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…ti saresti divertita, cazzo!…
noi sulla circonvallazione
a cambiare la candela sporca
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nel cimitero di Prima Porta
…ti saresti divertita, cazzo! …
così come ti divertivi da sballo
a fare l’autostop sulla Colombo
per rubare una giornata alla
disperazione
e sbatterla sulla spiaggia di
Capocotta….
…io e te…confusi tra gli altri
che lanciavano la loro allegria
sugli asciugamani colorati della
fantasia
…io e te…la sera nel vagone
del treno…
ad assaporarci il sale sulle labbra,
a scandalizzare quelle facce
di cartapesta imbolsite dal sopore,
…io e te…ad inventare equilibrismi
sulla corda tesa del pudore ma…
con la mente già chiusi in
quella stanza.
Che assurdità quel grattacielo
di morti murati dietro quei marmi
di fiori appassiti e nomi dimenticati.
Ti lasciammo tra i crisantemi gialli
rubati ad un disgraziato tuo vicino
e l’odore di cera e fiori marciti…
andammo via tirando calci ad
una Pepsi
e cantando All along the watch
tower…
cantavamo forte per non piangere,
forse,
..io non ho pianto…ma,…
una volta tornato in quella stanza,
ho passato la notte alla finestra,
tutta la notte a guardare
il fumo leggero della Marlboro
che mi bruciava gli occhi
e lo scorrere lento dei vagoni.
(P. Welby, 

 

All Along The Watchtower 
dalla raccolta -Natiche Sadiche-)

 

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11 settembre 2011

CANICATTINI TERME




9 luglio 2011

L'ombra di una legge

 
Libero Quotidiano di sabato 9 luglio 2011, pagina 1
Appunto - L'ombra di una legge
di Facci Filippo
 

 

 Mio padre aveva poco da vivere e mi sussurrò che potevo fare quello di cui avevamo discusso poche settimane prima. Era l'ottobre 2009 e quel momento spazzò via tutto, ogni dibattito, ogni legge, ogni caso Englaro, ogni caso Welby, ogni predica porporale, ogni monologo di Saviano, ogni suicidio di Monicelli, ogni esortazione di principio sul come dobbiamo morire. C'era un padre e c'era un figlio, non avremmo commesso l'errore fatto con mia madre. Telefonai a un'amica, terzo elemento di quella triade affettiva padre-figlio-medico che da lustri teneva la politica fuori dalla porta, politica ben lieta, in realtà, di non entrare negli stracazzi nostri, e di lasciare che la morte di centinaia di migliaia di persone restasse accompagnata da interventi sanitari non dichiarati. Purché avvenisse nell'ombra, avvolta da quella cappa narcotica che ha sempre circondato, da noi, le cose che si fanno ma che non si dicono. Tanto eravamo già via, da mesi, lontano dai politici, dai giudici, dai preti lontani perché chiunque voi - altri - di fronte alla vita, nostra e dei nostri cari, smettete di esistere, non siete niente, che ci frega di come chiamate le cose, se eutanasia, accanimento, fine-vita, assassinio, o, peggio, se fate una legge incostituzionale e fatta per restare perfettamente inapplicata. Fate pure. Tanto la vita resta nostra. Altrimenti, piuttosto, la galera.

Un'autodenuncia in stile Welby. Se Tutti avessero il coraggio di autodenunciarsi, i legulei di spropositi di leggi verrebbero smascherati e la chiarezza e la tranquillità ci accompagnerebbe nei nostri ultimi passi, nella vecchiaia, nella malattia, nella disgrazia.

Grazie, Filippo!


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permalink | inviato da Mina vagante il 9/7/2011 alle 23:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



15 marzo 2011

Legge sul testamento biologico

Mina Welby per  CivicoLab

Perché non posso decidere come voler essere curata?
 
