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Cristo! come eravamo ridicoli
io e il Nuvola mentre seguivamo
il furgone mortuario del Comune
…ti saresti divertita, cazzo!…
noi sulla circonvallazione
a cambiare la candela sporca
e la tua bara grigio topo gettata
nel cimitero di Prima Porta
…ti saresti divertita, cazzo! …
così come ti divertivi da sballo
a fare l’autostop sulla Colombo
per rubare una giornata alla
disperazione
e sbatterla sulla spiaggia di
Capocotta….
…io e te…confusi tra gli altri
che lanciavano la loro allegria
sugli asciugamani colorati della
fantasia
…io e te…la sera nel vagone
del treno…
ad assaporarci il sale sulle labbra,
a scandalizzare quelle facce
di cartapesta imbolsite dal sopore,
…io e te…ad inventare equilibrismi
sulla corda tesa del pudore ma…
con la mente già chiusi in
quella stanza.
Che assurdità quel grattacielo
di morti murati dietro quei marmi
di fiori appassiti e nomi dimenticati.
Ti lasciammo tra i crisantemi gialli
rubati ad un disgraziato tuo vicino
e l’odore di cera e fiori marciti…
andammo via tirando calci ad
una Pepsi
e cantando All along the watch
tower…
cantavamo forte per non piangere,
forse,
..io non ho pianto…ma,…
una volta tornato in quella stanza,
ho passato la notte alla finestra,
tutta la notte a guardare
il fumo leggero della Marlboro
che mi bruciava gli occhi
e lo scorrere lento dei vagoni.
(P. Welby, 

 

All Along The Watchtower 
dalla raccolta -Natiche Sadiche-)

 

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20 febbraio 2016

Cari Parlamentari


Cari tutti,

l'essere qui oggi ha anche il particolare significato di ricordare Luca Coscioni nel decimo anniversario della sua morte anche riguardo al diritto a una morte dignitosa o chiamiamola meglio opportuna.

In commissione Politiche sociali si discute già sulle disposizioni anticipate di trattamenti sanitari. Tra due settimane circa si aggiungerà anche la commissione giustizia per includere nel dibattito l'eutanasia.

Comprendo le difficoltà personali che ognuno possa avere, di parlare di questo tema. Permettetemi di fare delle considerazioni e richieste ai membri delle Commissioni e anche a voi dell'intergruppo:

Dibattendo sulla fine vita, i politici legislatori non hanno il compito di entrare nella camera da letto dei morenti, consigliando, proibendo e limitando la libertà nelle loro scelte. Non invadano ambulatori e studi dei medici quale controllori, ma rispettino i sanitari nel loro rapporto con i loro pazienti.

I politici non hanno il dovere - potere di influire sulla deontologia medica. Nel caso del fine vita il legislatore ha un solo dovere: fare una legge che rafforzi i diritti dei cittadini per quello che riguarda le loro scelte prese con consapevolezza e in responsabilità. E per quello che riguarda il medico, proteggerlo contro incriminazioni in base agli articoli 575,(omicidio volontario) 579(omicidio del consenziente), del codice penale.

I cittadini di ogni ordine e estrazione sociale o professionale hanno il diritto di essere trattati con pari dignità che noi vogliamo si riconosca a ognuno di noi, (Cost. Art. 3), quindi pari diritti, qui con un particolare occhio ai morenti.

Per poter affrontare in modo corretto il tema dell'eutanasia credo sia l'unica nostra possibilità di depenalizzare gli articoli del Codice Penale citati in questione rispetto al rapporto medico-paziente. Accanto al letto dei morenti non deve essere chiamato nessun giudice. Ma al paziente deve essere garantita l'autodeterminazione e la dignità nel morire. Il medico e il personale sanitario devono essere protetti contro condanne penali per aver adempiuto ad un proprio dovere, rispettando le scelte del morente.

La certezza di poter attendere una morte dignitosa e senza sofferenze farà diminuire i suicidi a causa di malattie inguaribili e sofferenze immani.

Queste considerazioni, davvero scarne, ma accorate, ve le consegno con la speranza che ne vogliate tener conto. Grazie.   

  Mina Welby

Co-presidente Associazione Luca Coscioni





8 agosto 2011

LA VERA CARITA' E' DIRITTO

Dove sono altri coraggiosi difensori dei diritti dei malati e dei morenti? Lo chiedo a esponenti religiosi cattolici che vivono la Carità Cristiana. Ecco la situazione dei cittadini alla loro portata per un estremo gesto di Carità.

