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                GLI EDITORIALI

       DEL CALIBANO

   (PIERGIORGIO WELBY)

Io amo la vita: la storia di Piero e Mina Welby - trailer

 

      

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Un vero regalo di Natale!  

               

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Welby Un atto di giustizia
Riccio Disinformazione medica e

vigliaccheria politica

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Riproduci   vivavoce230708
 

            

                  
       Radical italiani
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Il grande fratello 
dei falchi pellegrini e non solo


 

Album di Aria e Vento 2007


Vestivamo alla
marinara 2006
(copyright by Welby)

       
   
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un sorriso
contro la violenza

azione blog iniziata da
Galatea


L'onore dipende spesso
dall'ora che segna l'orologio.
Guillaume Apollinaire
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Calibano: la terra, il fango,
le viscere, la passione cieca,
l'incognito, il caos, la paura,
il talento primordiale, virile,
erotico che spesso vibra di febbre
e non ha bisogno di luce né di parola.
La carne, l'anima, lo spirito insieme
in un ultimo viaggio; prima della
separazione, della libertà di scegliere
un nuovo luogo, un nuovo corpo da
,o dove addormentarsi, come
dice Ariel, sotto un fiore



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IL MARATONETA
  LUCA COSCIONI
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Audiolibri per nonvedenti

e ipovedenti
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Medici Senza Frontiere
               
                
  
       Un momento del V-Day 2007 a Bologna

       "Amore civile" - Nuove forme 
     di convivenza e relazioni affettive


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emergenza kenya
      


      
Cristo! come eravamo ridicoli
io e il Nuvola mentre seguivamo
il furgone mortuario del Comune
…ti saresti divertita, cazzo!…
noi sulla circonvallazione
a cambiare la candela sporca
e la tua bara grigio topo gettata
nel cimitero di Prima Porta
…ti saresti divertita, cazzo! …
così come ti divertivi da sballo
a fare l’autostop sulla Colombo
per rubare una giornata alla
disperazione
e sbatterla sulla spiaggia di
Capocotta….
…io e te…confusi tra gli altri
che lanciavano la loro allegria
sugli asciugamani colorati della
fantasia
…io e te…la sera nel vagone
del treno…
ad assaporarci il sale sulle labbra,
a scandalizzare quelle facce
di cartapesta imbolsite dal sopore,
…io e te…ad inventare equilibrismi
sulla corda tesa del pudore ma…
con la mente già chiusi in
quella stanza.
Che assurdità quel grattacielo
di morti murati dietro quei marmi
di fiori appassiti e nomi dimenticati.
Ti lasciammo tra i crisantemi gialli
rubati ad un disgraziato tuo vicino
e l’odore di cera e fiori marciti…
andammo via tirando calci ad
una Pepsi
e cantando All along the watch
tower…
cantavamo forte per non piangere,
forse,
..io non ho pianto…ma,…
una volta tornato in quella stanza,
ho passato la notte alla finestra,
tutta la notte a guardare
il fumo leggero della Marlboro
che mi bruciava gli occhi
e lo scorrere lento dei vagoni.
(P. Welby, 

 

All Along The Watchtower 
dalla raccolta -Natiche Sadiche-)

 

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5 settembre 2015

Il tempo vola? Riempilo, non meditare

Se di un bene prezioso che hai forti ragioni di spendere, te ne resta poco – diventi avaro. Non è vero solo per i soldi. È vero anche per il tempo. Ai vecchi di tempo ne resta poco. Diventano spilorci: badano a non sprecare le ore. Sebbene abbiano avuto molti anni per prepararsi, alcuni di loro ci si angosciano e si lamentano con tutti dello stress che soffrono. Descrivono le loro notti insonni o disastrate da sogni opprimenti. Ci stanno male.

Stanno male anche certi lavoratori alla fine dei loro periodi di vacanza. Considerano i giorni di ferie tanto più gradevoli e preziosi di quelli di lavoro che soffrono quando glie ne restano pochi. Alcuni ci soffrono tanto che se li rovinano con le lagne e i rimpianti anticipati. È come se uccidessero le ore migliori – quelle che amano di più. Comportandosi così tendono a dare ragione a Oscar Wilde che scrisse: “Ogni uomo uccide la cosa che ama”. Per fortuna l’asserzione del poeta non è proprio vera in generale.