Il testamento biologico, o meglio le disposizioni anticipate sui trattamenti sanitari, consiste semplicemente nelle dichiarazioni che io faccio oggi per un even­tuale momento futuro in cui non sarò più in grado di poter esprimere al medico che mi deve curare la mia volontà su quello che può o non può fare sul mio corpo. Anche fare o non fare queste dichiarazioni è, ovviamente, lasciato alla libera scelta di ognuno.
In pratica si tratta di un prolungamento del consenso o dissenso informato.
Mi spiego: se vado dal medico non accetto un trattamento sen­za conoscerne gli effetti; il medico è obbligato a informarmi sulla diagnosi, le terapie, le controindicazioni. Normalmente è la persona interessata ad accettare o rifiutare delle terapie.
Come si sa su questa materia è all’esame del Parlamento un disegno di legge della maggioranza che è già stato esaminato e approvato dal Senato e, adesso, purtroppo peggiorato, deve essere discusso e votato alla Camera dei Deputati.
È utile citare il primo articolo del disegno di legge: “La presente legge, tenendo conto dei principi di cui agli articoli 2, 3, 13 e 32 della Costituzione: a) riconosce e tutela la vita umana,…. b) riconosce e garantisce la dignità di ogni persona….. e) riconosce che nessun trattamento sanitario può essere attivato…. f) garantisce che …..il medico debba astenersi da trattamenti straordinari non proporzionati,…..”
Ricordo che, nell’art. 2 la nostra Costituzione riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo; nell’art. 3 si afferma la pari dignità sociale e l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge; nell’art. 13 è garantita l’inviolabilità della libertà personale; nell’art. 32 si garantisce la tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo, ma anche la necessità di una legge per obbligare a un determinato trattamento sanitario con il limite assoluto del rispetto della dignità umana.
Mi soffermo sull’art. 3 della Costituzione (“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione,…., di condizioni personali e sociali”).
In verità il disegno di legge non rispetta questo principio. Infatti, quando il medico ritiene giusto intervenire su di te con una qualsiasi terapia che lui ritenga giusta, le tue disposizioni scritte e firmate hanno meno valore che se tu fossi cosciente e potresti rifiutare, e non c’è opposizione del fiduciario o opinione di collegio medico che tenga: il medico deve solamente annotare sulla cartella clinica il motivo per cui è intervenuto su di te.
Un esempio concreto: se un malato di SLA che ha rifiutato la tracheotomia per iscritto, si risveglia tracheostomizzato per una vita (che lui avverte come tortura continua), con chi se la deve prendere?
Ecco il punto fondamentale: anche una persona che perde le sue capacità fisiche o mentali conserva il suo pieno valore e la sua dignità di essere umano e deve essere rispettato nella sua volontà.
Assecondare un malato nella sua scelta e accompagnarlo con umanità non significa per un medico essere esecutore burocratico di un ordine, ma può essere di sicuro traghettatore di un navigante al suo porto. Perché spesso morire può essere l’unica speranza di star bene per una persona.
Questo disegno di legge è stato redatto appositamente come rivincita sulla sentenza della Cassazione che aveva avuto come conseguenza la possibilità di morire per Eluana Englaro, dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano a favore del distacco del sondino naso gastrico.
