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L'onore dipende spesso
dall'ora che segna l'orologio.
Guillaume Apollinaire
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Calibano: la terra, il fango,
le viscere, la passione cieca,
l'incognito, il caos, la paura,
il talento primordiale, virile,
erotico che spesso vibra di febbre
e non ha bisogno di luce né di parola.
La carne, l'anima, lo spirito insieme
in un ultimo viaggio; prima della
separazione, della libertà di scegliere
un nuovo luogo, un nuovo corpo da
,o dove addormentarsi, come
dice Ariel, sotto un fiore



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Cristo! come eravamo ridicoli
io e il Nuvola mentre seguivamo
il furgone mortuario del Comune
…ti saresti divertita, cazzo!…
noi sulla circonvallazione
a cambiare la candela sporca
e la tua bara grigio topo gettata
nel cimitero di Prima Porta
…ti saresti divertita, cazzo! …
così come ti divertivi da sballo
a fare l’autostop sulla Colombo
per rubare una giornata alla
disperazione
e sbatterla sulla spiaggia di
Capocotta….
…io e te…confusi tra gli altri
che lanciavano la loro allegria
sugli asciugamani colorati della
fantasia
…io e te…la sera nel vagone
del treno…
ad assaporarci il sale sulle labbra,
a scandalizzare quelle facce
di cartapesta imbolsite dal sopore,
…io e te…ad inventare equilibrismi
sulla corda tesa del pudore ma…
con la mente già chiusi in
quella stanza.
Che assurdità quel grattacielo
di morti murati dietro quei marmi
di fiori appassiti e nomi dimenticati.
Ti lasciammo tra i crisantemi gialli
rubati ad un disgraziato tuo vicino
e l’odore di cera e fiori marciti…
andammo via tirando calci ad
una Pepsi
e cantando All along the watch
tower…
cantavamo forte per non piangere,
forse,
..io non ho pianto…ma,…
una volta tornato in quella stanza,
ho passato la notte alla finestra,
tutta la notte a guardare
il fumo leggero della Marlboro
che mi bruciava gli occhi
e lo scorrere lento dei vagoni.
(P. Welby, 

 

All Along The Watchtower 
dalla raccolta -Natiche Sadiche-)

 

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9 febbraio 2011

9 febbraio

 

Alla ricorrenza del secondo anniversario della morte di Eluana Englaro mi viene spontanea una riflessione su come e in quale ottica vengano trattati e commentati in pubblico dei casi limite che accadono nella vita dei cittadini.
Se è vero che l’ordinamento giuridico italiano è retto dalla Costituzione che in primo piano tutela e promuove i diritti fondamentali della persona, la sua dignità ed identità (art. 2), la libertà personale (art. 13) e il diritto alla salute (art. 32), sembrerebbe tanto semplice risolvere certe problematiche per cui non dovrebbe essere necessario appellarsi allo Stato per reclamare il proprio diritto alla libertà personale.
E se lo Stato siamo noi che dovremmo conoscere le sue Regole, affermate nella nostra Carta Costituzionale ma le interpretiamo a nostro piacimento, per un interesse politico, perché vorremmo che i nostri orientamenti etici e morali valgano per tutti, capita quello che è successo a Eluana Englaro: un percorso di vita biologica imposta contro la propria volontà.
Se Eluana avesse lasciato scritto di non voler essere mantenuta in stato vegetativo, la vicenda giudiziaria, così dolorosa per la sua famiglia che ha voluto dare corso in modo legale alla volontà di Eluana, non si sarebbe protratta per 15 anni. La strumentalizzazione dell’opinione pubblica è ancora viva come la brace sotto la cenere. Biasimare le vittime, tutti coloro che condividono la sofferenza della famiglia, è un modo per considerare il mondo un luogo dove tutto si controlla e noi stessi sembriamo buoni e meritevoli.
L’anniversario della morte di Eluana, il 9 febbraio, per me sarà giornata di riflessione e ricordo. L’On. Maria Antonietta Farina Coscioni, Segretaria della Commissione Affari Sociali e Presidente dell’Associazione Luca Coscioni ha organizzato alla Camera dei Deputati nella Sala del Mappamondo la presentazione del libro di Amato De Monte e Cinzia Gori, Gli ultimi giorni di Eluana. Saranno momenti di informazione e di conoscenza accanto alle persone che hanno accompagnato Eluana con affetto e professionalità al suo traguardo desiderato. La politica rifletta come essere vicina alle famiglie in gravi difficoltà a causa di malattia, di grave disabilità o in stato vegetativo di uno dei loro cari con i livelli essenziali di assistenza.
Molti cittadini chiedono una legge che regolamenti le loro disposizioni anticipate sui trattamenti sanitari. La proposta di legge 2350, che sarà prossimamente discussa e votata in Camera dei Deputati non è tale da tutelare i nostri diritti fondamentali, la dignità e libertà di scelta personale delle terapie. Chi ci rappresenta alla Camera abbia senso laico per darci una legge adatta a una società pluralista e multiculturale. Altrimenti  avremo la scelta di smontare una cattiva legge con un referendum e appellarci alla Corte Costituzionale. Sarà la migliore memoria che possiamo riservare a Eluana Englaro, prima cittadina riconosciuta pubblicamente di aver espresso le sue disposizioni anticipate sui trattamenti sanitari anche se solo in voce.
Mina Welby
 
