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io e il Nuvola mentre seguivamo
il furgone mortuario del Comune
…ti saresti divertita, cazzo!…
noi sulla circonvallazione
a cambiare la candela sporca
e la tua bara grigio topo gettata
nel cimitero di Prima Porta
…ti saresti divertita, cazzo! …
così come ti divertivi da sballo
a fare l’autostop sulla Colombo
per rubare una giornata alla
disperazione
e sbatterla sulla spiaggia di
Capocotta….
…io e te…confusi tra gli altri
che lanciavano la loro allegria
sugli asciugamani colorati della
fantasia
…io e te…la sera nel vagone
del treno…
ad assaporarci il sale sulle labbra,
a scandalizzare quelle facce
di cartapesta imbolsite dal sopore,
…io e te…ad inventare equilibrismi
sulla corda tesa del pudore ma…
con la mente già chiusi in
quella stanza.
Che assurdità quel grattacielo
di morti murati dietro quei marmi
di fiori appassiti e nomi dimenticati.
Ti lasciammo tra i crisantemi gialli
rubati ad un disgraziato tuo vicino
e l’odore di cera e fiori marciti…
andammo via tirando calci ad
una Pepsi
e cantando All along the watch
tower…
cantavamo forte per non piangere,
forse,
..io non ho pianto…ma,…
una volta tornato in quella stanza,
ho passato la notte alla finestra,
tutta la notte a guardare
il fumo leggero della Marlboro
che mi bruciava gli occhi
e lo scorrere lento dei vagoni.
(P. Welby, 

 

All Along The Watchtower 
dalla raccolta -Natiche Sadiche-)

 

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17 settembre 2012

PIERO RICORDA ELUANA


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permalink | inviato da Mina vagante il 17/9/2012 alle 22:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



9 febbraio 2011

laicità e sinistra

 

Incontro con Mina Welby e gli autori del libro “Gli ultimi giorni di Eluana”
 
Giovedì 10 febbraio, alle ore 17,
presso la sala di Palazzo Patrizi (via di Città, 75), Siena
 si terrà un dibattito su “Laicità e sinistra”, organizzato dall’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica
con il contributo
del gruppo consiliare di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea.
Nel corso dell’incontro verrà presentato il libro “Gli ultimi giorni di Eluana”, di Amato De Monte, direttore del Dipartimento di anestesia e rianimazione dell’Ospedale civile di Udine e responsabile dell’equipe medica che interruppe l’alimentazione e l’idratazione artificiale a Eluana Englaro, e
Cinzia Gori, responsabile del Gruppo infermieristico volontario di Udine.
Il dibattito è stato promosso a due anni dalla “liberazione” di Eluana e a pochi giorni dalla ripresa (il 21 febbraio) della discussione alla Camera dei deputati del disegno di legge sul testamento biologico, un provvedimento che non riconosce il principio di autodeterminazione nelle scelte di fine vita e contro il quale pensiamo sia urgente tornare a mobilitarsi.
Alla presentazione del libro farà seguito una tavola rotonda con interventi di Mina Welby, Mauro Barni, Gianni Baldini, l’avvocato che con i suoi ricorsi è riuscito a smontare pezzo per pezzo la legge sulla fecondazione assistita, Fiorino Iantorno, consigliere comunale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, Marco Spinelli, consigliere regionale del Partito democratico, e Giulia Simi, presidente del Comitato nazionale di Radicali Italiani. 
Il dibattito non sarà solo l’occasione per parlare delle iniziative da assumere su testamento biologico, eutanasia o fecondazione assistita, ma per chiedere alla sinistra di prendere una posizione chiara su tutte le questioni che riguardono i diritti civili, perché il silenzio non è più accettabile per una forza politica che vuole essere alternativa al governo del paese.




