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                GLI EDITORIALI

       DEL CALIBANO

   (PIERGIORGIO WELBY)

Io amo la vita: la storia di Piero e Mina Welby - trailer

 

      

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Welby Un atto di giustizia
Riccio Disinformazione medica e

vigliaccheria politica

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Il grande fratello 
dei falchi pellegrini e non solo


 

Album di Aria e Vento 2007


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L'onore dipende spesso
dall'ora che segna l'orologio.
Guillaume Apollinaire
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Calibano: la terra, il fango,
le viscere, la passione cieca,
l'incognito, il caos, la paura,
il talento primordiale, virile,
erotico che spesso vibra di febbre
e non ha bisogno di luce né di parola.
La carne, l'anima, lo spirito insieme
in un ultimo viaggio; prima della
separazione, della libertà di scegliere
un nuovo luogo, un nuovo corpo da
,o dove addormentarsi, come
dice Ariel, sotto un fiore



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Cristo! come eravamo ridicoli
io e il Nuvola mentre seguivamo
il furgone mortuario del Comune
…ti saresti divertita, cazzo!…
noi sulla circonvallazione
a cambiare la candela sporca
e la tua bara grigio topo gettata
nel cimitero di Prima Porta
…ti saresti divertita, cazzo! …
così come ti divertivi da sballo
a fare l’autostop sulla Colombo
per rubare una giornata alla
disperazione
e sbatterla sulla spiaggia di
Capocotta….
…io e te…confusi tra gli altri
che lanciavano la loro allegria
sugli asciugamani colorati della
fantasia
…io e te…la sera nel vagone
del treno…
ad assaporarci il sale sulle labbra,
a scandalizzare quelle facce
di cartapesta imbolsite dal sopore,
…io e te…ad inventare equilibrismi
sulla corda tesa del pudore ma…
con la mente già chiusi in
quella stanza.
Che assurdità quel grattacielo
di morti murati dietro quei marmi
di fiori appassiti e nomi dimenticati.
Ti lasciammo tra i crisantemi gialli
rubati ad un disgraziato tuo vicino
e l’odore di cera e fiori marciti…
andammo via tirando calci ad
una Pepsi
e cantando All along the watch
tower…
cantavamo forte per non piangere,
forse,
..io non ho pianto…ma,…
una volta tornato in quella stanza,
ho passato la notte alla finestra,
tutta la notte a guardare
il fumo leggero della Marlboro
che mi bruciava gli occhi
e lo scorrere lento dei vagoni.
(P. Welby, 

 

All Along The Watchtower 
dalla raccolta -Natiche Sadiche-)

 

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31 luglio 2007

A Pier Giorgio Welby

Amavi troppo la vita

per restare inchiodato;

assurda staticità e ingiuriosi il tempo e i giorni,

in una società superficiale e distratta.

Amavi troppo la vita,

e chiedesti la morte,

senza schizofrenia, solo naturalmente.

Bastò per la lapidazione sociale;

il Vaticano ricorse ad un’arma impropria,

che neppure ti sfiorò.

L’adoremus non ti avrebbe disintossicato

dei veleni, per tanto tempo, inghiottiti.

La tua vita, oggi, è vita, anche se una lacrima peregrina

trema sulle mie ciglia.                 

SERENA


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31 luglio 2007

PANNELLA BOCCIATO

Sono state consegnate 2823 firme a favore della candidatura di Marco Pannela per la Segreteria del PD.

La candidatura di Marco Pannella e di Antonio Di Pietro bocciata.

Motivo: non hanno preannunciato lo scioglimento dei loro partiti.

Binetti: non possiamo stare insieme a Pannella.

Emma Bonino: Siamo biodegradabili, lo sono le strutture, ma non lo sono le nostre iniziative, le nostre storie, le nostre persone. Queste sono dure come la roccia, che hanno attraversato decenni, magari di minoranza assoluta, di isolamento, e poi improvvisamente, come dicono altri, sono esplose.