articolo uscito su L'Unità pag.18
 




9 febbraio 2011

Gli ultimi giorni di Eluana

 

 
Camera dei Deputati - Sala del Mappamondo
ingresso da Piazza Montecitorio
Roma, 9 febbraio 2011 ore 13,00
 
 
L’On. Maria Antonietta Farina Coscioni ha il piacere
 di invitare la S.V. alla presentazione del libro
 
Gli ultimi giorni di Eluana
di Amato DE MONTE e Cinzia GORI
 
Ne discutono insieme agli autori
On. Maria Antonietta FARINA COSCIONI, On. Chiara MORONI,
Sen. Giuseppe SARO, On. Livia TURCO
 
Modera
Giovanna CASADIO, giornalista de La Repubblica
 
Introduce
Professor Antonio CAVICCHIA SCALAMONTI
La destrutturazione della morte
 
 
On. Maria Antonietta Farina Coscioni
Segretario della Commissione Affari Sociali
Co-Presidente dell'Associazione Luca Coscioni
 
 
È necessario accreditarsi inviando una mail a radicali.camera@gmail.com o telefonando allo 06.6760.9927.
Per gli uomini è obbligatorio indossare la giacca.




13 agosto 2009

ORA DI RELIGIONE

Quando ho cominciato a sei anni a frequentare la scuola non si insegnava il catechismo a scuola. Due volte la settimana il parroco riuniva tutti noi bambini in età scolare nella sala parrocchiale e ci insegnava il catechismo. Io avevo appena cinque anni. A scuola non entrava l'insegnante di religione. Stavamo stretti in quella sala. La lezione era differenziata per quelli piccoli che si preparavano per la prima comunione e per quelli più grandi. C'era un gran silenzio e tutti eravamo molto attenti. Ricordo molto bene che nei "peccati" c'entravano anche le torture agli animali e l'incuranza per i posti che si frequentava nella natura. Insomma non solo il rispetto verso i simili, ma anche per tutto il mondo che ci circonda.
Cosa si insegni oggi nell'ora di religione nelle scuole, non so. Sarebbe più utile sostituire quest'ora di religione con un'ora di educazione civica. I genitori che vogliono dare educazione religiosa al figlio hanno la possibilità di fargli frequentare l'oratorio della parrocchia. Ci sono anche ragazzi che non vengono educati seguendo una fede. Credo che dando la libertà di scegliere e non di costringere anche la chiesa darebbe un grande esempio di rispetto e di vera carità verso tutti. Dovrebbero essere i cittadini ad appellarsi al TAR se credono che vengano defraudati da diritti che loro spettano. Il ministro Gelmini dovrebbe curare l'educazione dei cittadini e non i rapporti tra Chiesa e Stato.