9 febbraio 2011

9 febbraio

 

Alla ricorrenza del secondo anniversario della morte di Eluana Englaro mi viene spontanea una riflessione su come e in quale ottica vengano trattati e commentati in pubblico dei casi limite che accadono nella vita dei cittadini.
Se è vero che l’ordinamento giuridico italiano è retto dalla Costituzione che in primo piano tutela e promuove i diritti fondamentali della persona, la sua dignità ed identità (art. 2), la libertà personale (art. 13) e il diritto alla salute (art. 32), sembrerebbe tanto semplice risolvere certe problematiche per cui non dovrebbe essere necessario appellarsi allo Stato per reclamare il proprio diritto alla libertà personale.
E se lo Stato siamo noi che dovremmo conoscere le sue Regole, affermate nella nostra Carta Costituzionale ma le interpretiamo a nostro piacimento, per un interesse politico, perché vorremmo che i nostri orientamenti etici e morali valgano per tutti, capita quello che è successo a Eluana Englaro: un percorso di vita biologica imposta contro la propria volontà.
Se Eluana avesse lasciato scritto di non voler essere mantenuta in stato vegetativo, la vicenda giudiziaria, così dolorosa per la sua famiglia che ha voluto dare corso in modo legale alla volontà di Eluana, non si sarebbe protratta per 15 anni. La strumentalizzazione dell’opinione pubblica è ancora viva come la brace sotto la cenere. Biasimare le vittime, tutti coloro che condividono la sofferenza della famiglia, è un modo per considerare il mondo un luogo dove tutto si controlla e noi stessi sembriamo buoni e meritevoli.
L’anniversario della morte di Eluana, il 9 febbraio, per me sarà giornata di riflessione e ricordo. L’On. Maria Antonietta Farina Coscioni, Segretaria della Commissione Affari Sociali e Presidente dell’Associazione Luca Coscioni ha organizzato alla Camera dei Deputati nella Sala del Mappamondo la presentazione del libro di Amato De Monte e Cinzia Gori, Gli ultimi giorni di Eluana. Saranno momenti di informazione e di conoscenza accanto alle persone che hanno accompagnato Eluana con affetto e professionalità al suo traguardo desiderato. La politica rifletta come essere vicina alle famiglie in gravi difficoltà a causa di malattia, di grave disabilità o in stato vegetativo di uno dei loro cari con i livelli essenziali di assistenza.
Molti cittadini chiedono una legge che regolamenti le loro disposizioni anticipate sui trattamenti sanitari. La proposta di legge 2350, che sarà prossimamente discussa e votata in Camera dei Deputati non è tale da tutelare i nostri diritti fondamentali, la dignità e libertà di scelta personale delle terapie. Chi ci rappresenta alla Camera abbia senso laico per darci una legge adatta a una società pluralista e multiculturale. Altrimenti  avremo la scelta di smontare una cattiva legge con un referendum e appellarci alla Corte Costituzionale. Sarà la migliore memoria che possiamo riservare a Eluana Englaro, prima cittadina riconosciuta pubblicamente di aver espresso le sue disposizioni anticipate sui trattamenti sanitari anche se solo in voce.
Mina Welby
 
articolo uscito su L'Unità pag.18
 




9 febbraio 2011

Gli ultimi giorni di Eluana

 

 
Camera dei Deputati - Sala del Mappamondo
ingresso da Piazza Montecitorio
Roma, 9 febbraio 2011 ore 13,00
 
 
L’On. Maria Antonietta Farina Coscioni ha il piacere
 di invitare la S.V. alla presentazione del libro
 
Gli ultimi giorni di Eluana
di Amato DE MONTE e Cinzia GORI
 
Ne discutono insieme agli autori
On. Maria Antonietta FARINA COSCIONI, On. Chiara MORONI,
Sen. Giuseppe SARO, On. Livia TURCO
 
Modera
Giovanna CASADIO, giornalista de La Repubblica
 
Introduce
Professor Antonio CAVICCHIA SCALAMONTI
La destrutturazione della morte
 
 
On. Maria Antonietta Farina Coscioni
Segretario della Commissione Affari Sociali
Co-Presidente dell'Associazione Luca Coscioni
 
 
È necessario accreditarsi inviando una mail a radicali.camera@gmail.com o telefonando allo 06.6760.9927.
Per gli uomini è obbligatorio indossare la giacca.




