinione pubblica in modo convincente. A titolo puramente esemplificativo ne elenco qui di seguito alcune.

1) La vicenda della pubblicazione su Internet dei dati riguardanti i redditi degli italiani, profili giuridici e risvolti grotteschi a parte, ha rivelato brutalmente l´enorme deficit di cultura tecnologica della quasi totalità della nostra classe politica. Ben prima di tecnologi e futurologi, gli antropologi avevano mostrato come il passaggio da un equilibrio tecnologico all´altro produca profondi effetti qualitativi. Ed è proprio qui che la politica deve esercitarsi, per comprenderli, valutarli, governarli. Viviamo, invece, immersi in un eccesso di attenzione per i temi eticamente sensibili, mentre l´innovazione tecnologica è percepita come qualcosa di inevitabile, e comunque da accettare perché portatrice di efficienza. Così la politica si consegna alla tecnologia, abbandonandosi a declamazioni ("un computer per ogni studente", "banda larga per tutti"), mentre l´avvento dell´Internet "sociale" e di quello "delle cose" esige strumenti affilati di analisi per comprendere la portata di quella che, da tempo e non a caso, è stata indicata come una "rivoluzione" quasi senza precedenti.

2) Anche nel corso dell´ultima campagna elettorale è affiorato il rapporto tra debito pubblico e dismissione di parti significative del patrimonio dello Stato. Di nuovo una semplificazione non più accettabile, accompagnata anche da qualche segno di schizofrenia. Per ripianare il debito, infatti, si è tornati a parlare di vendita di immobili pubblici adibiti ad abitazione e, al tempo stesso, si prometteva la costruzione da parte dello Stato e dei comuni di decine di migliaia di nuove abitazioni. Contraddizioni a parte, vale la pena di ricordare (lo ha fatto in un recente convegno dell´Accademia dei Lincei un grande esperto come Pellegrino Capaldo) che in questo modo si rischia di fare un gran regalo alla rendita fondiaria, mentre sarebbe tempo di una rinnovata riflessione sul regime giuridico dei suoli. Inoltre, grazie anche ai lavori svolti dall´Agenzia delle entrate e da commissioni ministeriali, disponiamo di elementi che permettono di guardare a modalità di gestione di particolari categorie di beni pubblici che possono renderli fruttiferi in forme significative anche in termini di Pil. Ed è ineludibile la questione dei vecchi e nuovi beni comuni, davvero tema cardine per l´assetto futuro delle relazioni sociali ed economiche all´interno degli Stati e nella dimensione globale.

3) Dopo anni di critiche alle politiche redistributive pubbliche ed alle "agenzie sociali della redistribuzione" (in chiaro: i sindacati) si aspetterebbe qualche parola netta sull´enorme redistribuzione delle risorse economiche operata attraverso il mercato tra 1983 e 2005. La Banca dei regolamenti internazionali ha documentato come la quota del prodotto interno lordo destinata ai profitti sia cresciuta in quel periodo dell´8.2%, mentre parallelamente precipitava quella destinata ai lavoratori. Dobbiamo continuare ad assistere silenziosi a questa vicenda, considerando intoccabile quel meccanismo di produzione dei profitti, magari benedicendoli in nome di una grossolana logica weberian-protestante? O siamo di fronte al più insidioso "fallimento" del mercato che, insieme a tanti altri, rappresenta un potente fattore, continuamente rimosso, di molte tra le insicurezze e le tensioni che ci circondano, e che incidono pesantemente anche sullo spostamento a destra del consenso?

4) E i diritti civili? Cancellati dalla campagna elettorale, non possono esserlo in eterno o venir sacrificati in nome di nuove alleanze al centro. Anche qui serve una strategia d´insieme. Che cosa si intende fare per quanto riguarda i temi eticamente sensibili e, per essere più chiari, quali saranno le iniziative riguardanti testamento biologico, unioni di fatto, procreazione assistita ? E che idee si hanno sulla deriva verso una società del controllo, della sorveglianza, della classificazione (torna qui il tema della tecnologia)? E le innegabili derive razziste? E sul terreno delle riforme istituzionali, che sembrano il terreno privilegiato delle intese bipartisan, si ha consapevolezza degli effetti sul sistema dei diritti che possono essere determinati dalle modifiche della forma di Stato e di governo, della legge elettorale?

