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dall'ora che segna l'orologio.
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le viscere, la passione cieca,
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e non ha bisogno di luce né di parola.
La carne, l'anima, lo spirito insieme
in un ultimo viaggio; prima della
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un nuovo luogo, un nuovo corpo da
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dice Ariel, sotto un fiore



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Cristo! come eravamo ridicoli
io e il Nuvola mentre seguivamo
il furgone mortuario del Comune
…ti saresti divertita, cazzo!…
noi sulla circonvallazione
a cambiare la candela sporca
e la tua bara grigio topo gettata
nel cimitero di Prima Porta
…ti saresti divertita, cazzo! …
così come ti divertivi da sballo
a fare l’autostop sulla Colombo
per rubare una giornata alla
disperazione
e sbatterla sulla spiaggia di
Capocotta….
…io e te…confusi tra gli altri
che lanciavano la loro allegria
sugli asciugamani colorati della
fantasia
…io e te…la sera nel vagone
del treno…
ad assaporarci il sale sulle labbra,
a scandalizzare quelle facce
di cartapesta imbolsite dal sopore,
…io e te…ad inventare equilibrismi
sulla corda tesa del pudore ma…
con la mente già chiusi in
quella stanza.
Che assurdità quel grattacielo
di morti murati dietro quei marmi
di fiori appassiti e nomi dimenticati.
Ti lasciammo tra i crisantemi gialli
rubati ad un disgraziato tuo vicino
e l’odore di cera e fiori marciti…
andammo via tirando calci ad
una Pepsi
e cantando All along the watch
tower…
cantavamo forte per non piangere,
forse,
..io non ho pianto…ma,…
una volta tornato in quella stanza,
ho passato la notte alla finestra,
tutta la notte a guardare
il fumo leggero della Marlboro
che mi bruciava gli occhi
e lo scorrere lento dei vagoni.
(P. Welby, 

 

All Along The Watchtower 
dalla raccolta -Natiche Sadiche-)

 

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26 gennaio 2009

Antigone

 

Antigone

“ Caro Piero, mi è passata la tristezza, sento che ora sei davvero contento

e libero” ( parole pronunciate ai funerali di Piergiorgio Welby il 25

dicembre 2006 dalla moglie Mina )
di Gennaro Oriolo

Il corpo straziato,
occhi ricolmi d’ombra,
urla la notte incontrastata,
latrati di cani ossuti
nella terra muta di luce.
Giace Polinice
in bianco lenzuolo
preda lunare
d’infinito dolore,
così dispone il bando
del re crudele
“ tu non devi morire”.

All’alba, in questa luce
che disegna confini
di silenzio all’orizzonte,
tu poni un argine
a questa vita assente
che ti invade maligna,
smarrito l’indizio
del tragitto che non ha
testimoni e non salva,
assapori la perdita
del senso, un esilio
prima di una voragine
che accoglie da ogni dove;
in questa sospensione
della pena
così dispone il bando
del re crudele
“ tu non devi morire”.

Dardeggia fuori un sole
stanco di raggi inutili
al grido di rondoni migratori
al timido sorriso
sgretolato alle labbra
che dicono parole e
non si sente voce che
arrivi in fondo al cuore,
non suonano le ore
e non ha senso il tempo
che veglia la tua vita
viva dentro la morte,
così dispone il bando
del re crudele:
“ tu non devi morire”.

Antigone, dolce sorella
ora che tutto è fermo
il pendolo non batte le sue ore
s’accuccia il cane docile
al lume della fiamma intorpidita
ed il gatto non trova più l’uscita
ai tetti stralunati della sera ;
ora che il vento è piatto e
s’annuncia il tepore della sera
dissennata pietà invoco
di salpare nave carenata
verso l’utile approdo,
di rivolgere lo sguardo della mente
all’ignoto mistero dell’eterno
come rivolo d’acqua che si estingue.
A te chiedo la ragione del cuore
contro il bando tirannico
del re crudele:
“ e tu fammi morire”

Scandicci 16 aprile 2008




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29 dicembre 2008

La ballata dell’angelo ferito

La ballata dell’angelo ferito

di GUIDO CERONETTI

Urlate urlate urlate urlate.
Non voglio lacrime. Urlate.
Idolo e vittima di opachi riti
Nutrita a forza in corpo che giace
Io Eluana grido per non darvi pace