Come si fa a evitare questi spiacevoli frangenti di fine ferie? Certi psicologi ne attribuiscono le cause e gli sviluppi allo stress. In linguaggio corrente si traduce con tensione, affaticamento, nervosismo. Da quando Hans Selye introdusse il termine, la psichiatria ha studiato a fondo sintomi, cause e rimedi di questa sindrome di adattamento a pesanti sollecitazioni esterne. La parola viene usata anche troppo spesso da chi giustifica il proprio scarso rendimento sul lavoro o le prolungate inadeguatezze nel fornire prestazioni promesse.

Su come non rovinare le code delle ferie, gli psicologi danno consigli talora sensati, tal’altra improvvisati e inefficaci. Fra i primi c’è il suggerimento di dedicare un tempo sufficiente al sonno e di dormire rilassati e senza incubi. Però non proprio tutti riescono a organizzare il proprio sonno a comando. Taluno suggerisce che il sonno si può evocare respirando molto profondamente. In questo modo si riuscirebbe a modificare la funzionalità dei circuiti neuronali attraverso i quali stimoli intensi possono menomare la nostra resilienza fisica e mentale. Infine taluno propone di ricorrere alla meditazione nei modi insegnati da certi maestri indiani, fino a raggiungere stati di crescente consapevolezza. Queste ultime non mi sembrano vie che possano condurre a un rapporto più sano e soddisfacente con il tempo che passa.

Io ho lavorato nell’industria a pianificare tempi e metodi e ho insegnato a progettisti e tecnici come usare al meglio i tempi di lavoro. Già che c‘ero ho imparato anche a gestire il tempo mio in modo soddisfacente. Raccolgo e imparo dati e teorie su come è fatto il mondo e su come sta cambiando: da un paio di secoli si evolve sempre più velocemente. Gli scienziati hanno raggiunto livelli di conoscenza e di analisi tanto alti e complicati che per capirne almeno un po’ ci vogliono anni di studio. Però molti fenomeni interessanti sono stati descritti e misurati, ma non spiegati. Se si vanno a guardare i dati, ampiamente pubblicati (e disponibili in rete) e ci si ragiona sopra, si capisce di più e talora si scopre qualcosa che nessuno ancora sa.

Quando racconto queste mie attività, qualcuno mi obietta:

“Sarà bello, ma non è uno hobby per tutti. Tu hai una formazione scientifica. Noi no.”

Non è proprio così. Ho una laurea in ingegneria vecchia di 64 anni, ma da allora, ho tenuto gli occhi aperti e ho imparato diverse cose. È più di un hobby. Se impari a costruire oggetti anche gradevoli da vedere o usare oppure a fare lavori elettrici o meccanici, dopo un po’ puoi annoiartene, Invece se ti ricordi almeno un po’ di algebra, prova a ragionare sull’economia, l’industria, l’agricoltura, la letteratura, la ricerca, la scienza. Sono argomenti di cui radio, TV e giornali parlano poco e male. Studia qualche testo elementare e poi guarda i numeri. Lo sai bene: su Internet trovi tutto. Ragionaci sopra. Vedrai che i discorsi astratti che non riesci a capire sui giornali o alla radio diventano chiari – oppure ti accorgi che erano irrilevanti. Il mondo ti comincia ad apparire diverso: non dico scontato e prevedibile, ma più trasparente, connesso, quasi comprensibile.

Gli hobby fatti di attività semplici, come dicevo, sono cose da ragazzi. Il super-hobby da adulti che descrivo non potrà mai annoiare perché l’universo delle cose da scoprire, da capire, da seguire man mano che se ne trovano e se ne inventano di nuove è senza fine. Se riesci a cascarci dentro, non hai più problemi di come riempire i tuoi giorni e le tue ore.

Non è necessario occuparsi di scienza, socio-economia o tecnologia. Puoi anche imparare le letterature, le storie politiche e civili quelle delle follie che gli uomini hanno inventato, disseminato o imposto. Il tempo non ti vola più via fra le mani: non ti basta mai se ti dedichi a guardare bene dentro il mondo. Ce n’è tanto. Basta per tutti.

Roberto Vacca (articolo uscito sull'Orologio il 1° settembre)