5) E l´Europa? Il primo segnale, riguardante la sospensione del trattato di Schengen sulla libera circolazione delle persone, conferma le diffidenze mai negate da parte di settori significativi della maggioranza. Grande diventa, allora, la responsabilità dell´opposizione, perché è urgente ratificare il Trattato di Lisbona e soprattutto perché, dal primo gennaio dell´anno prossimo, diventerà giuridicamente vincolante la Carta dei diritti fondamentali dell´Unione europea che espande proprio libertà ed autonomia delle persone.

Su tutti questi temi, e su altri che si possono aggiungere, si deve cominciare subito a lavorare. Parlando di nuova cultura, è qui la vera pietra di paragone.




8 maggio 2008

Evvai, Maria Antonietta!

 
Maria Antonietta Farina Coscioni: ministri governo ombra PD: chi ha fatto il mio nome?

Maria Antonietta durante una manifestazione dell'Associazione CoscioniMaria Antonietta durante una manifestazione per il rinnovo del CNB

Dichiarazione di Maria Antonietta Farina Coscioni, coPresidente Associazione Coscioni, deputata radicale eletta nel Pd

Apprendo dai giornali di oggi, che il mio nome è tra quelli dei Ministri del "Governo Ombra" del Partito Democratico. Personalmente non ho ricevuto alcun invito o avuto alcun contatto con il Loft. Ma ciò che, invece, in questo momento, mi preme dire è che l'esperienza e il lavoro dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, con i suoi obiettivi e le sue riforme possibili, sono a disposizione della maggioranza e della opposizione che spero ne possano da subito far tesoro.
... Continua

dal sito: http://www.lucacoscioni.it/




30 aprile 2008

Lettera a una giornalista

Puoi chiedermi tutto quello che vuoi. Quello che mi preme ora più che mai - visto come sono andate le elezioni - i diritti civili. Gli Italiani sono  - con delle eccezioni - dei sensazionalisti - dei voyeur che tra un biscottino e un drink si vedono le trasmissioni lacrimose, non importa loro di nient'altro che di andarsi a sdraiare la sera belli satolli, facendo le corna che non capiti a loro quello che hanno sentito o visto capitare al loro vicino. Altri che leccano i piedi al crocifisso, ma la loro vita è il contrario di quello che professano. Sono cattiva oggi. Ma ti dico la verità, mi fanno una gran pena perchè non si rendono conto che c'è altro nella vita da cercare e da godere che una vincita al lotto o l'ultimo grido di telefonino.
Temo che i temi dei PACS, con famiglie allargate con 5 specie di figli e tutto il resto, gay e i loro diritti sacrosanti saranno ignorati dal futuro parlamento. I diritti dei malati all'autodeterminazione per quello che riguarda l'accettazione delle terapie in una situazione dove non sono capaci di decidere per se stessi non troveranno abbastanza difensori e verranno deformati in pretese improponibili, perchè si vuole difendere la vita a tutti i costi. Quindi mi metterò di punta a dire di redigere il testamento biologico e depositarlo presso il sindaco della città o del paesino sperduto all'ultimo angolo d'Italia. Mica si deve per forza scrivere di rifiutare delle terapie, si può scrivere anche che si vogliono tutte le terapie possibili per essere mantenuti in vita, che si vuol fare da cavia e altro. vorrei che la terapia del dolore venga praticata bene dal nord al sud del nostro paese che ci fossero altri hospic nel sud non solo 17, mentre al nord ce ne sono un centinaio. Vorrei che sparisse il lavoro nero e che le donne e il loro lavoro vengano valutate per il loro vero valore anche nei salari. Che anche i disabili e i vecchi trovino nella nostra società piena cittadinanza, potendo lavorare e sentirsi parte attiva della società civile, pagando le tasse e dando il proprio contributo per il benessere di tutti. Che sparisca il pietismo che degrada le persone e le isola dalla cittadinanza. Vorrei che si trovi il modo di far pagare a tutti le tasse, solo così si potranno abbassare. Vorrei che si legalizzasse la droga per toglierla dal mercato nero che foraggia la mafia.