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11 ottobre 2008

Lasciamo che Eluana riposi in pace

 Da Aprileonline

Firme varie,   09 ottobre 2008, 18:08

Lasciamo che Eluana riposi in pace Il documento     

Documento di cattolici sul caso Englaro: "Non possiamo che esprimere il nostro sconcerto e la nostra amarezza per quanto riguarda la posizione dei vertici ecclesiastici che contribuisce a suscitare un grande e inopportuno clamore mediatico intorno ad una persona crocifissa su un letto da sedici anni"

Pensando ad Eluana Englaro i nostri primi sentimenti sono di affettuosa amicizia e di solidarietà nei confronti della sua mamma e del suo papà. Esaminando invece la situazione che si è determinata e scrivendo dall'interno della nostra Chiesa cattolica, non possiamo che esprimere il nostro sconcerto e la nostra amarezza per quanto riguarda la posizione dei vertici ecclesiastici che contribuisce a suscitare un grande e inopportuno clamore mediatico intorno ad una persona crocifissa su un letto da sedici anni.

Ci sembra che la pietà sia dimenticata e che non ci sia serenità nell'esaminare la situazione di fatto, avendo come riferimento le parole di speranza del Vangelo. Dio è il signore della vita e della morte e ad ogni essere umano tocca affrontare la conclusione dell'esperienza terrena, che è solo una fase della vita, accompagnato da chi lo circonda con dolcezza e rispetto, verso il futuro di felicità che ci prefigura la nostra fede. Ci sembra invece che ci si accanisca nei confronti di Eluana e che non si rispettino le sue precedenti accertate dichiarazioni di volontà prima dell'incidente, secondo la testimonianza dei genitori e di altri, e che non si prenda atto della sua attuale perdita definitiva della coscienza.
Ci sembra che, in questa vicenda, si manifesti una concezione meccanicistica e materialista della vita che è ben diversa da quella fondata sui sentimenti e sui valori spirituali vissuti coscientemente che caratterizza la visione cristiana della persona umana. Non ci può essere contrapposizione tra "principi" e "fatto" : il principio astratto della vita e il fatto di una "vita non vita". Anche la scolastica insegna che "contra factum non valet argumentum" che si potrebbe tradurre con : "i fatti sono incontrovertibili".
Ci sembra criticabile il consenso al conflitto formale (prima sollecitato e poi applaudito) che si è aperto, in modo del tutto inconsueto, tra il potere legislativo ed il potere giudiziario in relazione alle sentenze della Corte di Cassazione e della Corte d'Appello di Milano; questo consenso è la conseguenza di una mobilitazione propagandistica che ignora i principi dello Stato di diritto su cui si fonda la Costituzione repubblicana.
Ci sembra anche che l'impegno a difesa della vita non debba manifestarsi, principalmente o solo, sulle modalità del suo inizio e della sua fine naturale, ma con attenzione alla sua qualità e al percorso terreno di ogni donna e di ogni uomo. Così l'impegno dei cristiani e della Chiesa dovrebbe, anzitutto e soprattutto, prestare attenzione alla vita concreta dei tanti che fanno fatica a vivere e la cui esistenza vita è sempre a rischio o addirittura è violentemente interrotta.
Sarebbero quindi necessarie forti campagne di opinione, con le mobilitazioni conseguenti, oggi, qui, nel nostro paese, nelle nostre parrocchie, nelle nostre comunità religiose come nei movimenti, nelle associazioni e nelle comunità cristiane di base a favore di chi rischia gli infortuni sul lavoro, per i clandestini nel canale di Sicilia, per le donne che subiscono violenze, per quanti, militari o civili, soffrono in Iraq, in Afghanistan o in Georgia o sono coinvolti nelle tante guerre dimenticate sparse nel mondo, per chi vive nel Darfur o in Somalia, per i milioni di bambini che sono privi di assistenza e di istruzione.
Perché poi cercare di creare, nell'immaginario del nostro popolo, una contrapposizione tra l'identità "cattolica" che, da sola e sempre, difenderebbe la vita e quella "laica" che spregiudicatamente sarebbe disposta a facili cedimenti etici ? I credenti, senza erigersi a maestri, potrebbero offrire a tutti la ricchezza della loro vita spirituale e della loro sensibilità morale per dialogare sui problemi della vita e della morte come si pongono ora e per cercare insieme le risposte delle istituzioni a problemi nuovi e complessi che la scienza pone oggi all'inizio del terzo millennio. Nel mondo cattolico sono ormai tanti quelli che condividono il punto di vista secondo cui l'identità del credente sta nelle parole di speranza, di misericordia e di vita della Parola di Dio e non nelle campagne o nelle crociate.
Lasciamo che Eluana vada in silenzio e in pace nel Regno della Vita. Per lei e per la sua famiglia.

