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Io amo la vita: la storia di Piero e Mina Welby - trailer

 

      

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L'onore dipende spesso
dall'ora che segna l'orologio.
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Calibano: la terra, il fango,
le viscere, la passione cieca,
l'incognito, il caos, la paura,
il talento primordiale, virile,
erotico che spesso vibra di febbre
e non ha bisogno di luce né di parola.
La carne, l'anima, lo spirito insieme
in un ultimo viaggio; prima della
separazione, della libertà di scegliere
un nuovo luogo, un nuovo corpo da
,o dove addormentarsi, come
dice Ariel, sotto un fiore



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Cristo! come eravamo ridicoli
io e il Nuvola mentre seguivamo
il furgone mortuario del Comune
…ti saresti divertita, cazzo!…
noi sulla circonvallazione
a cambiare la candela sporca
e la tua bara grigio topo gettata
nel cimitero di Prima Porta
…ti saresti divertita, cazzo! …
così come ti divertivi da sballo
a fare l’autostop sulla Colombo
per rubare una giornata alla
disperazione
e sbatterla sulla spiaggia di
Capocotta….
…io e te…confusi tra gli altri
che lanciavano la loro allegria
sugli asciugamani colorati della
fantasia
…io e te…la sera nel vagone
del treno…
ad assaporarci il sale sulle labbra,
a scandalizzare quelle facce
di cartapesta imbolsite dal sopore,
…io e te…ad inventare equilibrismi
sulla corda tesa del pudore ma…
con la mente già chiusi in
quella stanza.
Che assurdità quel grattacielo
di morti murati dietro quei marmi
di fiori appassiti e nomi dimenticati.
Ti lasciammo tra i crisantemi gialli
rubati ad un disgraziato tuo vicino
e l’odore di cera e fiori marciti…
andammo via tirando calci ad
una Pepsi
e cantando All along the watch
tower…
cantavamo forte per non piangere,
forse,
..io non ho pianto…ma,…
una volta tornato in quella stanza,
ho passato la notte alla finestra,
tutta la notte a guardare
il fumo leggero della Marlboro
che mi bruciava gli occhi
e lo scorrere lento dei vagoni.
(P. Welby, 

 

All Along The Watchtower 
dalla raccolta -Natiche Sadiche-)

 

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26 novembre 2008

UN UOMO - UN IMPEGNO

Per capire meglio motivazioni e urgenza di una buona legge sulle dichiarazioni anticipate sui trattamenti medici si può leggere l'intervista al Prof. Ignazio Marino su questo link.
Io mi fido di quest'uomo politico!


 
http://www.ignaziomarino.it/Archivio/2/imm2pdfnew(1).pdf




18 novembre 2008

COMPLICI FINO IN FONDO

 «Separarmi da Piergiorgio è stato duro, per amore ho accettato la sua volontà»

• da Il Messaggero del 18 novembre 2008, pag. 9

di Carla Massi

«Sapevo quali sarebbero stati il giorno e l’ora della sua morte. Me l’avevano detto i medici. Fino all’ultimo, in cuor mio, ho sperato che Piergiorgio ci ripensasse. Per me era difficile lasciarlo andare, non riuscivo a pensare la mia vita senza la sua compagnia. Ma lui aveva scelto e io, per amore, non potevo che accettare le sue volontà». Mina Welby ha amato suo marito Piergiorgio per quasi trent’anni. Dal 1978 al 2006 quando lui, malato di distrofia muscolare, ha deciso di farsi "staccare la spina" e lasciarsi morire.

Dunque lei, signora, non era d’accordo con la scelta di suo marito?
«Avrei preferito andare avanti così come stava anche se mi rendevo conto che lui non ce la faceva più. Ma l’amore per lui mi ha fatto sempre accettare il suo pensiero».

Ha provato a convincerlo a desistere?
«Ho fatto tutto con lui, ho inventato tutto per continuare ad andare avanti superando gli ostacoli che ogni giorno la malattia progressiva ci proponeva. Durante l’ultima settimana gli ho detto: "Non so più che cosa inventarmi!". E lui: "Non c’è più nulla da inventare, hai già fatto tutto". E lì ho capito che non voleva tornare indietro sulle sue decisioni».

