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Io amo la vita: la storia di Piero e Mina Welby - trailer

 

      

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Un vero regalo di Natale!  

               

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Welby Un atto di giustizia
Riccio Disinformazione medica e

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Il grande fratello 
dei falchi pellegrini e non solo


 

Album di Aria e Vento 2007


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L'onore dipende spesso
dall'ora che segna l'orologio.
Guillaume Apollinaire
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le viscere, la passione cieca,
l'incognito, il caos, la paura,
il talento primordiale, virile,
erotico che spesso vibra di febbre
e non ha bisogno di luce né di parola.
La carne, l'anima, lo spirito insieme
in un ultimo viaggio; prima della
separazione, della libertà di scegliere
un nuovo luogo, un nuovo corpo da
,o dove addormentarsi, come
dice Ariel, sotto un fiore



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IL MARATONETA
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Cristo! come eravamo ridicoli
io e il Nuvola mentre seguivamo
il furgone mortuario del Comune
…ti saresti divertita, cazzo!…
noi sulla circonvallazione
a cambiare la candela sporca
e la tua bara grigio topo gettata
nel cimitero di Prima Porta
…ti saresti divertita, cazzo! …
così come ti divertivi da sballo
a fare l’autostop sulla Colombo
per rubare una giornata alla
disperazione
e sbatterla sulla spiaggia di
Capocotta….
…io e te…confusi tra gli altri
che lanciavano la loro allegria
sugli asciugamani colorati della
fantasia
…io e te…la sera nel vagone
del treno…
ad assaporarci il sale sulle labbra,
a scandalizzare quelle facce
di cartapesta imbolsite dal sopore,
…io e te…ad inventare equilibrismi
sulla corda tesa del pudore ma…
con la mente già chiusi in
quella stanza.
Che assurdità quel grattacielo
di morti murati dietro quei marmi
di fiori appassiti e nomi dimenticati.
Ti lasciammo tra i crisantemi gialli
rubati ad un disgraziato tuo vicino
e l’odore di cera e fiori marciti…
andammo via tirando calci ad
una Pepsi
e cantando All along the watch
tower…
cantavamo forte per non piangere,
forse,
..io non ho pianto…ma,…
una volta tornato in quella stanza,
ho passato la notte alla finestra,
tutta la notte a guardare
il fumo leggero della Marlboro
che mi bruciava gli occhi
e lo scorrere lento dei vagoni.
(P. Welby, 

 

All Along The Watchtower 
dalla raccolta -Natiche Sadiche-)

 

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1 novembre 2012

LETTERA A MARIA ANTONIETTA FARINA COSCIONI

Cara Maria Antonietta,

vedo già da anni che le dimostrazioni in piazza non servono ad altro che a dare visibilità e voce a chi dovrebbe non partecipare alle dimostrazioni, ma rendersi testimone e prendere parte con il proprio corpo al disagio e alla vera battaglia propositiva e non disfattista.

Maria Antonietta, credo che ancora ci sarà da combattere insieme al Ministro Fornero che si è espresso così: "i soldi ci sono. Bisogna costringere le Regioni per vincolarli per gli ammalati". 

Per questo voglio iniziare il digiuno di convinzione dei Presidenti di tutte le Regioni che i soldi spesi per i malati di SLA e per i non-autosufficienti sono spesi bene. In modo particolare mi rivolgo ai Presidenti delle Regioni non virtuose per i quali i disabili sono una spesa e un peso. Capiscano che non basta la solidarietà e l’impegno della società civile e delle persone di buona volontà verso i meno fortunati. 

Anche i malati gravissimi e i non autosufficienti devono essere liberi ad esplicare la loro piena dignità di persone in una vita indipendente e autogestita e vedere i familiari sereni. Non devono sentirsi compatiti, ma incoraggiati e stimolati, sostenuti nella loro stanchezza. Se non sono aiutati davvero a vivere in modo pieno, la loro sofferenza dello spirito diventa insopportabile. Vorrei che ognuno di loro possa dire che sofferenza, che comunque c'è, non è il contrario di felicità e che si può essere felici, quando si è rispettati nella propria dignità.