Forse ho dimenticato qualcosa. Ah sì, nelle scuole si insegni educazione civica e la si pratichi, sta agli insegnanti inventarsi il modo. Nelle carceri, più lavoro utile anche per la collettività, orti, laboratori artigianali.
Credo che ci sia quasi tutto ora preparati pure delle belle domande toste. Sono pronta. Mi farà piacere sentire la tua voce.
Ti abbraccio forte e a presto
Mina




9 aprile 2008

Voto in Europa - tre esempi

Austria:
Chi per un qualsiasi motivo il giorno delle elezioni non può essere presente nella sua sezione per il voto qualche giorno prima delle elezioni richiede al suo comune la “Wahlkarte” cartolina di voto con la quale può votare in una sezione aperta per questi votanti in ogni comune.
Persone malate e disabili fanno richiesta della cartolina di voto e della visita a domicilio del seggio volante creato per questi cittadini, dando l’indirizzo della loro abitazione e un documento di identità..
Germania:
Elezioni per corrispondenza nella Repubblica Federale Tedesca
Chi è iscritto negli elenchi elettorali può votare anche per corrispondenza,
- se il giorno delle elezioni non può recarsi al seggio elettorale trovandosi ad es. su un viaggio di piacere,
- se ha cambiato casa e non è ancora inserito nell’elenco del nuovo luogo di residenza,
- se è malato, disabile o di salute precaria, per cui non può recarsi al seggio.
Per poter votare per corrispondenza bisogna fare una richiesta. Detta richiesta si trova sulla facciata posteriore dell’avviso delle prossime elezioni. E’ una cartolina postale che riceve ogni cittadino con diritto di voto poco prima delle elezioni.
Si fa bene a fare la richiesta immediatamente al ricevimento dell’avviso delle elezioni. La cartolina postale viene spedita all’indirizzo stampato sulla stessa.
Quando saranno pronte le liste dei candidati i cittadini che ne hanno fatto richiesta ricevono:
- la tessera elettorale
- una scheda elettorale per la propria circoscrizione
- una busta (blu) d’ufficio per la scheda
- una busta (rossa) d’ufficio per la lettera elettorale
- un promemoria come si esegue la votazione.
E’ importante che l’espressione di voto venga fatta il prima possibile e il plico venga spedito quanto prima, perché possa arrivare al più tardi alle ore 18 del giorno delle votazioni. Votazioni per corrispondenza giunte oltre quest’orario non sono valide. Del resto la votazione per posta può essere eseguita immediatamente al ricevimento del materiale per il voto.
il voto per corrispondenza è semplice:
1. segni con una croce il candidate diretto e la lista del partito che intende votare.
2. inserisca la scheda nella busta (blu) d’ufficio per la scheda e la chiuda
3. firmi la tessera elettorale
4. inserisca la busta blu e la tessera elettorale nella busta rossa d’ufficio e la chiuda. La spedisca per posta o la consegni direttamente al suo ufficio comunale. Non occorre affrancare se usa la busta rossa d’ufficio. L’affrancatura viene rimborsata alla Deutsche Post AG dalla cassa federale.
Svizzera:
In generale nei Cantoni svizzeri le limitazioni per l’esercizio del voto per corrispondenza sono state eliminate e ora la regola è l’ammissibilità del voto per corrispondenza generalizzato per le elezioni e votazioni federali, cantonali e comunali. Per questo motivo, ora il voto per corrispondenza è molto diffuso: il materiale è di regola spedito automaticamente al domicilio dell’elettore (carta di legittimazione di voto, buste voto per corrispondenza, eccetera). In altre parole è possibile votare per corrispondenza senza limitazioni in tutte le elezioni e votazioni. In diversi Cantoni quali Ginevra, Neuchâtel, Lucerna, San Gallo, Soletta, Zugo, eccetera, questa modalità di voto è addirittura utilizzata da oltre l’80% dei votanti; negli altri da almeno il 40 %.