Diciassette di coma che m’impietra
Gli anni di stupro mio che non ha fine.
Una marea di sangue repentina
Angelica mi venne e fu menzogna
Resto attaccata alla loro vergogna

Ero troppo felice? Mi ha ghermita
Triste fato una notte e non finita.
Gloria a te Medicina che mi hai rinata
Da naso a stomaco una sonda ficcata
Priva di morte e orfana di vita

Ho bussato alla porta del Gran Prete
Benedetto: Santità fammi morire!
Il papa è immerso in teologica fumata
Mi ha detto da una finestra un Cardinale
Bevi il tuo calice finché sia secco
Ti saluta Sua Santità con tanto affetto

Ho bussato alla porta del Dalai Lama.
Tu il Riverito dai gioghi tibetani
Tu che il male conosci e l’oppressura
Accendimi Nirvana e i tubi oscura
Ma gli occhi abbassa muto il Dalai Lama

Ho bussato alla porta del Tribunale
E il Giudice mi ha detto sei prosciolta
La legge oggi ti libera ma tu domani
Andrai tra di altri giudici le mani.
Iniquità che predichi io gemo senza gola
Bandiera persa qui nel gelo sola

Ho bussato alla porta del Signore
Se tu ci sei e vedi non mi abbandonare
Chiamami in cielo o dove mai ti pare
Soffia questa candela d’innocente
Ma il Signore non dice e non fa niente

Ho bussato alla porta del padre mio
Lui sì risponde! Figlia ti so capire
Dolcissimo io vorrei darti morire
Ma c’è una bieca Italia di congiura
Che mi sentenzia che non è natura

E il mio papà piangeva da fontana
Me tra ganasce di sorte puttana.
Cittadini, di tanta inferta offesa
Venga alla vostra bocca il sale amaro.
Pensate a me Eluana Englaro

(28 dicembre 2008)


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11 febbraio 2008

Lasciatemi andare, ora



 Lasciatemi andare, ora
(a P.Giorgio Welby)
di Paola Zanoia

Nemmeno questa
rabbia furiosa
basta a muovere il mio braccio
per spegnere
quel respiro meccanico
nell'inutile mio tempo.

Nel corpo fermo
l'anima brucia
come i miei occhi di brace
stanchi di chiedere intorno.

Non sono io quell'ombra nel letto
così immobile nell'urlo continuo
del dolore.

Io sono altrove
a cercare la quiete,
l'inizio e la fine
dell'essere uomo.

Lasciatemi andare,ora
di tutto quel che ho perso
rivoglio solo
la mia libertà.
(Questa poesia è stata scritta prima della morte di Piergiorgio)


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8 gennaio 2008

FADE OUT


“…il mio corpo non è più mio…..” (P. Welby) 

http://www.panorama.it/panorama/statici/audio/NavaFadeout2.mp3

Quanto manca al buio? / Quanto manca al sole? /
Ho finito le parole / niente più sotto la pelle /
nessun desiderio né bisogno muove /
Quanto manca al freddo? / Quanto manca al bruciore?
Sento solo un male cane / che neanche più lontanamente /
è parente del dolore... / E a te perché dispiace? /
Non mi dirai che basta / questo corpo ormai / incapace /
sta a te dar la sfumata / rendermi dolce questa attraversata/
E tu lasciami andare / se davvero mi vuoi bene stacca tutte le spine a questa macchina infernale che sospesi tiene /
e tu lasciami andare non stare qui a vedere /
in una lenta goccia / me birillo ad aspettare /
la mia morte boccia...
Quanto manca al destino? / Quanto è lungo un filo? /
Voglio arrivarne al capo saltare all’altra parte guardare se è di là / che c’è un giardino /
E l’arrivo tagliare… / Quanta forza a scattare? /
E quanto fiato per fischiare / far finire questa gara /
con più niente da tentare...
E a te cosa dispiace? / Dimmi a cosa serve /
un corpo inutile che tace
Cosa vuoi che ti dia / Sta in fondo a una preghiera /
un “così sia”...
e tu lasciami andare / se davvero mi vuoi bene /
e stacca tutti i tubi a quella macchina /
che il cuore in moto tiene /
E tu lasciami andare / Non stare qui a vedere /
Non farmi più soffrire / Se già non c’è vita /
cosa fai morire?