Il Servizio Hospice della Caritas della Diocesi e Provincia di Bolzano ha oggi pubblicato un articolo su Alto Adige dove critica e prende le distanze dal disegno di legge su Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento, licenziato dalla Camera dei Deputati il 12 luglio.
Giustamente Günther Rederlechner, responsabile del Servizio dice che sono i cittadini a poter decidere autonomamente proprio nei momenti più importanti della loro vita, mentre questo ddl, toglie loro dignità e libertà, deteriorando anche il loro rapporto di fiducia con il proprio medico curante. Se sarà approvata dal Senato una simile legge, qualsiasi cosa decida per sé il cittadino per una situazione di incapacità che riguardi rifiuto delle terapie, non sarà rispettato e sarà obbligatoriamente sottoposto alle terapie che decideranno i sanitari della situazione. Questo in breve il sunto della notizia. Qui potete leggere il documento.
 
Di nuovo chiamo alla rivolta tutti coloro che amano i loro compagni di strada veramente, di dare un forte cenno al Senato, chiedendo di non approvare questo ddl sulle disposizioni anticipate di trattamento.

Mina Welby

E qui un documento di quattro anni fa:

R.S./Corriere Alto Adige: Mina Welby: “ognuno deve poter rifiutare le cure”




26 aprile 2009

Anche Roma può far testamento

• da Terra del 23 aprile 2009, pag. 4

di Andrea Boraschi

Se qualcuno, quest’oggi, si trovasse a passare a piazza Venezia, a Roma, dalle 10:30 in avanti, vi troverebbe una pattuglia laica e radicale lì convenuta per sostenere il diritto alla libertà di cura. Vi troverebbe Mina Welby, moglie di quel Piergiorgio che ha combattuto una vertenza lunga e dolorosa, testimoniata attraverso la malattia, per il diritto a una morte dignitosa; vi troverebbe Beppino Englaro, padre di una donna vissuta per 17 anni in stato di coma vegetativo, che in nome di quella figlia dolente ha vinto una battaglia legale difficilissima, affermando il diritto a veder rispettate le proprie volontà in materia di cure e contro ogni forma di accanimento terapeutico. Sono lì, e altri con loro, perché in un mese hanno raccolto 8.000 firme per promuovere una delibera di iniziativa popolare, che istituisca nella capitale un registro dei testamenti biologici. Qualcuno potrebbe pensare all’ennesima iniziativa di carattere simbolico (ancor più, a partire dalla consapevolezza che la giunta capitolina non appoggerà l’iniziativa): sbaglierebbe. Già per altre forme di garanzia delle libertà individuali si è tentato di procedere su base locale, supplendo ai ritardi e alle pastoie della politica nazionale: l’istituzione di garanti locali dei detenuti è, in tal senso, un buon esempio. E, come in quel caso, questa iniziativa, oltre a rivendicare esplicitamente una valenza emblematica e di contrasto alla pessima legge che il Parlamento si accinge a varare, ambisce a non essere velleitaria. Un esperimento di grande interesse è stato promosso dal X municipio della Capitale: un registro delle volontà anticipate in materia di trattamenti sanitari, disponibile a tutti i cittadini residenti a Roma e che funziona sulla base del meccanismo dell’atto notorio sostitutivo (26 centesimi è il costo per la pratica).
Sandro Medici, presidente di quel municipio, appare sempre più convinto dell’iniziativa: “Abbiamo previsto un servizio disponibile al pubblico tutti i mercoledì, dalle 15:00 alle 17:00; e abbiamo prenotazioni fino a metà giugno. Riceviamo centinaia di telefonate e incontriamo persone, spesso anziane, profondamente motivate e informate. Affrontano un percorso complesso, che prevede scelte radicali e indirizzi impegnativi, come quello che riguarda il fiduciario. Ma non abbiamo a che fare con un gruppuscolo radicale, tanto meno con cittadini animati da dispetto politico nei confronti della Chiesa o del governo; percepiamo una certa fierezza, in chi si rivolge a noi, e gratitudine per la possibilità che l’istituzione che presiedo offre loro”. Mina Welby ci informa altresì che registri analoghi sono in via di costituzione anche in Campania (nella provincia di Napoli, a Benevento, Salerno e Caserta), e che anche il comune di Pisa si sta attivando, raccogliendo informazioni riguardo alle prassi relative al rispetto della privacy. “In Germania, in assenza di una legge specifica, ci sono 8 milioni di testamenti biologici depositati; e, quando ve ne fosse bisogno, scrupolosamente rispettati in virtù di una sentenza del 2001 che sanciva la validità di questo strumento testamentario. Perché, in Italia, un testamento biologico regolarmente formulato non può avere valore in virtù della sentenza su Eluana en del dettato costituzionale, anche in assenza di una legge?” Domanda pertinente, quella della Welby. Intanto, 8.000 firme, nella sola città di Roma, chiedono oggi di essere accolte: chiedono il rispetto dell’articolo 32 della Costituzione, contro una legge che si annuncia liberticida. Chiedono diritti e libertà elementari, insopprimibili.

