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Io amo la vita: la storia di Piero e Mina Welby - trailer

 

      

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L'onore dipende spesso
dall'ora che segna l'orologio.
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Calibano: la terra, il fango,
le viscere, la passione cieca,
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il talento primordiale, virile,
erotico che spesso vibra di febbre
e non ha bisogno di luce né di parola.
La carne, l'anima, lo spirito insieme
in un ultimo viaggio; prima della
separazione, della libertà di scegliere
un nuovo luogo, un nuovo corpo da
,o dove addormentarsi, come
dice Ariel, sotto un fiore



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Cristo! come eravamo ridicoli
io e il Nuvola mentre seguivamo
il furgone mortuario del Comune
…ti saresti divertita, cazzo!…
noi sulla circonvallazione
a cambiare la candela sporca
e la tua bara grigio topo gettata
nel cimitero di Prima Porta
…ti saresti divertita, cazzo! …
così come ti divertivi da sballo
a fare l’autostop sulla Colombo
per rubare una giornata alla
disperazione
e sbatterla sulla spiaggia di
Capocotta….
…io e te…confusi tra gli altri
che lanciavano la loro allegria
sugli asciugamani colorati della
fantasia
…io e te…la sera nel vagone
del treno…
ad assaporarci il sale sulle labbra,
a scandalizzare quelle facce
di cartapesta imbolsite dal sopore,
…io e te…ad inventare equilibrismi
sulla corda tesa del pudore ma…
con la mente già chiusi in
quella stanza.
Che assurdità quel grattacielo
di morti murati dietro quei marmi
di fiori appassiti e nomi dimenticati.
Ti lasciammo tra i crisantemi gialli
rubati ad un disgraziato tuo vicino
e l’odore di cera e fiori marciti…
andammo via tirando calci ad
una Pepsi
e cantando All along the watch
tower…
cantavamo forte per non piangere,
forse,
..io non ho pianto…ma,…
una volta tornato in quella stanza,
ho passato la notte alla finestra,
tutta la notte a guardare
il fumo leggero della Marlboro
che mi bruciava gli occhi
e lo scorrere lento dei vagoni.
(P. Welby, 

 

All Along The Watchtower 
dalla raccolta -Natiche Sadiche-)

 

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11 ottobre 2009

MORIRE DI STATO4

Intervista a Mina Welby
di Monica Lanfranco

(uscita su "Marea", trimestrale di attualità e informazione per dire lo stare al mondo delle donne) qui in cinque puntate


4)B
astano leggi che garantiscano l’autodeterminazione e l’esercizio dei diritti individuali sul corpo, sulla sessualità, sulle scelte riproduttive e affettive?

Certamente non bastano delle leggi. Serve consapevolezza e educazione e formazione continua di tutti i cittadini. Serve una nuova cultura. C’è grande fermento nella società civile. Si formano associazioni di studio, consulte di bioetica che a trecentosessanta gradi producono documenti a disposizione dei cittadini. Ci sono insegnanti, per ora ho conosciuto solo donne attente, che a scuola sanno trattare questi temi con forme di ricerca insieme ai ragazzi. Lasciami dire però, che è prima di tutto la famiglia che deve essere presente. Non si può delegare alle scuole, agli insegnanti, ai catechisti, agli amici o al caso l’educazione di un figlio. Essere educato nel pieno rispetto di se stesso significa aver metabolizzato nel proprio essere il rispetto per l’altro, in tutte le sue scelte. I giovani devono sperimentare il rispetto dei propri genitori nei loro confronti. Il contatto a pelle con la mamma e il papà fin da piccoli dà loro quella sicurezza per poter vivere crescendo l’esercizio dei diritti della persona. A molti manca il tempo. Per tuo figlio lo devi trovare sempre.

Fino a quando nella nostra società, che dovrebbe chiamarsi civile, esistono discriminazioni sui diritti individuali, sessuali, sulle proprie scelte affettive, sulle scelte riproduttive delle coppie, delle donne single, sull’omogenitorialità non siamo in una democrazia matura. Più si evolve la nostra società, più abbiamo bisogno di esercitarci a dare libertà ai diritti umani e civili, soltanto così avremo in cambio libertà di vivere una vita piena per tutti.

5)In che modo credi che le donne possano dare un contributo originale nel percorso di crescita della coscienza dei diritti sui temi etici della vita e della morte?