Ti aggiungo qui un articolo di un giornale telematico sardo che ci fa stare ancora in un limbo e mi ricorda un nostro comune digiuno di dialogo oltre quattro anni fa: la richiesta dei nuovi LEA e l'aggiornamento del Nomenclatore Tariffario. Questa volta sono sicura di voler andare fino in fondo. I malati non devono digiunare, e non parlo di cibo, ma di nutrimento per la loro vita totale.

Anch'io ti aggiornerò e forse avrò da chiederti aiuto con delle interrogazioni per persone in situazoni particolarmente difficili e trattate senza rispetto.

Un affettuoso abbraccio

Mina

http://www.sardiniapost.it/politica/1206-la-diretta-salvatore-usala-incontra-i-ministri-fornero-e-balduzzi





5 settembre 2011

IL VOLO DELL'ANATRA

IL VOLO DELL’ANATRA

Giancarlo Brignone

A cura di Daniela Mirabilio, Serenella Bertolone, Rosanna Daido

Con la collaborazione di Romina Monari, Michele Impenna

Illustrazioni di Rosanna Daidone

Impaginazione e grafica Luigi Manglaviti www.u-book.it

2011 Mabruk Creazioni

Prezzo 14.50 €

Il libro si è in vendita sul sito: www.mabrukcreazioni.com

Una grave malattia, un pesante lutto, il comprendere di dover morire, può in pochi attimi distruggerfe la consapevolezza e farci impazzire, spegnendo la nostra luce per molto tempo! Come un diamante che smettendo di brillare, torna ad essere un pezzo di carbone…

Giancarlo racconta la sua “Sla” agli amici e terapisti, sostiene che quando ci accade qualcosa, bisogna farsi subito un’opinione. Egli dice, “scrivendo con gli occhi”,che un’opinione è la propria visione della vita da rispettare ad ogni costo, a ltrimenti ci si smarrisce “nell’infinito vivere” e non si riesce più a “Sognare”.

Un libro di medicina narrativa? Una raccolta di sogni? Una corsa verso il Sole interiore? Comunque un libro buono anche da tener chiuso sulle ginocchia, vi darà forza.

TESTAMENTO BIOLOGICO DI GIANCARLO

http://www.youtube.com/watch?v=e6Luj7LwPGc

PRESENTAZIONE DEL LIBRO

http://www.youtube.com/watch?v=uPhw4QH_DKY

http://www.youtube.com/watch?v=0f7yhSdw5J4&feature=related







6 maggio 2011

Intervista

Il 20 dicembre 2006 Mina Welby è rimasta accanto a suo marito Piergiorgio fino all’ultimo istante, quando un medico, Mario Riccio, l’ha staccato dal respiratore artificiale, rispettando la determinata volontà del paziente, malato di distrofia muscolare progressiva. Da allora questa minuta vedova altoatesina ha continuato a battersi perché ai malati sia data la libertà di decidere quando interrompere le cure e smettere di soffrire. Così il 27 aprile ha protestato con forza di fronte al tentativo della maggioranza e di Pierferdinando Casini dell’Udc di accelerare l’approvazione del disegno di legge del Pdl sul testamento biologico che prevede l’alimentazione e l’idratazione forzate e dà al medico l’ultima parola. Il dibattito è stato poi rinviato al 18 maggio, ma lei è ancora arrabbiata. «La cosa più vergognosa» dice «è che non c’era alcuna urgenza. E’ stata solo una messa in scena per conquistare i voti dei cattolici alle elezioni amministrative!».