Andrea Boraschi è dottore di ricerca in Sociologia della Comunicazione politica all'Università IULM di Milano.

IL DOLORE E LA POLITICA

di a. boraschi e l. manconi       
Bruno Mondadori - Anno 2007 - Pagg. 208
Euro 13,00
                          




24 luglio 2007

Quel semplice articolo della nostra Costituzione

• da La Repubblica del 24 luglio 2007, pag. 1

di Adriano Sofri

Attenzione, perché le notizie sono tante. La prima: nessuno può essere obbligato a un determinato tratta­mento sanitario se non per disposizione di legge. E' di ieri, viene dalla giudice romana Zaira Secchi, è una bellissima notizia, e tut­tavia ammetterete che sarebbe stato mo­struoso il contrario: che qualcuno potesse essere obbligato a un determinato trattamento sanitario, contro la sua volontà.

Per la seconda notizia bastano le virgolette: «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario... ». E' del 1947, viene dal testo del­la Costituzione italiana, arti­colo 32. C'è qualcosa di sor­prendente, dite? C'è qualco­sa di sorprendente nella estenuante agonia di una persona che vuole far discu­tere dell'eutanasia, e per sé chiede solo lucidamente che si smettano cure inutili e tor­mentose, com'è suo diritto, e finalmente, con i suoi compagni di fede politica radica­le professata per anni, trova un medico disposto ad assi­sterlo: e quel suo elementare diritto, che gli siano sospese cure non più sopportate e ri­sparmiata la mortificazione estrema del dolore e dell'a­sfissia, viene negato, chia­mato abusivamente eutanasia - o, più alla svelta, omicidio. E la Chiesa romana, che scambia proprio lei un me­dico buon samaritano per un criminale, chiude la por­ta a una persona che ha tan­to sofferto, e mai fatto male al suo prossimo. E la magi­stratura dell'accusa (dell'ac­cusa) non trova luogo a procedere per un atto che ri­sponde alla legge e alla deontologia medica, e la stessa cosa dice l'associazione dei medici, e che non c'è stata eutanasia né omicidio, e dunque si è strepitato e in­fierito a vanvera. E un giudi­ce dell'indagine preliminare riapre quella ferita e chiede contro l'evidenza della legge e il sentimento di pietà dei concittadini l’imputazione coatta» (d'ora in poi bisogna allegare anche questa for­mula all'antologia dei gerghi che escono dai loro loculi per afferrarvi il collo). E una giu­dice dell'udienza prelimina­re decreta che ciò che è avvenuto ha rispettato per intero la nostra legge, le convenzio­ni internazionali che l'Italia riconosce (e a che punto è la ratifica di Oviedo?) e il dove­re del medico. Così torniamo alla notizia di ieri, e a quella - tale e quale - del 1947.

C'è un bambino, in un ro­manzo di Safran Foer, che riordina la storia come quei blocchetti di immagini che vanno sfogliati rapidamente per ottenere l'effetto dei mo­vimento, ma all'indietro: il corpo che cade da una Torre dell’11 settembre risale in­vece dal basso all'alto, fino a rientrare nell'edificio e ri­scattare l'orrore e il lutto, e Dresda e Hiroshima e tutto, fino a Eva che rimette la me­la sull'albero, l'albero rien­tra nella terra e diventa un seme, e Dio unisce la terra e l'acqua, il cielo e l'acqua, l'acqua e l'acqua, la sera e la mattina, qualcosa e niente, e dice: Sia la luce. E il buio fu. «E saremmo stati salvi». An­che i fotogrammi della no­stra piccola sequenza an­drebbero sfogliati daccapo, e si sarebbe salutato Pier Giorgio Welby con l'affetto e la riconoscenza che deside­rava e meritava, e le porte della chiesa si sarebbero aperte, e niente accanimen­to retorico e gip e gup e ulti­me notizie di cui rallegrarsi e rattristarsi di doversi rallegrare. Una golosità si è impa­dronita di persone sincera­mente persuase di difendere la verità e la vita, e di averne l'appalto esclusivo: sicché si acconciano a sostenere il te­stamento biologico per ban­dire anche la sola discussio­ne sull'eutanasia, e poi sbar­rano la strada al testamento biologico - cioè la scelta di sottrarsi all'accanimento te­rapeutico quando si fosse irreparabilmente privi di co­scienza - in nome della su­perfluità di una legge, e poi obiettano alla stessa Costi­tuzione in nome dell'esigen­za di una nonna interpreta­tiva o applicativa, e ripiega­no sulle cure palliative dopo averne sospettato un'ingra­titudine verso il dono della sofferenza: spostando ogni volta più in là la propria trin­cea. Che bocca grande che avete! Capace di fare un solo boccone dello stesso cate­chismo cattolico. Rileggia­mo quell'articolo 32, fra virgolette o no: vi sembra che abbia bisogno di un codicil­lo interpretativo, di un rego­lamento di applicazione? In questa zelante ingordigia, nel processo - a carico di Welby, stavo per dire, e così era - si è insinuato che la sua volontà non fosse stata abbastanza chiaramente espressa. In un uomo che da anni sul suo blog e nei suoi li­bri sosteneva valorosamen­te le sue ragioni: è tutto uno scherzo. Se si fosse accolta l'insinuazione, la signora Mina Welby, e il dottor Ric­cio, e laccolite dei radicali, sarebbero stati imputabili coatti di omicidio volontario aggravato, non di assistenza al suicidio del consenziente. E gli altri, la gran maggioran­za degli italiani, di fiancheg­giamento. Cardinal Martini compreso: vi ricordate le sue piane parole su Welby, «che con lucidità ha chiesto la so­spensione delle terapie... ». (Quanto alle cure palliative, Ignazio Marino spiega che nel Nord del Paese esistono circa 100 «hospice», alcuni davvero straordinariamente organizzati, e nel Sud non ar­rivano a 10).