Noi donne abbiamo una capacità di mettere in pratica con semplicità delle cose che spesso sembra impossibile poter realizzare. Vedo anche che sono più le donne degli uomini a compilare le dichiarazioni anticipate sui trattamenti sanitari. Sotto le controversie delle vicende di Eluana Englaro molte donne, dopo aver vissuto momenti tragici della propria famiglia, si dichiararono solidali con Beppino ed Eluana.

Il nostro paese porta ancora forti note maschiliste dove le donne fanno veramente fatica a conquistarsi il proprio terreno, e desidero che la donna riacquisti il suo posto nella società che si merita. Ancora siamo sul concetto lavori maschili – lavori femminili. Credo che nella convivenza moderna spetti proprio a noi il ruolo di instaurare l’antica armonia tra i sessi. È un lungo cammino, ma bisogna iniziare. Sono sicura che non ci sarebbero più disquisizioni su diritti e doveri, sopraffazioni dei più deboli, non più violenza ma rispetto. Dico questo perché proprio sui temi etici del vivere e del morire sono state dette e fatte delle violenze inaudite nei mesi e ultimi tre anni passati. Proprio il senso pratico della donna aiuterebbe questo mondo a diventare umano e armonioso. Formando gruppi di studio e di ricerca insieme a uomini sensibili su questo tema, credo, anzi sospetto che lo si faccia già, possa dare una svolta al modo di essere della nostra società.

Altrimenti si cominci! Da qualche parte e in qualche modo bisogna pur farlo.




9 agosto 2009

SESSUALITA' IN OSTAGGIO?

Nelle antiche culture il femminile era il principio di ogni vita. Ricordo le innumerevoli divinità femminili, con i loro vari significati. Nei primi secoli, forse per “abbreviare” il contatto con l’Assoluto, i Padri della Chiesa demonizzarono la natura e in particolare tutto quello che ricordava l’accattivante femminino. Quello che nelle culture primordiali elevava all’amore, fungeva da equilibrio nella comune crescita di uomo e donna fu demonizzato. Si ottenne un controllo delle menti, portando però uno squilibrio nel rapporto degli esseri umani. Le donne furono caricate di colpe che non avevano. Ricordiamo i processi alle streghe, dove venivano falcidiate belle ragazze anche solo per il loro fascino. Si trovano dei libri importanti su questo tema. Anche se nel cammino dei secoli la donna è riuscita a ritagliarsi degli spazi importanti nella storia, non è riuscita ad avere tuttora lo spazio che le spetta. Le pulsioni sessuali erano viste per secoli come cosa sporca, degradante, peccaminosa. Ancora oggi la sessualità per la Chiesa è strumento procreativo. Nel Concilio Vaticano Secondo è considerata anche come elemento di crescita della persona, ma anche lì con regole ferree che impongono ai propri fedeli di considerare lo scopo della procreazione nel loro rapporto con la sessualità. La chiesa non ha paura del corpo, ma la demonizzazione delle nostre pulsioni, indici di vita, rendono l’uomo schiavo di precetti




13 giugno 2007

IL SESSO DEGLI…ANGELI

Gli angeli sono stati, e continuano ad essere sull’onda fatua della New Age, una palestra per i più arditi esercizi speculativi. Dalle suddivisioni di un neoplatonico del V secolo, Pseudo Dionigi l'Areopagita, alle dispute medievali sul loro sesso. Come sempre accade, quando c’è di mezzo il sesso o la sessualità, la diatriba trovò subito un punto su cui convergere: gli angeli non hanno sesso e, conseguentemente, nemmeno una sessualità. Tagliati gli attributi a queste evanescenti creature venute dalla Persia zoroastriana, i teologi ed i filosofi li relegarono in un dimenticatoio da dove venivano riesumati e portati a fare due passi solo dai pittori che ne fecero dei – tappabuchi - per superare quell’horror vacui che la tela incute.