12 febbraio 2009

CONVEGNO

 VERITA' E MENZOGNE SU "EUTANASIA"

COSCIONI, WELBY, ENGLARO

sotto il dominio violento e antidemocratico della partitocrazia

sabato 14 febbraio ore 9.45 - 14.00
Roma
Piccolo Eliseo, Via Nazionale n. 183 

Interverranno tra gli altri:
Vittorio ANGIOLINI e Carlo Alberto DEFANTI,
avvocato e medico degli Englaro,
Emma BONINO, Furio COLOMBO, M.A. FARINA COSCIONI,
Edoardo FLEISCHNER, Luigi MANCONI, Ignazio MARINO,
Demetrio NERI, Federico ORLANDO, Piergiorgio STRATA, Mina WELBY.

Parteciperanno anche parlamentari di maggioranza e
opposizione fra i quali Franca CHIAROMONTE,
Benedetto DELLA VEDOVA, Francesca MARINARO

Ingresso Libero
organizzato da Radio Radicale
Nota:                                                                                 
Il senso di questo convegno è di svelenire i commenti e le grida di assassinio che inficiano una politica fondata su pregiudizi quando si tratta di temi delicati dell'autodeterminazione e del rispetto della volontà personale dei cittadini. Si vuole far ascoltare la voce di esperti che chiariscano termini e modi di applicazione degli strumenti legislativi e giuridici.
                                                 Mina Welby
a nome dei martiri laici Luca, Piero, Eluana, Nuvoli e tutti gli altri che, come Paolo Ravasin, danno testimonianza pubblica in vita della loro volontà per il momento dove non saranno più in grado di esprimersi

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Sabato 14 febbraio, ore 16.30: con Welby ed Englaro contro integralismi ed
opportunismi. 100 per 100 liberi di scegliere. Testamento biologico subito, a
Roma!

Quello che sta accadendo in questi giorni intorno alla vicenda di Eluana
Englaro ci impone di essere da subito mobilitati per l'affermazione della
libertà, della civiltà, dello Stato di diritto.
Proprio quando la ragione e l'umanità sembrano cedere il passo agli interessi privati ed agli istinti più integralisti, occorre rispondere con la forza della democrazia e l'organizzazione di tutti coloro che non vogliono rassegnarsi.
Non c'è tempo da perdere.

Il rischio è che si ripeta quanto accaduto con la legge 40: allora potemmo
avvertire l'opinione pubblica solo dopo che era stata approvata una legge che di fatto vietava la ricerca scientifica e la fecondazione assistita.
Oggi sta accadendo lo stesso con il testamento biologico: in Parlamento,
sotto la spinta vaticana, si vuole approvare una legge che in realtà riduce i diritti ed affida le nostre vite alle scelte di altri.

Dobbiamo organizzarci subito, per trasformare il nostro sdegno in azione
concreta ed efficace. Proprio per questo, abbiamo deciso di darci appuntamento
sabato 14 febbraio, alle ore 16.30, presso la sede del Partito Radicale Nonviolento, in via di Torre Argentina 76, III piano.
Sarà l'occasione per vederci, per contarci, per decidere insieme le
iniziative da intraprendere.

Intanto, insieme ai compagni della Cellula Coscioni di Roma, abbiamo
depositato in Campidoglio venerdì 6 febbraio una proposta di delibera comunale per l'istituzione del registro dei testamenti biologici. Consentirebbe a tutti, in maniera economica ed accessibile, di garantirsi che la propria volontà sia accertata per iscritto, senza dover aspettare 17 anni affinché i tribunali la riconoscano.
Anche di questo vogliamo parlarti, sentire cosa ne pensi, come possiamo
lottare insieme.

Siamo certi che hai chiara l'importanza storica di questo momento.
Ci vediamo sabato allora!

