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                GLI EDITORIALI

       DEL CALIBANO

   (PIERGIORGIO WELBY)

Io amo la vita: la storia di Piero e Mina Welby - trailer

 

      

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Welby Un atto di giustizia
Riccio Disinformazione medica e

vigliaccheria politica

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Il grande fratello 
dei falchi pellegrini e non solo


 

Album di Aria e Vento 2007


Vestivamo alla
marinara 2006
(copyright by Welby)

       
   
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un sorriso
contro la violenza

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L'onore dipende spesso
dall'ora che segna l'orologio.
Guillaume Apollinaire
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Calibano: la terra, il fango,
le viscere, la passione cieca,
l'incognito, il caos, la paura,
il talento primordiale, virile,
erotico che spesso vibra di febbre
e non ha bisogno di luce né di parola.
La carne, l'anima, lo spirito insieme
in un ultimo viaggio; prima della
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un nuovo luogo, un nuovo corpo da
,o dove addormentarsi, come
dice Ariel, sotto un fiore



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emergenza kenya
      


      
Cristo! come eravamo ridicoli
io e il Nuvola mentre seguivamo
il furgone mortuario del Comune
…ti saresti divertita, cazzo!…
noi sulla circonvallazione
a cambiare la candela sporca
e la tua bara grigio topo gettata
nel cimitero di Prima Porta
…ti saresti divertita, cazzo! …
così come ti divertivi da sballo
a fare l’autostop sulla Colombo
per rubare una giornata alla
disperazione
e sbatterla sulla spiaggia di
Capocotta….
…io e te…confusi tra gli altri
che lanciavano la loro allegria
sugli asciugamani colorati della
fantasia
…io e te…la sera nel vagone
del treno…
ad assaporarci il sale sulle labbra,
a scandalizzare quelle facce
di cartapesta imbolsite dal sopore,
…io e te…ad inventare equilibrismi
sulla corda tesa del pudore ma…
con la mente già chiusi in
quella stanza.
Che assurdità quel grattacielo
di morti murati dietro quei marmi
di fiori appassiti e nomi dimenticati.
Ti lasciammo tra i crisantemi gialli
rubati ad un disgraziato tuo vicino
e l’odore di cera e fiori marciti…
andammo via tirando calci ad
una Pepsi
e cantando All along the watch
tower…
cantavamo forte per non piangere,
forse,
..io non ho pianto…ma,…
una volta tornato in quella stanza,
ho passato la notte alla finestra,
tutta la notte a guardare
il fumo leggero della Marlboro
che mi bruciava gli occhi
e lo scorrere lento dei vagoni.
(P. Welby, 

 

All Along The Watchtower 
dalla raccolta -Natiche Sadiche-)

 

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29 dicembre 2007

OROSCOPO GEMELLI



In questa rubrica voglio impostare degli scritti umoristici di Piero. Per la fine dell’anno mi sembra molto adatto un oroscopo che aveva scritto per il suo amico Aldo per il festeggiamento dei suoi 50 anni.

LE STELLE PER VOI

Oroscopo per i nati il 4 giugno 1947

Nel vostro cielo c’è Uranio in trigono che ospita Venere e Giunone in terza casa, Giove transita tra Saturno e Plutone (ci passa appena, appena).
I satelliti di Marte e Fobos ruotano in elissi asincrone (a tutti i cinquantenni ruotano i satelliti). L’equinozio e il solstizio intasano il normale flusso planetario. Unica soluzione, chiamare Rutelli (allora sindaco di Roma n.d.r.) e far mettere la fascia blu per ordinare il corso dei pianeti.
Le stelle consigliano:
Prendetevi del tempo, calma, basta con le serate in società, le nottate in discoteca e i week-end a Cortina! Venere in terza casa sconsiglia i viaggi in nave e in aereo. Per una volta, in questa estate, lasciate stare le spiagge esotiche e provate l’ebbrezza di Fiumicino.
Giunone in trigono consiglia: riscoprite le gioie della casa, l’affetto dei nipoti, il giardinaggio, le lunghe passeggiate con un amico fedele (a quattro zampe).
Marte in prima casa vi suggerisce di lasciar stare gli sport estremi: snow-board, free-climbing, salto dai ponti con la corda elastica, lancio con il paracadute. Basta con gli sport estremi e provate ad insidiare dei furbi pennuti con canna e lenza.
La salute: Uranio vi proibisce di continuare a stressarvi andando da una palestra all’altra. Anelli, parallele, pesi, panche, elastici, vogatori, cyclette e poi ancora saune, massaggi, linfodrenaggi,….ma è vita questa? Accettate qualche chilo in più; è lì che si nasconde il vostro fascino.
Stop alle diete, le sole che le stelle vi concedono sono: la dieta del fantino (fingendovi un fantino, vi fate invitare a cena da un vostro amico che ha i cavalli) e la dieta punti (rastrellate tutti i buoni pasto in ufficio, ogni buono vale un punto e fate manbassa di prelibatezze al centro commerciale).
Il lavoro: Saturno vi spinge a non esaurirvi rincorrendo una carriera brillante, lasciate stare gli straordinari! Di tutte le soddisfazioni che può darvi il lavoro preferite quella del 27.
Tutti i pianeti insieme vi consigliano: guardatevi da un amico insidioso, subdolo, mellifluo, pronto a pugnalarvi alle spalle (io non centro niente!).
Pietra fortunata: Il solitario, specie se regalato.
Metallo: l’oro, ma in lingotti.
Colore: biancazzurro (Aldo era della Lazio n.d.r.)
Profumo: Morbidoir n° 1. (dal cane Morbidone n.d.r.)
Giorno fortunato: il 27.
Seguite i consigli delle stelle e avrete vita lunga e fortunata!!!

P. W.


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28 dicembre 2007

MORATORIA/VIETATO FERMARSI, DA SOLA NON BASTA

da "IL RIFORMISTA" di sabato 22 dicembre 2007

di LUIGI MANCONI

Paradossalmente, l`importantissimo successo della risoluzione sulla moratoria della pena di morte contiene un doppio rischio. Che quel successo si esaurisca in sé: e, dunque, non si sviluppi in un percorso successivo che porti, nei tempi necessari, alla abolizione vera e propria delle esecuzioni capitali; e che quella vittoria ottenuta venga archiviata come un evento irripetibile o come una bizzarria del negoziato diplomatico internazionale. Il rischio è, insomma, che non si capisca appieno, e non si utilizzi punto, la felice lezione che il voto dell`Assemblea delle Nazioni Unite ha rivelato e san- cito. In altre e più sincere parole, che - ancora una volta - la politica (e quella italiana in particolare) non sappia e/o non voglia mettere a frutto quella fortuna insperata e immeritata, rappresentata dai radicali. Nei confronti di essi, infatti, si oscilla tra persistente irritazione, occasionale utilizzazio- ne, paternalistico omaggio.

Rarissimamente, forse mai, si approfondisce il si- gnificato politico - e ancor prima politologico: ovvero un modello da leggere secondo i parametri della scienza politica - del metodo d`azione radicale. Metodo d`azione (ecco il primo insegnamento) che coincide pienamente con l`obiettivo dell`azione stessa. Consideriamo gli elementi principali di quella lezione:

1) il peso del corpo. Nella campagna contro la pena di morte (e, come vedremo, nelle altre campagne dei radicali e non solo di essi) il corpo ha assunto, negli ultimi decenni, un ruolo addirittura centrale. Si pensi alle facce dei condan- nati a morte americani, ritratti da Oliviero Toscani. Si pensi alle teste mozzate delle esecuzioni in alcuni paesi del sud-est asiatico. E ai sussulti ai fremiti al sudore alla pelle grigia ai nervi e ai muscoli pulsanti di quelle tempie braccia e gambe sulla sedia elettrica. E, poi, il corpo di chi digiuna contro la pena di morte: un corpo che smagrisce, si disidrata, si incava. Qui sta un nodo fondamentale. Si ricordino tutte le scialbe lepidezze sparse a piene mani lungo gli anni sui digiuni dei radicali: il povero squallore di quelle ironie giunge fino a oggi, evocando sgangheratamente brioches e cappuccini furtivamente ingoiati dai digiunatori o scelte dietologiche decise per motivi diversi da quelli dichiarati.

C`è tutta la sottocultura provinciale della goliardia fuori tempo e il mediocre barzellettiere degli spiritosoni da bar o da "viva il parroco", in quel beffare chi decide di adottare una tale forma di lotta; ma c`è anche la snobistica supponenza di chi guarda addirittura con simpatia a tali metodi, ma classificandoli come impolitici o prepolitici; e ancora la saccenteria di chi ripete: «andava bene negli anni Settanta, ma oggi ...» (e già lo diceva negli anni Settanta).

Infine, anche l`argomento sul presunto «abuso» di quel metodo appare scarsamente efficace per una ulteriore ragione: l`abuso è, appunto, abuso del proprio corpo; come tale, il ripetere, il riprodurre, l`esasperare quel metodo corrisponde puntualmente alla reiterazione del suo significato e alla tenacia tendenzialmente il-limitata (se non quello rappresentato dal raggiungimento dell`obiettivo) di chi a quel metodo ricorre.

Ma soprattutto l`importanza di «gettare il corpo oltre l`ostacolo» corrisponde a una radicale trasformazione culturale della mentalità condivisa, degli stili di vita e, quale ultima conseguenza, del senso della politica nelle società dell`occidente democratico. La centralità del corpo nella vita quotidiana non poteva non proiettarsi nel significato profondo e ancora parzialmente non rivelato (e totalmente negato dal ceto politico) delle aspettative collettive nei confronti della decisione pubblica. Per capirci, le questioni del corpo (nascere e morire, soffrire e accoppiarsi, guarire e riprodursi) hanno fatto irruzione - quasi sempre nell`ignoranza, spesso nell`indifferenza, talvolta nell`ostilità della politica - nella sfera pubblica.

In tutte le democrazie, il tema dell`aborto e quello delle unioni omosessuali, della fecondazione assistita e della libertà terapeutica sono al cen- tro delle controversie pubbliche e dei conflitti politici: basti pensare che il terzo dei più importanti confronti televisivi tra George W. Bush e John Kerry ha avuto come materia del contendere esattamente quei temi. La pena di morte non è uno stadio precedente e primitivo di questa dimensione pubblica del corpo: essa allude infatti, oltre che al lato materiale del togliere la vita a Caino, alla questione attualissima del trattamento riservato dagli apparati dello Stato alle persone private della libertà. E, dunque, la battaglia contro la pena di morte ha avuto un così grande rilievo anche perché si collocava dentro il tema più generale del ruolo del corpo in politica. Ne consegue che anche il ricorso al corpo (al proprio corpo) quale metodo di azione, mezzo di comunicazione e messaggio politico ne risulta intensamente valorizzato. Si pensi alla vicenda di Piero Welby, del quale ricorre il primo anniversario della morte. Le accuse ai radicali di aver «strumentalizzato» quella tragedia rivelavano non ostilità politica ma profonda ignoranza intellettuale: come non capire che era proprio Piero Welby a «strumentalizzare» i radicali, Giorgio Napolitano e quanti, fra noi, si mostravano disponibili? Quale idea più alta e nobile - e più efficace - della politica di quella praticata da chi fa della propria singola e piccola vicenda e del proprio corpo (malato, deficitario, handicappato) una grande vicenda pubblica, ad alto significato politico e morale? Merito dei radicali è di aver assecondato e soste- nuto tutto questo: e di aver capito e mostrato che al centro dell`azione politica (sì, politica) per i diritti del malato c`è il corpo del malato. In questo caso, c`è il corpo per così dire naturale di Piero Welby, imprigionato dalla macchina artificiale di un ventilatore polmonare diventato strumento di accanimento terapeutico.

2) A proposito di simboli. Qui è nascosta un`insidia particolarmente velenosa.

Pochi lo hanno detto apertamente, ma molti lo hanno pensato: quella risoluzione delle Nazioni Unite è un mero atto retorico, un messaggio declamatorio, un pronunciamento ideologico.

Puntualmente Marco Pannella ha ricordato che, negli Stati Uniti, il New Jearsey ha abolito la pena di morte appena qualche tempo fa e che perfino in Cina la condanna alla pena capitale richiede, oggi, il pronunciamento di una Corte e non più di una figura simile al nostro giudice di pace. E tuttavia questa è solo metà della risposta possibile: la verità è che solo un «materialista volgare» (che non a caso Karl Marx assimilava a un fottuto idealista) può pensare che un atto come quello dell`Assemblea Generale abbia un significato meramente simbolico; o che la morte di Piero Welby sia stata inutile perché il parlamento non ha ancora approvato una normativa sul testamento biologico. Detta in breve: se quella normativa verrà approvata, lo si dovrà in misura assai rilevante proprio alla passione e morte di Piero Welby.

Non solo: dopo tutte le ovvietà dette a proposito del sistema mediatico e di quella formula indecente che è la «visibilità», come non intendere la straordinaria forza emotiva e, dunque, politica della vicenda di Welby o della mobilitazione internazionale contro la pena di morte nel determinare le decisioni pubbliche?

3) Il pragmatismo e il limite. I rivoluzionari italiani, che pure hanno dato un contributo importante alla mobilitazione contro la pena di morte, dovrebbero riflettere sul significato sovversivo del modello d`azione dei radicali. La capacità di conquistare l`obiettivo si deve in buona parte al fatto che se ne è circoscritto il perimetro: non l`abolizione della pena di morte, ma la moratoria. Ed è proprio la conquistata moratoria che oggi può rendere possibile l`obiettivo dell`abolizione.

Raramente si è vista una sintesi tanto felice di tattica e strategia.

4) La cura dell`obiettivo. L'associazione radicale Nessuno tocchi Caino nasce nel 1992. Sono bastati solo quindici anni per ottenere il risultato che si proponeva.

Sono convinto che se si fosse fallito questa volta, la campagna sarebbe ripartita con ancora maggiore lena e l`obiettivo sarebbe stato raggiunto quando sarebbe stato possibile raggiungerlo. Intendo dire che, nei radicali come in tutti i movimenti ad alta intensità etica, la meta non viene mai dismessa e quel pragmatismo prima richiamato si misura con tempi diversi - totalmente diversi da quelli dell`agenda politica tradizionale.

Per un partito politico classico quindici anni (e tanto più trenta) sono un tempo infinito: per i radicali è un tempo modulato e misurato solo ed esclusivamente sul progressivo approssimarsi all`obiettivo.

Il che non significa, certo, ignorare l`agenda politica, bensì non subordinarsi ad essa, ma volerla orientare. Pazientemente e tenacemente.

Ma questo presuppone una concezione della politica più lunga (nel tempo) e più larga (nello spazio) di quella che ha come riferimento la legislatura o i pezzi di legislatura - del parlamento italiano. Infine, c`è la questione del dopo moratoria. I radicali, ieri, hanno presentato le prossime iniziative. E sperabile che la vittoria sulla moratoria induca tutti (e in primo luogo il governo italiano) a far tesoro di questo primo successo affinché, lungi dall`esaurirsi, possa dare nuovi frutti. Se non domattina, dopodomani mattina.




26 dicembre 2007

LA GIUSTA VIA

Stò morendo, ma non stò piangendo,
ogni secondo che mi passa tra le dita
mi fà sentire ancora vivo
e mi dice che la Vita non è ancora finita.

Stò morendo,ma nello stesso istante
stò anche vivendo,
stò scoprendo ora, da uomo contento
che si vive e si muore allo stesso momento.

Nel bene e nel male
di una Vita vissuta alla grande,
ci può stare di tutto,
anche uno sbaglio importante.

Quando ero bambino
e la Vita era più dura,
ogni qualsiasi cosa
mi sembrava un'incredibile avventura.

Sono entrato poi,
nel mondo del lavoro
e ho dato tutto per la famiglia
che ancora adesso adoro.

Stò vivendo ora momenti felici,
aggrappato come un'edera
ad un bel gruppo
di fantastici Amici.

Però stò ancora morendo
e il tempo che mi vola via,
non è quello della clessidra
o della meridiana,

ma quello dei solchi
e delle rughe
sulla mia fronte,
porca puttana!!!

Vorrei che quando fosse
il mio momento,
vorrei uscir di scena
senza un lamento,

tenendomi dentro
finchè posso,caro Dottore,
il mio tormento
ed il mio dolore.

Ma se dovessi cedere alle lusinghe
dell'Inferno o del Paradiso,
vorrei poter scegliere di morire
con in volto un gran sorriso.

Ed è per questo cari Onorevoli,
vorrei che capiste, ed in questo momento
votaste a favore dell'Eutanasia
in Parlamento.

                       Giovanni Crociani




26 dicembre 2007

NATALE 58 ANNI FA

 NATALE 1949

E poi, come spesso si sogna di sognare, accumulando un sogno sull'altro, non potrebbe essere che questa metà della vita sia essa stessa un sogno su cui sono innestati gli altri, un sogno da cui ci risveglia la morte e durante il quale noi possediamo così poco i princìpi del vero e del bene quanto durante il sonno naturale? E i differenti pensieri che ci agitano non potrebbero forse essere illusioni simili allo scorrere del tempo, e ai vani fantasmi dei nostri sogni?
Pascal, Pensieri


Signora, ci siamo riusciti! Anche senza la "penicillina", possiamo dire di aver avuto ragione di quella brutta broncopolmonite. Il dottor De Cesaris, imponente e barbuto come un personaggio di una commedia ottocentesca, consegnò a mia madre il foglietto bianco della prescrizione, si sottrasse ai suoi troppo insistiti ringraziamenti e, indossato con difficoltà il cappotto grigio con il collo di pelliccia, sparì nel corridoio. Si scambiarono ancora qualche parola poi sentii lo schianto secco della porta che si chiudeva. Mi liberai delle coperte e saltando sul letto urlai forte: "Sono guarito! Sono guarito!". Mia madre entrò correndo e mi costrinse di nuovo sotto le coperte.
- Guarda come sei sudato! Non vorrai avere una ricaduta?
- Mamma che cos'è una ricaduta?
Senza rispondermi prese una bustina dal cassetto del comodino e versò una polvere giallastra in mezzo bicchiere d'acqua.
- Su bevi!
- Ma è cattiva! Puzza di vomito!
Con insolita dolcezza, asciugandomi la fronte e ravviandomi i capelli con le dita, mi spiegò che ero sì guarito ma dovevo stare "riguardato" per qualche giorno e prendere dei ricostituenti altrimenti….
Soltanto adesso mi rendevo conto di essere stato veramente male. Quando la febbre era salita oltre i trentotto mi avevano portato nel letto grande e mio padre si era trasferito nella mia cameretta.
La notte tossivo disperatamente e subito mia madre (credo che non abbia dormito mai) era lì pronta a farmi bere acqua e zucchero tenendomi sollevato con il braccio intorno alle spalle. Dovevo essere molto malato se rifiutavo perfino la crema con la scorza di limone, e lasciavo il Corrierino dei Piccoli sul comodino senza nemmeno averlo sfogliato.
- Ci vorrebbe la penicillina
- Eh..gli Americani…loro sì che ce l'hanno!
- Ho sentito che…potrebbe trovarla se..
Non parlavano d'altro e raccontavano storie di persone in condizioni disperate che erano state salvate dalla penicillina. Io fantasticavo, complice la febbre, su quella medicina miracolosa e introvabile. Una notte sognai che la camera da letto si era tramutata in una di quelle grotte, abitate da zingari e disperati, costruite al riparo degli archi dell'acquedotto romano vicino al Mandrione e che catturavano la mia attenzione ogni qualvolta, passando di là, andavamo a trovare la nonna. Scoprivo nel loro squallore, in quel degrado fatto di bimbi seminudi, cani rinsecchiti , donne vestite di nero e con il capo coperto da lunghi scialli, galline che entravano e uscivano dalle porte scardinate, una epifania della natività. Quelle catapecchie erano, per me, tante capanne di Natale dove da un momento all'altro sarebbe nato Gesù, ed allora angeli e cherubini, pastori e viandanti si sarebbero fermati tra quei ruderi a pregare.
Nel sogno io stavo al centro del letto, mio padre sedeva sprofondato nella bassa poltrona di velluto bordò e leggeva il giornale, mia madre era avvolta dal velo di merletto con il quale copriva i capelli prima di entrare in chiesa e pregava rivolta verso di me leggermente di tre quarti, un po' come le Madonne del Crivelli.
I miei parenti erano sparsi per la stanza e di alcuni vedevo solo le sagome scure perse nell'ombra del corridoio. Soltanto io potevo muovermi, tutti i presenti erano curiosamente pietrificati in movimenti incompiuti; un braccio teso nell'aria, un passo interrotto, un volto distorto da un grido, da un'esclamazione di meraviglia. Il tetto della stanza era in parte crollato, ed un cielo di carta (quella carta della pasta color azzurro intenso che usavamo per il presepe) punteggiato da stelle di stagnola era attraversato da una cometa scintillante.
Arrivano! Il grido si propagò passando di bocca in bocca. Arrivano!..Arrivano! Mi sedetti sul letto e guardai verso il corridoio; li vidi! Erano i re Magi del mio presepe: Li riconobbi subito perché Gaspare, il re moro, aveva la testa piegata in un modo curioso. Una volta mi era scivolato dalle mani e, cadendo malamente, era rimasto decapitato. L'operazione di restauro, mal riuscita, lo aveva condannato a quella posa innaturale di persona afflitta da un tremendo torcicollo.
I tre re rimasero fermi davanti al letto. Mia madre prese i doni che stringevano tra le mani e, posandoli sul comodino, disse: " Piero, guarda cosa ti hanno portato gli Americani! Oro, Incenso, Penicillina" (finalmente in sogno mi veniva svelato il mistero della "mirra").
Al mattino raccontai il sogno a mia madre che mi ascoltò stranamente interessata, e man mano che parlavo vedevo i suoi occhi diventare sempre più lucidi. Quando ebbi finito di raccontare mi strinse al petto e premette con forza le labbra sulla fronte, poi, guardandomi meravigliata, esclamò: "Non hai più febbre! Sei fresco come una rosa! È un miracolo!". Miracolo o no io da quel giorno non ebbi più la febbre e, come disse il dottor de Cesaris, ce l'avevamo fatta anche senza penicillina, ma su questo punto non ero del tutto d'accordo.

Il Calibano (25 dicembre 2004)


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23 dicembre 2007

Cremona: appuntamento radicale con Mina Welby

sabato 22 dicembre ore 16,00
Sala Conferenze dell’Hotel Impero
piazza della Pace – Cremona

“ad un anno dalla morte di Piergiorgio Welby: prosegue l’iniziativa per la libertà di cura e di ricerca scientifica”

TAVOLA ROTONDA
con i protagonisti di una grande battaglia di libertà

sono intervenuti
MINA WELBY, vedova di Piero Welby
CESARE GALLI, direttore del Laboratorio di tecnologie della
riproduzione di Cremona
CRISTINA MANFREDINI, coordinatrice del Comitato cremonese per la libertà di cura e di ricerca
MAURIZIO MORI, professore di bioetica – Università di Torino
MARIO RICCIO, medico anestesista presso l’Ospedale di Cremona

Presidente:

ERMANNO DE ROSA, presidente dell’Associazione radicale “Piero Welby” di Cremona


L’iniziativa era aperta a tutti 

http://www.radicalicremona.it/




21 dicembre 2007

PIECE TEATRALE INTEGRALE "LASCIATEMI MORIRE"

http://www.radioradicale.it/scheda/243343

Caro Piergiorgio,

è passato un anno e un giorno. Quante cose cambiano in un anno ed un giorno.
Quante cose rimangono uguali in un anno ed un giorno.
Ti ho pensato molto in questi giorni, e ti penso quotidianamente, perché la tua battaglia e la tua vita intera hanno modificato un po’ il mio D.N.A..
Prima di te, della tua lotta, alcuni pensieri erano lontani dalla mia testa, alcune prerogative non le calcolavo, non pensavo, avendo paura della conseguenza. Poi sei arrivato tu, con il tuo corpo fragile, sincero, celato dietro un lenzuolo, con i tuoi pensieri taglienti, profondi, reali e tutto questo un mondo mi si è spalancato davanti. Il mondo di chi non ha voce, di chi lotta per la “dolce morte”, di chi è stanco di soffrire; mi sembrava un ossimoro invalicabile la tua affermazione in cui dicevi che amavi talmente la vita da volere la morte e invece…
E poi ho visto in un pomeriggio di aprile, di quell’aprile fitto e odoroso che solo la periferia romana può regalarci, la tua stanza, ho ascoltato le dolci parole di Mina, ho avvertito la tua presenza, ho toccato i tuoi libri, ho capito che la tua immensità stava nelle parole, nelle azioni, mi hai stupito, nuovamente, quando Mina mi ha detto che l’ultima tua lettura, prima di partire, fu “Nascere” di Severino, mi sono detto che la tua forza era anche in questa metafora.

Caro Piergiorgio,

è passato un anno e un giorno. Quante cose cambiano in un anno ed un giorno.
Quante cose rimangono uguali in un anno ed un giorno.

E adesso mentre scappo in una tv a presentare il mio libro e a spiegare perché un libro di racconti d’amore può essere dedicato a te e a Mina, ti mando questa lettera, forse una piccola goccia rispetto alla tua grandezza, ma caro Capitano, ho solo una penna, un gran bel mezzo per ricordarti.

Massimiliano.


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20 dicembre 2007

ALLA TUA VITTORIA E A NOSTRA MEMORIA

 Anno duemilasette:
su te, dolente anima


Tu sei. La mente dona,

dettano le sue mani.

Un male s’è dato in te,

alimenta tue sonde.

L’anima sente e ode. Tu,

da un letto esanime,

lotta e semina dune.

Senato e Duma lenti,

se maledite un nato

esaminate un telo

e mutate la sindone:

donate l’amen, iuste.

Una poesia anagrammatica a Piergiorgio Welby, di LucianaPreden
(ogni verso è un anagramma di "anno duemilasette")

Luciana Preden, poeta, enigmista, attivista radicale, il primo gennaio 2007 ha recitato questa sua poesia anagrammatica composta in onore di Piergiorgio Welby dai microfoni di RadioTreSuite (Radio RAI 3). 

Roma h.3.17 del 20 dicembre 2007 

Un anno è passato....
 
il cursore del pc lampeggia sul monitor intermittente, io son qui a scrivere un articolo noisissimo per l'università .....
 
alla radio, Radio Radicale ovviamente,  si riporcorre la storia di Piero, la lettera al Presidente scadita dalla voce metallica, la conferenza stampa successiva alla morte, i funerali.... 
 
mi sembra irreale..... lontano nel tempo.... vorrei sentirmi estraneo ma, qualcosa sale, un groppo alla gola c'è. 
 
Sono stato una comparsa di qualcosa grande e tragico, di una storia di sofferenza e determinazione,
 
 ho concorso ad organizzare e cercato di esaudire il legittimo desiderio di una persona di morire; 
 
 rispetto al mio vissuto con questa storia è come se avessi pareggiato un conto lasciato aperto...
 
 in realtà un conto riguardo ad una storia molto diversa tranne che per il desiderio di morire e l'efficace realizzazione. 
 
 Oggi ho realizzato che allora di Piergiorgio, dell'uomo Piergiorgio, non conoscevo un gran che, non ne avevo sentito la voce né conosciuto i gesti... solo le parole, macigni di consapevolazza e determinazione, tanto mi è bastato.  
 
 Di Piergiorgio ho visto le spoglie, il primo cadavere di cui abbia ricordo, la sensazione è stata di straniamento e confesso quasi indifferenza lì, quella mattina al Verano, non c'era nulla di interessante....  stanze squallide e fredde... la morte nella sua banalità.
 
Ad un anno dalla sua morte quello che vedo e la vitalità e forza di Mina ed un gruppo di persone, quelli della Coscioni,  che nel bene e nel male con quella vicenda credo siano molto cambiate e cresciute, non solo anagraficamente. 
 
Tu dove eri quel giorno e quello successivo?  Il ricordo di eventi collettivi, spesso calamità,  porta a cristalizzare il vissuto personale con quello generale... voi dove eravate, cosa stavate facendo quando sono cadute le due torri del World Trade Center ? 
 
E quando Piergiorgio si è addormentato ed ha ritrovato quella leggerezza che uno stato ipocrita ed imbarazzato gli aveva negato... voi dove eravate? 
 
Io lo ricordo, lo ricordo bene stavo sorseggiando un thè a casa.... ricordo le mani calde ed i piccoli sorsi, ricordo il dolceamaro del miele dei fiori d'inverno. 
     
****
ascolto la voce rotta di Carla Welby,
 
ascolto il mormorio della folla che inneggia all'antipolitca,
 
ascolto Marco Cappato che riagguanta la piazza,
 
ascolto le assenata parole di Ignazio Marino
 
la Emma Bonino cita alla folla assiepata in quelli che saranno i Giardini Welby l'esortazione di Gandhi  
 
"Siate voi il cambiamento che volete vedere nel mondo", 
 
sorrido divago e provo a sentire, matabolizzare, l'enormità dell'impegno che una tale proposizione impone all'individuo che la volesse fare propria.... mi avvicino alla radio e la spengo, sperando che i pensieri di questa notte possano spegnersi con essa... 
 
è molto difficile ma devo "ri-sintonizzarmi" c'è da scrivere sulla nuova articolaione della potestà legislativa concorrente tra Stato-regioni ai sensi della riforma del titolo V della parte II della Costituzione.... di botto cala la palpebra.
 
Sorseggio un po' di redbull, titubo se sia opportuno inviarvi queste sconclusionate riflessioni notturne ed alla fine clicco invio.       
 
Juan
 
(un giovane militante della Coscioni)  




17 dicembre 2007

"LASCIATEMI MORIRE"

 

IL SOLDATO WELBY

Tutto mi tace
nel ricordo del giro inquieto,
ma è un ago spezzato
tolto dal cuore.

Che non si pianga
sulla mia tomba:
ora tutto è quiete
e come polvere fine in una giornata di vento
sparsa senza sforzo.

Da Paolo Palermo,Castelfidardo(Ancona),


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permalink | inviato da Mina vagante il 17/12/2007 alle 23:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (32) | Versione per la stampa



15 dicembre 2007

Appello a Roma

 

Appello a Roma
città laica e dei diritti civili

Alla luce degli impegni presi con la città, lunedì 17 dicembre 2007 le proposte di delibera comunale per l’istituzione del Registro delle Unioni Civili arrivano finalmente in Consiglio Comunale.

Come esponenti della Roma laica siamo convinti che occorra ampliare la sfera dei diritti e gli spazi di libertà e di pari opportunità per tutte e per tutti.

Affinché il governo della città non subisca le pressioni che giungono da oltretevere e sia coerente con il programma elettorale con il quale è stato eletto il Sindaco Veltroni, chiediamo a tutta la cittadinanza di partecipare alla

  manifestazione
a sostegno della delibera
per il registro delle unioni civili
lunedì 17 dicembre 2007, dalle ore 16.00

in piazza del Campidoglio

 Promuovono: i capigruppo al Consiglio Comunale di Roma Adriana Spera (Prc-Se), Fabio Nobile (Pdci), Roberto Giulioli (SD), Nando Bonessio (Verdi), Gianluca Quadrana (PS), Arcigay Roma, Arcilesbica Roma, Circolo di Cultura Omosessuale “Mario Mieli”, AFFI - Casa Internazionale delle Donne, DI GAY PROJECT, Rete Femminista Sinistra Europea, UAAR, Gruppo Pesce Roma, Associazioni Radicali Roma, Rosa Arcobaleno, Movimenti - Rete per una Cultura Indipendente e Sostenibile, Forum delle Donne PRC, SOS Razzismo Italia, Comitato 1°Maggio, Sinistra 19, Democrazia Laica, Associazione Libera Uscita, No God, Altre Vie, www.resistenzalaica.it, UDU Roma, FGS Roma, Forum delle Donne Socialiste, le Federazioni romane di PRC, PdCI, Verdi e SD.




13 dicembre 2007

IL SATYAGRAHA MONDIALE PER LA DEMOCRAZIA

 articolo pubblicato su L'Opinione pag.4 di Valter Vecellio

Giornali e televisioni hanno “disertato” come meglio non si sarebbe potuto fare la “tre giorni” organizzata dai radicali a Bruxelles; peccato: hanno perso una buona occasione. I documenti finali sono, nella loro essenzialità e chiarezza, da soli un “racconto” per chi ha occhi per vedere e non solo per guardare; chi fosse interessato li può trovare, nella loro integralità consultando
www.radicali.it.
In sintesi: apparentemente si è trattato di una sorta di “adunata dei refrattari” (e anche questo solo sarebbe stato evento straordinario, da registrare, analizzare, “raccontare”); ma se una quantità di “reprobi” si trova e ritrova, e individua un punto in comune che lega una quantità di situazioni tra loro le più disparate, e questo filo si chiama “Satyagraha mondiale per le e la democrazia”, bene: è avvilente il dover constatare che non ci sia un giornale, un commentatore, un editorialista che mostri di accorgersi dell’evento, e ci spenda una riflessione: un contributo foss’anche critico e polemico.
Da solo, per esempio, basterebbe citare il messaggio del Venerabile Thich Quang Do, vice leader della Chiesa Buddista Unificata del Vietnam:
“Cari amici, vi invio questo messaggio di amicizia e di solidarietà dal Vietnam mentre siete riuniti in occasione del vostro Consiglio Generale nella città di Bruxelles. Ho seguito le iniziative del vostro partito attraverso il mio rappresentante a Parigi, Vo Van Ai, e plaudo agli sforzi che compiete in sostegno a così tante e nobili cause per i tanti popoli oppressi di tutto il mondo. Grazie a voi, la voce delle vittime giunge nei parlamenti in Italia e in Europa, alle Nazioni Unite e altrove. Grazie a voi, le loro cause non vengono dimenticate.
Sono profondamente commosso di apprendere che state lanciando una campagna per sostenere me e la Chiesa Buddista Unificata del Vietnam, nella nostra battaglia per la libertà religiosa, i diritti umani e la democrazia. Il mio paese è molto piccolo e molto lontano da voi e ciononostante voi pensate a noi in questo momento così buio e difficile. Vi ringrazio davvero. E’ in momenti difficili come questi che si riconoscono i veri amici. Ci incoraggia molto sapervi al nostro fianco nella battaglia pacifica per la libertà in Vietnam.
Vorrei estendere i miei ringraziamenti particolari a Marco Pannella, che è nostro amico da oltre 40 anni. Dalla guerra in Vietnam, negli anni ’60, e per i tre decenni di regime comunista, egli ha fedelmente sostenuto il nostro movimento buddista nonviolento per la libertà e la pace. Signor Pannella, visti i lunghi scioperi della fame che lei intraprende in Italia per tante giuste ragioni, le auguro buona salute e forza, cosicché possa continuare a guidare il suo movimento in queste lotte.
Ci lega la ferma convinzione nella nonviolenza e nel potere della solidarietà internazionale. Da Saigon, dove mi trovo agli arresti domiciliari, le mando i miei più sentiti saluti e auguro al vostro Consiglio Generale ogni successo”.
Si possono aggiungere un altro paio di ulteriori elementi, a questo messaggio che già dice e contiene tutto, e comunque l’essenziale.
Il primo elemento è la proposta – che da oggi è iniziativa politica – del Satyagraha mondiale, guidato dal Dalai Lama. Una proposta-iniziativa di grande significato e portata politica; forse perfino i radicali ne devono acquisire pienamente la consapevolezza.
Il secondo elemento lo si ricava dal secondo intervento di Marco Pannella, quando ha individuato la necessità di riappropriarci del concetto e del valore, della stessa parola “pace”, di rivestirla del suo più proprio significato liberale e spezzare quel monopolio “comunista” che fino a oggi lo ha di fatto egemonizzato. E qui si dipana un filo che viene da lontano: da quando, negli anni Sessanta, i radicali si impegnarono nella raccolta di firme per il progetto Hans Thirrings; le prime marce Perugia-Assisi con Aldo Capitini, e già allora il confronto-scontro con gli allora “Partigiani della Pace” filiazione mosco-comunista; le marce antimilitariste prima Milano-Vicenza, poi Trieste-Aviano; le iniziative contro lo sterminio per fame nel mondo, e l’individuazione e la denuncia – tra la generale indifferenza durata anni – di quel che accadeva nella ex Jugoslavia, la Cecenia ora come allora dimenticata, e l’olocausto nella regione dei Grandi Laghi; Israele! e la Turchia nell’Unione europea, la moratoria delle esecuzioni capitali...E’ una lunga teoria, che ora sfocia e si “riassume” nella iniziativa del Satyagraha mondiale. Si tratta di un progetto e di una proposta politica così ambiziosa che a ben pensarci può atterrire, e farci dire se non si sta peccando di arroganza, nel proporla e indicarla, stante le esigue risorse ed energie umane ed intellettuali. Però a Bruxelles abbiamo visto accorrere tanti vecchi e nuovi amici, ognuno con la sua storia, la sua esperienza, con il suo vissuto; e tutti ci hanno detto: bene, siamo qui, cosa possiamo fare insieme? Ecco: questo avrebbero potuto raccontare giornalisti, commentatori, editorialisti che hanno invece preferito occuparsi delle non-notizie, dei non-commenti, dei non-editoriali in cui invece sono impegnati. A ognuno il suo, si dice. Il “loro”, si consenta, è ben misera cosa.



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