A quel punto come ha fatto ad accettare, a vivere con il dolore e a stare accanto a lui fino alla fine?
«Per amore, solo per amore. Alcuni giorni prima della morte programmata mi passò per la mente di chiamare i carabinieri. Di parlare, di fermare tutto. Poi, in un momento, mi resi conto che gli avrei fatto un oltraggio. Che era puro egoismo. Mi dissi: "Che scema che sei!Fermati"».

Glielo ha fatto capire?
«No, assolutamente no. Non ho voluto mai ostacolarlo. In nome della nostra complicità e della nostra storia. Ho rispettato la dolcezza e l’attenzione che lui ha sempre, avuto per me».

A che cosa si riferisce?
«Finché ha potuto ha minimizzato la sua malattia ai miei occhi. Mi ha confusa, mi ha sempre nascosto quanto stesse male. Fino alla fine, quando non riusciva più a scrivere e a concentrarsi. Fino alla fine con estrema dignità, voleva che gli si facesse la barba, voleva scegliere i vestiti. Non riceveva mai le persone a letto, ma solo in carrozzina».

Quando le ha confessato la sua decisione?
«L’ho capito da tante piccole cose. Dal Belgio vennero a visitarlo alcuni medici, mi resi conto che in quel momento, con lui, potevano decidere qualcosa...».

Le parlava della morte?
«Negli anni prima non ne parlava mai, Piergiorgio era un inno alla vita. Ad un certo momento ha sperato, sono convinta, che io capissi».

E lei non ha voluto capire?
«Io fatto finta per un po’. Poi ho accettato in nome del nostro grande amore. Sempre, in tutti questi anni. Un giorno mi disse: "Non ti rendi conto come sto? Rischiamo di non capirci più..."».

E lei a quel punto è riuscita a sedare il dolore, a mandare via la rabbia e a mettersi da parte per lasciare spazio alle volontà di Piergiorgio?
«Ci sono riuscita senza rabbia e senza rammarico. Per lui è stato un sollievo, per me è stata la fine del lutto».

Il lutto era finito? In realtà, iniziava il distacco.
«Per me il lutto è finito quando Piergiorgio ha finito di soffrire. Poi è iniziato un doloroso distacco che ho riempito andando a rileggere e studiare tutto quello che Piergiorgio ha scritto sull’eutanasia e il testamento biologico. Per questo lotto perché questo paese abbia una legge proprio sul testamento biologico. Ora capisco quale era il suo pensiero da molti anni».

Ma non glielo aveva confidato.
«No, finché ha potuto no. Per non darmi un dolore».

Pensava che lei lo avrebbe voluto far desistere?
«Non lo so. Certo è che abbiamo sempre fatto tutto insieme, per gli ultimi quadri che ha dipinto ero io che spostavo la tela sotto il pennello. Tanto che uno l’ha firmato con il mio nome. Sapeva che, qualsiasi cosa lui avrebbe deciso su di sè, io lo avrei accettato. Fidava nella nostra eterna complicità».




17 novembre 2008

REGISTRO TESTAMENTI BIOLOGICI

 Registro dei testamenti biologici in un Municipio romano

Il X Municipio istituirà presso i suoi uffici uno speciale Registro per raccogliere le dichiarazioni di testamento biologico da parte di quei cittadini che intendono in tal modo esercitare il proprio diritto all'autodeterminazione sul trattamento sanitario di fine vita. Ad annunciare l'inedita iniziativa istituzionale è stato il presidente Sandro Medici, precisando che sarà il consiglio municipale nei prossimi giorni a deliberare l'attuazione di questo nuovo strumento amministrativo, a conferma del più generale indirizzo politico del X Municipio favorevole alla tutela dei diritti civili dei propri cittadini; ricordiamo che il Municipio di Cinecittà è l'unico ente locale romano che ha istituito nei suoi uffici anagrafici il Registro delle unioni civili.
"In questi giorni in cui siamo tutti in attesa della sentenza della Cassazione sul caso di Eluana Englaro – commenta il presidente Medici – ci è sembrato un modo concreto per partecipare a questa battaglia di civiltà; e non per alimentare contrapposizioni politiche, ma più semplicemente per mettere a disposizione del territorio un nuovo servizio sociale e offrire a chi desidera utilizzarlo un piccolo ambito di democrazia".
L'idea di istituire questo Registro è stata lanciata da Mina Welby, che proprio nel X Municipio gestisce la delega dei diritti civili, durante un convegno che si è svolto nei giorni scorsi e a cui ha partecipato il senatore del partito democratico Ignazio Marino, primo firmatario del disegno di legge sul testamento biologico, attualmente all'esame del parlamento.