Stessa sorte è toccata agli handicappati, disabili, diversabili…fate voi, sceglietevi il termine che vi sia più gradito ma non dimenticate che, comunque vogliate definirli, sono e resteranno persone le cui potenzialità possono essere annullate dalle difficoltà che un mondo fatto a misura di normodotato crea. L’handicappato nella filmografia appare raramente, come nella realtà, e quando appare un plaid sulle ginocchia fa da pietra tombale ad ogni velleità erotica. Le cose potrebbero andare avanti per secula seculorum ma Hollywood getta il classico sasso nello stagno dell’ipocrisia. Il sasso si chiama “Uomini (Battle Stripe)” scritto da C. Foreman, regista Zinneman, interpretato da Marlon Brando. È il 1954 e il realismo con cui sono descritte le difficoltà di un reduce di guerra paraplegico che cerca di riadattarsi alla vita colpiscono il pubblico come un pugno nello stomaco. Ma ancora più sconvolgente fu il prendere coscienza della sessualità di un disabile, naturalmente si tratta di una sessualità -addolcita- dall’amore e dal matrimonio ma è indiscutibilmente un passo avanti. Concessa ai reduci una sessualità – per meriti di guerra - sembra che gli invalidi civili debbano continuare nella loro angelica esistenza ma…il regista irlandese J. Sheridan prende in prestito dalla realtà la storia di Christy Brown, paraplegico dalla nascita, e ne fa “Il mio piede sinistro”. Privato delle ali l’handicappato-angelo si mostra per quel che è: una umanissima e desiderante creatura alla quale non mancano le domande ma solo le risposte. Sistemati reduci e invalidi civili restano nella piccionaia angelica del dimenticatoio “le” disabili.

Le femministe di una volta tirerebbero in ballo la fallocrazia e la società maschilista…certo che se la sessualità femminile è stata spesso guardata con sospetto, la sessualità di una disabile viene scotomizzata senza tanti complimenti. “Perdiamoci di vista” di Carlo Verdone è un film comico ma ha l’indubbio merito di dare spessore e realtà alla figura di una paraplegica, Asia Argento, e alle paure di un normodotato, Carlo Verdone, che si sente sessualmente attratto da lei. Se il corpo della donna è “un pianeta poco esplorato” il corpo di una disabile è “un pianeta sconosciuto”. Ho voluto –usare- la finzione cinematografica per avvicinarmi al problema della sessualità dei disabili perché l’identificazione con i personaggi di – celluloide - è molto più facile dell’identificazione con il disabile della porta accanto. Una volta accettata la premessa che la disabilità non esclude la sessualità il passo successivo è, o dovrebbe essere, quello di domandarsi: possono i disabili confrontarsi con la loro sessualità? Nel 1993 l’Assemblea Generale dell’ONU ha pubblicato un documento nel quale veniva riconosciuto a tutti i portatori di handicap, sia fisico che mentale, il diritto di fare esperienza della propria sessualità. Questo dovrebbe fornirci la chiave di lettura esatta: quando l’ONU si premura di affermare i diritti di qualcuno è perché quei diritti sono, nei fatti, negati. Sono negati perché i genitori sono portati ad infantilizzare il figlio/a disabile, sono negati perché è negato o estremamente difficoltoso per il/la disabile l’accesso a quei luoghi dove i giovani si sperimentano, sono negati ai disabili istituzionalizzati per la difficoltà del personale di confrontarsi con esigenze cariche di problematiche complesse, ma è anche la forma mentis di una società che, nonostante una patina di “liberalità”, ha ancora una difficoltà di fondo ad accettare una sessualità svincolata dalla riproduttività o legalizzata nel matrimonio. Insomma, il sesso ludico suscita sospetti o goliardiche derisioni e, nel migliore dei casi, viene liquidato con una battuta sdrammatizzante. Prima di andare avanti vorrei ricordare che l’handicap non si limita agli esempi cinematografici che vi ho proposto, il caso della paraplegia è solo un tipo di handicap e, forse, il meno –invalidante- altri handicap impediscono in modo più severo il relazionarsi con il mondo: spastico, tetraplegico, sindrome di Down, deficit fisico, psichico, intellettivo questi ed altre sono le prigioni dove molti sono costretti a vivere. In Olanda, paese notoriamente incivile e insensibile, esiste una “Fondazione per i rapporti alternativi” che procura incontri sessuali ai portatori di handicap. E in Italia? In Italia le cose vanno diversamente. Il – suggerimento - dell’ONU è stato accolto da uno scetticismo generale: “Sesso a tutti i costi? Probabilmente il diritto che l’ONU voleva garantire non era quello di “fare sesso”, semmai quello più fondamentale di avere un rapporto con una persona che si ama e dalla quale si è corrisposti. Questo è un obiettivo per tutti, non solo per i disabili ( SEMPRE – Mensile dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII).
Le ali, le ali a tutti i costi! Mentre l’ONU si preoccupa di affermare il diritto alla sessualità (nei limiti che l’handicap consente) altri si preoccupano di obbligare il portatore di handicap a riconoscersi in un rapporto finalizzato che, detto in poche e crude parole, vuol dire:” caro disabile, o ti rimetti le ali o ti rassegni all’astinenza”. Ma la sessualità dei disabili come viene “risolta”?- la letteratura in merito è copiosa e accessibile a chi desideri informarsi su un tema sconosciuto ai non addetti. Ecco un esempio: “19 anni, spastico grave, frequenta la scuola superiore. Da qualche tempo, dice la madre, la vita in casa è diventata difficilissima. Lui le confida la sua attrazione per le ragazze, la rabbia per non riuscire ad instaurare una relazione come i suoi coetanei. La rabbia di non riuscire nemmeno a masturbarsi. La madre allora qualche volta lo aiuta. Da un lato vive questo gesto come l’estremo sacrificio di donazione per il figlio, dall’altro è lacerata dal senso di colpa per un atto incestuoso e contrario ai suoi principi.” Se la – soluzione - olandese fa storcere il naso ai propugnatori del “niente sesso senza amore” vorrei sapere come reagiscono i loro sensibilissimi nasi di fronte alla – soluzione italiana -. Non mi meraviglierei se i nasi si comportassero come le coscienze double face: da una parte sempre pronte a gridare allo scandalo e dall’altra sempre disposte al silenzio dell’ipocrisia.