Mina Welby
Mario Staderini

Per informazioni

06.689791 (Associazione Luca Coscioni)
Organizzatori Cellula Coscioni Roma e Radicali Roma




9 febbraio 2009

UNA MORTE OPPORTUNA

 Sabato 7 febbraio 2009

Finalmente Eluana sta morendo. Lo dico con gioia: finalmente! Canterò per lei e spezzerò il mio pane per suo padre e per sua madre, e berrò con loro un vino di grazia e di consolazione. Lasciamola correre felice, Eluana, tra le braccia di Dio, perché è questa la fine che lei desiderava. E lei voleva questo perché amava la vita. Amava la vita ma non la idolatrava. L’amava nel modo giusto, perché era pronta al distacco. Aveva intuito la Verità. Criticando i farisei, Gesù ammonì: «Non l’uomo fu fatto per il Sabato, ma il Sabato per l’uomo». Così possiamo dire: «Non l’uomo è fatto per la vita, ma la vita è fatta per l’uomo». Amare la vita è giusto, farsene un idolo è un fatale errore. È in nome degli idoli che l’uomo inganna, umilia, prevarica, tormenta il suo prossimo e lo uccide. In nome degli idoli smarrisce la pietà. Per questo, Eluana, desidero solo dirti parole di gioia e di amore. Con il poeta mistico Gialàl ad-Dìn Rumì ti voglio dire: «O amanti, o amanti, è tempo di migrare dal mondo,/ con l’orecchio dell’anima sento tamburi di partenza dal cielo!/ Già siamo stati nel cielo, siamo stati compagni degli angeli,/ e là ancora torniamo, amico, la patria nostra è quella!». Con queste parole ti voglio accompagnare nella gioia dei Campi Elisi, dolcissima Eluana. Con un bacio e un sorriso. Nella serena esultanza del cuore.

Massimo Jevolella

http://www.massimojevolella.it/


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18 dicembre 2008

In memoria di Piergiorgio Welby

 Era ieri o un miliardo di anni fa?
 E' successo veramente
 o sono prigioniero di un gioco
 incominciato per caso
 e che non riesco più a interrompere?
 Perché non compaiono le fate, i maghi,
 gli esseri incantati che possano ridarmi
le mie gambe, le mie braccia,
le mie mani stregate... 

In questi versi di Piero Welby c'è un compendio di vita, vissuta da lui con delusione iniziale, poi ripresa con caparbietà e ironia per fare di un male un bene incommensurabile e mai sognato da lui stesso, per noi tutti che siamo l'Italia in ricerca della riscossa per i diritti della persona. Lui sapeva di morire senza la vittoria in tasca, ma ci ha lasciato un'eredità che noi tutti, Radicali e non solo, ma anche cittadini senza alcuna appartenenza, abbiamo accolto e con determinazione continuiamo a fare sempre più nostra.
Questo 20 dicembre, secondo anniversario del suo olocausto per la libertà di decidere di tutti i cittadini, ci ricorda che esistono valori più alti della vita stessa. Questa giornata cade in un periodo di grande discussione sull'esecuzione della sentenza del giudice per la liberazione di Eluana da uno stato innaturale tra una non vita e una non morte. Si può parlare di veri e propri tentati attentati alla nostra Costituzione.
Noi con la nostra raccolta firme lanciata in tutta Italia cerchiamo di tener vivo e onorare il ricordo  di Piero. Sappiamo che solo con una battaglia serrata riusciremo a uscire dagli attentati alla libertà della persona, dove terapie non volute vengono inflitte a molti malati; uscire dal tunnel di una morte illegale, non richiesta dalla persona.
Le parole di Welby sono rivolte al Parlamento:" Le scelte che avete di fronte sono scelte che vanno dritte al cuore della vita e della morte. Ciò detto, è indispensabile chiarire che, nell'affrontare le tematiche legate al termine della vita, non ci si trova in presenza di uno scontro tra chi è a favore della vita e chi è a favore della morte: tutti i malati vogliono guarire, non morire. Chi condivide, con amore, il percorso obbligato che la malattia impone alla persona amata, desidera la sua guarigione. I medici, resi impotenti da patologie inguaribili e incurabili, sperano nel miracolo laico della ricerca scientifica. Tra desideri e speranze, il tempo scorre inesorabile e, con il passare del tempo, le speranze si affievoliscono e il desiderio di guarigione diventa desiderio di abbreviare un percorso di disperazione, prima che arrivi a quel termine naturale che le tecniche di rianimazione e i macchinari che supportano o simulano le funzioni vitali riescono a spostare sempre più in avanti nel tempo. Chi deve rispondere a queste domande, inquietanti, ma ineludibili, che aumentano con l'aumentare della "potenza" dell'apparato tecnoscientifico? In Europa alcuni stati hanno risposto con leggi, altri si apprestano a farlo, qualunque siano le convinzioni personali, si deve prendere atto che la tendenza generale va nel senso di un sempre maggiore rispetto della volontà espressa dagli interessati e di una minore discrezionalità del medico."