Roma 13 novembre 2008.




17 novembre 2008

Una voce fuori dal coro.

UN ESEMPIO DI PIETA’ CRISTIANA

VESCOVO CASALE: «LA SUA VITA NON È PIENA, INUTILE ACCANIRSI»

di FRANCA GIANSOLDATI da IL MESSAGGERO.IT 15/11/08

Carità, comprensione, pietas. Sono parole che ripete più e più volte pensando a Eluana. Monsignor Giuseppe Casale, classe 1923, ex arcivescovo di Foggia è una voce fuori dal coro che, con coraggio, preferisce arrestarsi davanti al grande mistero della morte. Da pastore lui si rifiuta di dare giudizi, di emettere condanne. «Di fronte a questo grande mistero dovremmo avere tutti più rispetto e attenzione. Soprattutto lasciare la possibilità agli interessati di decidere in modo chiaro e sereno».

D.: Dunque lei è favorevole al testamento biologico?

R.: «Sì senza dubbio. Io sono per una vita piena. Nel caso di persone costrette allo stato vegetativo permanente, dico solo che ci si accanisce sulla vita. Eluana vive perché alimentata artificialmente. La sua è una vita ridotta al minimo, non è una vita piena, è vita vegetativa».

D.: Ma è sempre vita.

R.: «Mi interrogo e mi chiedo: davanti a casi simili si può parlare di vita umana, intesa come esistenza piena di relazioni? Noi sappiamo che esistono ammalati gravi, gravissimi, che al contrario possono interagire, farsi ascoltare, essere toccati, reagire, amare, avere sensibilità: ecco, questa per me è ancora vita, per il resto si può solo parlare di stato vegetativo. Posso capire, accostandomi con pietas cristiana, la decisione di un padre davanti ad una figlia in quello stato».

D.: Lei contesta l’accanimento terapeutico?

R.: «Io osservo solo che tutto questo chiasso, la solita battaglia tra guelfi e ghibellini, impedisce di fatto una riflessione serena, che in Italia sarebbe importante. E invece si litiga e alla fine, purtroppo, si perde di vista un aspetto importante: che l’alimentazione artificiale, come quella somministrata dai medici ai malati in stato vegetativo permanente, è una forma di accanimento, se la si toglie provoca la morte. Pertanto, forse, non si può più parlare di eutanasia. Penso che bisognerebbe definire al più presto il problema del testamento biologico, contenente le ultime volontà di vita».

D.: Cosa direbbe al signor Englaro, se lo avesse dzavanti?

R.: «Lo abbraccerei, gli farei arrivare la partecipazione con la quale, a distanza, l’ho accompagnato spiritualmente in questo calvario, da quando è iniziata la malattia della ragazza, sino al dramma successivo. Il mio augurio è che possano arrivare la pace e la serenità, sia per Eluana che per lui. Pregherò per loro».

D.: Staccare l’alimentazione e l’idratazione non è eutanasia?

R.: «In questo caso alimentazione e idratazione si possono parificare ad un accanimento terapeutico. E poi comunque, quando c’è un consenso alla base. Voglio dire che il padre sapeva bene che cosa avrebbe voluto la figlia medesima».

D.: Lei ricorrerebbe a disposizioni ben precise nel caso dovesse trovarsi in condizioni analoghe a quelle di Eluana?

R.: «Certamente. Per una persona che crede, e io credo in Dio onnipotente, la fine della vita non è “la fine” ma solo il passare da una condizione all’altra. Per un cristiano non è la morte totale. Se mi ritrovassi in una situazione analoga, non vorrei che mi alimentassero artificialmente con le macchine. Noi continuiamo a fare battaglie per la vita, come se la morte terrena fosse la fine della persona, e invece si schiude una esistenza nuova».