26 febbraio 2013

RICORDANDO COSCIONI WELBY CRISAFULLI

Il 21 febbraio è morto Salvatore Crisafulli. Ricordo la grande e profonda pietas di Piero Welby con cui aveva seguito la vicenda di questo sfortunato padre di famiglia venuto alla ribalta nel 2005. Piero per un periodo seguì la cronaca del miglioramento di Salvatore e ne era sinceramente felice. “Purtroppo,” disse a me, incredula, “io faccio il cammino inverso.” Infatti le loro vite si incrociarono proprio, quando Piero ebbe il suo grave peggioramento. Arriva il 10 dicembre 2006 una e-mail di Salvatore a Welby: “Caro Piero Welby,…rispetto la tua volontà, ma vorrei che tu cambiassi idea, decidendo di lottare fino alla fine, non chiedere la morte ma combatti per la vita….Non chiedere l’eutanasia, unisciti a noi per vivere meglio. Se avessimo un’assistenza adeguata ad hoc, ed alleviando le sofferenze nostre e dei nostri familiari, sono convinto che nessuno chiederebbe di morire.” (Ricordo che già nel 2005 Piero con profonda partecipazione aveva seguito la vicenda di Salvatore.) Piero gli rispose: “Caro Salvatore Crisafulli, la tua voglia di vivere è straordinaria. Mi auguro serva anche per conquistare nuove libertà per i malati e disabili: di vita indipendente, di parola, di assistenza, di voto per gli intrasportabili, come da anni con Luca Coscioni e la nostra associazione cerchiamo di fare. Proprio perché mi sono battuto per questi obiettivi, credo sbaglieresti a viverli come contrapposti alla mia lotta contro la tortura che sto subendo. Uno Stato che non ha pietà di me, che non sa ascoltare la mia voce, sarà meno capace di ascoltare la tua. Uno Stato che saprà rispettare le scelte di fine vita, sarà più capace di rispettare le tante straordinarie vite che siamo.”

Ritengo che le parole espresse da Welby possano essere più che testimonianza, un richiamo forte a quello che fin dal suo nascere nel 2002 l’Associazione Luca Coscioni sta facendo: un carico politico sul rispetto dei diritti umani e civili dei singoli, in base alla nostra Costituzione che tutela l’inviolabile libertà personale di tutti i cittadini. Per venire dal generale al particolare: Salvatore insieme a suo fratello chiede allo Stato di incrementare la ricerca sulle cellule staminali, non specificando di che tipo di staminali. L’Associazione Coscioni è nata con lo scopo della libertà di ricerca scientifica, quindi anche sulle cellule staminali embrionali. Il cammino che ha fatto in soli dieci anni solo su questo “scopo” di Luca è notevole e importante. Non si è limitata a scioperi della fame e manifestazioni, ma ha trovato le strade giuridiche e politiche per cambiare sia la mentalità dei cittadini, sia per cambiare delle leggi proibizioniste, come la Legge 40. Il nostro lavoro è a favore del bene di tutti e mai ci atteggiamo da emblema contro nessuno. In questa direzione va anche la nostra ricerca sull’imparare che il morire non è “un improvviso diventare incoscienti”, ma un “fatto di apprendimento del vivere e saper scegliere”.

Volevo unire il ricordo di Luca, di Piero e di Salvatore, tanto simili e tanto diversi. Sono vite preziose che hanno conosciuto insieme a noi il dolore e ci spronano a continuare nelle loro orme, ciascuno liberamente come crede.

Mina Welby




14 agosto 2010

L’agenda bioetica del Governo

 

La centralità della persona e la difesa del valore della vita costituiscono il fondamentale asse di orientamento del Governo in tutti i diversi ambiti della sua azione.

Ma oggi, per tracciare nuove politiche sociali, economiche e sanitarie è necessario avere anche un

chiaro quadro di riferimento antropologico: non è possibile un progetto politico e sociale che abbia

realmente a cuore la dignità della persona ma che non sappia affrontare le radicali modificazioni

proposte dalla tecnoscienza in questo campo e porre rimedio alle nuove fragilità che si sono

prodotte nelle reti dei rapporti umani.

Di fronte alle scoperte scientifiche e alle innovazioni tecnologiche che di giorno in giorno entrano a

far parte del nostro vivere, soprattutto nella frontiera della biomedicina, la politica di questo

Governo si pone con un approccio realmente laico - basato quindi sulla conoscenza scientifica - e

insieme valoriale, considerando come punti fermi e irrinunciabili l’unicità della persona, il rispetto

per la vita umana, dal concepimento alla morte naturale, e la centralità della famiglia, così come è

riconosciuta dalla nostra Carta costituzionale. Riteniamo che per tutti, credenti e non credenti, la

vita sia il bene più prezioso, e che sia necessario tutelarla. Su questo principio irrinunciabile e

fondamentale è costruito il nostro stesso sistema sanitario, riconosciuto, nonostante le sue

disomogeneità territoriali e criticità, come uno tra i migliori nel mondo. L’organizzazione sanitaria

del nostro Paese, che il Governo si sta impegnando, insieme alle Regioni, a rendere più efficiente e

omogenea, razionalizzandone la spesa, deve essere capace di adeguarsi alle nuove sfide

mantenendo e potenziando la capacità di “curare”, nel senso più ampio del termine, misurandosi

prima di tutto su chi è più fragile ed esposto.