Il Calibano

Riporto questo brano perchè supporta il libro in pubblicazione di Bruno Tescari "Il Kamasabile".
Trovate la pubblicazione nella mia rubrica "libri".




13 giugno 2007

IL KAMASABILE

 CON IL PATROCINIO
DELLA PROVINCIA DI ROMA                
TIZIANA BIOLGHINI
Consigliera
Delegata alle politiche dell’handicap
presenta:
“ACCESSO AL SESSO”
IL KAMASABILE
di  BRUNO TESCARI
VENERDI’ 15 GIUGNO 2007 -  ore 16.00
PROVINCIA – SALA DEL CONSIGLIO
VIA IV NOVEMBRE 117/a
dibattono sul diritto di vivere il sesso:
l’Autore
disabili, genitori, associazioni, operatori

comprate questo libro, vi insegna moltissimo.
Piero ha scritto a proposito di questo tema un bel Calibano "Il sesso degli angeli"




29 luglio 2005

Amor sacro o amor profano?


Il problema dei "servizi di assistenza sessuale" è da tempo dibattuto ed esistono in Europa organizzazioni di questo genere già a partire dai primi anni Ottanta. Si tratta di associazioni come la SAR (Associazione per Relazioni Alternative) nei Paesi Bassi, il SENIS in Germania e altre simili, attive nei paesi scandinavi, che offrono, per i disabili dei due sessi, compresi gli omosessuali, prestazioni sessuali e/o di "tenerezza", dietro remunerazione, da parte di assistenti formati appositamente, che si recano al domicilio o negli Istituti. In Olanda, in certi casi, i servizi di questi assistenti sessuali vengono persino rimborsati dall'Ente per la Sicurezza Sociale.