Ecco noi siamo gambe, braccia e mani di Piero nella battaglia che lui ha ideato e promosso con il suo corpo "stregato" dalla malattia. Noi lo facciamo vivere e agire come avrebbe voluto lui. 

Un saluto a tutti

Mina Welby




17 novembre 2008

Una voce fuori dal coro.

UN ESEMPIO DI PIETA’ CRISTIANA

VESCOVO CASALE: «LA SUA VITA NON È PIENA, INUTILE ACCANIRSI»

di FRANCA GIANSOLDATI da IL MESSAGGERO.IT 15/11/08

Carità, comprensione, pietas. Sono parole che ripete più e più volte pensando a Eluana. Monsignor Giuseppe Casale, classe 1923, ex arcivescovo di Foggia è una voce fuori dal coro che, con coraggio, preferisce arrestarsi davanti al grande mistero della morte. Da pastore lui si rifiuta di dare giudizi, di emettere condanne. «Di fronte a questo grande mistero dovremmo avere tutti più rispetto e attenzione. Soprattutto lasciare la possibilità agli interessati di decidere in modo chiaro e sereno».

D.: Dunque lei è favorevole al testamento biologico?

R.: «Sì senza dubbio. Io sono per una vita piena. Nel caso di persone costrette allo stato vegetativo permanente, dico solo che ci si accanisce sulla vita. Eluana vive perché alimentata artificialmente. La sua è una vita ridotta al minimo, non è una vita piena, è vita vegetativa».

D.: Ma è sempre vita.

R.: «Mi interrogo e mi chiedo: davanti a casi simili si può parlare di vita umana, intesa come esistenza piena di relazioni? Noi sappiamo che esistono ammalati gravi, gravissimi, che al contrario possono interagire, farsi ascoltare, essere toccati, reagire, amare, avere sensibilità: ecco, questa per me è ancora vita, per il resto si può solo parlare di stato vegetativo. Posso capire, accostandomi con pietas cristiana, la decisione di un padre davanti ad una figlia in quello stato».

D.: Lei contesta l’accanimento terapeutico?

R.: «Io osservo solo che tutto questo chiasso, la solita battaglia tra guelfi e ghibellini, impedisce di fatto una riflessione serena, che in Italia sarebbe importante. E invece si litiga e alla fine, purtroppo, si perde di vista un aspetto importante: che l’alimentazione artificiale, come quella somministrata dai medici ai malati in stato vegetativo permanente, è una forma di accanimento, se la si toglie provoca la morte. Pertanto, forse, non si può più parlare di eutanasia. Penso che bisognerebbe definire al più presto il problema del testamento biologico, contenente le ultime volontà di vita».

D.: Cosa direbbe al signor Englaro, se lo avesse dzavanti?

R.: «Lo abbraccerei, gli farei arrivare la partecipazione con la quale, a distanza, l’ho accompagnato spiritualmente in questo calvario, da quando è iniziata la malattia della ragazza, sino al dramma successivo. Il mio augurio è che possano arrivare la pace e la serenità, sia per Eluana che per lui. Pregherò per loro».