In Italia non si può. Perchè?




9 aprile 2008

Voto disabili, Bernardini

 Voto disabili, Bernardini: bravo Presidente, ma a decine di migliaia sara’ vietato votare

Roma, 9 aprile 2008

• Dichiarazione di Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani

Ho molto apprezzato le parole che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha rivolto a Salvatore Crisafulli, uno dei 28 cittadini che avevano intrapreso uno sciopero della fame per richiamare le istituzioni sulle cure e l’assistenza tuttora carenti o negate ai disabili gravi i quali, oggi e sempre di più, hanno bisogno di “percorsi assistenziali personali”. Ringrazio Napolitano che seppe ascoltare Piergiorgio Welby e che oggi dimostra sensibilità nei confronti dei seri problemi posti da Salvatore Crisafulli.

Ho trovato anche pertinente il richiamo al voto da parte dei disabili affinché, esercitandolo, siano partecipi di “questo essenziale diritto di cittadinanza”. Ne sono convinta, come ne erano convinti Luca Coscioni e Piergiorgio Welby. Ma, chiedo al Presidente – dopo averlo chiesto al Ministro dell’interno Giuliano Amato – come fa ad andare a votare chi non può muoversi dal suo letto, chi è “intrasportabile” senza essere “dipendente in modo continuativo da apparecchiature elettromedicali”, essendo la dipendenza da macchinari la condizione per essere ammessi al voto domiciliare? Come si può accettare, in una democrazia, che cittadini vengano privati di un diritto fondamentale solo per le loro condizioni fisiche? Le soluzioni esistono e tutti lo sanno, tanto che in Europa siamo l’unico Paese con questa grave discriminazione: si può votare per corrispondenza (già lo fanno gli italiani all’estero), si può votare a domicilio, in alcuni Paesi è previsto il voto per procura.

Consentire a tutti gli aventi diritto la possibilità di esercitare il diritto di voto SI PUO’ FARE e, se si può, SI DEVE!


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permalink | inviato da Mina vagante il 9/4/2008 alle 18:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa



28 marzo 2008

DIRITTI - SCIENZE - LAICITA'

 Lo scenario italiano sulla questione dei diritti civili sta prendendo un aspetto piuttosto equivoco e preoccupante. Ci si orienta verso una totale chiusura se non a un comportamento reazionario. Ha quasi lo stesso aspetto dei mesi prima del referendum sulla legge 40 (procreazione medicalmente assistita).
A un anno dall’inizio di discussione nella società civile su una legge in materia di dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario e tutte le tematiche connesse, accanimento terapeutico, autodeterminazione, eutanasia, sembra tutto fermo in un incaglio senza uscita. I pochi entusiastici operatori per una legge vengono scoraggiati. Sembra perfino che tutte le audizioni al Senato, raccolte in un volume di 300 pagine, siano state inutili. E non si tratta soltanto di una proposta di legge sul testamento di vita, ma anche su quella a favore delle coppie di fatto. La questione della prostituzione viene solo considerata un fatto di ordine pubblico. La pillola Ru 486 viene vista come un male del secolo. La legislazione sulla droga conosce solamente proibizionismo che da sempre è stato la causa di crimine e morte.

Gli studi delle scienze e delle tecnologie in tutti i settori stanno facendo passi da gigante e le biotecnologie stanno modificando la vita globale non solo umana. La bioetica è entrata prepotentemente nella cultura della società mondiale. Ma nel nostro sistema scolastico arretrato è stato fatto entrare in modo quasi sfastidiato e solo al quinto anno dei licei tecnologico e economico. Come da sempre la storia della filosofia, così oggi la bioetica ha bisogno di un insegnamento su base pluralista e laica che apra le menti all’universo delle scienze. I futuri cittadini abbiano la possibilità di conoscere per poter scegliere le strade nella loro vita. L’ora di religione nelle scuole non deve essere lezione di catechismo cattolico ma storia delle religioni. All’insegnamento della propria religione devono provvedere gli oratori, le moschee, le chiese delle varie appartenenze.