Mariella Nava dal disco "Dentro una rosa"




26 dicembre 2007

LA GIUSTA VIA

Stò morendo, ma non stò piangendo,
ogni secondo che mi passa tra le dita
mi fà sentire ancora vivo
e mi dice che la Vita non è ancora finita.

Stò morendo,ma nello stesso istante
stò anche vivendo,
stò scoprendo ora, da uomo contento
che si vive e si muore allo stesso momento.

Nel bene e nel male
di una Vita vissuta alla grande,
ci può stare di tutto,
anche uno sbaglio importante.

Quando ero bambino
e la Vita era più dura,
ogni qualsiasi cosa
mi sembrava un'incredibile avventura.

Sono entrato poi,
nel mondo del lavoro
e ho dato tutto per la famiglia
che ancora adesso adoro.

Stò vivendo ora momenti felici,
aggrappato come un'edera
ad un bel gruppo
di fantastici Amici.

Però stò ancora morendo
e il tempo che mi vola via,
non è quello della clessidra
o della meridiana,

ma quello dei solchi
e delle rughe
sulla mia fronte,
porca puttana!!!

Vorrei che quando fosse
il mio momento,
vorrei uscir di scena
senza un lamento,

tenendomi dentro
finchè posso,caro Dottore,
il mio tormento
ed il mio dolore.

Ma se dovessi cedere alle lusinghe
dell'Inferno o del Paradiso,
vorrei poter scegliere di morire
con in volto un gran sorriso.

Ed è per questo cari Onorevoli,
vorrei che capiste, ed in questo momento
votaste a favore dell'Eutanasia
in Parlamento.

                       Giovanni Crociani




20 dicembre 2007

ALLA TUA VITTORIA E A NOSTRA MEMORIA

 Anno duemilasette:
su te, dolente anima


Tu sei. La mente dona,

dettano le sue mani.

Un male s’è dato in te,

alimenta tue sonde.

L’anima sente e ode. Tu,

da un letto esanime,

lotta e semina dune.

Senato e Duma lenti,

se maledite un nato

esaminate un telo

e mutate la sindone:

donate l’amen, iuste.

Una poesia anagrammatica a Piergiorgio Welby, di LucianaPreden
(ogni verso è un anagramma di "anno duemilasette")

Luciana Preden, poeta, enigmista, attivista radicale, il primo gennaio 2007 ha recitato questa sua poesia anagrammatica composta in onore di Piergiorgio Welby dai microfoni di RadioTreSuite (Radio RAI 3). 

Roma h.3.17 del 20 dicembre 2007 

Un anno è passato....
 
il cursore del pc lampeggia sul monitor intermittente, io son qui a scrivere un articolo noisissimo per l'università .....
 
alla radio, Radio Radicale ovviamente,  si riporcorre la storia di Piero, la lettera al Presidente scadita dalla voce metallica, la conferenza stampa successiva alla morte, i funerali.... 
 
mi sembra irreale..... lontano nel tempo.... vorrei sentirmi estraneo ma, qualcosa sale, un groppo alla gola c'è. 
 
Sono stato una comparsa di qualcosa grande e tragico, di una storia di sofferenza e determinazione,
 
 ho concorso ad organizzare e cercato di esaudire il legittimo desiderio di una persona di morire; 
 
 rispetto al mio vissuto con questa storia è come se avessi pareggiato un conto lasciato aperto...
 
 in realtà un conto riguardo ad una storia molto diversa tranne che per il desiderio di morire e l'efficace realizzazione. 
 
 Oggi ho realizzato che allora di Piergiorgio, dell'uomo Piergiorgio, non conoscevo un gran che, non ne avevo sentito la voce né conosciuto i gesti... solo le parole, macigni di consapevolazza e determinazione, tanto mi è bastato.  
 
 Di Piergiorgio ho visto le spoglie, il primo cadavere di cui abbia ricordo, la sensazione è stata di straniamento e confesso quasi indifferenza lì, quella mattina al Verano, non c'era nulla di interessante....  stanze squallide e fredde... la morte nella sua banalità.
 
Ad un anno dalla sua morte quello che vedo e la vitalità e forza di Mina ed un gruppo di persone, quelli della Coscioni,  che nel bene e nel male con quella vicenda credo siano molto cambiate e cresciute, non solo anagraficamente. 
 