Se fosse stato approvato il disegno di legge, in un caso come quello di suo marito, il medico sarebbe finito in carcere per omicidio di consenziente. E’ così?
«Certo. Per questo la considero una legge liberticida. Ci toglie un diritto fondamentale: scegliere come vivere e come morire, se un giorno, a causa di un incidente o un infarto, fossimo costretti a un’esistenza vegetativa, attaccati a una macchina. Attenzione: io non voglio che si stabilisca per legge che un paziente in queste condizioni debba essere lasciato morire. Scherziamo! Voglio però che quel malato possa scrivere prima, quando è nel pieno delle sue facoltà mentali, le proprie volontà su come intende essere curato e fino a che punto autorizzare l’intervento medico, il tutto in un testamento biologico».
Lei sostiene anche che il disegno di legge del Pdl sia incostituzionale. Perché?
«Perché l’articolo 32 della Costituzione afferma che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”. Aggiunge però: “La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Ebbene io credo che obbligare, come fa questa legge, alla nutrizione e all’idratazione un paziente che non lo desidera sia un atto di violazione del corpo della persona e della sua dignità. E’ l’etica del sondino di Stato. Credo che affidare l’ultima parola al medico che deciderà in scienza e coscienza, senza neppure il dovere di ascoltare il comitato etico dell’ospedale, sia un altro abuso della libertà».
Non le vengono mai dei dubbi? Magari in quel momento il paziente non è in grado di prendere una decisione equilibrata, oppure nel testamento biologico potrebbe aver scritto di rifiutare in determinate circostanze acqua e cibo, ma poi, cambiata la situazione, cambiare idea…Non sappiamo neppure quali sensazioni provi un paziente in stato vegetativo.
«Il paziente può cambiare la propria volontà fino all’ultimo minuto, affidando i suoi desideri a un fiduciario. Dal momento in cui diviene incosciente, però, vale la decisione presa in precedenza. Proprio qui dovrebbe entrare in azione il fiduciario che è affidatario del bene massimo del paziente. Dovrebbe essere lui insieme al medico a decidere come procedere in una situazione disperata. Stia tranquilla, nessun medico farebbe morire un paziente che considera salvabile».
Una legge è davvero necessaria?
«Sì, perché le terapie invasive con i macchinari causano un prolungamento non solo della vita ma di sofferenze spesso inutili. Una legge l’ha chiesta anche con la sua morte, Piergiorgio Welby, da uomo politico e co-Presidente dell’Associazione Luca Coscioni. Ma dev’essere un progetto, simile a quello del senatore Ignazio Marino, che afferma la libertà di cura, il consenso informato, la possibilità che il medico e il paziente scrivano assieme il testamento biologico. Il progetto Marino parla anche di cure palliative che sono diventate obbligo di legge. Sono delle cure che coinvolgono l’intero nucleo familiare, quando le terapie non sono più efficaci per una determinata malattia, e accompagnano dolcemente il malato alla fine. Tuttavia sono ancora troppo pochi i malati che ne possono usufruire.
Suo marito Piergiorgio avrebbe potuto morire in silenzio, come accade in tante rianimazioni dove i medici interrompono le terapie in malati che ritengono irrecuperabili e nessuno se ne accorge. Invece ha scelto la spettacolarità. Perché?
«E’ stata la sua grande battaglia con i Radicali. Voleva scuotere le coscienze sulla libertà di cura. Ricordo che una volta, distrutto dalla sofferenza, mi ha detto: “Mina dammi quelle pasticche di sonnifero, tutte assieme, voglio farla finita. Io gli ho risposto che proprio non me la sentivo e poi che avevamo intrapreso una battaglia. “Brava” mi rispose “Non mollare, dammi coraggio”.
Lei è stata accanto a suo marito mentre il medico gli staccava il respiratore. Dev’essere stato terribile.
«Invece no. Sembrerà paradossale ma è così: in quel momento è finita la sofferenza, il lutto. Ho chiesto fino all’ultimo a Piergiorgio se volesse andare avanti e lui ha risposto di sì. Prima di addormentarsi, sotto l’effetto di un sedativo, mi ha fatto un grande sorriso e l’occhiolino. Come a dire: “Ci si rivede presto, noi due, eh!”».

Da Donna Moderna

Antonella Trentin




8 febbraio 2011

QUEGLI OCCHI CHE URLAVANO

 

Maddalena Soro
 
QUEGLI OCCHI CHE
URLAVANO
 
Giovanni Nuvòli: la malattia, la scelta
 
Carlo Delfino Editore
 
Chi leggerà questo libro avrà bisogno di fare spesso delle lunghe pause.
Maddalena non ha potuto fare mai una pausa, tanto meno Giovanni. Chi è incalzato dalla malattia, la sclerosi laterale amiotrofica, ha davanti a sé solo un abisso. Tutti
noi abbiamo lo stesso destino e lo sappiamo, ma è diverso trascinare per anni con sé il proprio boia. Consapevole di questo, Giovanni sceglie di terminare la sua vita come natura vuole. Ci sono gli uomini, non solidali, che decidono in modo paternalistico di fargli continuare una vita, supportata da macchinari, non voluta.
Mai nessuno ha sentito pesante la propria coscienza?
 