L’ordinamento e i programmi della scuola italiana hanno bisogno di una buona riforma su base laica. Non solo per i cittadini italiani ma per la crescente moltitudine di cittadini stranieri che si stanno integrando nel nostro paese. Bando agli integralismi da qualsiasi parte vengano. La formazione di futuri genitori può avvenire solo attraverso una scuola aperta a tutte le culture che si mescolano e si integrano nelle convivenze dei quartieri, nei matrimoni misti. Sono i genitori i primi a formare le coscienze dei loro figli. Spesso sembra che la società civile sia avanti nello sviluppo e nell’apertura mentale più di molti nostri politici, conservatori di valori finti messi in primo piano per un pugno di voti.
La migrazione degli stranieri verso l’Europa e in particolare verso il nostro paese ha bisogno di una grande attenzione culturale e politica per favorire una integrazione blanda, collaborativa sia da parte degli stranieri che da parte dei cittadini italiani.

Per citare dei numeri Istat recenti, raccolti da http://www.pjagora.it/notizia/focus168.pdf

Istat: al 1° gennaio 2007 gli stranieri residenti in Italia sono 2.938.922 (1.473.073 maschi e 1.465.849 femmine), rispetto all'anno precedenteaumentano del 10,1%.

I cittadini stranieri residenti che sono nati nel nostro paese nel complesso sono 398 mila e rappresentano la seconda generazione di immigrati, pari al

13,5% del totale della popolazione straniera. I minori stranieri al primo gennaio 2007 ammontano a 665.625 unità e rappresentano il 22,6% della popolazione straniera. Si tratta di 80 mila in più rispetto al primo gennaio 2006; oltre il 72,1% di questo aumento è dovuto proprio ai nuovi nati. La restante parte è costituita da minori giunti in Italia per ricongiungimenti familiari.

De Il Sole-24 Ore Roma, 24 settembre 2006 è la seguente statistica su un calcolo di sorpasso nell’anno duemilaecinquanta, anno in cui nelle scuole i bambini stranieri saranno altrettanti se non di più di quelli italiani. La stima è di Gian CarloBlangiardo, docente di demografia e statistica all’Università Bicocca di Milano. Per il Sole-24 Ore del lunedì ha incrociato le proiezioni Istat sull’evoluzione della popolazione con tre ipotesi di flussi annuali di arrivi in Italia da Paesi a forte pressione migratoria: 150 mila, 250 mila, 350 mila. E ha calcolato che nel 2050 i ragazzi extracomunitari alle elementari potrebbero aumentare fino a un massimo di 119,8 ogni 100 italiani; alle medie fino a 105,2 ogni 100. Anche a voler considerare l’ipotesi centrale (la seconda, anche se i flussi attuali sono più elevati), dunque, fra poco più di 40 anni tra i banchi di scuola si conteranno più Ramona o Tariq di Mario e Giovanna. Ma in alcune città – per lo più del Centronord – nei quartieri a più forte immigrazione, non c’è bisogno di aspettare il 2050. Alle elementari “Pestalozzi” di Torino, zona Barriera di Milano, ci sono classi in cui gli stranieri sono già il 70%. Soltanto 10 anni fa non erano che il 10% - ricorda la dirigente Nunzia Del Vento.

Ecco perché spero che il futuro Governo Italiano abbia cura di pensare il futuro di una società multiculturale, multireligiosa, multietnica che ha bisogno di una istruzione omogenea per incrementare lo sviluppo pieno delle persone e sentirsi tutti cittadini di un paese civile dove ognuno si senta rispettato per il suo modo di pensare, di credere, di agire.



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