Tu dove eri quel giorno e quello successivo?  Il ricordo di eventi collettivi, spesso calamità,  porta a cristalizzare il vissuto personale con quello generale... voi dove eravate, cosa stavate facendo quando sono cadute le due torri del World Trade Center ? 
 
E quando Piergiorgio si è addormentato ed ha ritrovato quella leggerezza che uno stato ipocrita ed imbarazzato gli aveva negato... voi dove eravate? 
 
Io lo ricordo, lo ricordo bene stavo sorseggiando un thè a casa.... ricordo le mani calde ed i piccoli sorsi, ricordo il dolceamaro del miele dei fiori d'inverno. 
     
****
ascolto la voce rotta di Carla Welby,
 
ascolto il mormorio della folla che inneggia all'antipolitca,
 
ascolto Marco Cappato che riagguanta la piazza,
 
ascolto le assenata parole di Ignazio Marino
 
la Emma Bonino cita alla folla assiepata in quelli che saranno i Giardini Welby l'esortazione di Gandhi  
 
"Siate voi il cambiamento che volete vedere nel mondo", 
 
sorrido divago e provo a sentire, matabolizzare, l'enormità dell'impegno che una tale proposizione impone all'individuo che la volesse fare propria.... mi avvicino alla radio e la spengo, sperando che i pensieri di questa notte possano spegnersi con essa... 
 
è molto difficile ma devo "ri-sintonizzarmi" c'è da scrivere sulla nuova articolaione della potestà legislativa concorrente tra Stato-regioni ai sensi della riforma del titolo V della parte II della Costituzione.... di botto cala la palpebra.
 
Sorseggio un po' di redbull, titubo se sia opportuno inviarvi queste sconclusionate riflessioni notturne ed alla fine clicco invio.       
 
Juan
 
(un giovane militante della Coscioni)  




13 novembre 2007

***A voi, che respirate da soli***

Attaccato alla spina
come il più inutile
elettrodomestico

Resta involucro
spento
sognando black-out
emozionali

(Questo è un dono
del Diavolo)

Se potessero le mani
svegliarsi di nuovo
e staccare questo cordone
ombelicale - inchiodato -
da difensori del Giusto

Se le grida
evadessero
da questa prigione
d’A-more
ossessionato
dalla non-fine

Se i polmoni sputassero
quest’aria soffocante
rispedendola al mittente

- in un punto -
guarirei
scendendo dal Crocefisso.

www.jmarx.splinder.com




26 ottobre 2007

Vite parallele

Battiato Gommalacca 1998

Mi farò strada tra cento miliardi di stelle
la mia anima le attraverserà
e su una di esse vivrà eterna.

Vi sono dicono cento miliardi di galassie
tocco l'infinito con le mani
aggiungo stella a stella
sbucherò da qualche parte,
sono sicuro,
vivremo per l'eternità.

Ma già qui
vivo vite parallele
ciascuna con un centro, con un'avventura
e qualcuno che mi scalda il cuore.

Ciascuna mi assicura
addormentato o stanco
braccia che mi stringono.

Credo nella reincarnazione
in quel lungo percorso che fa vivere vite in quantità
ma temo sempre l'oblìo
la dimenticanza.

Giriamo sospesi nel vuoto intorno all'invisibile,
ci sarà pure un Motore immobile.

E già qui
vivo vite parallele
ciascuna con un centro, una speranza
la tenerezza di qualcuno.

Tu pretendi
esclusività di sentimenti
non me ne volere
perché sono curioso, bugiardo
e infedele.

Qui
vivo vite parallele
ciascuna con un centro, con un'avventura
e qualcuno che mi scalda il cuore.




21 ottobre 2007

23 luglio 2007

Quadri mobili

“Arrestare i responsabili di questo omicidio!”,
urlò l’Onorevole dell’Udc.
“Non fate urlare l’Onorevole dell’Udc, aprite almeno un fascicolo!”,
disse il Procuratore Capo.

“Subito l’autopsia”,
disse il Pubblico Ministero.
“Non sono stati i farmaci a ucciderlo”,
rispose il Medico Legale.