L’agenda bioetica del governo prevede cinque punti fondamentali su cui fin da subito abbiamo

impostato la nostra azione, ma che richiedono un’attenzione continuativa e interventi ulteriori:

 

1. La vita umana al momento dell’inizio

2. La vita umana negli stati di massima disabilità

3. La vita umana quando è alla fine

4. I problemi legati all’uso dell’umano come materiale biologico

5. I criteri etici della ricerca

 

Inizio vita

La legge 194 che consente, a certe condizioni, l’interruzione della gravidanza, non considera

l’aborto come diritto ma come estrema e dolorosa ratio, da evitare, ove possibile, con interventi di

prevenzione a favore della vita.

In questo senso, vogliamo scongiurare l’eventualità che l’introduzione di nuove tecniche (ad

esempio il metodo farmacologico) porti a una concezione dell’aborto non come problema sociale

ma come diritto privato, approdando all’aborto a domicilio. Abbiamo già messo in atto a questo

scopo un monitoraggio attento della situazione (linee guida per l’aborto farmacologico, warning

alle Regioni sulle criticità amministrative, nuovo modulo per la raccolta dei dati, comunicazione

alla Ue sulla compatibilità legislativa) per assicurare che l’uso dei nuovi metodi si mantenga

all’interno della legge 194 e non consenta, come è avvenuto in altri Paesi, la dispersione dei dati e

una minore garanzia per la salute delle donne.

Proponiamo un Piano federale per la vita, da costruire nella collaborazione tra il Ministero e le

Regioni, che finalmente dia piena applicazione alla parte finora meno considerata della legge 194,

quella della tutela della maternità e della prevenzione.

Siamo un paese “modello” per la battaglia contro l’aborto: abbiamo tassi di abortività tra più bassi

in Europa, in costante diminuzione dagli anni ottanta. E’ importante dunque far conoscere il nostro

approccio e le nostre “best practices” in Europa: priorità alla prevenzione, Ivg (Interruzione

volontaria di gravidanza) solo in strutture pubbliche escludendo qualsiasi forma di lucro,

monitoraggio stretto del fenomeno, esclusione di aborto a domicilio.

Per quanto riguarda la Pma (Procreazione medicalmente assistita), vogliamo arrivare a un alto

livello di trasparenza, tracciabilità, qualità e sicurezza: stiamo applicando alla Pma le norme

europee su cellule e tessuti, e siamo tra i primi in Europa a farlo.

In Europa

Vogliamo confrontare i dati della Pma in modo congruente con gli equivalenti europei, e verificare

sulla distanza le ricadute mediche (attraverso un attento follow up) e quelle sociali del fenomeno.

E’ importante verificare l’efficacia della risoluzione europea del marzo 2005 contro il mercato

globale degli ovociti (è necessario chiarire che quando si parla di “donazione” di ovociti quasi

sempre si maschera un’operazione di compravendita) e lo sfruttamento delle donne più povere ed

esposte.

Vogliamo batterci contro le forme nascoste di razzismo e di discriminazione presenti nel mercato

di gameti ed embrioni.

In Italia

Vogliamo difendere la legge italiana sulla Pma, approvata dal Parlamento, confermata da un

referendum, e sostanzialmente riconfermata dall’intervento della Corte costituzionale che ne ha

lasciato invariato l’impianto. La nostra legge non consente pratiche di selezione eugenetiche, e lega

l’accesso alla Pma all’infertilità. Ribadiamo il nostro no alla selezione genetica e a un diritto

“diminuito” alla vita per le persone portatrici di qualche patologia o disabilità.

 

Disabilità

Il recente Rapporto del Governo sulla tutela dello stato di non autosufficienza in Italia ha

evidenziato come il Fondo Sanitario Nazionale abbia le risorse sufficienti per garantire la dignità

della persona in ogni fase di vita se i Servizi regionali sanno integrare tutte le funzioni sociali,

sanitarie ed assistenziali secondo modelli di gestione che concentrano la offerta ospedaliera per i

bisogni acuti e liberano risorse per lo sviluppo dei servizi territoriali. Alla base di questo modello si

pone la “presa in carico” continua della persona, il sostegno alla famiglia nella sua insostituibile

funzione solidale, la valorizzazione del volontariato. Lo stesso rientro dai disavanzi strutturali dei

servizi regionali deve essere orientato alla promozione di questo modello e dei servizi

extraospedalieri e domiciliari. Il Governo ha nel frattempo indirizzato, d’intesa con le Regioni, una

parte dei fondi disponibili per specifici progetti rivolti alla costituzione di unità per l’assistenza

degli stati vegetativi persistenti.