Primi firmatari : Vittorio Bellavite, Milano; Paolo Farinella, Genova; Giancarla Codrignani, Bologna; Giovanni Avena, Roma; Grazia Villa, Como; Enzo Mazzi, Firenze; Teresa Ciccolini, Milano; Albino Bizzotto, Padova; Giovanni Sarubbi, Avellino; Lisa Clark, Firenze; Alberto Simoni, Pistoia; Rosa Siciliano, Bari; Giovanni Franzoni, Roma; Carla Pessina, Milano; Marcello Vigli, Roma; Andrea Gallo, Genova; Margherita Lazzati, Milano; Piero Montecucco, Voghera; Gustavo Gnavi, Ivrea; Domenico Basile, Lecco; Chiara Zoffoli, Lecco. Catti Cifatte,Genova.

Si può aderire al documento firmando su : http://appelli.arcoiris.tv/Eluana_Englaro/

Si possono raccogliere adesioni su carta con le stesse modalità di quelle on-line (nome, cognome, professione, residenza) da inviare poi a "Firme sul caso Englaro", Via Vallazze 95 20131 Milano

Diamo forza alla politica con le nostre firme!





9 ottobre 2008

UN NUOVO CORSO

 

La Corte d'appello contro corte d’appello? Se la situazione non fosse tragica per la povera Eluana e per i suoi genitori direi che dei colleghi si fanno degli scherzi. Spero che dopo questa sentenza di “non luogo a provvedere” le prossime decisioni siano lineari e a favore di un diritto per la vita scritto nella nostra Costituzione. Il fatto che i giudici della corte d’appello di Milano abbiano sentenziato la prima volta a favore dell’accoglimento della richiesta di Beppino Englaro di lasciare alla vita di Eluana il corso naturale della sua fine, in base a testimonianze sul suo intendimento di vita e volontà di fine vita non mi ha mai meravigliato. Ho fatto un parallelo con la sentenza del GUP di Roma, Zaira Secchi, che come i giudici di Milano ha giudicato dott. Mario Riccio dopo aver interrogato me e aver letto il libro di Piergiorgio, Lasciatemi morire. Piergiorgio si era potuto esprimere e chiedere di essere lasciato morire dopo sedazione, come voleva il decorso naturale della sua malattia, la distrofia muscolare. Ciò nonostante il GUP, a mio avviso ha trattato il caso come i giudici di Milano: ha voluto sapere quale fosse stato l’intendimento di vita e ha voluto sentire da me, come testimone, i nostri discorsi personalissimi e il nostro modo di vivere insieme nel corso degli anni e in modo particolare degli ultimi mesi vissuti insieme. Credo, anzi sono convinta, che fossero state proprio le testimonianze scritte nel libro e le mie parole che abbiano dato chiarezza al giudice e forza alla sentenza. Ecco perché sono sicura che anche le testimonianze di papà e mamma Englaro e degli amici di Eluana siano state la forza per una sentenza a favore di Eluana, per la sua liberazione da una prigionia in un corpo non più suo. Dalle parole dei genitori non possono essere estrapolati altri giudizi che quelli di avere un amore immenso per una figlia in condizioni di non vita che lei stessa non avrebbe mai accettato. Solo chi ha vissuto e condiviso una decisione di accettare la fine della vita terrena può capire in pieno l’amore infinito che qui si manifesta nell’accettazione e condivisione della volontà di Eluana da parte dei suoi genitori.