“Vabbe’, archiviamo”,
disse il Pubblico Ministero.
“Archiviamo, un cazzo!”,
urlò il Giudice delle Indagini Preliminari.

“Non archiviamo?”,
chiese il Procuratore Capo.
“V’impongo l’imputazione coatta!”,
urlò il Giudice delle Indagini Preliminari.

“Ci facciamo una figura di merda”,
sussurrò il Pubblico Ministero.
“La fa il Giudice delle Indagini Preliminari, eventualmente”,
sussurrò il Procuratore Capo.

“Sì, vabbe’, però su cosa reggerebbe ‘sto 579?”,
chiese il Pubblico Ministero.
“Uno è vivo. Gli stacchi la spina e quello muore. L’hai ucciso”,
disse il Giudice delle Indagini Preliminari.

“Ma il respiratore artificiale è un trattamento sanitario”,
obiettò l’Avvocato Difensore.
“Embe’?”,
fece il Giudice delle Indagini Preliminari.

“L’articolo 32 della Costituzione recita che nessuno può essere obbli…”,
fece per dire l’Avvocato Difensore.
“Non le permetto di darmi lezioni di Diritto Costituzionale”,
urlò il Giudice delle Indagini Preliminari.

“Ma, in effetti, l’Avvocato Difensore avrebbe ragione…”,
tentò di dire il Pubblico Ministero.
“In effetti…”,
aggiunse il Procuratore Capo.

“La vita è un bene sacro e indisponibile”,
strepitò il Giudice delle Indagini Preliminari.
“Signor Giudice, mi compiaccio”,
disse l’Onorevole dell’Udc.

“E vabbe’, facciamo ‘sta figura di merda”,
disse il Procuratore Capo.
“Ma si era detto che la faceva il Giudice delle Indagini Preliminari?”,
chiese il Pubblico Ministero.

“Di che si tratta?”,
chiese il Giudice dell’Udienza Preliminare.
“579”,
rispose il Fascicolo.

“Imbottito di morfina, vero?”,
chiese il Giudice dell’Udienza Preliminare.
“Non da ucciderlo, solo da non fargli fare una morte da cane”,
rispose il Referto dell’Autopsia.

“Dunque è morto perché gli è stato staccato il respiratore?”,
chiese il Giudice dell’Udienza Preliminare.
“Lo detestava, quel coso. Chiedeva da mesi che glielo staccassimo”,
rispose Mina Welby.

“Prove che lo detestasse?”,
chiese il Giudice dell’Udienza Preliminare.
“Ci sarebbe questa lettera al Presidente della Repubblica, per esempio…”,
rispose l’Avvocato Difensore.

“Be’, mi pare chiaro: non ci sono gli estremi di un 579…”,
pensò il Giudice dell’Udienza Preliminare.
“Noi chiediamo il non luogo a procedere”,
disse l’Avvocato Difensore.

“Sì, archiviamo”,
concluse il Giudice dell’Udienza Preliminare.
“Gesù!”,
esclamò l’Onorevole dell’Udc.

Dal blog www.malvino.ilcannocchiale.it
Grazie, Luigi!


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14 ottobre 2007

l'amico mio ha cinque voci

a p. w.

l'amico mio ha cinque voci,
tutte bellissime, tutte

la prima è cupa come
il lattescente ossesso che si spande
dal giglio che marcisce,
è cupa dunque come
lo sdegno d'un contralto

la sua seconda voce è nervo,
purissimo nervo in cocca,
potrei qui ridarla in un null'altro ,
e invece è rumor bruno,
qualcosa ch'urta contro canna di fucile,
contro scafandro in ghisa

non vi scandalizzate, signori,
la terza voce del mio amico
è virilmente femmina,
canta, lavando, e canta
una tremanda ira da ladymacbeth

la quarta voce del mio amico
è bella, bella, bella,
non so se la più bella di tutte,
perchè davvero non saprei tra quelle,
ma è bella almeno in modo diverso,
voce senza parole
e di parole un fitto pulviscolo,
chessò, fittissimi sciami d'api

l'ultima voce del mio amico, la quinta,
è voce che m'azzarderei a dire
voce di fratello,
biconcava tra biconvesse voci,
i sillabare puttanissimi di un forum,
la sola voce cui è concesso
di dirmi
amico mio,
sei proprio una mezza merda 

castaldi


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