D.: Staccare l’alimentazione e l’idratazione non è eutanasia?

R.: «In questo caso alimentazione e idratazione si possono parificare ad un accanimento terapeutico. E poi comunque, quando c’è un consenso alla base. Voglio dire che il padre sapeva bene che cosa avrebbe voluto la figlia medesima».

D.: Lei ricorrerebbe a disposizioni ben precise nel caso dovesse trovarsi in condizioni analoghe a quelle di Eluana?

R.: «Certamente. Per una persona che crede, e io credo in Dio onnipotente, la fine della vita non è “la fine” ma solo il passare da una condizione all’altra. Per un cristiano non è la morte totale. Se mi ritrovassi in una situazione analoga, non vorrei che mi alimentassero artificialmente con le macchine. Noi continuiamo a fare battaglie per la vita, come se la morte terrena fosse la fine della persona, e invece si schiude una esistenza nuova».

D.: Decisamente controcorrente.

R.: «Credo nell’immortalità dell’anima e nella resurrezione dei corpi. Non so cosa il Signore mi riserverà, ma non vorrei nessun accanimento. Spererei solo di avere accanto a me persone care, cui affidare parole di speranza, nella certezza che ci si rivedrà nel Signore. Noi continuiamo a fare un errore grossolano...».

D.: Cioè?

R.: «Vedere la morte e la malattia grave con l’occhio della tecnica, mentre dovremmo accostarci al nostro spegnimento come un passaggio, non dunque come un pericolo, una mannaia».




11 ottobre 2008

Lasciamo che Eluana riposi in pace

 Da Aprileonline

Firme varie,   09 ottobre 2008, 18:08

Lasciamo che Eluana riposi in pace Il documento     

Documento di cattolici sul caso Englaro: "Non possiamo che esprimere il nostro sconcerto e la nostra amarezza per quanto riguarda la posizione dei vertici ecclesiastici che contribuisce a suscitare un grande e inopportuno clamore mediatico intorno ad una persona crocifissa su un letto da sedici anni"

Pensando ad Eluana Englaro i nostri primi sentimenti sono di affettuosa amicizia e di solidarietà nei confronti della sua mamma e del suo papà. Esaminando invece la situazione che si è determinata e scrivendo dall'interno della nostra Chiesa cattolica, non possiamo che esprimere il nostro sconcerto e la nostra amarezza per quanto riguarda la posizione dei vertici ecclesiastici che contribuisce a suscitare un grande e inopportuno clamore mediatico intorno ad una persona crocifissa su un letto da sedici anni.