 

Fine vita

Il caso Englaro, pur nella tragica conclusione, meglio di ogni altro ha indicato le priorità del

Governo riguardo al valore indiscusso della vita. Si conferma il principio di precauzione e un no

fermo a ogni forma di eutanasia. L’impegno del Governo per arrivare a una legge nazionale che

stabilisca il principio del consenso informato e assicuri l’attuazione dell’articolo 32 della

Costituzione e la libertà di scegliere le terapie è stato, in questi mesi, costante. Non possiamo però

accettare che si instauri una forma di deregulation su un tema così delicato attraverso le iniziative

estemporanee di alcuni amministratori locali: i registri per i testamenti biologici che qualche

comune ha approntato hanno scopi politici ma non possono offrire un reale servizio al cittadino, con

le necessarie tutele e garanzie, soprattutto circa il consenso informato. La dignità della persona nella

conclusione del ciclo vitale deve essere tutelata anche potenziando le reti di hospice per pazienti

terminali e attraverso servizi domiciliari, anche inerenti le cure palliative.

 

Uso dell’umano come materiale biologico

E’ necessario vigilare affinché le nuove tecniche scientifiche in ambito biomedico non producano

una nuova economia del corpo, basata su un commercio di parti del corpo umano. Riaffermiamo

con forza che l’embrione non è un oggetto su cui si possano compiere esperimenti o che si possa

commercializzare.

Solidarietà ed appropriatezza, sono i criteri che ci guidano, partendo dal diritto alla salute che è a

fondamento del nostro sistema sanitario.

La legge 40 ha facilitato una “via italiana” alle staminali, che sta producendo buoni risultati. Il

nostro Governo sta rilanciando innanzitutto le applicazione cliniche consolidate delle staminali

(come quelle del sangue cordonale), e la ricerca scientifica biomedica in generale. Proprio sulle

staminali cordonali il Governo è intervenuto modificando sostanzialmente le norme introdotte dal

precedente Governo, mantenendo la tradizionale politica solidaristica sulla raccolta e la donazione

di sangue ed organi, ed estendola a tessuti e cellule. In questo campo ci siamo mossi in pieno

accordo con le associazioni del volontariato che operano nel settore e con quelle dei malati, ma

soprattutto con la comunità scientifica. Partendo dal criterio dell’appropriatezza, abbiamo evitato

che si diffondesse la procedura costosa e inutile della conservazione per uso autologo, rafforzando

contemporaneamente la rete delle banche pubbliche, anche grazie a risorse individuate nel fondo

sanitario attraverso gli obiettivi di piano. Rispetto ad altri Paesi europei, l’Italia è tra i pochi che

hanno attuato i principi etici indicati in questo ambito dalle istituzioni internazionali.

 

Ricerca ed etica

La ricerca, come ogni attività umana, è sottoposta al giudizio etico, e non può chiudersi nel cerchio

dell’autoreferenzialità, né godere di “immunità etica”. Siamo al lavoro per mettere a punto un

codice etico per la sperimentazione sugli esseri umani, che sarà alla base dei criteri di certificazione

di biobanche di materiale biologico di origine umana ad uso di ricerca scientifica; sarà ripensata

l’organizzazione dei comitati etici per le sperimentazioni cliniche, per assicurare un controllo etico

efficace e insieme liberare la sperimentazione dagli eccessi burocratici che oggi la ostacolano,

danneggiando la ricerca italiana.

 http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/agenda_bioetica/Agendabioetica.pdf

 Un regalo per Ferragosto ve lo dovevo pur fare, mica me lo voglio godere da sola!




29 aprile 2008

Soldi per Alitalia tolti alla ricerca

"Sapete dove hanno preso i 300 milioni di euro per Alitalia? Dal Fondo per la ricerca. Certo, ci vorrà molta ricerca per salvare la compagnia di bandiera"