Dalla prefazione di Mina Welby




28 novembre 2009

DIRITTI FONDAMENTALI

Maria Antonietta Farina Coscioni ha fatto un digiuno di 19 giorni a sostegno di malati di Sla che a loro volta avevano iniziato lo sciopero della fame per ottenere assistenza adeguata e rendere la propria vita dignitosa. La richiesta era diretta al Vice-Ministro alla Salute Ferruccio Fazio.

La Politica non ha sentito. Ma la politica non è fatta forse di uomini in carne ed ossa?

Per chi non sapesse cos’è la Sla dico semplicemente: che il corpo della persona colpita è diventato lo scafandro dal quale lo spirito si libera solo con la morte.

Non dare assistenza adeguata a domicilio è negare un diritto fondamentale.

C’è chi vorrebbe portare queste persone al ricovero che costa la bellezza di oltre 1000€ al giorno.

Il carico sulle famiglie che hanno in casa un malato gravissimo deve essere alleviato con dei supporti di assistenza da parte di persone qualificate.

Quando un malato di sla non ha più la capacità di parlare ci sono i comunicatori vocali. Gli occhi guardano le lettere dell’alfabeto sullo schermo, lentamente si compongono le parole, le frasi e il computer le legge con la sua voce metallica. Un’ultima possibilità di comunicazione e per sentirsi vivi.
Eppure chi ha infierito sul corpo di Eluana che non aveva più capacità di relazione e le ha negato il diritto di addormentarsi in pace, come lei stessa aveva voluto 17 anni prima, oggi nega dei diritti fondamentali a una vita dignitosa sanciti con la nostra Costituzione.




26 giugno 2009

Per finanziare il Centro SLA del Policlinico Umberto I, Roma

 Come molti di voi già sanno, dal 15 al 26 giugno Viva la Vita Onlus ha attivato l’SMS solidale per finanziare il Centro SLA del Policlinico Umberto I.
E’ un progetto per potenziare una struttura che già lavora con innumerevoli professionalità di altissimo valore.
Sul sito di Viva la Vita, alla pagina
http://www.wlavita.org/07_newsedeventi/eventi/48585-sms-solidale-2009.html troverete tutte le informazioni dell’iniziativa.
La foto della locandina è stata scattata al porto di Roma durante una gita con Claudio Sabelli, consigliere dell’associazione,  e le sue parole sono l’invito migliore a contribuire attivamente alla campagna di raccolta fondi.
Oggi, 26 giugno, è l’ultimo giorno della campagna di raccolta fondi. Vi chiedo un ultimo sforzo!


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26 ottobre 2008

UN DOCUMENTO LETTERA

E' tornato tutto come quel 27 settembre 2005?

Prof. Francesco D’Agostino,

sono trascorsi due anni da quando le inviai una e-mail nella quale, illustrandole la mia situazione, la invitavo a riflettere sulla necessità di consentire agli Italiani di poter esprimere attraverso un documento la loro rinuncia, in caso di coma, ad alcuni trattamenti medici. Allora si parlava di Testamento Biologico, oggi si chiama più correttamente Dichiarazione Anticipata di Trattamento.

Il 13 luglio 2005, il DAT (dichiarazioni anticipate di trattamento ) è approdato alla Camera: il Presidente Pier Ferdinando Casini lo ha trasmesso alla commissione Affari sociali.

Nel Disegno di legge N. 2943 - Norme in materia di dichiarazioni anticipate di trattamento - d’iniziativa del senatore Tomassini, si chiarisce che “l’eutanasia non è assolutamente consentita dai codici del nostro Paese […]” ma “Compito della società è garantire e tutelare la vita dei cittadini assicurando loro tutti i mezzi a disposizione per le terapie curative o palliative migliori, a garanzia di un’esistenza dignitosa fino all’ultimo”. Questa premessa si concretizza nell’Art. 5. (Situazione d’urgenza) 1. che specifica: “non è richiesto il consenso al trattamento sanitario quando la vita della persona incapace sia in pericolo ovvero quando il suo consenso o dissenso non possa essere ottenuto e la sua integrità fisica sia minacciata.”.