Gli angeli sono stati, e continuano ad essere sull’onda fatua della New Age, una palestra per i più arditi esercizi speculativi. Dalle suddivisioni di un neoplatonico del V secolo, Pseudo Dionigi l'Areopagita, alle dispute medievali sul loro sesso. Come sempre accade, quando c’è di mezzo il sesso o la sessualità, la diatriba trovò subito un punto su cui convergere: gli angeli non hanno sesso e, conseguentemente, nemmeno una sessualità. Tagliati gli attributi a queste evanescenti creature venute dalla Persia zoroastriana, i teologi ed i filosofi li relegarono in un dimenticatoio da dove venivano riesumati e portati a fare due passi solo dai pittori che ne fecero dei –tappabuchi- per superare quell’horror vacui che la tela incute. Stessa sorte è toccata agli handicappati,  disabili, diversabili…fate voi, sceglietevi il termine che vi sia più gradito ma non dimenticate che, comunque vogliate definirli, sono e resteranno persone le cui potenzialità possono essere annullate dalle difficoltà che un mondo fatto a misura di normodotato crea. L’handicappato nella filmografia appare raramente, come nella realtà, e quando appare un plaid sulle ginocchia fa da pietra tombale ad ogni velleità erotica. Le cose potrebbero andare avanti per  secula seculorum ma Hollywood getta il classico sasso nello stagno dell’ipocrisia. Il sasso si chiama “Uomini (Battle Stripe)” scritto da C. Foreman, regista Zinneman, interpretato da Marlon Brando. È il 1954 e il realismo con cui sono descritte le difficoltà di un reduce di guerra paraplegico che cerca di riadattarsi alla vita colpiscono il pubblico come un pugno nello stomaco. Ma ancora più sconvolgente fu il prendere coscienza della sessualità di un disabile, naturalmente si tratta di una sessualità -addolcita- dall’amore e dal matrimonio ma è indiscutibilmente un passo avanti. Concessa ai reduci una sessualità –per meriti di guerra-  sembra che gli invalidi civili debbano continuare nella loro angelica esistenza ma…il regista irlandese J. Sheridan prende in prestito dalla realtà la storia di Christy Brown, paraplegico dalla nascita, e ne fa “Il mio piede sinistro”. Privato delle ali, l’handicappato-angelo si mostra per quel che è: una umanissima e desiderante creatura alla quale non mancano le domande ma solo le risposte. Sistemati reduci e invalidi civili restano nella piccionaia angelica del dimenticatoio -le- disabili.   Le femministe di una volta tirerebbero in ballo la fallocrazia e la società maschilista…certo che se la sessualità femminile è stata spesso guardata con sospetto, la sessualità di una disabile viene scotomizzata senza tanti complimenti.  “Perdiamoci di vista” di Carlo Verdone è un film comico ma ha l’indubbio merito di dare spessore e realtà alla figura di una paraplegica, Asia Argento, e alle paure di un normodotato, Carlo Verdone, che si sente sessualmente attratto da lei. Se il corpo della donna è “un pianeta poco esplorato” il corpo di una disabile è “un pianeta sconosciuto”. Ho voluto –usare- la finzione cinematografica per avvicinarmi al problema della sessualità dei disabili perché l’identificazione con i personaggi di –celluloide- è molto più facile dell’identificazione con il disabile della porta accanto. Una volta accettata la premessa che la disabilità non esclude la sessualità il passo successivo è, o dovrebbe essere, quello di domandarsi: possono i disabili confrontarsi con la loro  sessualità?  Nel 1993 l’Assemblea Generale dell’ONU ha pubblicato un documento nel quale veniva riconosciuto a tutti i portatori di handicap, sia fisico che mentale, il diritto di fare esperienza della propria sessualità. Questo dovrebbe fornirci la chiave di lettura esatta: quando l’ONU si premura di affermare i diritti di qualcuno è perché quei diritti sono, nei fatti, negati. Sono  negati perché i genitori sono portati ad infantilizzare il figlio/a disabile, sono negati perché è negato o estremamente difficoltoso per il/la disabile l’accesso a quei luoghi dove i giovani si sperimentano, sono negati ai disabili istituzionalizzati per la difficoltà del personale di confrontarsi con esigenze cariche di problematiche complesse, ma è anche la forma mentis di una società che, nonostante una patina di “liberalità”, ha ancora una difficoltà di fondo ad accettare una sessualità svincolata dalla riproduttività o legalizzata nel matrimonio. Insomma, il sesso ludico suscita sospetti o goliardiche derisioni e, nel migliore dei casi, viene liquidato con una battuta sdrammatizzante. Prima di andare avanti vorrei ricordare che l’handicap non si limita agli esempi cinematografici che vi ho proposto, il caso della paraplegia è solo un tipo di handicap e, forse, il meno –invalidante- altri handicap impediscono in modo più severo il relazionarsi con il mondo:  spastico, tetraplegico, sindrome di Down, deficit fisico, psichico, intellettivo questi ed altre sono le prigioni dove molti sono costretti a vivere. In Olanda, paese notoriamente incivile e insensibile, esiste una “Fondazione per i rapporti alternativi” che procura incontri sessuali ai portatori di handicap. E in Italia? In Italia le cose vanno diversamente. Il –suggerimento- dell’ONU è stato accolto da uno scetticismo generale: “Sesso a tutti i costi? Probabilmente il diritto che l’ONU voleva garantire non era quello di “fare sesso”, semmai quello più fondamentale di avere un rapporto con una persona che si ama e dalla quale si è corrisposti. Questo è un obiettivo per tutti, non solo per i disabili” ( SEMPRE – Mensile dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII). Le ali, le ali a tutti i costi! Mentre l’ONU si preoccupa di affermare il diritto alla sessualità (nei limiti che l’handicap consente) altri si preoccupano di obbligare il portatore di handicap a riconoscersi in un rapporto finalizzato che, detto in poche e crude parole, vuol dire:” caro disabile, o ti rimetti le ali o ti rassegni all’astinenza”. Ma la sessualità dei disabili come viene -risolta?- la letteratura in merito è copiosa e accessibile a chi desideri informarsi su un tema sconosciuto ai non addetti. Ecco un esempio: “19 anni, spastico grave, frequenta la scuola superiore. Da qualche tempo, dice la madre, la vita in casa è diventata difficilissima. Lui le confida la sua attrazione per le ragazze, la rabbia per non riuscire ad instaurare una relazione come i suoi coetanei. La rabbia di non riuscire nemmeno a masturbarsi. La madre allora qualche volta lo aiuta. Da un lato vive questo gesto come l’estremo sacrificio di donazione per il figlio, dall’altro è lacerata dal senso di colpa per un atto incestuoso e contrario ai suoi principi.” Se la –soluzione- olandese fa storcere il naso ai propugnatori del “niente sesso senza amore” vorrei sapere come reagiscono i loro sensibilissimi nasi di fronte  alla –soluzione italiana-. Non mi meraviglierei se i nasi si comportassero come le coscienze double face: da una parte sempre pronte a gridare allo scandalo e dall’altra sempre disposte al silenzio dell’ipocrisia.