Non risparmia un'amara battuta Susanna Agnelli, presidente di Telethon, ieri a Roma per presentare un eccezionale risultato ottenuto grazie a uno studio internazionale coordinato dal Tigem. "Mi ha telefonato Andrea Ballabio, direttore del Tigem, con cui è stato amore a prima vista, un amore che dura da almeno 13 anni, per dirmi - precisa la Agnelli - se sapevo da dove venivano i soldi per Alitalia". La ricerca, aggiunge la presidente di Telethon, ha bisogno di soldi "per andare avanti e produrre risultati. Bisogna non dimenticarlo mai". Il fatto che studiosi italiani abbiano messo a punto la prima terapia genica per curare una forma di cecità è una "notizia importantissima. Speriamo ora - interviene Ernesto Rinaldi , direttore di Oftalmologia della II Università di Napoli - che lo Stato non ci abbandoni tagliando i fondi per la ricerca, proprio ora che questa sta dando risultati concreti". Un appello lanciato dagli stessi studiosi del settore. "Speriamo che finalmente lo Stato capisca - sottolinea Ballabio - che tagliando i fondi alla ricerca si taglia il futuro, ma anche la competitività del nostro Paese. Purtroppo quelli in ricerca sono investimenti a medio e lungo termine: i Governi non durano abbastanza per vederne i risultati, dunque c'è la tendenza a favorire altri settori. Un trend che deve cambiare", conclude il ricercatore.




7 febbraio 2008

COMUNICATO

 Comunicato n. 32                                7 febbraio 2008

Ministero della Salute

UFFICIO STAMPA

TURCO INCONTRA ASSOCIAZIONE LUCA COSCIONI.

TRASPARENZA PER I FONDI RICERCA, NOMENCLATORE TARIFFARIO

E INTESA STATO REGIONI PER GESTIONE RISCHIO CLINICO

Il Ministro della Salute, Livia Turco, ha incontrato questa mattina l’on. Marco Cappato, Mina Welby e il Prof. Piergiorgio Strata in rappresentanza della Associazione Luca Coscioni. Nel corso dell’incontro sono state affrontate varie tematiche di interesse comune, alcune delle quali proposte di recente da iniziative della stessa Associazione. La prima parte dell’incontro è stata dedicata ad una ampia valutazione sui temi della ricerca, e in particolare alla illustrazione delle linee strategiche che orienteranno le scelte programmatiche del Ministero sulla ricerca sanitaria e le iniziative intraprese dal Ministro Turco per il rinnovo delle procedure di assegnazione dei fondi e per garantire la massima trasparenza alle stesse. Nel merito si è concordato di dare pubblicità, anche attraverso la pubblicazione sul portale del Ministero della Salute, alle decisioni assunte sino ad ora dalla Commissione Nazionale della Ricerca sanitaria, la cui composizione è stata rinnovata di recente, e in particolare alla metodologia adottata per la definizione dei criteri di selezione dei progetti di ricerca attraverso la valutazione secondo il metodo della “peer review” integrato con lo strumento della “study session”.

Nel corso dell’incontro il Ministro della Salute ha inoltre fornito ampie assicurazioni sulla volontà di emanare al più presto i decreti attuativi relativi al trasferimento delle competenze riguardanti la sanità penitenziaria dal Ministero della Giustizia al Ministero della Salute. Per quanto attiene al varo del nuovo Nomenclatore tariffario dei presidi, delle protesi e degli ausili, il Ministro Turco ha confermato che esso è ormai in dirittura di arrivo e che sarà presentato per la ratifica definitiva, nell’ambito del più complessivo rinnovo dei Livelli essenziali di assistenza, in occasione della sessione della Conferenza Stato-Regioni in calendario il prossimo 6 marzo.

Riguardo ai decreti per l'adattamento dell'ordinamento italiano ai principi della Convenzione di Oviedo sollecitato dall’Associazione, il Ministro Turco ha chiarito che essi non possono essere emanati in periodo di ordinaria amministrazione.

Infine, per quanto attiene alla possibilità di varare norme specifiche per la introduzione delle unità di gestione del rischio all’interno delle strutture sanitarie del Paese, scorporando gli articoli relativi dal testo del DdL riguardante interventi per la qualità e la sicurezza delle cure, che aveva da poco avviato il suo iter parlamentare dopo la approvazione da parte del Consiglio dei Ministri come collegato alla legge finanziaria nello scorso mese di novembre, il Ministro ha annunciato l’intenzione di farsi promotrice di una intesa Stato-Regioni che possa garantirne l’attuazione a prescindere dall’iter legislativo del provvedimento. 
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CAPPATO E M. WELBY: “GRAZIE A MINISTRO TURCO PER IMPEGNO CALENDARIZZATO SUI DISABILI.
DIGIUNO PROSEGUE IN ATTESA LINEE GUIDA”

A seguito dell’incontro con il Ministro Livia Turco e del comunicato diffuso dal Ministro questo pomeriggio, Mina Welby e Marco Cappato, giunti oggi al settimo giorno di sciopero della fame insieme a Dominique Velati e Lucio Bertè, hanno dichiarato:

Roma, 7 febbraio 2008

Ringraziamo il Ministro per gli importanti e calendarizzati impegni assunti in materia di strumentazioni per le persone disabili e la prevenzione degli errori medici, oltre che sul trasferimento della medicina penitenziaria alle asl e sull’adozione e pubblicizzazione del
metodo della “peer review” nella valutazione della ricerca medica. In particolare salutiamo l’impegno a “presentare il nuovo Nomenclatore tariffario dei presidi, delle protesi e degli ausili, per la ratifica definitiva, in occasione della sessione della conferenza Stato-Regioni
in calendario il prossimo 6 marzo.”
Prendiamo atto della risposta sui decreti attuativi della convenzione di Oviedo, che non è la risposta che auspicavamo, rammaricandoci per il ritardo di 7 anni accumulatosi.

Rimaniamo invece in attesa di una risposta sull’aggiornamento delle linee guida della legge sulla fecondazione assistita, scadute da oltre 6 mesi. Prosegue su questo punto il digiuno di dialogo promosso dall’Associazione Luca Coscioni, attualmente intrapreso dalle rappresentanti di associazioni di pazienti infertili e da altri militanti radicali. Sospendiamo per 48 ore il nostro digiuno - in segno di riconoscenza al Ministro per gli impegni assunti e le risposte ottenute – e lo riprenderemo da sabato unendoci agli altri compagni attualmente in sciopero della fame.


 




20 novembre 2007

RICERCA

 Siamo su DoctorNews <e-news@doctornews.it> un'agenzia molto letta dai medici.

Ricerca
Leggi trasparenti per incentivare i giovani ricercatori
Meritocrazia, incentivi a giovani cervelli, ma non solo. Per 'salvare' la ricerca italiana servono anche leggi e regole più trasparenti. Questa la ricetta di due scienziati italiani: Elena Cattaneo, direttrice del laboratorio di biologia delle cellule staminali e farmacologia delle malattie neurodegenerative all'università degli studi di Milano, e Paolo Bianco, ordinario di anatomia patologica all'università La Sapienza di Roma. Entrambi affidano le proprie riflessioni all'Agenda Coscioni del mese di dicembre, mensile dell'associazione per la libertà di ricerca scientifica da sempre in prima linea in questo settore. "Penso - scrive Bianco - che sia un intento assolutamente lodevole l'iniziativa del presidente della Commissione Igiene e sanità del Senato Ignazio Marino, che ha presentato emendamenti alla legge finanziaria per prevedere che una quota dei fondi per la ricerca venga riservata a ricercatori sotto i 40 anni, attraverso una commissione giudicatrice composta anche da ricercatori internazionali e secondo un sistema di peer review. Ma - aggiunge - è insufficiente parlare di meritocrazia: servono su questo argomento regole, leggi e Istituzioni. I criteri fondati sul merito non possono rimanere tali, si devono trasformare in regole". Un terreno su cui si articola l'intervento della 'collega' Cattaneo. "In questo Paese è data pochissima attenzione alla ricerca e al desiderio della comunità scientifica di fare ricerca fatta bene, con regole precise e trasparenti". Secondo la scienziata nel nostro Paese "non funziona l'A-B-C dell'assegnazione dei fondi, nonostante introdurre certe regole non avrebbe un grande costo. Penso ad esempio - suggerisce - al principio, valido in tutto il mondo, secondo il quale i componenti delle commissioni giudicatrici dei progetti e distributrici di fondi di ricerca non siano al centro di un conflitto d'interessi: non devono, mi pare il minimo, presentare progetti e ricevere fondi dalla stessa commissione. Farne parte è dunque un onere e un onore per il ricercatore, che si mette al servizio della comunità scientifica". In ogni caso 'disco verde' anche per Cattaneo alla proposta Marino. "A patto che non diventi una specie di segregazione di casta, ma venga ampliata e diventi il sistema generale dell'assegnazione dei fondi in Italia".




1 agosto 2007

APERTA LA STRADA CHE PREMIA I GIOVANI ED ESCLUDE I BARONI

Il 27 luglio il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto che rende operativo l'emendamento che ho inserito nella scorsa Finanziaria sui finanziamenti per la ricerca biomedica. Il decreto vincola il 5% dei fondi per la ricerca del Ministero della Salute a progetti presentati da scienziati con meno di quarant’anni d'età.

La commissione che giudicherà i progetti migliori sarà costituita da dieci membri, anch’essi al di sotto dei quarant’anni, la metà dei quali provenienti da centri di ricerca stranieri. Una valutazione tra pari, dunque, come avviene nel resto del mondo.