D.: Decisamente controcorrente.

R.: «Credo nell’immortalità dell’anima e nella resurrezione dei corpi. Non so cosa il Signore mi riserverà, ma non vorrei nessun accanimento. Spererei solo di avere accanto a me persone care, cui affidare parole di speranza, nella certezza che ci si rivedrà nel Signore. Noi continuiamo a fare un errore grossolano...».

D.: Cioè?

R.: «Vedere la morte e la malattia grave con l’occhio della tecnica, mentre dovremmo accostarci al nostro spegnimento come un passaggio, non dunque come un pericolo, una mannaia».




11 novembre 2008

EMERGENZA SLA MOLISE

 Emergenza

Sclerosi Laterale Amiotrofica

in Molise

Quinto appello

Al Presidente

della Regione Molise

11 novembre 2008

p.c.

Ministero della Salute-Roma

Organi d’informazione

in Molise

Gruppi Consiliari RegioneMolise

Partiti Politici Molisani

Sig. Presidente, la prego di scusarmi se insisto nel sollecitare il Suo intervento al fine di affrontare e risolvere l’emergenza Sclerosi Laterale Amiotrofica in Molise.

Mi permetto sottoporre alla Sua attenzione che trattasi di un morbo che colpisce, in simultanea, l’ammalato e i suoi congiunti diretti.

Sono già stati sottoposti alla Sua attenzione casi di familiari che non hanno ormai più una loro vita relazionale col mondo. Il paziente necessita di un’assistenza ininterronta per ventiquattr’ore su ventiquattro.

Il destino di questi pazienti è tutto nelle mani dei familiari. Essi non possono ammalarsi. Devono vivere la loro vita in una sorta di arresti domiciliari.

La situazione diventa assolutamente insostenibile quando l’ammalato entra nella fase della non comunicabilità con l’esterno.

Sig. Presidente, quando il malato entra in questa fase, si verifica un evento inquietante: gli amici, anche i più fraterni, riducono gradualmente la loro frequentazione, schiantati dal peso di quella situazione di incomunicabilità.

Vorrebbero visitare la persona amica malata ma non riescono a gestire la situazione.

L’uso dell’emulatore non risolve il dramma, ma rende la vita del malato e dei familiari meno disumana.

Sig. Presidente, non sappiamo quanti sono i casi in Molise.

Non è stata monitorata la stadiazione dei singoli casi.

Sig. Presidente,

-occorre istituire una task-force finalizzata ad alleviare le sofferenze di questi sventurati;

-occorre monitorare il fenomeno, per quantificarne la consistenza in Molise;

-occorre assicurare alle famiglie la presenza di personale specializzato in grado di sostituirsi per non meno di 16 ore al giorno ai parenti. In molti casi, ad assistere il malato è solo il o la coniuge. Durante la notte il malato invoca l’aiuto, e il coniuge non può negarglielo, deve svegliarsi quattro, cinque, dieci volte la notte. Quando inizia il nuovo giorno deve essere in grado di gestire il congiunto fino a quando non giunge la nuova nottata di passione. Questo è disumano!

-occorre assicurare l’ “emulatore” a quanti siano già entrati nello stadio della non comunicabilità e a quanti stanno per entrarvi.

Sono certo, sig. Presidente, che Lei vorrà accogliere questo appello e che si attiverà in tempi brevi per dare una risposta favorevole agli sfortunati molisani afflitti da questo terribile morbo.

Grazie di cuore

Antonio Grano

Grazie Antonio per avermi dato il permesso di pubblicare questa tua lettera. La firmo con il cuore con la promessa di progettare insieme a te e i malati della tua regione una azione pubblica

Mina Welby




10 novembre 2008

BILANCIO

Convegno del 6 novembre 2008
Ai confini della vita.
Il testamento biologico
come nuova speranza 

Bilancio
 
Riascoltato ieri sera un’altra volta gli interventi del convegno e dall’iniziale bilancio positivo sulla frequenza e la partecipazione viva del pubblico oggi vado al bilancio in negativo per quello che riguarda un esito di legge sulle dichiarazioni anticipate sui trattamenti sanitari.

La parte più positiva nell’organizzazione è la partecipazione del Senatore Ignazio Marino, che ci ha potuto dare uno spaccato sullo stato dell’arte della legge sul Testamento biologico.

Riascoltando l’intervento del Senatore Ignazio Marino mi è parso capire che per il semplice fatto che la legge 120 di un anno fa che voleva ridurre le liste di attesa sia stata spazzata via, con un emendamento senza possibilità di discussione in aula, al Governo attuale, come al parlamento, non importa nulla dei cittadini e specialmente dei più poveri, - perché gli altri le visite mediche e le indagini di laboratorio se li possono pagare.

Premesso questo, temo che il lavoro, su una legge in materia di dichiarazioni anticipate sui trattamenti sanitari di parlamentari sensibili alla volontà di autodeterminazione dei cittadini, alla fine venga vanificato. I motivi sono lampanti: si vorrebbero rendere obbligatori la nutrizione e idratazione artificiale e la ventilazione forzata, quindi obbligatorio un buco nella pancia e un altro nel collo.

Conseguenza: si contravviene all’art. 32 comma 2 della nostra Costituzione che dà libertà di scelta delle terapie, i medici rianimatori avranno paura di incorrere in denunce e i cittadini, anche se rifiutano le terapie di cui sopra, entrando in coma verrebbero sottoposti ai trattamenti forzati. Chi non avrà disponibilità per pagarsi un avvocato, dovrà rimettersi l’anima in pace o potrà salire sulle barricate e fare proteste pubbliche. Chi ha disponibilità di denaro proverà a sbattere in altra maniera contro un muro di gomma?

Una previsione troppo negativa? Sbagliato il mio ragionamento? Sarei contenta se fosse così.

Un rimedio forse debole ma nel convegno è stato lanciato e ho seriamente intenzione di intraprendere la strada anche in solitaria se fosse necessario. Ma so che ho molte persone che hanno già redatto e depositato il proprio testamento biologico e confido in loro di convincere altri a farlo. La disponibilità dei comuni di tutta l’Italia ad istituire un registro e deposito di testamenti biologici dei cittadini che vivono in Italia sarebbe di grande aiuto per questo atto pubblico.

Dovrebbe diventare un passaparola generale. Una copia dovrebbe essere inviata per posta al Governo. Credo che solo una azione popolare generale potrebbe far capire al parlamento che nessuno dei cittadini italiani vuole essere espropriato della propria libertà di decidere per se stesso.




5 novembre 2008

liberiamo Kareem!

 http://oknotizie.alice.it/go.php?us=496018c8172ada64

Liberiamo Kareem: clicca sul link e quando si apre la pagina
vota una sola volta
su ok in alto a sinistra
Grazie!
Liberiamo Kareem! Domani 6 novembre manifestazioni in tutto il mondo per il blogger egiziano arrestato per aver esercitato la sua libertà di espressione! a Roma davanti all'ambasciata egiziana alle 14:30 vieni anche tu, e diffondi la notizia sul tuo blog!

Da oknotizie.it




1 novembre 2008

AI CONFINI DELLA VITA

 AI CONFINI DELLA VITA

IL TESTAMENTO BIOLOGICO COME NUOVA SPERANZA


Giovedì 6 novembre 2008
Ore 17.00

Municipio X

Sala Rossa 4° piano

Piazza di Cinecittà, 11 - 00174 Roma


Introduce:

Sandro Medici
Presidente del Municipio X

Modera
Dr. Adriana Pannitteri
giornalista Tg1

Interventi

Senatore Prof. Ignazio Marino PD
Membro commissione Igiene e Sanità

Don Matteo Zuppi
Comunità di St. Egidio Parroco di St.Maria in Trastevere

Avv. Giuseppe Rossodivita
Giunta Radicali Italiani

Dr. Giosuè Pasqua
Responsabile di Comunicazione della Cooperativa Cecilia

Mina Welby
Moglie di Piergiorgio Direzione Ass.ne Luca Coscioni

Come raggiungere il Municipio X:
Metro linea A - stazione Subaugusta
Autobus linee: 451 - 503 - 552 - 559 - 590 - 650 - 654
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