.
Annunci online

  Calibano [ TERMOVALORIZZATORE DI FOSSILI ONIRICI ]
         

   

                GLI EDITORIALI

       DEL CALIBANO

   (PIERGIORGIO WELBY)

Io amo la vita: la storia di Piero e Mina Welby - trailer

 

      

http://www.ibs.it/code/9788876153372/welby-piergiorgio

-lioce/ocean-terminal.html  - 15%

in e-book a € 7.49

Un vero regalo di Natale!  

               

 http://www.desistenzaterapeutica.it/


 

Welby Un atto di giustizia
Riccio Disinformazione medica e

vigliaccheria politica

  http://testamentobiologico.
ilcannocchiale.it/?r=151504

Riproduci   vivavoce230708
 

            

                  
       Radical italiani
     www.ignaziomarino.it

Il grande fratello 
dei falchi pellegrini e non solo


 

Album di Aria e Vento 2007


Vestivamo alla
marinara 2006
(copyright by Welby)

       
   
Sostieni il progetto di AMREF in SUD SUDAN
con AGIRE per l'AFRICA »      





un sorriso
contro la violenza

azione blog iniziata da
Galatea


L'onore dipende spesso
dall'ora che segna l'orologio.
Guillaume Apollinaire
------------------------------------


Calibano: la terra, il fango,
le viscere, la passione cieca,
l'incognito, il caos, la paura,
il talento primordiale, virile,
erotico che spesso vibra di febbre
e non ha bisogno di luce né di parola.
La carne, l'anima, lo spirito insieme
in un ultimo viaggio; prima della
separazione, della libertà di scegliere
un nuovo luogo, un nuovo corpo da
,o dove addormentarsi, come
dice Ariel, sotto un fiore



-------------------------------------
 
IL MARATONETA
  LUCA COSCIONI
    scarica il libro
-------------------------------------
http://www.radio.rai.it/radio
3/lastoriaingiallo/archivio_
2007/audio/storia_giallo2007
_09_22.ram



Audiolibri per nonvedenti

e ipovedenti
http://www.libroparlatolions.it/




Medici Senza Frontiere
               
                
  
       Un momento del V-Day 2007 a Bologna

       "Amore civile" - Nuove forme 
     di convivenza e relazioni affettive


logo EDF / logo FEPH
 

 

         HandyLex
        Superando.it 

        

         

emergenza kenya
      


      
Cristo! come eravamo ridicoli
io e il Nuvola mentre seguivamo
il furgone mortuario del Comune
…ti saresti divertita, cazzo!…
noi sulla circonvallazione
a cambiare la candela sporca
e la tua bara grigio topo gettata
nel cimitero di Prima Porta
…ti saresti divertita, cazzo! …
così come ti divertivi da sballo
a fare l’autostop sulla Colombo
per rubare una giornata alla
disperazione
e sbatterla sulla spiaggia di
Capocotta….
…io e te…confusi tra gli altri
che lanciavano la loro allegria
sugli asciugamani colorati della
fantasia
…io e te…la sera nel vagone
del treno…
ad assaporarci il sale sulle labbra,
a scandalizzare quelle facce
di cartapesta imbolsite dal sopore,
…io e te…ad inventare equilibrismi
sulla corda tesa del pudore ma…
con la mente già chiusi in
quella stanza.
Che assurdità quel grattacielo
di morti murati dietro quei marmi
di fiori appassiti e nomi dimenticati.
Ti lasciammo tra i crisantemi gialli
rubati ad un disgraziato tuo vicino
e l’odore di cera e fiori marciti…
andammo via tirando calci ad
una Pepsi
e cantando All along the watch
tower…
cantavamo forte per non piangere,
forse,
..io non ho pianto…ma,…
una volta tornato in quella stanza,
ho passato la notte alla finestra,
tutta la notte a guardare
il fumo leggero della Marlboro
che mi bruciava gli occhi
e lo scorrere lento dei vagoni.
(P. Welby, 

 

All Along The Watchtower 
dalla raccolta -Natiche Sadiche-)

 

Registra il tuo sito nei motori di ricerca

 

 

 

 


26 ottobre 2008

UN DOCUMENTO LETTERA

E' tornato tutto come quel 27 settembre 2005?