Il Governo insieme ai suoi seguaci videro in questa sentenza una usurpazione di potere, una invasione di campo. Perciò in questo progetto di legge all’art. 3, comma 5 si scomoda perfino la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, (New York, 13 dicembre 2006), secondo la quale ”alimentazione ed idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, devono essere mantenute fino al termine della vita, ad eccezione del caso in cui le medesime risultino non più efficaci nel fornire al paziente i fattori nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche essenziali del corpo. Esse non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento.”
Si parla di scienza e tecnica che forniscono la nutrizione artificiale: può essere un sondino naso gastrico o una peg che si posiziona con un atto chirurgico, ma può essere anche una sacca che viene collegata con una flebo a una vena centrale. La nutrizione e idratazione artificiale vengono spacciate per sostegno vitale e non si dice che sono trattamenti sanitari.
Anche la ventilazione forzata è sostegno vitale ed anche trattamento sanitario; e anche la dialisi lo è. In rianimazione qualsiasi tipo di trattamento è sostegno vitale.
Fino a quando sono capace di comunicare con il medico, io posso rifiutare la NIA (Nutrizione e Idratazione Artificiale), nel momento che perdo coscienza questo non vale più, il sondino di Stato mi è assicurato. Gli articoli 3 e 32 della nostra Costituzione sono collegati per quello che riguarda sia la volontà attuale che quella anticipata perché è l’articolo 3 che conferma la mia pari dignità umana sia che io mi trovi in stato di coscienza che in stato di incoscienza. Questa futura legge calpesta un mio diritto sacrosanto e la Costituzione stessa. E per questo la NIA è considerata sostegno vitale, non trattamento sanitario, checché ne dicano tutte le società internazionali sul carattere sanitario della nutrizione artificiale. 
Lo scopo della legge proposta dovrebbe essere, secondo qualcuno fra i favorevoli alla promulgazione, impedire altre sentenze simili a quelle emesse per Eluana Englaro. Io temo, invece, che provocherà migliaia di denunce e sentenze.
Il testo è pieno di contraddizioni e sottolinea varie volte che si vuole proibire l’eutanasia. Per questo si citano due volte gli articoli del codice penale 575, 579 e 580. Citando questi articoli, secondo me, si vogliono classificare come eutanasia, le desistenze terapeutiche che abitualmente vengono praticate, sia su richiesta dei pazienti, sia su richiesta dei loro parenti, sia per decisione dei medici, per troncare altre sofferenze. L’eutanasia nel nostro paese non è un crimine. Lo si vuole istituire?
Mi sto domandando il motivo di questa invasività nel nostro vivere. Perché non posso decidere io come voler essere curata anche quando non sarò più capace di intendere e di volere? Ma i parlamentari, i nostri legislatori non hanno avuto il dubbio sulla costituzionalità di questa proposta di legge? Spero che le radio, le televisioni, i giornali si attivino per dare le giuste informazioni ai cittadini in modo che possano giudicare.
Chiedo ai parlamentari di non fare una legge per affermare una visione etica, ma costituzionale, fruibile da tutti coloro che ne sentono il bisogno.
Serve una legge semplice. Non si imponga la propria morale, la propria coscienza a noi cittadini. Per i nostri errori rispondiamo noi.
Se tu pensi che io sbaglio e pensi che io stia meglio con la tua correzione, non mi rendi felice e tu non sei giusto. Rimani al posto tuo e lasciami felice!
 