Non ho mai creduto all’usurpazione di potere da parte dei giudici nei confronti del Parlamento e spero che venga chiarita anche questa questione. I giudici di Milano non hanno varato una legge, bensì hanno giudicato legittime le volontà manifestate da parte di Eluana tramite i suoi testimoni che io chiamerei garanti. In quel senso, a mio parere sarebbe da rivedere anche il decorso giudiziario per il dott. Riccio. Anche per Welby, secondo il giudice civile di Roma non esisteva la possibilità di eseguire la sua volontà, pur avendone riconosciuto il diritto secondo la Costituzione.

Infine anche la Corte Costituzionale avrà la mente e il cuore orientati verso un diritto Costituzionale sull’intendimento di dignità della vita che solamente ogni cittadino per se stesso può definire.

A chiusura di questo articolo ho visto la notizia che, come prevedevo, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso di Camera e Senato sul conflitto di attribuzione.

Ora in Parlamento cosa succederà? Conoscendo bene di quale spirito la maggioranza dei membri del nostro Parlamento sia animata, prevedo una discussione sulla legge in materia di testamento biologico incidentata e difficile. Intenzionalmente, secondo esponenti politici, dovrebbe diventare una legge che in modo paternalistico deve negare al paziente la sua ultima volontà di decidere per se stesso, negandogli la capacità di poterlo fare. Non esiste una coscienza universale uguale per tutti, e non esiste una coscienza comune dei politici che possa decidere per tutti i cittadini. Promulgare una legge infarcita da una coscienza etico-politica sarebbe una legge integralista e la morte dell’etica e della religione stessa che la detta. Sarebbe una legge inservibile e contro la nostra Costituzione, Legge fondamentale sulla quale devono poggiare tutte le leggi delle quali ogni cittadino è libero di poterne usufruire e non vi è costretto. È per questo che continuo a chiedere ai politici e ai cittadini di capire il significato di libertà di coscienza. I sessanta milioni di italiani più i milioni di “nuovi italiani” immigrati non vogliono e non possono essere trattati da infanti senza capacità di decidere per se stessi.

La Minavagante




4 ottobre 2008

BARRIERE CULTURALI

Una democrazia si misura dalla capacità di superare le barriere culturali.

Mi vorrei concentrare su un certo tipo di barriera culturale: la grettezza per non chiamarla illiberalismo.

È una barriera culturale subdola e pericolosa. Deforma la coscienza della persona ed è altamente contagiosa. Solo una coscienza vigile ce ne può salvare. Non è un fatto di religione, è un’eredità che troppo spesso ereditiamo nella propria famiglia o ne veniamo contagiati vivendo in un ambiente di chiusura mentale e culturale. Abituati, o caratterialmente o per una educazione autoritaria, ad essere imboccati anche delle idee e incapaci di averne una veramente nostra, per vigliaccheria, per paura di perdere la faccia.

Si rivela in persone integraliste nel loro modo di interpretare la vita, la convivenza. Mancano di apertura verso idee nuove innovative, idee liberali. Vogliono imporre le proprie catene a coloro che vivono accanto a loro.