Ci sembra che la pietà sia dimenticata e che non ci sia serenità nell'esaminare la situazione di fatto, avendo come riferimento le parole di speranza del Vangelo. Dio è il signore della vita e della morte e ad ogni essere umano tocca affrontare la conclusione dell'esperienza terrena, che è solo una fase della vita, accompagnato da chi lo circonda con dolcezza e rispetto, verso il futuro di felicità che ci prefigura la nostra fede. Ci sembra invece che ci si accanisca nei confronti di Eluana e che non si rispettino le sue precedenti accertate dichiarazioni di volontà prima dell'incidente, secondo la testimonianza dei genitori e di altri, e che non si prenda atto della sua attuale perdita definitiva della coscienza.
Ci sembra che, in questa vicenda, si manifesti una concezione meccanicistica e materialista della vita che è ben diversa da quella fondata sui sentimenti e sui valori spirituali vissuti coscientemente che caratterizza la visione cristiana della persona umana. Non ci può essere contrapposizione tra "principi" e "fatto" : il principio astratto della vita e il fatto di una "vita non vita". Anche la scolastica insegna che "contra factum non valet argumentum" che si potrebbe tradurre con : "i fatti sono incontrovertibili".
Ci sembra criticabile il consenso al conflitto formale (prima sollecitato e poi applaudito) che si è aperto, in modo del tutto inconsueto, tra il potere legislativo ed il potere giudiziario in relazione alle sentenze della Corte di Cassazione e della Corte d'Appello di Milano; questo consenso è la conseguenza di una mobilitazione propagandistica che ignora i principi dello Stato di diritto su cui si fonda la Costituzione repubblicana.
Ci sembra anche che l'impegno a difesa della vita non debba manifestarsi, principalmente o solo, sulle modalità del suo inizio e della sua fine naturale, ma con attenzione alla sua qualità e al percorso terreno di ogni donna e di ogni uomo. Così l'impegno dei cristiani e della Chiesa dovrebbe, anzitutto e soprattutto, prestare attenzione alla vita concreta dei tanti che fanno fatica a vivere e la cui esistenza vita è sempre a rischio o addirittura è violentemente interrotta.
Sarebbero quindi necessarie forti campagne di opinione, con le mobilitazioni conseguenti, oggi, qui, nel nostro paese, nelle nostre parrocchie, nelle nostre comunità religiose come nei movimenti, nelle associazioni e nelle comunità cristiane di base a favore di chi rischia gli infortuni sul lavoro, per i clandestini nel canale di Sicilia, per le donne che subiscono violenze, per quanti, militari o civili, soffrono in Iraq, in Afghanistan o in Georgia o sono coinvolti nelle tante guerre dimenticate sparse nel mondo, per chi vive nel Darfur o in Somalia, per i milioni di bambini che sono privi di assistenza e di istruzione.
Perché poi cercare di creare, nell'immaginario del nostro popolo, una contrapposizione tra l'identità "cattolica" che, da sola e sempre, difenderebbe la vita e quella "laica" che spregiudicatamente sarebbe disposta a facili cedimenti etici ? I credenti, senza erigersi a maestri, potrebbero offrire a tutti la ricchezza della loro vita spirituale e della loro sensibilità morale per dialogare sui problemi della vita e della morte come si pongono ora e per cercare insieme le risposte delle istituzioni a problemi nuovi e complessi che la scienza pone oggi all'inizio del terzo millennio. Nel mondo cattolico sono ormai tanti quelli che condividono il punto di vista secondo cui l'identità del credente sta nelle parole di speranza, di misericordia e di vita della Parola di Dio e non nelle campagne o nelle crociate.
Lasciamo che Eluana vada in silenzio e in pace nel Regno della Vita. Per lei e per la sua famiglia.

Primi firmatari : Vittorio Bellavite, Milano; Paolo Farinella, Genova; Giancarla Codrignani, Bologna; Giovanni Avena, Roma; Grazia Villa, Como; Enzo Mazzi, Firenze; Teresa Ciccolini, Milano; Albino Bizzotto, Padova; Giovanni Sarubbi, Avellino; Lisa Clark, Firenze; Alberto Simoni, Pistoia; Rosa Siciliano, Bari; Giovanni Franzoni, Roma; Carla Pessina, Milano; Marcello Vigli, Roma; Andrea Gallo, Genova; Margherita Lazzati, Milano; Piero Montecucco, Voghera; Gustavo Gnavi, Ivrea; Domenico Basile, Lecco; Chiara Zoffoli, Lecco. Catti Cifatte,Genova.

Si può aderire al documento firmando su : http://appelli.arcoiris.tv/Eluana_Englaro/

Si possono raccogliere adesioni su carta con le stesse modalità di quelle on-line (nome, cognome, professione, residenza) da inviare poi a "Firme sul caso Englaro", Via Vallazze 95 20131 Milano

Diamo forza alla politica con le nostre firme!