Vorrei portare alla Sua attenzione una situazione rara, ma non infrequente, che riguarda le persone colpite da patologie degenerative che, dopo aver gravemente limitato, o totalmente annullato le capacità motorie, culminano in una insufficienza respiratoria e, in molti casi, in uno stato comatoso che viene risolto con il ricovero in un reparto di rianimazione dove si procede all’intubazione e alla stabilizzazione dei parametri. Il secondo step è la tracheostomia e il supporto di un ventilatore polmonare che incide in modo determinante sulla già scarsa qualità della vita e, in molti casi, per superare le difficoltà di deglutizione, si ricorre alla NIA (Nutrizione Idratazione Artificiale) tramite PEG ( alimentazione endogastrica). Se tutto ciò è in contrasto con le dichiarazioni anticipate di trattamento espresse, come possono essere tutelate queste persone? Patologie, come Distrofie muscolari, SLA ecc. sono caratterizzate da una lenta, ma inesorabile, progressività che non compromette le facoltà intellettive, e le Dichiarazioni Anticipate di Trattamento potrebbero rappresentare per alcuni malati, costretti a misurarsi per lunghi anni con quasi tutte le forme di handicap, una decisione più che ponderata.

Le persone, pro­vate dal dolore, si cimentano con esso e tentano di dare delle risposte: a volte lo sublimano, a volte lo percepiscono come ineluttabilità, a volte decidono di sottrarvisi. Tutte queste risposte ci appartengono perché appartengono all’uomo, nessuna può essere ripudiata, nessuna può essere imposta come modello a chi col dolore si confronta quotidianamente. Rispondere al dolore può anche voler dire decidere di interrompere i trattamenti a sostegno della propria vita, o rifiutare che il medico, in caso di coma, metta in atto tutte le strategie di cui dispone.

Proprio Lei, Prof. D’Agostino, nella prefazione al saggio Eutanasia (Sofferenza & dignità al crepuscolo della vita) di Bernard Ars & Etienne Montero, scrive: “ La tentazione dell' ac­canimento terapeutico è il rovescio della medaglia degli straordi­nari progressi compiuti dalla medicina, specialmente nel campo della rianimazione” e nel primo capitolo si legge: “Il principio del rispetto della vita ci porta non solo a respingere l'eutanasia intesa come intenzione di dare la morte, ossia l'esat­to contrario di quel principio, ma anche a rifiutare la pratica di cure sproporzionate, incompatibili con il rispetto della qualità della vita del paziente”.

Per questi motivi ritengo che si debba dar seguito alle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento, espresse da quei portatori di patologie degenerative, nel caso di una loro perdita di coscienza ed evitare anche di procedere alla alimentazione e idratazione artificiale.

So che tra breve il Comitato Nazionale di Bioetica si riunirà per esaminare delicate questioni di bioetica quali: le dichiarazioni anticipate del paziente in caso di coma; la liceità della richiesta, soprattutto se scritta, di non essere più alimentati o idratati e, più in generale, ''se l'alimentazione debba essere ritenuta un atto medico o se, invece, essa sia da considerare in un quadro più esteso, di “care” o se abbia un valore più simbolico di un semplice atto medico.

Prof. Francesco D’Agostino, le scelte che ha di fronte sono scelte che vanno dritte al cuore della vita e della morte. Ciò detto, è indispensabile chiarire che, nell’affrontare le tematiche legate al termine della vita, non ci si trova in presenza di uno scontro tra chi è a favore della vita e chi è a favore della morte: tutti i malati vogliono guarire, non morire. Chi condivide, con amore, il percorso obbligato che la malattia impone alla persona amata, desidera la sua guarigione. I medici, resi impotenti da patologie inguaribili e incurabili, sperano nel miracolo laico della ricerca scientifica. Tra desideri e speranze, il tempo scorre inesorabile e, con il passare del tempo, le speranze si affievoliscono e il desiderio di guarigione diventa desiderio di abbreviare un percorso di disperazione, prima che arrivi a quel termine naturale che le tecniche di rianimazione e i macchinari che supportano o simulano le funzioni vitali riescono a spostare sempre più in avanti nel tempo. Chi deve rispondere a queste domande, inquietanti, ma ineludibili, che aumentano con l’aumentare della “potenza” dell’apparato tecnoscientifico? In Europa alcuni stati hanno risposto con leggi, altri si apprestano a farlo, qualunque siano le convinzioni personali, si deve prendere atto che la tendenza generale va nel senso di un sempre maggiore rispetto della volontà espressa dagli interessati e di una minore discrezionalità del medico.