Prof. Francesco D’Agostino,

sono trascorsi due anni da quando le inviai una e-mail nella quale, illustrandole la mia situazione, la invitavo a riflettere sulla necessità di consentire agli Italiani di poter esprimere attraverso un documento la loro rinuncia, in caso di coma, ad alcuni trattamenti medici. Allora si parlava di Testamento Biologico, oggi si chiama più correttamente Dichiarazione Anticipata di Trattamento.

Il 13 luglio 2005, il DAT (dichiarazioni anticipate di trattamento ) è approdato alla Camera: il Presidente Pier Ferdinando Casini lo ha trasmesso alla commissione Affari sociali.

Nel Disegno di legge N. 2943 - Norme in materia di dichiarazioni anticipate di trattamento - d’iniziativa del senatore Tomassini, si chiarisce che “l’eutanasia non è assolutamente consentita dai codici del nostro Paese […]” ma “Compito della società è garantire e tutelare la vita dei cittadini assicurando loro tutti i mezzi a disposizione per le terapie curative o palliative migliori, a garanzia di un’esistenza dignitosa fino all’ultimo”. Questa premessa si concretizza nell’Art. 5. (Situazione d’urgenza) 1. che specifica: “non è richiesto il consenso al trattamento sanitario quando la vita della persona incapace sia in pericolo ovvero quando il suo consenso o dissenso non possa essere ottenuto e la sua integrità fisica sia minacciata.”.

Vorrei portare alla Sua attenzione una situazione rara, ma non infrequente, che riguarda le persone colpite da patologie degenerative che, dopo aver gravemente limitato, o totalmente annullato le capacità motorie, culminano in una insufficienza respiratoria e, in molti casi, in uno stato comatoso che viene risolto con il ricovero in un reparto di rianimazione dove si procede all’intubazione e alla stabilizzazione dei parametri. Il secondo step è la tracheostomia e il supporto di un ventilatore polmonare che incide in modo determinante sulla già scarsa qualità della vita e, in molti casi, per superare le difficoltà di deglutizione, si ricorre alla NIA (Nutrizione Idratazione Artificiale) tramite PEG ( alimentazione endogastrica). Se tutto ciò è in contrasto con le dichiarazioni anticipate di trattamento espresse, come possono essere tutelate queste persone? Patologie, come Distrofie muscolari, SLA ecc. sono caratterizzate da una lenta, ma inesorabile, progressività che non compromette le facoltà intellettive, e le Dichiarazioni Anticipate di Trattamento potrebbero rappresentare per alcuni malati, costretti a misurarsi per lunghi anni con quasi tutte le forme di handicap, una decisione più che ponderata.

Le persone, pro­vate dal dolore, si cimentano con esso e tentano di dare delle risposte: a volte lo sublimano, a volte lo percepiscono come ineluttabilità, a volte decidono di sottrarvisi. Tutte queste risposte ci appartengono perché appartengono all’uomo, nessuna può essere ripudiata, nessuna può essere imposta come modello a chi col dolore si confronta quotidianamente. Rispondere al dolore può anche voler dire decidere di interrompere i trattamenti a sostegno della propria vita, o rifiutare che il medico, in caso di coma, metta in atto tutte le strategie di cui dispone.

Proprio Lei, Prof. D’Agostino, nella prefazione al saggio Eutanasia (Sofferenza & dignità al crepuscolo della vita) di Bernard Ars & Etienne Montero, scrive: “ La tentazione dell' ac­canimento terapeutico è il rovescio della medaglia degli straordi­nari progressi compiuti dalla medicina, specialmente nel campo della rianimazione” e nel primo capitolo si legge: “Il principio del rispetto della vita ci porta non solo a respingere l'eutanasia intesa come intenzione di dare la morte, ossia l'esat­to contrario di quel principio, ma anche a rifiutare la pratica di cure sproporzionate, incompatibili con il rispetto della qualità della vita del paziente”.

Per questi motivi ritengo che si debba dar seguito alle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento, espresse da quei portatori di patologie degenerative, nel caso di una loro perdita di coscienza ed evitare anche di procedere alla alimentazione e idratazione artificiale.

So che tra breve il Comitato Nazionale di Bioetica si riunirà per esaminare delicate questioni di bioetica quali: le dichiarazioni anticipate del paziente in caso di coma; la liceità della richiesta, soprattutto se scritta, di non essere più alimentati o idratati e, più in generale, ''se l'alimentazione debba essere ritenuta un atto medico o se, invece, essa sia da considerare in un quadro più esteso, di “care” o se abbia un valore più simbolico di un semplice atto medico.