9 marzo 2011




8 ottobre 2009

MORIRE DI STATO 2

  Intervista a Mina Welby
di Monica Lanfranco

(uscita su "Marea", trimestrale di attualità e informazione per dire lo stare al mondo delle donne) qui in cinque puntate

2. puntata

Perché dal tuo punto di vista è così importante poter decidere di sé e del proprio corpo anche nella parte finale dell’esistenza umana?

Decidiamo tutta la vita come trattare il nostro corpo. Ricordo gli urli di mio fratello, quando mamma lo portava dal barbiere per fargli tagliare i capelli. Per me, da bambina, farmi visitare dal medico era un trauma. La vita poi ti insegna molte cose, ti fai una ragione per accettare anche cure invasive per guarirti da una malattia, da un trauma dopo un incidente. Fino a quando possiamo esprimerci tutti acconsentiamo o dissentiamo, quando veniamo messi davanti a una realtà, anche difficile, da decidere.

Fino alla fine degli anni sessanta non si ha conoscenza di sopravvivenze biologiche di persone in stato vegetativo. I protocolli rianimatori sempre più sofisticati,applicati in situazioni limite, possono avere come esito uno stato vegetativo dopo il risveglio dal coma. Significa che una persona non ha più contatto con la realtà intorno a lei. Altre volte delle terapie prolungano solamente un’agonia dolorosa. Di molti esseri viventi sappiamo che cercano di isolarsi quando sentono di morire. Ricordo due momenti della mia vita, la prima volta a otto anni, dove mi sentivo leggera, leggera e già lontana dalla realtà intorno a me. La natura forte, la prima volta e una corposa trasfusione la seconda, mi hanno rimessa in vita.

Non si conoscevano malattie come la sla, distrofia. Dopo poco tempo diventando completamente paralizzati e rimanendo senza voce, senza poter più inghiottire si moriva per insufficienza respiratoria, per inedia o altre complicazioni. Oggi molti scelgono la tracheotomia ed essere ventilati artificialmente e la nutrizione artificiale. E’ una vita accompagnata da gravi difficoltà. Spesso chi non vuole scegliere tali terapie deve morire a casa con grande malessere fino a quando non perde coscienza. E’ difficile trovare un medico benevolo che ti aiuta con una sedazione, addormentandoti, per non soffrire. Troppe volte il medico curante, ben consapevole che è una malattia che ha portato un organismo al termine della vita, sceglie la tracheotomia non richiesta dalla persona malata, ma dai suoi congiunti. So per esperienza che è difficile lasciar andar via una persona cara, quando lo ha chiesto, ma dopo aver chiara la sua posizione, è giusto fare l’ultimo sforzo dentro di noi al pieno rispetto della volontà della persona malata. Sicuramente è il più grande atto d’amore che si possa manifestare verso la persona amata.

Credo sia giusto che una persona, informata sulle sue condizioni di salute e sulle terapie che eventualmente la possano attendere, esprima oggi per poi, quando non potrà più esprimersi, su come vuole essere curata. La volontà liberamente espressa della persona bisogna sempre rispettare. Sento l’obbligo di rispettare anche chi scegliesse una cosa che è contro il mio concetto di morale. Ci sono appunto persone che scelgono l’eutanasia, perché non c’è altra via di fuga da un dolore insopportabile. Dovrei capire che per loro la morte è l’unico refrigerio per la loro vita. Sono dell’avviso che serva una legge a favore della depenalizzazione dell’eutanasia e del suicidio assistito per i casi di estrema sofferenza.




25 luglio 2008

DICHIARAZIONI ANTICIPATE DI TRATTAMENTO SANITARIO

 ASCA) - Roma, 24 lug - Sono 101 i senatori che hanno sottoscritto il disegno di legge proposto da Ignazio Marino sul testamento biologico. Un terzo degli eletti di Palazzo Madama è favorevole ad aprire la discussione per arrivare al più presto ad una legge che regolamenti la materia.
Sono saliti a 14 i parlamentari del Pdl firmatari della mozione in difesa della libertà terapeutica presentata ieri da Benedetto Della Vedova alla Camera dei Deputati.

Spero che sia la volta buona; i tempi sono maturi perchè agli Italiani venga riconosciuto di autodeterminarsi con un testamento biologico scritto, per non dover subire insistenza di terapie mediche inutili ed essere curati adeguatamente, secondo la propria volontà, e dare ai medici tutela nel loro adempimeto di servizio ai cittadini.