Queste barriere si manifestano particolarmente pericolose negli uomini politici e in tutti quelli che hanno funzione di dirigenza pubblica. Essere liberali vuol dire avere alto senso di responsabilità per quello che riguarda i diritti civili, la costituzione della nostra repubblica, l’attenzione ai bisogni e le necessità dei concittadini, del diverso, dell’immigrato, del malato. In particolare è la rovina di un paese l’illiberalismo dei politici che come misura nelle loro discussioni, anche in questioni etiche, usano la grettezza e l’integralismo.

Siamo un paese senza confini e da noi approdano cittadini di molte culture. Gli italiani stessi si sono evoluti in contatto con altri popoli ma troppo spesso ci vergognamo di confessarci liberali. Lo spirito gretto deve rimanere fuori dalle aule dei parlamenti, le leggi hanno bisogno di aria fresca, ogni cittadino deve sentire che le leggi fanno i suoi interessi e lo supportano nella sua vita civile, esaltano i suoi diritti. Non possono essere le mie idee integraliste morali, etiche, religiose la misura per tutto il paese. Solamente l’apertura che dà libertà alla coscienza dei cittadini può unire tutti di qualsiasi corrente politica, confessionale, etnica.

Un esempio: la legge per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza. Qualcuno si sente costretta ad abortire a causa di questa legge? Oggi con le nuove risorse mediche in paesi più liberali del nostro c’è la pillola del giorno dopo. Qui è difficile ottenere la prescrizione, mentre in Francia, in Inghilterra si compra come prodotto di banco. In Italia non si può.

Quanti meno morti per droga ci sarebbero se ci fosse una legge che regolamenti l’uso. Verrebbe a mancare lo spaccio e una grossa fetta di criminalità rimarrebbe senza lavoro. Ah no, cominciano tutti a drogarsi!

Per finire un pensiero alla legge che dovrebbe far valere l’autodeterminazione del paziente, anche in un momento di incapacità di decidere, come è valsa per ogni istante della sua vita. I mobili della casa te li sei comprati tu, le terapie mediche le hai volute tu, in accordo con il tuo medico. Oggi rischiamo di venire espropriati del nostro libero arbitrio alla fine della nostra vita, solo perché ci sono tra un migliaio di politici quelli che tengono sotto scacco tutti gli altri per non fare le leggi accettabili per tutto il paese, per ogni cittadino. Un’altra legge scadente come quella in materia di procreazione assistita?

E noi un popolo di cultura scaduta, intrappolati dalle barriere culturali.

La Minavagante




4 aprile 2008

LETTERA DI UN PRETE

Care Amiche e Amici,

personalmente credo che ci troviamo sull’orlo di una emergenza democratica, istituzionale e morale. Sono angosciato per la posizione e/o il silenzio della gerarchia cattolica di fronte a fatti che esigono risposte. Non ho alcuna pretesa di mettere le braghe al mondo, voglio solo porre un atto e un documento di testimonianza a futura memoria. Verrà un giorno in cui i cattolici che oggi plaudono in nome di «valori non negoziabili» negheranno di essere stati complici e collaboratori di un degrado etico come mai si era visto nel nostro Paese. Allora, non potranno dire: «Io non c’ero e non ne sapevo niente». Se i cattolici non sanno distinguere «oggi» i segni dei tempi, come potranno percepire «domani» il Regno di Dio? Sono un prete, cattolico fino al midollo dell’osso e sono perfettamente ortodosso e proprio per questo sono convinto che bisogna dire la verità sempre, anche se fa male alla «propria ditta», specialmente, se fa male alla propria ditta perché la verità non ha parte e, questa sì, non è negoziabile.

Qualcuno potrebbe pensare che i miei interventi siano «ingerenze». Libero di pensarlo. Sono un cittadino italiano e vivo incarnato nella storia e nella vita del nostro paese. Il concordato mi pone dei limiti ed è per questo che spero e lavoro per una semplice e totale abolizione di esso. Il deputato Scajola della corte berlusconiana disse qualche tempo fa che «i preti pensino a fare giocare i bambini all’oratorio». Non ho oratorio e invito i preti a diffidare da simili figuri che sulle piazza s’inginocchiano devoti e nel segreto evirano il cristianesimo per farne una religione ad uso e consumo di un comitato d’affari di stampo mafioso: un cristianesimo senza Cristo, una religione senza fede, una chiesa sottomessa e complice. Io non ci sto, a costo della mia stessa vita.