Prof. Francesco D’Agostino, le scelte che ha di fronte sono scelte che vanno dritte al cuore della vita e della morte. Ciò detto, è indispensabile chiarire che, nell’affrontare le tematiche legate al termine della vita, non ci si trova in presenza di uno scontro tra chi è a favore della vita e chi è a favore della morte: tutti i malati vogliono guarire, non morire. Chi condivide, con amore, il percorso obbligato che la malattia impone alla persona amata, desidera la sua guarigione. I medici, resi impotenti da patologie inguaribili e incurabili, sperano nel miracolo laico della ricerca scientifica. Tra desideri e speranze, il tempo scorre inesorabile e, con il passare del tempo, le speranze si affievoliscono e il desiderio di guarigione diventa desiderio di abbreviare un percorso di disperazione, prima che arrivi a quel termine naturale che le tecniche di rianimazione e i macchinari che supportano o simulano le funzioni vitali riescono a spostare sempre più in avanti nel tempo. Chi deve rispondere a queste domande, inquietanti, ma ineludibili, che aumentano con l’aumentare della “potenza” dell’apparato tecnoscientifico? In Europa alcuni stati hanno risposto con leggi, altri si apprestano a farlo, qualunque siano le convinzioni personali, si deve prendere atto che la tendenza generale va nel senso di un sempre maggiore rispetto della volontà espressa dagli interessati e di una minore discrezionalità del medico.

Piergiorgio Welby
Membro del Consiglio Generale
dell'Associazione Luca Coscioni




21 ottobre 2008

Sembra un invito all’accanimento

 «Sembra un invito all’accanimento»

• da Il Mattino del 21 ottobre 2008, pag. 13

di Gaty Sepe

«Alleanza terapeutica, non abbandono dei malati inguaribili, umanizzazione della medicina: come si fa a non essere d’accordo? Eppure, il discorso del Papa è pieno di contraddizioni: alla fine, il suo, sembra quasi un appello all’accanimento terapeutico». Mina Welby, la piccola grande donna che ha accompagnato il marito Piergiorgio nel suo viaggio più duro, parla da cattolica. Una cattolica che era stata educata a pensare che eutanasia significa uccidere, e che invece oggi si batte perché il «no alle cure sia considerato non un rifiuto alla vita ma un’accettazione della morte».

Signora Welby, il Papa chiede ai medici di stringere un’alleanza terapeutica con i propri pazienti e di non abbandonare gli inguaribili. Ma ai medici affida anche la responsabilità di stabilire qual è il «vero bene» del malato.

«L’alleanza terapeutica e la vicinanza agli inguaribili sono principi giusti. Ma il Papa ha mancato di dire che nei casi di grande solitudine e sofferenza, il medico deve aiutare il malato a concludere la vita nel modo per lui meno doloroso possibile. Solo così, come ha fatto il dottor Riccio con mio marito, non si abbandonano i malati inguaribili. Ed è il malato a dover dire quando le cure si stanno trasformando in un accanimento terapeutico. Io credo che nessuno, né il medico, né un familiare possano espropriare un ammalato delle sue decisioni. Soprattutto se si tratta di fare i conti con il dolore: la Chiesa esalta il valore della sofferenza, ma questa non può essere imposta a nessuno. Altrimenti si pecca d’orgoglio: non ci si può ispirare alle sofferenze di Cristo in croce».

Il Papa, invece, ha ribadito il suo no al testamento biologico e all’eutanasia.

«Ma il testamento biologico può servire proprio a garantire l’alleanza terapeutica tra medico e paziente quando quest’ultimo non sia in grado di decidere. Quanto all’eutanasia, io credo che vada rispettato il Catechismo della nostra Chiesa cattolica che nell’articolo 2278 dice chiaramente che con la rinuncia all’accanimento terapeutico non si vuole "procurare la morte: si accetta di non poterla impedire". Non c’è, insomma, nessun rifiuto della vita».

Ratzinger sottolinea anche la necessità di umanizzare una medicina ormai troppo dominata dalla tecnologia.

«Io credo che la questione vada ribaltata: il problema della medicina moderna è la scarsa presenza umana prevista dal nostro sistema sanitario. Non ci sono troppe macchine, ma poche persone accanto a chi è in rianimazione o a chi è in fin di vita».




16 ottobre 2008

Adolfo ha vinto l’ultima prigionia

 Da LA STAMPA edizione Biella 16 ottobre 2008.