25 maggio 2008

IO, COME WELBY, DICO SI' AL TESTAMENTO BIOLOGICO

 Donatella Chiossi
Reggio Emilia
Rubrica lettere de La Repubblica 23 maggio 2008

Vivo a Reggio Emilia e sono immobilizzata e tracheostomizzata, a differenza di Piergiorgio Welby posso muovere solo gli occhi e scrivere attraverso un complesso sistema elettronico, scegliendo le lettere con le pupille per comporre le parole. Vi scrivo dopo il recente convegno con più di 1000 partecipanti dove ho introdotto la discussione sul Testamento Biologico (tra il Filosofo Giulio Giorello e il prof. Ignazo Marino) per dire che l'autodeterminazione nella scelta delle cure è sancita dalla Costituzione, art. 32. E questo diritto va esteso anche alle tecnologie esterne al proprio corpo (ad esempio alla tracheostomia). In questo caso l'interruzione della terapia non significa uccidere ma accettare la fine naturale.
Se il paziente è invece in coma e senza possibilità di recupero dell'integrità intellettiva, occorre assolutamente introdurre il testamento biologico, che dà indicazioni sulla reale volontà del paziente quando era ancora cosciente. Questa legge è necessaria per non lasciare la scelta al singolo medico quando si trova davanti a un malato in condizioni di 'non ritorno' e per stabilire una collaborazione con i familiari, attraverso la figura del fiduciario (persona con la quale il paziente ha avuto rapporti continui e di affetto, non necessariamente un familiare). I possibili conflitti tra medici e familiari, infatti, non devono andare in tribunale, ma devono essere risolti all'interno dell'ospedale. (seguono 1042 firme)




15 aprile 2008

Serve un Testamento biologico?