Chi vincerà nella selezione potrà anche scegliere dove svolgere la propria ricerca in quanto i fondi saranno attribuiti direttamente al ricercatore e non all'ente o all'università.

Lo scopo è quello di garantire la trasparenza nella scelta del progetto sulla base di un meccanismo puramente meritocratico.

Per leggere i dettagli e saperne di più clicca qui.

È una buona notizia, facciamola circolare.

Buone vacanze a tutti ci risentiamo a settembre!

Ignazio Marino

www.ignaziomarino.it


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permalink | inviato da Mina vagante il 1/8/2007 alle 18:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (81) | Versione per la stampa



22 maggio 2007

CARNEADE, GIOVANARDI E LE CAMICIE BRUNE

[....] Gli uomini-paguro non hanno un carapace di loro proprietà e, per non vivere in un perenne stato di insostenibile incertezza, si appropriano di quel carapace che, in quella fase del loro sviluppo psicofisico, gli possa fornire un valido aiuto. Allora, verrebbe da pensare, gli uomini-testuggine sono tetragoni ma coerenti…mentre, gli uomini-paguro sono degli incoerenti flip-flop? Così sembrerebbe a prima vista; in realtà, i paguri sono coerenti nel ritenere la ricerca, ininterrotta e senza pregiudizi, la sola certezza che valga la pena coltivare. L’abissale incoerenza delle testuggini è facilmente dimostrabile esaminando alcune riflessioni di Carlo Giovanardi pubblicate sul Giornale del 9/9/04: “Possiamo ritenere lecito, oggi che la ricerca medica lo consente, prelevare un organo vitale da un bambino per salvare la vita di un altro, bambino (fattispecie purtroppo praticata da bande criminali in alcuni Paesi sottosviluppati)? Alla prima domanda ne segue una seconda: “Possiamo ritenere lecita e possibile quella che il segretario radicale Capezzone ha definito una scelta di civiltà dell'Olanda e cioè sopprimere anche i minori di dodici anni se affetti da grave malformazione come la «spina bifida»? e una terza: “ È accettabile che attraverso la fecondazione eterologa si arrivi alla compravendita di materiale genetico assemblando esseri umani come già avviene in alcuni Paesi, su ordinazione da dépliant patinati di fattori della produzione selezionati e di costo diverso a seconda della razza, dell'aspetto fisico e del quoziente di intelligenza? E una quarta: “ È possibile immaginare un mondo nel quale tutti coloro che vengono concepiti con qualche imperfezione rischiano di essere eliminati, sia pure per salvare la vita di altri? La quinta è l’immancabile riesumazione di camicie brune a cui Carlo (senza K) non sa sottrarsi: :” Pochi decenni fa nella civilissima Germania il mondo scientifico e culturale accettò supinamente l'eliminazione di ogni «paletto», e si è visto come è andata a finire. Con lo stupore storicamente documentato di molti gerarchi che non riuscivano a capacitarsi come gli alleati non capissero che le loro teorie di cancellazione e di utilizzo come cavie di malati, handicappati, ebrei e razze inferiori era stata fatta per il bene della società tedesca”.
Il pilastro della democrazia è la libertà di parola e Giovanardi se ne sta appollaiato su quel pilastro, come Simeone il Vecchio, capostipite degli stiliti. Non saranno certo i paguri a farlo scendere, e nemmeno a contestargli l’eccessivo ricorso all’iperbole, all’amplificazione e alle cassandrate di cui infarcisce le sue argomentazioni ma una cosa vorremmo che notasse: come può un uomo con le sue certezze continuare a ricoprire il ruolo di ministro in un governo il cui primo ministro non fa mistero dell’amicizia fraterna che lo lega a Tony Blair, una camicia bruna che ha autorizzato la clonazione terapeutica, consente la PDG, l’eterologa e quasi tutte le altre pratiche mediche che Carlo considera appannaggio dei medici nazionalsocialisti? No, Giovanardi si tranquillizzi…non ci deve nessuna risposta, nessuna spiegazione che, siamo certi, sarebbe esaustiva e convincente come le acute riflessioni di don Ferrante sulla peste.
Dicono che, quando fu chiesto a Pablo Picasso quali fossero state le motivazioni estetiche che lo avevano spinto ad iniziare il suo fecondo –periodo blu-, l’artista rispose che aveva tanto blu e non sapeva cosa farne. Ecco, non vorremmo che gli uomini-testuggine vogliano colorare tutto il mondo col blu delle loro certezze, solo perché ne hanno troppe e non sanno che farne.

Da
Il Calibano dell'11 settembre 2004



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