Mentre la sentenza di cui è amaro doversi rallegrare ve­niva emessa, agonizzava ad Alghero un altro uomo che aveva espresso la sua lucida speranza, come quella di Welby. I notai si erano av­venturati a dichiarare non autenticabile la volontà pro­nunciata, da uno che può appena muovere le pupille, col sintetizzatore vocale. Un magistrato aveva decretato che ha pieno valore legale. Altri magistrati avevano mandato nella sua casa, al suo capezzale, le forze dell'ordine a sorvegliare i gesti del suo medico.

Abbiamo davanti una lun­ga strada, e drammatica, e spesso grottesca, prima di arrivare al 1947.




18 luglio 2007

COMUNICATO STAMPA

Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici

Chirurghi e degli Odontoiatri

I MEDICI ITALIANI CONFERMANO IL LORO SI’ ALL’AUTODETERMINAZIONE DEL PAZIENTE

Bianco: “Lo sancisce inequivocabilmente il nostro Codice Deontologico”

I medici italiani sono contrari all’eutanasia e a ogni forma di accanimento o abbandono terapeutico.

Questa è la premessa indispensabile per dare altrettanta dignità etica e civile all’altro grande principio che governa il moderno esercizio professionale: il rispetto dell’autodeterminazione del paziente capace e informato.

Un’autodeterminazione compiutamente esigibile e praticabile all’interno di una alleanza terapeutica fondata sulla fiducia, sull’informazione, sul consenso, sullo scambio e sul rispetto dei reciproci valori etici e civili e delle rispettive libertà.

Sulla materia – ha detto Amedeo Bianco, a seguito delle notizie e delle dichiarazioni emerse in queste ore sul caso Nuvoli - il Codice di Deontologia Medica ha operato scelte chiare ed inequivocabili: è infondato, se non addirittura strumentale, rimetterle in discussione”.

“Credo di interpretare correttamente il pensiero dei medici – ha continuato Bianco - esprimendo grande preoccupazione per il fatto che, per la prima volta, l’autorità giudiziaria sia intervenuta in un luogo, delicatissimo e personalissimo, qual è quello della relazione tra medico e paziente, foss’anche solo in ragione di un principio generale di tutela”.

Il Presidente Bianco si riferisce, ovviamente, all’episodio di cronaca avvenuto il 10 luglio scorso, quando la forza pubblica presenziò alla visita del dr. Ciacca al Sig. Nuvoli, avendo quest’ultimo manifestato la volontà di interrompere la ventilazione assistita, previa sedazione.

“Fatti di tale gravità - ha quindi sostenuto Bianco – avvengono perché nel nostro ordinamento esiste una situazione di incertezza di norme - relative all’autodeterminazione - sulla quale solo il Parlamento può intervenire”.

Nonostante tanta confusione e incertezza, che si riflette sui profili di responsabilità civile e penale del medico – ha sostenuto il Presidente della FNOMCeO Bianco - portiamo con orgoglio il peso della grande responsabilità di dover garantire a tutti i cittadini - che non sono uguali ma diversi nella vita e nella morte, nelle loro scelte e nelle loro speranze - la piena osservanza degli obblighi di tutela della salute e di cura della morte”.

Con cortese preghiera di pubblicazione

Ufficio Stampa Fnomceo: 0636203299-0636203238 (segreteria telefonica) informazione@fnomceo.it

Comunicato del 18 luglio 2007



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