Serve o non serve un testamento biologico?
di Mina Welby

A questa domanda non c’è una risposta univoca. Questo dipende dal carattere, dalla concezione di vita, di dignità delle persone. Sono ben sicura che non tutti gli italiani vorranno redigere un testamento biologico e vorrebbero che siano i medici a decidere sul che fare. Fatalismo? Smisurata fiducia nel proprio medico? Quindi partiamo dal dire che non sarà obbligatorio per legge ma facoltativo stendere un testamento biologico.
La stessa domanda gli italiani se la sono fatta quando si trattava di chiedere una legge sull’aborto. Gli italiani hanno voluto la legge che è esattamente una legge che così si formula: Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza.
Non tutte le donne fanno uso della legge sull’aborto, non tutte le coppie sposate hanno bisogno di una legge sul divorzio, tuttavia sono leggi che hanno regolamentato l’aborto clandestino e ridimensionato il fenomeno per quello che riguarda l’aborto, e regolamentato le convivenze e dato pieni diritti alle persone e aiutato anche a riprogrammare una vita dopo un matrimonio fallito.
Io credo che una legge sulle dichiarazioni anticipate sui trattamenti sanitari serva per vari motivi.
Chi di noi non è venuto a confrontarsi con la grave malattia di un familiare, di un amico, un conoscente. Quali erano i pensieri al suo capezzale? Cosa avete detto al medico? Ognuno di noi ha reazioni diverse in una stessa situazione: Dottore faccia il possibile, dottore non insista, non lo faccia soffrire. Qualche medico chiede ai familiari quale fosse, secondo loro, il desiderio della persona gravissima. Ecco, se ci fosse una dichiarazione scritta della persona, sarebbe più semplice, e anche il medico avrebbe un punto di appoggio per un atto di desistenza da terapie invasive.
I medici presenti sanno sicuramente delle inchieste che sono state fatte nel passato sulle morti negli ospedali. Vorrei portare soltanto l’esito del monitoraggio di un gruppo di studio che dal 1991 monitorizza oltre 300 rianimazioni italiane su un totale di poco più di 400. Colpisce che nel 62 % la morte avviene per desistenza terapeutica, dopo decisione collegiale, non solo, ma anche da parte di un singolo medico. Credo che proprio la decisione dei medici dovrebbe essere supportata dalla espressione di volontà libera e consapevole del paziente. Quindi vedo urgente l’approvazione di una legge sulle volontà anticipate sui trattamenti sanitari.
Il diritto all’autodeterminazione è un riconoscimento della nostra libertà. Quando una persona è cosciente può rifiutare qualsiasi intervento terapeutico o diagnostico. L’art. 32 del Codice deontologico medico specifica che il medico "deve" desistere da qualunque atto diagnostico e/o terapeutico consapevolmente rifiutato dal paziente.
Perché non dovrebbe valere l’espressione della sua volontà scritta anticipatamente? Quando i nostri nonni si erano stancati di soffrire, capendo che la morte era la prossima tappa, rifiutavano il cibo. Perché non potremmo rifiutare la Peg o la ventilazione artificiale o la dialisi, quando le nostre condizioni non lasciano più speranze o la nostra futura vita sarebbe soltanto una tortura, un prolungamento di sofferenze inutili. Credo che accettare la morte sia il segno di una vita vissuta in pienezza e coraggio.
Bisogna ricordare, però, che ogni persona ha una propria concezione di dignità personale. Ed è proprio in questo che i testamenti o dichiarazioni anticipate di trattamenti sanitari si dovranno differenziare. Ci sarà chi non sopporterebbe mai di rimanere per anni immobile in un letto ed essere accudito in tutto, doversi servire di macchinari per respirare, alimentarsi. E c’è invece chi vorrebbe vivere tuttavia e comunque, anche se in stato vegetativo. E c’è chi non lo vorrebbe mai. Come non voler rispettare la volontà di queste persone?
Spesso si portano gli esempi di persone che, dopo aver subito la violenza di terapie invasive, hanno vissuto ancora un periodo di vita piacevole e fecondo, penso a quella di Welby Piergiorgio. Non possiamo essere sicuri che tutte le vite abbiano un esito simile. Dipende anche dalle coincidenze della vita e dalle circostanze. Nessuno può atteggiarsi a creatore della vita altrui. Piergiorgio ha fatto della sua sofferenza dei nove anni, vissuti per forza, assistito da una ventilazione artificiale e con mille difficoltà, mascherate con ironia e spirito battagliero, uno strumento per una battaglia politica. Lui voleva una legge sul testamento biologico e voleva una legge sull’eutanasia. Due cose differenti ma necessarie per estirpare le eutanasie clandestine negli ospedali e nelle case degli italiani, richieste o, il più delle volte, non richieste dal malato stesso.
Molto è già stato scritto su questo tema, troppo spesso si oppone l’opinione che un testamento biologico non serve e che anzi porterebbe in modo surrettizio all’introduzione dell’eutanasia. Ho l’impressione che si voglia negare alle persone la loro capacità di decidere della propria vita nel momento più cruciale e di poter vivere con pienezza e consapevolezza già in anticipo i momenti ultimi della propria vita, anche se soltanto su un foglio di carta firmato. Chi siamo noi per poter decidere per l’altro, anche se fosse nostro figlio o la persona più cara al mondo? Il rispetto della volontà dei cittadini, della loro libertà e autodeterminazione è l’espressione di uno stato che è vicino ai cittadini nelle loro decisioni più difficili e li tutela contro sfruttamento e violenza. Ecco perché dico che una legge che riguarda le dichiarazioni anticipate sui trattamenti sanitari o testamento biologico serve. E spero che anche in Italia abbiamo presto una legge in base alla quale vengano rispettate le volontà depositate dei cittadini, come in altri paesi europei e negli Stati Uniti d’America.

Questo intervento è stato letto il 14 aprile 2008 da Stefania Bastianello, moglie di Cesare Scoccimarro, malato di sla, in un convegno a Milano, organizzato dall'Istituto Europeo di Oncologia.




13 aprile 2008

CONVEGNO A CHIVASSO

 Conferenza su Testamento Biologico,

a Chivasso (To), il 18 aprile, alle ore 21.00,

presso la ex Chiesa degli Angeli, ubicata in via Torino (vicino al Municipio).