Chi condivide queste riflessioni, saprà e vorrà divulgarle come può e crede, chi non le condivide le cestini e può sempre chiedere di essere espunto dalla mia lista, dove in qualche modo è arrivato o per scelta o per invito di conoscenti. A nessuno però è lecito, in questo momento drammatico, fare finta che nulla sta accadendo.

Con stima a tutte e tutti un caro saluto.

Paolo Farinella, prete




6 settembre 2007

ALTIERO SPINELLI E GAETANO SALVEMINI

 Proprio in questi giorni ricorre il centenario della nascita di Altiero Spinelli (31 agosto 1907), padre dell'Europa unita, indipendente e federalista che, nel 1941 scrisse assieme all'azionista Ernesto Rossi il "Manifesto di Ventotene" nel quale teorizzò quella che oggi è appunto pressoché quasi diventata realtà, per quanto siamo ancora lontani da una vera integrazione politica europea.

Parimenti, oggi 6 settembre 2007, ricorrono i 50 anni dalla morte di un grande Maestro degli Azionisti e dei Liberalsocialisti da Carlo Rosselli ad Ernesto Rossi, allo stesso Spinelli, ovvero Gaetano Salvemini, nato a Molfetta nel 1873 e morto nel 1957.

Quest'ultimo, iscritto in un primo tempo al Partito Socialista di Filippo Turati, si battè a lungo contro il protezionismo ed i dazi doganali e per la rinascita del Mezzogiorno d'Italia e nel corso degli anni elaborò una linea politica che fosse socialista nei fini di giustizia e liberale nel metodo, contro ogni privilegio e che infiammò gli animi dei primi liberalsocialisti quali i fratelli Rosselli ed Ernesto Rossi con i quali condivise la lotta antifascista negli anni '20 e '30 fondando anche l'organo clandestino "Non Mollare" ed ispirando la nascita delle brigate di "Giustizia e Libertà" e del Partito d'Azione.

Nel dopoguerra si distinguerà ancora una volta assieme ai compagni azionisti e repubblicani per la lotta ad ogni dogmatismo: contro il clericalismo proponendo l'abolizione del Concordato e quindi dei Patti Lateranensi voluti dal fascismo e che il nuovo Stato italiano aveva recepito per volontà di democristiani e comunisti e contro ogni forma di statalismo e comunismo "espressione del totalitarismo di sinistra" come lo definiva Salvemini stesso.

Di Salvemini e di Spinelli ci rimangono oggi molte testimonanze vitali che tuttavia meriterebbero di essere valorizzate e riprese in mano.
Di Spinelli oggi è ancora attivo il suo "Movimento Federalista Europeo" che fondò nel 1943 e che ancora oggi si batte per la piena creazione della Federazione Europea.

Di Salvemini, parimenti, ci rimangono le lotte per le quali si battè in prima persona e che sono tutt'altro che vinte: si pensino ai privilegi dei nostri governanti, agli sprechi nella pubblica amministrazione, ad una Chiesa cattolica che vuole sempre più imporre la sua morale allo Stato, ad una sinistra comunista che vorrebbe imporre le sue improduttive e controproducenti utopie.

Oggi, pur a distanza di molti decenni, abbiamo ancora bisogno di persone come Spinelli e Salvemini. Abbiamo bisogno di laicismo, europeismo, atlantismo, anticlericalismo, liberalismo, liberalsocialismo.

Perché purtroppo i conservatori di ieri (fascisti, clericali, comunisti), per quanto possano chiamarsi con nomi diversi, sono maggioritari ancora oggi in questo nostro Paese allo sbando.

Luca Bagatin

 http://lucabagatin.ilcannocchiale.it/



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