E’ morto l’uomo
immobilizzato
da 20 anni


Alla fine la guerra contro la vita l’ha vinta lui: dopo quasi 20 anni di battaglie l’ha costretta alla resa, anche se l’ultimo scontro non è stato facile. Ieri Adolfo Baravaglio, 53 anni, è mancato nella sua casa di Pray dove viveva immobilizzato a letto, guardando il mondo attraverso radio e televisione: negli ultimi anni il desiderio di staccare la spina era diventato sempre più forte: «Inutile vivere così, meglio farla finita e uscire una volta per tutte da un corpo diventato una prigione», continuava a dire. Il suo è stato un tempo drammaticamente lungo per porre domande, per cercare risposte, per ricominciare ad interrogarsi, dall’alba al tramonto, nelle notti insonni, cercando un perchè che solo ora forse ha trovato una risposta.
Un incidente stradale dopo una cena tra amici ha segnato il cambio di rotta nell’esistenza di Adolfo Baravaglio: resta incastrato tra le lamiere dell’auto, la frattura della quinta e sesta vertebra è irreversibile e l’aitante magazziniere trentenne precipita in un baratro. Accanto a lui la moglie Agnese, tempra tenace, pochi sogni subito accantonati e una vita che giorno dopo giorno è scandita dalla continua assistenza ad Adolfo: lavarlo, cambiarlo, girarlo per evitare le piaghe da decubito, imboccarlo. E di nuovo lavarlo, cambiarlo, girarlo per evitare le piaghe da decubito, imboccarlo.
Ora Agnese è frastornata, divisa tra le lacrime per Adolfo che non c’è più e il sorriso per Adolfo che finalmente ha finito di soffrire: «Chissà come starò dopo, quando non lo vedrò più nella sua stanza, adesso è ancora presto, ma lui ha sofferto tanto, non poteva più andare avanti così». Per Adolfo Baravaglio non ci saranno nè fiori nè celebrazioni religiose, nè annunci mortuari. Soltanto un viaggio verso il forno crematorio e poi ci sarà il tempo dei ricordi.
Adolfo Baravaglio aveva seguito con interesse e con partecipazione emotiva il dibattito sul caso Welby. Affidava alla moglie, agli amici, ai giornalisti il suo messaggio: «Che bella scommessa sarebbe obbligare questi politici, questi dispensatori di verità a vivere come me. Vorrei legarli su questo lettino e far provare loro, almeno nel fisico, quello che provo da anni. Quanto resisterebbero? Una settimana, due mesi? Troppo pochi a confronto del mio dramma. E allora, lasciateci morire in pace se questa diventa la nostra scelta. Siamo arrivati alla legge sull’aborto, è ora di una legge sull’eutanasia, senza ipocrisie e falsi sensi di pietà».
La conquista della morte non è stata sfida semplice per lui. L’altra notte è stato colto da una crisi respiratoria: nella casetta di Pray è intervenuto il 118 e sarebbe bastato poco per aiutarlo, ma lui ha tenuto duro, ha aggirato il senso di sopravvivenza, ha eretto un muro di pura volontà per respingere le ondate di dolore. Contro la vita ha scatenato tutta la rabbia accumulata in quegli anni bloccato sul letto e alla fine il suo corpo ha ceduto. E Adolfo ha vinto la sua battaglia. Il resto è un’altra storia.

Il suo libro che diventa testamento

ADOLFO BARAVAGLIO
A cura di Gabriele Vidano e Letizia Moizzi
Perchè mi torturate?
Storia dell'uomo rinchiuso in una gabbia
grande quanto il suo corpo
Prefazione di Gianni Vattimo
Esperienze TEA

Dobbiamo ancora urlare la necessità di una legge sull'eutanasia, a questo voglio ancora servire. Sono uno dei tanti che lotta per legalizzare l'eutanasia come è avvenuta in Olanda, e forse la mia storia potrà sensibilizzare maggiormente l'opinione pubblica.

Un libro scritto con disarmante sincerità infischiandosene anche della propria privacy e con grande trasporto e amore verso la sua compagna di vita, Agnese, il suo angelo.