La serata, aperta alla cittadinanza,
organizzata dall'Associazione Sostegno e Assistenza

al Malato Cronico e Oncologico - SAMCO Onlus,

sarà condotta da un giornalista
di un settimanale locale e sarà così articolata:

Mina Welby, testimonianza e prospettive
Mauro Secci, magistrato (inquadramento giuridico)
Libero Ciuffreda, oncologo ( il punto di vista del medico)
Paolo Mirabella, teologo cattolico romano
Sergio Manna, pastore valdese




22 gennaio 2008

Non sono un assassino

 

Frédéric Chaussoy

Non sono un assassino

Il “caso Welby-Riccio” francese

Prefazione di Mario Riccio

Introduzione di Giancarlo Fornari

Edizione italiana a cura di Libera Uscita

Associazione er il testamento biologico e l’eutanasia

Edizioni di LucidaMente

inEdition editrice

Il giovane Vincent Humbert dopo un incidente è divenuto tetraplegico, muto e quasi cieco. Da tre anni legato ai macchinari riesce a dettare una supplica al presidente Chirac “Le chiedo il diritto di morire”. Questo libro è la drammatica autodifesa di Frédéric Chaussoy, il medico responsabile del servizio rianimazione dell’Ospedale eliomarino di Berck-sur-Mer, che insieme alla madre di Vincent ha accolto le invocazioni del giovane. Incriminati per omicidio, entrambi, dopo più di due anni, verranno prosciolti dal giudice istruttore per aver agito per motivi di particolare valore umano e sociale.

«È un testo forte, crudo, diretto. Non si perde intorno al problema ma lo affronta direttamente. Così come non poteva non fare un medico dell’emergenza». (Mario Riccio)

Il libro sarà presentato Lunedì 28 gennaio 2008, alle ore 17:00

presso la Biblioteca della Camera dei Deputati

Sala del Refettorio - Via del Seminario 76, Roma

Con l’occasione si svolgerà una tavola rotonda sul tema:

“Il testamento biologico dopo la sentenza della Cassazione”

Partecipano:

Giancarlo Fornari - Presidente di LiberaUscita

Gennaro Mariconda – Presidente emerito del Consiglio nazionale del Notariato

Ignazio Marino - Presidente della Commissione Sanità del Senato

Mario Riccio - Medico, specialista in anestesia e rianimazione

Ignazio Patrone – Magistrato di Cassazione

Coordina:

Silvano Miniati – Segretario generale ADA

Interverranno, fra gli altri: Luigi Aricò, Rossana Cecchi, Maria Di Chio, Giovanni Franzoni, Alessandra Sannella, Mina Welby

Per informazioni: LiberaUscita, Via Genova 24 Roma – mobile 338:9595790 (Anna Cicogna) – fax:

06.47823807 email: info@liberauscita.it – NB. Per accedere alla sala è necessario presentare un documento di riconoscimento




22 gennaio 2008

TESTAMENTO BIOLOGICO:

MARINO, MERCOLEDI’ CALENDARIZZATO DDL

(AGI) - Roma, 21 gen. - Sara’ calendarizzata dopodomani la discussione in Commissione Igiene e Sanita’ del Senato sul ddl sul testamento biologico, con la speranza che sia presentato in aula “un testo condiviso in tempi brevi”. Lo ha annunciato il presidente della Commissione, Ignazio Marino, a margine di un convegno proprio sul tema del testamento biologico. “Auspico una legge - ha detto Marino - per cui chi lo vuole possa dare indicazioni su come essere curato negli ultimi stadi della sua vita. Evitando che decida il medico di guardia quella notte. E questo non ha nulla a che vedere con l’eutanasia, che io condanno”. Se mercoledi’ si stabiliranno i tempi di discussione, in tempi brevi sara’ pronta la bozza di ddl unificato redatta dalla senatrice Fiorenza Bassoli, “che mettera’ insieme gli spunti degli undici ddl presentati. Un alto numero che io vedo in positivo - ha sottolineato Marino - come il segno che tutte le forze politiche vogliono dare il proprio contributo. Sono convinto - ha aggiunto - che tutti i punti di difficolta’ saranno superati, e il testo sara’ una valida sintesi delle varie posizioni. Resta da risolvere la questione della sospensione della nutrizione, su cui ci sono ancora difficolta’”. (AGI)



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