 

Il Calibano  




20 ottobre 2003

IL SESSO DEGLI…ANGELI

Gli angeli sono stati, e continuano ad essere sull’onda fatua della New Age, una palestra per i più arditi esercizi speculativi. Dalle suddivisioni di un neoplatonico del V secolo, Pseudo Dionigi l'Areopagita, alle dispute medievali sul loro sesso. Come sempre accade, quando c’è di mezzo il sesso o la sessualità, la diatriba trovò subito un punto su cui convergere: gli angeli non hanno sesso e, conseguentemente, nemmeno una sessualità. Tagliati gli attributi a queste evanescenti creature venute dalla Persia zoroastriana, i teologi ed i filosofi li relegarono in un dimenticatoio da dove venivano riesumati e portati a fare due passi solo dai pittori che ne fecero dei –tappabuchi- per superare quell’horror vacui che la tela incute.
Stessa sorte è toccata agli handicappati, disabili, diversabili…fate voi, sceglietevi il termine che vi sia più gradito ma non dimenticate che, comunque vogliate definirli, sono e resteranno persone le cui potenzialità possono essere annullate dalle difficoltà che un mondo fatto a misura di normodotato crea. L’handicappato nella filmografia appare raramente, come nella realtà, e quando appare un plaid sulle ginocchia fa da pietra tombale ad ogni velleità erotica. Le cose potrebbero andare avanti per secula seculorum ma Hollywood getta il classico sasso nello stagno dell’ipocrisia. Il sasso si chiama “Uomini (Battle Stripe)” scritto da C. Foreman, regista Zinneman, interpretato da Marlon Brando. È il 1954 e il realismo con cui sono descritte le difficoltà di un reduce di guerra paraplegico che cerca di riadattarsi alla vita colpiscono il pubblico come un pugno nello stomaco. Ma ancora più sconvolgente fu il prendere coscienza della sessualità di un disabile, naturalmente si tratta di una sessualità -addolcita- dall’amore e dal matrimonio ma è indiscutibilmente un passo avanti. Concessa ai reduci una sessualità –per meriti di guerra- sembra che gli invalidi civili debbano continuare nella loro angelica esistenza ma…il regista irlandese J. Sheridan prende in prestito dalla realtà la storia di Christy Brown, paraplegico dalla nascita, e ne fa “Il mio piede sinistro”. Privato delle ali l’handicappato-angelo si mostra per quel che è: una umanissima e desiderante creatura alla quale non mancano le domande ma solo le risposte. Sistemati reduci e invalidi civili restano nella piccionaia angelica del dimenticatoio -le- disabili.
Le femministe di una volta tirerebbero in ballo la fallocrazia e la società maschilista…certo che se la sessualità femminile è stata spesso guardata con sospetto, la sessualità di una disabile viene scotomizzata senza tanti complimenti. “Perdiamoci di vista” di Carlo Verdone è un film comico ma ha l’indubbio merito di dare spessore e realtà alla figura di una paraplegica, Asia Argento, e alle paure di un normodotato, Carlo Verdone, che si sente sessualmente attratto da lei. Se il corpo della donna è “un pianeta poco esplorato” il corpo di una disabile è “un pianeta sconosciuto”. Ho voluto –usare- la finzione cinematografica per avvicinarmi al problema della sessualità dei disabili perché l’identificazione con i personaggi di –celluloide- è molto più facile dell’identificazione con il disabile della porta accanto. Una volta accettata la premessa che la disabilità non esclude la sessualità il passo successivo è, o dovrebbe essere, quello di domandarsi: possono i disabili confrontarsi con la loro sessualità? Nel 1993 l’Assemblea Generale dell’ONU ha pubblicato un documento nel quale veniva riconosciuto a tutti i portatori di handicap, sia fisico che mentale, il diritto di fare esperienza della propria sessualità. Questo dovrebbe fornirci la chiave di lettura esatta: quando l’ONU si premura di affermare i diritti di qualcuno è perché quei diritti sono, nei fatti, negati. Sono negati perché i genitori sono portati ad infantilizzare il figlio/a disabile, sono negati perché è negato o estremamente difficoltoso per il/la disabile l’accesso a quei luoghi dove i giovani si sperimentano, sono negati ai disabili istituzionalizzati per la difficoltà del personale di confrontarsi con esigenze cariche di problematiche complesse, ma è anche la forma mentis di una società che, nonostante una patina di “liberalità”, ha ancora una difficoltà di fondo ad accettare una sessualità svincolata dalla riproduttività o legalizzata nel matrimonio. Insomma, il sesso ludico suscita sospetti o goliardiche derisioni e, nel migliore dei casi, viene liquidato con una battuta sdrammatizzante. Prima di andare avanti vorrei ricordare che l’handicap non si limita agli esempi cinematografici che vi ho proposto, il caso della paraplegia è solo un tipo di handicap e, forse, il meno –invalidante- altri handicap impediscono in modo più severo il relazionarsi con il mondo: spastico, tetraplegico, sindrome di Down, deficit fisico, psichico, intellettivo questi ed altre sono le prigioni dove molti sono costretti a vivere. In Olanda, paese notoriamente incivile e insensibile, esiste una “Fondazione per i rapporti alternativi” che procura incontri sessuali ai portatori di handicap. E in Italia? In Italia le cose vanno diversamente. Il –suggerimento- dell’ONU è stato accolto da uno scetticismo generale: “Sesso a tutti i costi? Probabilmente il diritto che l’ONU voleva garantire non era quello di “fare sesso”, semmai quello più fondamentale di avere un rapporto con una persona che si ama e dalla quale si è corrisposti. Questo è un obiettivo per tutti, non solo per i disabili ( SEMPRE – Mensile dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII).
Le ali, le ali a tutti i costi! Mentre l’ONU si preoccupa di affermare il diritto alla sessualità (nei limiti che l’handicap consente) altri si preoccupano di obbligare il portatore di handicap a riconoscersi in un rapporto finalizzato che, detto in poche e crude parole, vuol dire:” caro disabile, o ti rimetti le ali o ti rassegni all’astinenza”. Ma la sessualità dei disabili come viene -risolta?- la letteratura in merito è copiosa e accessibile a chi desideri informarsi su un tema sconosciuto ai non addetti. Ecco un esempio: “19 anni, spastico grave, frequenta la scuola superiore. Da qualche tempo, dice la madre, la vita in casa è diventata difficilissima. Lui le confida la sua attrazione per le ragazze, la rabbia per non riuscire ad instaurare una relazione come i suoi coetanei. La rabbia di non riuscire nemmeno a masturbarsi. La madre allora qualche volta lo aiuta. Da un lato vive questo gesto come l’estremo sacrificio di donazione per il figlio, dall’altro è lacerata dal senso di colpa per un atto incestuoso e contrario ai suoi principi.” Se la –soluzione- olandese fa storcere il naso ai propugnatori del “niente sesso senza amore” vorrei sapere come reagiscono i loro sensibilissimi nasi di fronte alla –soluzione italiana-. Non mi meraviglierei se i nasi si comportassero come le coscienze double face: da una parte sempre pronte a gridare allo scandalo e dall’altra sempre disposte al silenzio dell’ipocrisia.

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