€ 10.00




11 ottobre 2008

Il diario del medico che ha fatto la volontà di Welby

 

“Storia di una morte opportuna. Il diario del medico che
ha fatto la volontà di Welby”


Un libro che rivela la fatica e professionalità
di un medico in una situazione
al confine della vita
e dà trasparenza alla vicenda di vita e di morte
di Piergiorgio Welby




11 ottobre 2008

Lasciamo che Eluana riposi in pace

 Da Aprileonline

Firme varie,   09 ottobre 2008, 18:08

Lasciamo che Eluana riposi in pace Il documento     

Documento di cattolici sul caso Englaro: "Non possiamo che esprimere il nostro sconcerto e la nostra amarezza per quanto riguarda la posizione dei vertici ecclesiastici che contribuisce a suscitare un grande e inopportuno clamore mediatico intorno ad una persona crocifissa su un letto da sedici anni"

Pensando ad Eluana Englaro i nostri primi sentimenti sono di affettuosa amicizia e di solidarietà nei confronti della sua mamma e del suo papà. Esaminando invece la situazione che si è determinata e scrivendo dall'interno della nostra Chiesa cattolica, non possiamo che esprimere il nostro sconcerto e la nostra amarezza per quanto riguarda la posizione dei vertici ecclesiastici che contribuisce a suscitare un grande e inopportuno clamore mediatico intorno ad una persona crocifissa su un letto da sedici anni.

Ci sembra che la pietà sia dimenticata e che non ci sia serenità nell'esaminare la situazione di fatto, avendo come riferimento le parole di speranza del Vangelo. Dio è il signore della vita e della morte e ad ogni essere umano tocca affrontare la conclusione dell'esperienza terrena, che è solo una fase della vita, accompagnato da chi lo circonda con dolcezza e rispetto, verso il futuro di felicità che ci prefigura la nostra fede. Ci sembra invece che ci si accanisca nei confronti di Eluana e che non si rispettino le sue precedenti accertate dichiarazioni di volontà prima dell'incidente, secondo la testimonianza dei genitori e di altri, e che non si prenda atto della sua attuale perdita definitiva della coscienza.
Ci sembra che, in questa vicenda, si manifesti una concezione meccanicistica e materialista della vita che è ben diversa da quella fondata sui sentimenti e sui valori spirituali vissuti coscientemente che caratterizza la visione cristiana della persona umana. Non ci può essere contrapposizione tra "principi" e "fatto" : il principio astratto della vita e il fatto di una "vita non vita". Anche la scolastica insegna che "contra factum non valet argumentum" che si potrebbe tradurre con : "i fatti sono incontrovertibili".
Ci sembra criticabile il consenso al conflitto formale (prima sollecitato e poi applaudito) che si è aperto, in modo del tutto inconsueto, tra il potere legislativo ed il potere giudiziario in relazione alle sentenze della Corte di Cassazione e della Corte d'Appello di Milano; questo consenso è la conseguenza di una mobilitazione propagandistica che ignora i principi dello Stato di diritto su cui si fonda la Costituzione repubblicana.
Ci sembra anche che l'impegno a difesa della vita non debba manifestarsi, principalmente o solo, sulle modalità del suo inizio e della sua fine naturale, ma con attenzione alla sua qualità e al percorso terreno di ogni donna e di ogni uomo. Così l'impegno dei cristiani e della Chiesa dovrebbe, anzitutto e soprattutto, prestare attenzione alla vita concreta dei tanti che fanno fatica a vivere e la cui esistenza vita è sempre a rischio o addirittura è violentemente interrotta.
Sarebbero quindi necessarie forti campagne di opinione, con le mobilitazioni conseguenti, oggi, qui, nel nostro paese, nelle nostre parrocchie, nelle nostre comunità religiose come nei movimenti, nelle associazioni e nelle comunità cristiane di base a favore di chi rischia gli infortuni sul lavoro, per i clandestini nel canale di Sicilia, per le donne che subiscono violenze, per quanti, militari o civili, soffrono in Iraq, in Afghanistan o in Georgia o sono coinvolti nelle tante guerre dimenticate sparse nel mondo, per chi vive nel Darfur o in Somalia, per i milioni di bambini che sono privi di assistenza e di istruzione.
Perché poi cercare di creare, nell'immaginario del nostro popolo, una contrapposizione tra l'identità "cattolica" che, da sola e sempre, difenderebbe la vita e quella "laica" che spregiudicatamente sarebbe disposta a facili cedimenti etici ? I credenti, senza erigersi a maestri, potrebbero offrire a tutti la ricchezza della loro vita spirituale e della loro sensibilità morale per dialogare sui problemi della vita e della morte come si pongono ora e per cercare insieme le risposte delle istituzioni a problemi nuovi e complessi che la scienza pone oggi all'inizio del terzo millennio. Nel mondo cattolico sono ormai tanti quelli che condividono il punto di vista secondo cui l'identità del credente sta nelle parole di speranza, di misericordia e di vita della Parola di Dio e non nelle campagne o nelle crociate.
Lasciamo che Eluana vada in silenzio e in pace nel Regno della Vita. Per lei e per la sua famiglia.