Piergiorgio Welby
Membro del Consiglio Generale
dell'Associazione Luca Coscioni




26 maggio 2008

Il Convegno Scientifico Sclerosi Laterale Amiotrofica

 Dalla diagnosi al percorso multidisciplinare di

Assistenza e cura

Sulla spinta della Signora Cav. Palmina Giannini è stato organizzato questo convegno dall’Azienda Sanitaria Regione Molise all’Hotel Dora di Pozzilli.
I venti relatori, specialisti nel proprio campo, hanno illustrato la patologia in tutto il suo percorso, ma più che altro, si percepiva la comune sensibilità verso le persone colpite, nonché verso le loro famiglie e la ricerca di comunicare le cure e terapie alla persona per alleviare le difficoltà e dare dignità a una vita spezzata.
Il convegno ha trovato grande interesse non solo per l’acquisizione dei crediti formativi, ma erano presenti molti cittadini comuni, congiunti di malati e dei malati stessi che nella tavola rotonda hanno dato la loro testimonianza di vita difficile e bisognosa di sostegno. La presenza era di circa 200 persone.
Sono stati presenti il Senatore e Assessore alla Salute uscente del Molise dott. Ulisse Di Giacomo, il dott. Sergio Florio, Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria Regione Molise, il dott. Bruno Visocchi, dirigente di anestesia e rianimazione, Ospedale Venafro, la dott. Gianfranca Testa, direttore Distretto sanitario Venafro, ricercatori del centro di ricerca e cura Neuromed di Pozzilli, medici di famiglia, fisioterapisti e infermieri ospedalieri e sul territorio.
L’on. Michele Jorio, Governatore della Regione Molise e Mons. Andrea Gemma, Vescovo emerito di Venafro hanno mandato il loro saluto e l’augurio di buona riuscita del convegno. Marco Scapigliati, terapista della riabilitazione respiratoria, Università Cattolica Sacro Cuore Roma e Direttore della rivista “Fisioterapia DOC” si è dovuto far sostituire da due sue collaboratrici perché malato. Maria Antonietta Farina Coscioni Co-Presidente dell’Associazione Luca Coscioni e deputata radicale del Partito Democratico ha mandato i suoi saluti tramite Mina Welby.
Il Senatore e Assessore alla Salute uscente della Regione Molise, Dott. Ulisse Di Giacomo, (Pdl) ha fatto notare che il Molise era una delle regioni che era rientrata per intero in uno stato finanziario virtuoso, con la possibilità di stanziare 600.000 € per un progetto contenente le malattie rare e la disabilità in genere. Il progetto comprende l’istituzione di un registro delle varie categorie di persone disabili, affette da malattie rare, degenerative e dovute all’invecchiamento con il loro impatto sul territorio della regione. Comprende altresì un piano di diagnosi precoce e cura, comprensivo di sostegno alle famiglie per i farmaci e tutti i presidi necessari.
Nel piano sanitario che sarà proposto il 30 maggio in giunta saranno comprese oltre alle necessarie diagnostiche in strutture ospedaliere, una tempestiva istituzione di assistenza integrata a domicilio, già in atto, ma si vuole ribadire che i malati di patologie croniche devono essere rimessi nel loro contesto familiare il prima possibile. È d’obbligo, dice l’Assessore che i malati vengano supportati in maniera da essere integrati pienamente nel contesto della comunità territoriale con tutti i loro diritti. Solo così la Regione dà segno di civiltà.
A Venafro (IS) si sta componendo una Cellula Coscioni. Nei prossimi tempi la sua solenne istituzione.




21 ottobre 2007

RUBARE LA VITA GIORNO PER GIORNO

http://www.conoscicesare.org/2007/10/16/il-mio-sogno-di-velista/

Immagini bellissime su questo link di Cesare Scoccimarro velista.

Stasera Stefania, sua moglie mi ha inviato una mail con questo

link. Cesare è colpito da sclerosi laterale amiotrofica, malattia

terribile che dopo pochi anni lascia la persona completamente

paralizzata e muta. E’ la stessa malattia che aveva colpito Luca

Coscioni. Visitate il sito di Cesare e guardate con quale coraggio

affronta ancora insieme a sua moglie la vita giorno per giorno.


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