9 ottobre 2008

UN NUOVO CORSO

 

La Corte d'appello contro corte d’appello? Se la situazione non fosse tragica per la povera Eluana e per i suoi genitori direi che dei colleghi si fanno degli scherzi. Spero che dopo questa sentenza di “non luogo a provvedere” le prossime decisioni siano lineari e a favore di un diritto per la vita scritto nella nostra Costituzione. Il fatto che i giudici della corte d’appello di Milano abbiano sentenziato la prima volta a favore dell’accoglimento della richiesta di Beppino Englaro di lasciare alla vita di Eluana il corso naturale della sua fine, in base a testimonianze sul suo intendimento di vita e volontà di fine vita non mi ha mai meravigliato. Ho fatto un parallelo con la sentenza del GUP di Roma, Zaira Secchi, che come i giudici di Milano ha giudicato dott. Mario Riccio dopo aver interrogato me e aver letto il libro di Piergiorgio, Lasciatemi morire. Piergiorgio si era potuto esprimere e chiedere di essere lasciato morire dopo sedazione, come voleva il decorso naturale della sua malattia, la distrofia muscolare. Ciò nonostante il GUP, a mio avviso ha trattato il caso come i giudici di Milano: ha voluto sapere quale fosse stato l’intendimento di vita e ha voluto sentire da me, come testimone, i nostri discorsi personalissimi e il nostro modo di vivere insieme nel corso degli anni e in modo particolare degli ultimi mesi vissuti insieme. Credo, anzi sono convinta, che fossero state proprio le testimonianze scritte nel libro e le mie parole che abbiano dato chiarezza al giudice e forza alla sentenza. Ecco perché sono sicura che anche le testimonianze di papà e mamma Englaro e degli amici di Eluana siano state la forza per una sentenza a favore di Eluana, per la sua liberazione da una prigionia in un corpo non più suo. Dalle parole dei genitori non possono essere estrapolati altri giudizi che quelli di avere un amore immenso per una figlia in condizioni di non vita che lei stessa non avrebbe mai accettato. Solo chi ha vissuto e condiviso una decisione di accettare la fine della vita terrena può capire in pieno l’amore infinito che qui si manifesta nell’accettazione e condivisione della volontà di Eluana da parte dei suoi genitori.

Non ho mai creduto all’usurpazione di potere da parte dei giudici nei confronti del Parlamento e spero che venga chiarita anche questa questione. I giudici di Milano non hanno varato una legge, bensì hanno giudicato legittime le volontà manifestate da parte di Eluana tramite i suoi testimoni che io chiamerei garanti. In quel senso, a mio parere sarebbe da rivedere anche il decorso giudiziario per il dott. Riccio. Anche per Welby, secondo il giudice civile di Roma non esisteva la possibilità di eseguire la sua volontà, pur avendone riconosciuto il diritto secondo la Costituzione.

Infine anche la Corte Costituzionale avrà la mente e il cuore orientati verso un diritto Costituzionale sull’intendimento di dignità della vita che solamente ogni cittadino per se stesso può definire.

A chiusura di questo articolo ho visto la notizia che, come prevedevo, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso di Camera e Senato sul conflitto di attribuzione.

Ora in Parlamento cosa succederà? Conoscendo bene di quale spirito la maggioranza dei membri del nostro Parlamento sia animata, prevedo una discussione sulla legge in materia di testamento biologico incidentata e difficile. Intenzionalmente, secondo esponenti politici, dovrebbe diventare una legge che in modo paternalistico deve negare al paziente la sua ultima volontà di decidere per se stesso, negandogli la capacità di poterlo fare. Non esiste una coscienza universale uguale per tutti, e non esiste una coscienza comune dei politici che possa decidere per tutti i cittadini. Promulgare una legge infarcita da una coscienza etico-politica sarebbe una legge integralista e la morte dell’etica e della religione stessa che la detta. Sarebbe una legge inservibile e contro la nostra Costituzione, Legge fondamentale sulla quale devono poggiare tutte le leggi delle quali ogni cittadino è libero di poterne usufruire e non vi è costretto. È per questo che continuo a chiedere ai politici e ai cittadini di capire il significato di libertà di coscienza. I sessanta milioni di italiani più i milioni di “nuovi italiani” immigrati non vogliono e non possono essere trattati da infanti senza capacità di decidere per se stessi.

La Minavagante



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