Primi firmatari : Vittorio Bellavite, Milano; Paolo Farinella, Genova; Giancarla Codrignani, Bologna; Giovanni Avena, Roma; Grazia Villa, Como; Enzo Mazzi, Firenze; Teresa Ciccolini, Milano; Albino Bizzotto, Padova; Giovanni Sarubbi, Avellino; Lisa Clark, Firenze; Alberto Simoni, Pistoia; Rosa Siciliano, Bari; Giovanni Franzoni, Roma; Carla Pessina, Milano; Marcello Vigli, Roma; Andrea Gallo, Genova; Margherita Lazzati, Milano; Piero Montecucco, Voghera; Gustavo Gnavi, Ivrea; Domenico Basile, Lecco; Chiara Zoffoli, Lecco. Catti Cifatte,Genova.

Si può aderire al documento firmando su : http://appelli.arcoiris.tv/Eluana_Englaro/

Si possono raccogliere adesioni su carta con le stesse modalità di quelle on-line (nome, cognome, professione, residenza) da inviare poi a "Firme sul caso Englaro", Via Vallazze 95 20131 Milano

Diamo forza alla politica con le nostre firme!





9 ottobre 2008

UN NUOVO CORSO

 

La Corte d'appello contro corte d’appello? Se la situazione non fosse tragica per la povera Eluana e per i suoi genitori direi che dei colleghi si fanno degli scherzi. Spero che dopo questa sentenza di “non luogo a provvedere” le prossime decisioni siano lineari e a favore di un diritto per la vita scritto nella nostra Costituzione. Il fatto che i giudici della corte d’appello di Milano abbiano sentenziato la prima volta a favore dell’accoglimento della richiesta di Beppino Englaro di lasciare alla vita di Eluana il corso naturale della sua fine, in base a testimonianze sul suo intendimento di vita e volontà di fine vita non mi ha mai meravigliato. Ho fatto un parallelo con la sentenza del GUP di Roma, Zaira Secchi, che come i giudici di Milano ha giudicato dott. Mario Riccio dopo aver interrogato me e aver letto il libro di Piergiorgio, Lasciatemi morire. Piergiorgio si era potuto esprimere e chiedere di essere lasciato morire dopo sedazione, come voleva il decorso naturale della sua malattia, la distrofia muscolare. Ciò nonostante il GUP, a mio avviso ha trattato il caso come i giudici di Milano: ha voluto sapere quale fosse stato l’intendimento di vita e ha voluto sentire da me, come testimone, i nostri discorsi personalissimi e il nostro modo di vivere insieme nel corso degli anni e in modo particolare degli ultimi mesi vissuti insieme. Credo, anzi sono convinta, che fossero state proprio le testimonianze scritte nel libro e le mie parole che abbiano dato chiarezza al giudice e forza alla sentenza. Ecco perché sono sicura che anche le testimonianze di papà e mamma Englaro e degli amici di Eluana siano state la forza per una sentenza a favore di Eluana, per la sua liberazione da una prigionia in un corpo non più suo. Dalle parole dei genitori non possono essere estrapolati altri giudizi che quelli di avere un amore immenso per una figlia in condizioni di non vita che lei stessa non avrebbe mai accettato. Solo chi ha vissuto e condiviso una decisione di accettare la fine della vita terrena può capire in pieno l’amore infinito che qui si manifesta nell’accettazione e condivisione della volontà di Eluana da parte dei suoi genitori.

Non ho mai creduto all’usurpazione di potere da parte dei giudici nei confronti del Parlamento e spero che venga chiarita anche questa questione. I giudici di Milano non hanno varato una legge, bensì hanno giudicato legittime le volontà manifestate da parte di Eluana tramite i suoi testimoni che io chiamerei garanti. In quel senso, a mio parere sarebbe da rivedere anche il decorso giudiziario per il dott. Riccio. Anche per Welby, secondo il giudice civile di Roma non esisteva la possibilità di eseguire la sua volontà, pur avendone riconosciuto il diritto secondo la Costituzione.