Priorità programmatiche di Marco Pannella:

http://www.radicali.it/view.php?id=101841

Grande Emma Bonino:

http://www.radicali.it/view.php?id=101711

Orietta Callegari:

E veniamo alla scusa ridicola dello scioglimento del partito di Pannella.
Qual'è il partito di Pannella? solo il Partito Transnazionale Radicale che a tutti gli effetti non è un partito ma una ONG dell'ONU e non si presenta, nè si è mai presentato alle elezioni!

Di tutto il resto, varie Liste, RI, RnP ecc... è il capo carismatico!

E come si fa a dimettersi dal proprio carisma?
Sarebbe come chiedergli di rinunciare alla sua genialità!

"Quando un vero genio appare in questo mondo, lo si può riconoscere dal fatto che gli idioti sono tutti coalizzati contro di lui." (Jonathan Swift)





31 luglio 2007

C'è scandalo e scandalo!

Cosimo Mele, deputato Udc, va con le prostitute. Come milioni di italiani. Però il deputato Mele, preso con il sorcio in bocca, dà le dimissioni e il presidente dell'Udc Lorenzo Cesa, le accetta spinto dai suoi democristiani scandalizzati. Ha fatto bene Cesa? Ha fatto male? Come dimenticare che Lorenzo Cesa è reo confesso di avere trattato tangenti? Anche Cosimo Mele è rimasto impelagato in storie di tangenti. E l'Udc evidentemente lo sapeva quando lo ha accolto proveniente dalle fila degli appassionati di Raffaele Fitto. Erano circa sei anni fa. Allora, lungi dal cacciarlo, il partito di Lorenzo Cesa, reo confesso di avere trattato tangenti, partito come tutti sanno intransigente con chi ha avuto a che fare con la giustizia, partito nel quale uno dei leader è Toto Cuffaro, gli disse: "Ma prego, si accomodi, questo è il suo partito". La corruzione non scandalizza un cattolico. Il sesso, invece...

--
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25 luglio 2007

COMUNICATO

IL MIO SOSTEGNO A MARCO PANNELLA

da Mina Welby, Roma
 
Io sostengo la candidatura di Marco Pannella alle Primarie: per dare un segnale agli Italiani che la loro vita non ha bisogno "solo" di Leggi Finanziarie e tutto ciò che vi è collegato, ma che i DIRITTI CIVILI che nel nostro paese sono sepolti sotto ipocrisie e menefreghismo vengano inseriti nei programmi del Partito Democratico.
Chiedo perciò a tutti di buona volontà di firmare per la candidatura di Marco Pannella a Segretario del Partito Democratico.

TUTTE LE INFORMAZIONI SUL SEGUENTE LINK

http://www.radicali.it/view.php?id=101232


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24 luglio 2007

Quel semplice articolo della nostra Costituzione

• da La Repubblica del 24 luglio 2007, pag. 1

di Adriano Sofri

Attenzione, perché le notizie sono tante. La prima: nessuno può essere obbligato a un determinato tratta­mento sanitario se non per disposizione di legge. E' di ieri, viene dalla giudice romana Zaira Secchi, è una bellissima notizia, e tut­tavia ammetterete che sarebbe stato mo­struoso il contrario: che qualcuno potesse essere obbligato a un determinato trattamento sanitario, contro la sua volontà.

Per la seconda notizia bastano le virgolette: «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario... ». E' del 1947, viene dal testo del­la Costituzione italiana, arti­colo 32. C'è qualcosa di sor­prendente, dite? C'è qualco­sa di sorprendente nella estenuante agonia di una persona che vuole far discu­tere dell'eutanasia, e per sé chiede solo lucidamente che si smettano cure inutili e tor­mentose, com'è suo diritto, e finalmente, con i suoi compagni di fede politica radica­le professata per anni, trova un medico disposto ad assi­sterlo: e quel suo elementare diritto, che gli siano sospese cure non più sopportate e ri­sparmiata la mortificazione estrema del dolore e dell'a­sfissia, viene negato, chia­mato abusivamente eutanasia - o, più alla svelta, omicidio. E la Chiesa romana, che scambia proprio lei un me­dico buon samaritano per un criminale, chiude la por­ta a una persona che ha tan­to sofferto, e mai fatto male al suo prossimo. E la magi­stratura dell'accusa (dell'ac­cusa) non trova luogo a procedere per un atto che ri­sponde alla legge e alla deontologia medica, e la stessa cosa dice l'associazione dei medici, e che non c'è stata eutanasia né omicidio, e dunque si è strepitato e in­fierito a vanvera. E un giudi­ce dell'indagine preliminare riapre quella ferita e chiede contro l'evidenza della legge e il sentimento di pietà dei concittadini l’imputazione coatta» (d'ora in poi bisogna allegare anche questa for­mula all'antologia dei gerghi che escono dai loro loculi per afferrarvi il collo). E una giu­dice dell'udienza prelimina­re decreta che ciò che è avvenuto ha rispettato per intero la nostra legge, le convenzio­ni internazionali che l'Italia riconosce (e a che punto è la ratifica di Oviedo?) e il dove­re del medico. Così torniamo alla notizia di ieri, e a quella - tale e quale - del 1947.

C'è un bambino, in un ro­manzo di Safran Foer, che riordina la storia come quei blocchetti di immagini che vanno sfogliati rapidamente per ottenere l'effetto dei mo­vimento, ma all'indietro: il corpo che cade da una Torre dell’11 settembre risale in­vece dal basso all'alto, fino a rientrare nell'edificio e ri­scattare l'orrore e il lutto, e Dresda e Hiroshima e tutto, fino a Eva che rimette la me­la sull'albero, l'albero rien­tra nella terra e diventa un seme, e Dio unisce la terra e l'acqua, il cielo e l'acqua, l'acqua e l'acqua, la sera e la mattina, qualcosa e niente, e dice: Sia la luce. E il buio fu. «E saremmo stati salvi». An­che i fotogrammi della no­stra piccola sequenza an­drebbero sfogliati daccapo, e si sarebbe salutato Pier Giorgio Welby con l'affetto e la riconoscenza che deside­rava e meritava, e le porte della chiesa si sarebbero aperte, e niente accanimen­to retorico e gip e gup e ulti­me notizie di cui rallegrarsi e rattristarsi di doversi rallegrare. Una golosità si è impa­dronita di persone sincera­mente persuase di difendere la verità e la vita, e di averne l'appalto esclusivo: sicché si acconciano a sostenere il te­stamento biologico per ban­dire anche la sola discussio­ne sull'eutanasia, e poi sbar­rano la strada al testamento biologico - cioè la scelta di sottrarsi all'accanimento te­rapeutico quando si fosse irreparabilmente privi di co­scienza - in nome della su­perfluità di una legge, e poi obiettano alla stessa Costi­tuzione in nome dell'esigen­za di una nonna interpreta­tiva o applicativa, e ripiega­no sulle cure palliative dopo averne sospettato un'ingra­titudine verso il dono della sofferenza: spostando ogni volta più in là la propria trin­cea. Che bocca grande che avete! Capace di fare un solo boccone dello stesso cate­chismo cattolico. Rileggia­mo quell'articolo 32, fra virgolette o no: vi sembra che abbia bisogno di un codicil­lo interpretativo, di un rego­lamento di applicazione? In questa zelante ingordigia, nel processo - a carico di Welby, stavo per dire, e così era - si è insinuato che la sua volontà non fosse stata abbastanza chiaramente espressa. In un uomo che da anni sul suo blog e nei suoi li­bri sosteneva valorosamen­te le sue ragioni: è tutto uno scherzo. Se si fosse accolta l'insinuazione, la signora Mina Welby, e il dottor Ric­cio, e laccolite dei radicali, sarebbero stati imputabili coatti di omicidio volontario aggravato, non di assistenza al suicidio del consenziente. E gli altri, la gran maggioran­za degli italiani, di fiancheg­giamento. Cardinal Martini compreso: vi ricordate le sue piane parole su Welby, «che con lucidità ha chiesto la so­spensione delle terapie... ». (Quanto alle cure palliative, Ignazio Marino spiega che nel Nord del Paese esistono circa 100 «hospice», alcuni davvero straordinariamente organizzati, e nel Sud non ar­rivano a 10).

Mentre la sentenza di cui è amaro doversi rallegrare ve­niva emessa, agonizzava ad Alghero un altro uomo che aveva espresso la sua lucida speranza, come quella di Welby. I notai si erano av­venturati a dichiarare non autenticabile la volontà pro­nunciata, da uno che può appena muovere le pupille, col sintetizzatore vocale. Un magistrato aveva decretato che ha pieno valore legale. Altri magistrati avevano mandato nella sua casa, al suo capezzale, le forze dell'ordine a sorvegliare i gesti del suo medico.

Abbiamo davanti una lun­ga strada, e drammatica, e spesso grottesca, prima di arrivare al 1947.




22 luglio 2007

perch’io, che nella notte abito solo

 ……..perch’io, che nella notte abito solo,
anch’io, di notte, strusciando un cerino
sul muro, accendo cauto una candela
bianca nella mia mente – apro una vela
timida nella tenebra, e il pennino
strusciando che mi scricchiola, anch’io scrivo
e riscrivo in silenzio e a lungo il pianto
che mi bagna la mente……

G. Caproni

Giorgio Caproni ha scoperto il luogo definitivo della sua mente.
E’ l’ultima periferia della città, oltre le barriere, dove la strada si perde tra i sassi e ancora esiste il colore dell’erba.
Questo luogo ci sembra l’ultimo della terra; il mondo si arresta qui nella desolazione e nel crepuscolo ed un abisso invalicabile ci divide dal nulla.
Qualche volta, invece, la sua poesia ci informa che là, più lontano, oltre la barriera si estendono luoghi nuovi, una terra della quale egli non ha notizia, perché allora non va oltre, non oltrepassa il confine? Perché teme di giungere alla verità assoluta – la scoperta che, là, non c’è niente, non c’è spazio né tempo né oggetti, spira soltanto il terribile vento dell’assenza e dell’abbandono il vuoto che, di là, soffia gelido è il respiro incorporeo e lievissimo del sogno taoista.
Non lo assiste una convinzione religiosa, nessuna consolazione utopica, nessuna speranza o illusione, egli è un fuggiasco, un viaggiatore come noi.
Eppure l’abitudine al buio e alla desolazione ha lasciato in lui invece che malinconia e angoscia, una serenità paradossale, dove l’abbia trovata, se nel suo cuore o in una donna, non lo sappiamo, ma con questo solo dono, con questa sola arma, inizia la sua avventura metafisica.
Dove cercare quel Dio di cui tutti parlano se il mondo stesso gli dice che quel Dio si è suicidato tanto tempo fa, e l’eternità non è altro che una stanzetta annerita dal fumo e piena di ragnatele negli angoli?

Dio è morto, ma l’esigenza di immaginarlo e di ricercarlo è l’unica ipotesi che ci consenta di esistere.
La ricerca è lunga e faticosa e alla fine non si trova altro che una stella nel cielo, non amore, ma tremenda e incombente presenza, una stella immota, uno sguardo gelido che ci fissa dall’alto.
Credo che Caproni abbia letto, l’Elisir del diavolo, soffrendo come Hoffman di quell’angoscia che ci porta a credere che tutti gli altri posseggano il nostro volto, la nostra voce, il nostro corpo, e l’io ci assale con la violenza dell’altro.
Forse ogni volta che ci scontriamo con la nostra ombra, ci scontriamo con Dio.
Le donne hanno il valore di apparizioni, epifanie che, all’improvviso, irrompono il corso del reale e vi insinuano qualcosa, talora luminoso, talora oscuro, qualcosa che possiede un’altra sostanza, impalpabile e misteriosa, la stessa sostanza di cui son fatti i sogni e le fantasie, una materia alchemica e volatile che sublima in un attimo e sparisce, lasciando l’apprendista stregone solo con la sua ombra.
Queste poesie non sono altro che storie senza principio né fine, affondate nello spazio, grandi vuoti dividono le strofe, le parole, è come se una mano le avesse disegnate, con cura e maestria, ma nel vuoto.
Sono un po’ come le nostre esistenze, sempre tese nella ricerca di un fuoco al cui calore scaldarci e allontanare il più possibile il gelo terrificante di un mondo incomprensibile ed estraneo, di un mondo al quale disperatamente cerchiamo di dare un senso, una dimensione umana che non esiste e che possiamo trovare solamente nella persona che per un attimo, per un istante ci sussurrerà: ti amo.

P.G.         dagli appunti di Piergiorgio, 04/12/98 10.35


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21 luglio 2007

AFORISMA

Un vento infatti è la crìtica,
che, se i mòccoli spegne,
ingagliarda i falò.

Carlo Pisani Dossi,”La desinenza in A”


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18 luglio 2007

Lettera aperta e raccolta firme

 Disabili/Ass. Coscioni: "Le Regioni restituiscano la libertà di parola ai disabili gravi"

Oggi l'Associazione Coscioni ha inviato una lettera aperta, a prima firma della coPresidente Maria Antonietta Coscioni a tutti i Presidenti e assessori alla Sanità d'Italia per far sì che nella prossima conferenza Stato-Regioni del 19 Luglio i fondi stanziati dalla Ministra Turco per l'acquisto di ausili di comunicazione, quegli straordinari ausili tecnologici che hanno consentito e consentono di comunicare a tutti quei Luca Coscioni, Piergiorgio Welby, Giovanni Nuvoli imprigionati nei loro corpi, siano finalmente utilizzabili; si è inoltre richiesto che siano immediatamente predisposti regolamenti e procedure tali da consentire l'effettiva disponibilità dei fondi senza ulteriori inerzie.

Da oggi l'Associazione riprenderà una mobilitazione straordinaria di raccolta firme per chiedere al Ministro della Sanità di aggiornare l'elenco dei sistemi rimborsabili dal Servizio Sanitario Nazionale per facilitare l'accesso di migliaia di persone a strumentazioni che ridarebbero loro la facoltà di parola e di espressione. Secondo i promotori della lettera aperta: "provvedimenti così urgenti non possono essere trattati con indolenza burocratica, ma con quella urgenza che, se solo potessero, coloro che sono affetti da malattia degenerativa ci urlerebbero a gran voce. Il diritto alla comunicazione, a non essere trattati come dei sepolti-vivi, non va in vacanza.


 


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18 luglio 2007

COMUNICATO STAMPA

Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici

Chirurghi e degli Odontoiatri

I MEDICI ITALIANI CONFERMANO IL LORO SI’ ALL’AUTODETERMINAZIONE DEL PAZIENTE

Bianco: “Lo sancisce inequivocabilmente il nostro Codice Deontologico”

I medici italiani sono contrari all’eutanasia e a ogni forma di accanimento o abbandono terapeutico.

Questa è la premessa indispensabile per dare altrettanta dignità etica e civile all’altro grande principio che governa il moderno esercizio professionale: il rispetto dell’autodeterminazione del paziente capace e informato.

Un’autodeterminazione compiutamente esigibile e praticabile all’interno di una alleanza terapeutica fondata sulla fiducia, sull’informazione, sul consenso, sullo scambio e sul rispetto dei reciproci valori etici e civili e delle rispettive libertà.

Sulla materia – ha detto Amedeo Bianco, a seguito delle notizie e delle dichiarazioni emerse in queste ore sul caso Nuvoli - il Codice di Deontologia Medica ha operato scelte chiare ed inequivocabili: è infondato, se non addirittura strumentale, rimetterle in discussione”.

“Credo di interpretare correttamente il pensiero dei medici – ha continuato Bianco - esprimendo grande preoccupazione per il fatto che, per la prima volta, l’autorità giudiziaria sia intervenuta in un luogo, delicatissimo e personalissimo, qual è quello della relazione tra medico e paziente, foss’anche solo in ragione di un principio generale di tutela”.

Il Presidente Bianco si riferisce, ovviamente, all’episodio di cronaca avvenuto il 10 luglio scorso, quando la forza pubblica presenziò alla visita del dr. Ciacca al Sig. Nuvoli, avendo quest’ultimo manifestato la volontà di interrompere la ventilazione assistita, previa sedazione.

“Fatti di tale gravità - ha quindi sostenuto Bianco – avvengono perché nel nostro ordinamento esiste una situazione di incertezza di norme - relative all’autodeterminazione - sulla quale solo il Parlamento può intervenire”.

Nonostante tanta confusione e incertezza, che si riflette sui profili di responsabilità civile e penale del medico – ha sostenuto il Presidente della FNOMCeO Bianco - portiamo con orgoglio il peso della grande responsabilità di dover garantire a tutti i cittadini - che non sono uguali ma diversi nella vita e nella morte, nelle loro scelte e nelle loro speranze - la piena osservanza degli obblighi di tutela della salute e di cura della morte”.

Con cortese preghiera di pubblicazione

Ufficio Stampa Fnomceo: 0636203299-0636203238 (segreteria telefonica) informazione@fnomceo.it

Comunicato del 18 luglio 2007




17 luglio 2007

Effetto Welby, finalmente si scrive di eutanasia

• da Liberazione del 17 luglio 2007, pag. 3

di Daniele Barbieri

E ' il 23 settembre 2006 quando per la prima volta in tv viene trasmesso l'appello di Piergiorgio Welby al presidente della repubblica. Chiunque lo abbia ascoltato ne ricorda probabilmente alcune frasi: «Morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita […] Benedetto XVI ha detto che occorre ribadire la dignità inviolabile della vita umana dal concepimento al termine naturale. Ma cosa c'è di naturale in una sala di rianimazione? […] Vorrei che anche agli italiani sia data la stessa opportunità concessa ai cittadini svizzeri, belgi, olandesi».
Chiede di morire serenamente Welby ma ha contro tanti no e tanti scaricabarile. La notte fra il 20 e il 21 dicembre il medico Mario Riccio gli stacca il respiratore. In quei neanche 60 giorni sul corpo di Welby si scatena una battaglia che spesso dimentica lui - e altre persone in analoghe condizioni - per ribadire etichette e princìpi, astrazioni e condanne etiche.
Pochi giorni fa i massmedia si riaccendono per un attimo su un altro uomo, Giovanni Nuvoli, che chiede di metter luce ad atroci sofferenze. La regola sembra sbattere il dramma in prima pagina, poi far cadere il silenzio totale. Invece servirebbe riflettere fuori dal clamore e dai microfoni-avvoltoi. Ci prova Adriana Pannitteri con Vite sospese: eutanasia, un diritto? per Aliberti editore (pp. 284, euro 17): è una giornalista del Tg1 ma sembra in scarsa sintonia con quei suoi colleghi che hanno già pronto il pezzo prima di verificare i fatti e lo cancellano se la testarda realtà tenta di intrufolarsi nei loro servizi precotti.
Vite sospese è costruito come un'indagine, approfondita e rispettosa, in alcune storie drammatiche i cui protagonisti affrontano vita e morte in modi ben diversi: Giuseppe Nardi; Giampiero Steccato; Cesare Scoccimarro («voglio vivere il più a lungo possibile»); Elena Forzatti e suo marito Ezio; Mario Melazzini; Beppino Englaro la cui figlia è da 15 anni in «una condizione che non esiste in natura e che è soltanto una non morte»; Salvatore Crisafulli; Nuvoli e naturalmente Welby.
Ci sono voci di altri personaggi che hanno un ruolo importante nella discussione sull'eutanasia: i giornalisti Indro Montanelli e Gennaro De Stefano; i medici Umberto Veronesi e Alberto Costa; giuristi come Stefano Rodotà; sul versante religioso persone con idee molto differenti come Carlo Maria Martini e Alessandro Maggiolini, vescovo di Como, che sembrano non abitare sullo stesso pianeta; riferimenti a Jack Kevorkian cioè il «dottor morte» e alla vicenda di Terry Schiavo. A chiudere il libro riflessioni di Gustavo Zagrebelsky, Ignazio Marino, due dialoghi (Paola Binetti e Marco Cappato, Maurizio Mori e Maria Luisa Di Pietro), Francesco Paolo Casavola e Annelore Homberg.
Iniziare o sospendere le terapie intensive? L'accanirsi di una tecno-scienza, sovrana assoluta sui corpi, è giustificato oppure, come scrisse Hans Jonas «autentica vocazione della medicina è avere a che fare con l'integrità della vita […] Il suo compito è mantenere la fiamma viva non la sua cenere ardente […] non l'imposizione di pene e umiliazioni che servono soltanto all'indesiderato prolungamento dell'estinzione». Come il libro della Pannitteri indaga senza risposte preconfezionate così fa Scelte sulla vita: l'esperienza di cura nei reparti di terapia intensiva appena edito da Guerini (a cura di Guido Bertolini, pp. 255, euro 19,50). E' una ricerca dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri in 84 reparti con 3800 pazienti: un approccio tecnico-epidemiologico e uno più di riflessione, interessanti interviste e incontri di gruppo con medici e infermieri. Mantiene la promessa: «non vuole offrire conclusioni: fa solo presente quali siano i reali scenari di fronte al vivere o al morire».
Se desiderate leggere altro su questi difficili argomenti ricordate che Welby ha pubblicato le sue ragioni in Lasciatemi morire (Rizzoli, 2006, pp. 146, euro 9). E' da poco uscito Il dolore e la politica (Bruno Mondadori, pp. 208, euro 13) di Luigi Manconi, una riflessione importante e converrà riparlarne con calma. Altri testi utili? Di sicuro Il diritto a morire (Mondadori, 2006, pp. 102, euro 8,40) di Umberto Veronesi, sottotitolo «La libertà e il laico di fronte alla sofferenza». E la ristampa del fondamentale Quando la vita finisce: la sostenibilità morale dell'eutanasia (edizioni Sonda, pp. 262, euro 10 di James Rachels: un testo del 1986, poi aggiornato, ricco di documenti, analisi di casi concreti e considerazioni storico-filosofiche. Nel 2006 Il sole 24 ore e la Fondazione Veronesi hanno edito Testamento biologico: riflessioni di 10 giuristi . L'istituto giuridico del testamento biologico è la possibilità che una persona scelga in anticipo di indicare i trattamenti sanitari che vuole ricevere e quelli che rifiuta: in Italia non esiste e i diversi disegni di legge giacciono sotto il tappeto come la polvere che le persone pigre preferiscono non vedere illudendosi che così tutto sia a posto.
Particolarmente importante è il libro, del 1998 ma tradotto solo nel 2004 in italiano da Avverbi La morte opportuna: i diritti dei viventi sulla fine della loro vita (pp. 283, euro 14) anche perché l'autore, Jacques Pohier, è stato religioso domenicano dal ‘49 al 1989 e ha pubblicato numerosi saggi di teologia e morale prima di essere condannato dal Vaticano. Nell'appendice, Pohier racconta la storia della francese Admd (Associazione per il diritto a una morte dignitosa) e accenna alla Federazione mondiale Right-to-Die societes che ha affiliati in 23 Paesi e della quale ora fa parte anche Exit-Italia (per saperne di più www-exit-italia.it) che è attiva dal ‘96.
Se avete perso il film Mare dentro di Alejandro Amenàbar (due mesi fa Liberazione lo ha riproposto in edicola) recuperatelo: racconta la storia di Ramòn Sampedro e della solidarietà che si scatenò intorno al suo desiderio di non soffrire più. Così il quotidiano spagnolo El Pais raccontò il 12 gennaio '98 questa eutanasia collettiva: «Uno ha comprato il cianuro, un altro ha analizzato il prodotto, il terzo ha calcolato le proporzioni […] Il quarto lo ha portato a casa, il quinto lo ha ricevuto, il sesto ha preparato la bevanda, il settimo lo ha versato nel bicchiere, l'ottavo vi ha messo il tubetto […] il nono lo ha avvicinato alla bocca di Ramon, il decimo ha preso la lettera che Ramon ha scritto ai giudici, l'undicesimo ha registrato in video tutta la scena fino al momento in cui Ramon, dopo aver sorriso alla telecamera, beve il veleno». Sembra una sorta di Delitto sull'Orient Express ma qui i "colpevoli" non cercano di darsi un alibi come nel giallo di Agata Christie: prendono sulle spalle una parte della colpa per dire a un intero Paese che il gioco cinico dei princìpi, fatto sulla pelle dei più deboli, deve finire. Vivere è un diritto non un dovere, che la sofferenza inutile non deve essere imposta. Scriveva un filosofo latino, Lucio Anneo Seneca: «l'uomo saggio vive finché deve, non finché può». E nella legge belga è scritto: «non si deve accettare un male che arrechi sofferenza fisica o psichica costante e inaccettabile».



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