Infine anche la Corte Costituzionale avrà la mente e il cuore orientati verso un diritto Costituzionale sull’intendimento di dignità della vita che solamente ogni cittadino per se stesso può definire.

A chiusura di questo articolo ho visto la notizia che, come prevedevo, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso di Camera e Senato sul conflitto di attribuzione.

Ora in Parlamento cosa succederà? Conoscendo bene di quale spirito la maggioranza dei membri del nostro Parlamento sia animata, prevedo una discussione sulla legge in materia di testamento biologico incidentata e difficile. Intenzionalmente, secondo esponenti politici, dovrebbe diventare una legge che in modo paternalistico deve negare al paziente la sua ultima volontà di decidere per se stesso, negandogli la capacità di poterlo fare. Non esiste una coscienza universale uguale per tutti, e non esiste una coscienza comune dei politici che possa decidere per tutti i cittadini. Promulgare una legge infarcita da una coscienza etico-politica sarebbe una legge integralista e la morte dell’etica e della religione stessa che la detta. Sarebbe una legge inservibile e contro la nostra Costituzione, Legge fondamentale sulla quale devono poggiare tutte le leggi delle quali ogni cittadino è libero di poterne usufruire e non vi è costretto. È per questo che continuo a chiedere ai politici e ai cittadini di capire il significato di libertà di coscienza. I sessanta milioni di italiani più i milioni di “nuovi italiani” immigrati non vogliono e non possono essere trattati da infanti senza capacità di decidere per se stessi.

La Minavagante




4 ottobre 2008

BARRIERE CULTURALI

Una democrazia si misura dalla capacità di superare le barriere culturali.

Mi vorrei concentrare su un certo tipo di barriera culturale: la grettezza per non chiamarla illiberalismo.

È una barriera culturale subdola e pericolosa. Deforma la coscienza della persona ed è altamente contagiosa. Solo una coscienza vigile ce ne può salvare. Non è un fatto di religione, è un’eredità che troppo spesso ereditiamo nella propria famiglia o ne veniamo contagiati vivendo in un ambiente di chiusura mentale e culturale. Abituati, o caratterialmente o per una educazione autoritaria, ad essere imboccati anche delle idee e incapaci di averne una veramente nostra, per vigliaccheria, per paura di perdere la faccia.

Si rivela in persone integraliste nel loro modo di interpretare la vita, la convivenza. Mancano di apertura verso idee nuove innovative, idee liberali. Vogliono imporre le proprie catene a coloro che vivono accanto a loro.

Queste barriere si manifestano particolarmente pericolose negli uomini politici e in tutti quelli che hanno funzione di dirigenza pubblica. Essere liberali vuol dire avere alto senso di responsabilità per quello che riguarda i diritti civili, la costituzione della nostra repubblica, l’attenzione ai bisogni e le necessità dei concittadini, del diverso, dell’immigrato, del malato. In particolare è la rovina di un paese l’illiberalismo dei politici che come misura nelle loro discussioni, anche in questioni etiche, usano la grettezza e l’integralismo.

Siamo un paese senza confini e da noi approdano cittadini di molte culture. Gli italiani stessi si sono evoluti in contatto con altri popoli ma troppo spesso ci vergognamo di confessarci liberali. Lo spirito gretto deve rimanere fuori dalle aule dei parlamenti, le leggi hanno bisogno di aria fresca, ogni cittadino deve sentire che le leggi fanno i suoi interessi e lo supportano nella sua vita civile, esaltano i suoi diritti. Non possono essere le mie idee integraliste morali, etiche, religiose la misura per tutto il paese. Solamente l’apertura che dà libertà alla coscienza dei cittadini può unire tutti di qualsiasi corrente politica, confessionale, etnica.

Un esempio: la legge per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza. Qualcuno si sente costretta ad abortire a causa di questa legge? Oggi con le nuove risorse mediche in paesi più liberali del nostro c’è la pillola del giorno dopo. Qui è difficile ottenere la prescrizione, mentre in Francia, in Inghilterra si compra come prodotto di banco. In Italia non si può.

Quanti meno morti per droga ci sarebbero se ci fosse una legge che regolamenti l’uso. Verrebbe a mancare lo spaccio e una grossa fetta di criminalità rimarrebbe senza lavoro. Ah no, cominciano tutti a drogarsi!

Per finire un pensiero alla legge che dovrebbe far valere l’autodeterminazione del paziente, anche in un momento di incapacità di decidere, come è valsa per ogni istante della sua vita. I mobili della casa te li sei comprati tu, le terapie mediche le hai volute tu, in accordo con il tuo medico. Oggi rischiamo di venire espropriati del nostro libero arbitrio alla fine della nostra vita, solo perché ci sono tra un migliaio di politici quelli che tengono sotto scacco tutti gli altri per non fare le leggi accettabili per tutto il paese, per ogni cittadino. Un’altra legge scadente come quella in materia di procreazione assistita?

E noi un popolo di cultura scaduta, intrappolati dalle barriere culturali.

La Minavagante




1 ottobre 2008

AUTODETERMINAZIONE DEL PAZIENTE

 
 http://www.radio.rai.it/player/player.cfm?Q_CANALE=http://www.radio.rai.it/radio1/radioanchio/archivio
_2008/audio/radioanchio2008_10_01.ram


26/04/2005

TESTAMENTO BIOLOGICO

Ascolta la puntata Ascolta


Anche la CEI vuole una legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamenti sanitari? No.
La CEI vuole una legge che non rispetti l'autodeterminazione del paziente.
La CEI  detta ai politici di fare una legge contro la Costituzione. Sì.
Il medico deve decidere cosa fare se il paziente è incapace. Si può imporre contro la volontà del paziente incapace. Può opporre l'obiezione di coscienza al paziente vigile in insufficienza respiratoria e con patologia ad esito infausto che chiede di non essere tracheostomizzato e lasciato morire in quanto sarebbe unicamente una protrazione di agonia.
Perchè tanta paura della morte? Non è forse l'inizio di una nuova vita? (almeno per chi ci crede).
I miei amici atei sono più distaccati.  Sondino nasogastrico e Peg non saranno più pratiche mediche straordinarie e quindi non si possono rifiutare.
------------------------------------------------------------

Da tellusfolio.it                                                     1 ottobre 2008
Oggi inizia, in sede referente della Commissione Igiene e Sanità al Senato, una discussione di ampio interesse pubblico sulle proposte legislative in materia di testamento biologico. Grazie al Regolamento vigente, che all'art. 33 dispone che le sedute non siano pubbliche quando si riuniscono in sede referente, questo dibattito si terrà in maniera clandestina, a porte chiuse, con buona pace del legittimo interesse a “conoscere per deliberare” e dell'auspicabile controllo da parte dei cittadini elettori sull'operato di quanti da loro eletti a ricoprire il mandato parlamentare.

Da queste considerazioni nasce la proposta di modifica dell'art. 33 del Regolamento del Senato che ho presentato con i senatori Emma Bonino e Marco Perduca, per rendere possibile la pubblicità e la trasparenza anche delle sedute delle Commissioni in sede referente. Il divieto di pubblicità sarebbe così abolito e la diffusione assicurata tramite trasmissioni audiovideo e la pubblicazione dei riassunti e resoconti stenografici delle sedute.

Donatella Poretti
Qui il testo della proposta di modifica e relativa relazione di presentazione



sfoglia     settembre        novembre
 


Ultime cose
Il mio profilo



PORTE CHIUSE
ASSOCIAZIONE LUCA COSCIONI
RADIO RADICALE
COSTITUZIONE REP.ITALIANA
DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI
DIRITTI FONDAMENTALI EU
CONVENZIONE DI OVIEDO
STATUTO DI ROMA CORTE PENALE INTERNAZIONALE
CONVENZIONE ONU DISABILI E LEGGE DI RATIFICA
NUOVI AUTORI
EMMA BONINO
MARIA ANTONIETTA
RADICALI CATANIA
ANTONIO VIGILANTE
LUCA PULINO
DIRITTO
QUADERNI RADICALI
LEGGE 40
NON C'E' PACE SENZA GIUSTIZIA
NESSUNO TOCCHI CAINO
DARFUR
CHIARA LALLI
ANDREA
LIBERALETTURA
malvino
Miss Welby
UILDM
AAAAAPOESIA
METASIA
ISAAC-Comunicazione
Pubbliaccesso
SIAE
TEMPO-MEDICO
CITTADINANZA ATTIVA
TASTIERA VIRTUALE
SUTTORA
VALERIA MANIERI
VIVERE&MORIRE


Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom