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Io amo la vita: la storia di Piero e Mina Welby - trailer

 

      

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dall'ora che segna l'orologio.
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Calibano: la terra, il fango,
le viscere, la passione cieca,
l'incognito, il caos, la paura,
il talento primordiale, virile,
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La carne, l'anima, lo spirito insieme
in un ultimo viaggio; prima della
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un nuovo luogo, un nuovo corpo da
,o dove addormentarsi, come
dice Ariel, sotto un fiore



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Cristo! come eravamo ridicoli
io e il Nuvola mentre seguivamo
il furgone mortuario del Comune
…ti saresti divertita, cazzo!…
noi sulla circonvallazione
a cambiare la candela sporca
e la tua bara grigio topo gettata
nel cimitero di Prima Porta
…ti saresti divertita, cazzo! …
così come ti divertivi da sballo
a fare l’autostop sulla Colombo
per rubare una giornata alla
disperazione
e sbatterla sulla spiaggia di
Capocotta….
…io e te…confusi tra gli altri
che lanciavano la loro allegria
sugli asciugamani colorati della
fantasia
…io e te…la sera nel vagone
del treno…
ad assaporarci il sale sulle labbra,
a scandalizzare quelle facce
di cartapesta imbolsite dal sopore,
…io e te…ad inventare equilibrismi
sulla corda tesa del pudore ma…
con la mente già chiusi in
quella stanza.
Che assurdità quel grattacielo
di morti murati dietro quei marmi
di fiori appassiti e nomi dimenticati.
Ti lasciammo tra i crisantemi gialli
rubati ad un disgraziato tuo vicino
e l’odore di cera e fiori marciti…
andammo via tirando calci ad
una Pepsi
e cantando All along the watch
tower…
cantavamo forte per non piangere,
forse,
..io non ho pianto…ma,…
una volta tornato in quella stanza,
ho passato la notte alla finestra,
tutta la notte a guardare
il fumo leggero della Marlboro
che mi bruciava gli occhi
e lo scorrere lento dei vagoni.
(P. Welby, 

 

All Along The Watchtower 
dalla raccolta -Natiche Sadiche-)

 

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30 agosto 2008

DOV'E' LO SCANDALO?

 

"Zuerst die Fuesse" (Prima i piedi) di Martin Kippenberger
Da Altoadige.it

La Rana Crocifissa ha provocato una specie di crisi politica nella provincia di Bolzano. Esposta dal 26 maggio nel Museion, museo di arte moderna, a Bolzano ha avuto immediatamente un impatto forte sul sentimento della gente. Proteste da svariate parti e richieste di rimozione hanno avuto come risposta da parte della curatrice del Museion, Letizia Ragaglia, la sua ferma posizione nel difendere il diritto di espressione. Anche alle autorità ecclesiastiche nella persona del vescovo di Bolzano ha opposto la sua fermezza. Il presidente del Consiglio Provinciale, Franz Pahl, sta facendo lo sciopero della fame davanti al museo per ottenere la rimozione della Rana Crocifissa.

Il significato della rana crocifissa

BOLZANO. Visitatori e curiosi con il naso all'insù tentano ogni giorno di interpretare la scultura dell'artista germanico Martin Kippenberger, appesa all'entrata del Museion, ma non la capiscono. L'enorme rana color verde fastidio appesa sopra le loro teste è messa in croce. Ha gli occhi fuori dalle orbite ed un aspetto orribile.
In una mano tiene un boccale di birra, nell'altra un uovo. Ma che significa? Cosa voleva dire l'artista?
Letizia Ragaglia, curatrice del Museion e Antonio Lampis, vicepresidente della Fondazione, spiegano di che cosa si tratta. «Negli anni Novanta Kippenberger ha passato un lungo periodo di ferie nel Tirolo austriaco ed il contesto lo ha ispirato per la rana crocifissa». L'artista ha rappresentato una società che appare perfetta ma che in realtà è ipocrita. Una società che a fine giornata si abbrutisce di birra nei bar, si lascia andare a battutacce sul sesso ed a frasi sconce. E tutto questo sempre sotto il crocifisso di legno che compare in bella mostra in tutti i bar del Tirolo.
«Il Tirolo infatti è fatto di "Kneipen", locali dove a fine giornata si beve birra a litri per poi lasciarsi andare a barzellette e battute pesanti e sconce sotto il crocifisso di legno che, normalmente, vi si trova appeso. "Nageln" (inchiodare, i chiodi della croce) in gergo significa anche avere rapporti sessuali e "Fred Frog (rana) rings the bell" sta per "Facciamoci un altro giro di birra finché siamo ancora in grado di reggerci in piedi"». Insomma la rana in croce rappresenta l'uomo ridotto ad animale, che beve fino all'abbrutimento, che non riesce a liberarsi dalla croce dell'alcol vissuto come piaga. E Kippenberger condanna una società che da una parte si dice cristiana e che dall'altra, proprio sotto o davanti al cristo che dice di venerare, riesce ad esprimere solo il peggio di sé.
La rana è l'uomo abbrutito dalla birra e dall'alcol, costantemente "inchiodato" (o col chiodo fisso) del sesso. L'uovo rappresenta la perfezione tradita. Quello che avrebbe potuto essere e invece non è. La sofferenza. La vita sprecata.

fonte




29 agosto 2008

A QUANDO LA CALENDARIZZAZIONE DELLA PROPOSTA DI LEGGE SUL TESTAMENTO BIOLOGICO?

 Testamento biologico-caso Englaro, Farina Coscioni: cosa aspetta il Parlamento a calendarizzare e discutere le proposte di legge già depositate?
"Alcuni punti anticipati dall’onorevole Lupi del Pdl sono inaccettabili. La volonta’ del malato va sempre e comunque difesa e tutelata"


Roma, 29 agosto 2008

• Dichiarazione di Maria Antonietta Farina Coscioni, deputata radicale e co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni

Finalmente anche della maggioranza comincia a farsi strada la consapevolezza che è necessaria, opportuna e urgente una legge sul testamento biologico; per il vice-presidente della Camera Maurizio Lupi il caso di Eluana Englaro evidenzia la necessità di colmare un vuoto giuridico, e sostiene che è doverosa un’iniziativa legislativa in questo senso. E’ quanto sosteniamo da sempre.

“Ne discuteremo in Parlamento”, promette Lupi. Benissimo, non attendiamo altro. Non siamo stati certo noi, nella passata legislatura, a bloccare dibattito e confronto, per esempio, sulla proposta che aveva faticosamente predisposto l’ex presidente della Commissione Sanità, senatore Ignazio Marino. In questa legislatura abbiamo già presentato un progetto di legge, lo si calendarizzi, lo si discuta e ci si confronti. Detto questo, è bene dire subito che alcuni punti anticipati da Lupi sono per noi radicali inaccettabili: penso per esempio al non considerare idratazione e alimentazione come cure mediche che non possono essere sospese.

Uno dei punti che riteniamo imprescindibili è che va innanzitutto difesa e tutelata la volontà del malato. E’ tempo che il Parlamento entri in sintonia con il paese, e vari una legislazione compatibile con il “comune sentire”. Alla fine di luglio sono stati per esempio diffusi i risultati, clamorosi, di un sondaggio della SWG: l’81 per cento degli interpellati è favorevole alla richiesta di interruzione delle cure, quando si presentano casi come quello di Eluana.

Sarebbe inoltre opportuno che soprattutto il servizio pubblico radio-televisivo approntasse programmi di informazione e di approfondimento su questi temi, consentendo a tutti noi di poter conoscere le varie posizioni e potersi fare così un’opinione. E’ tempo che di questi temi si parli e ci si confronti alla luce del sole, e che le varie posizioni siano conosciute per poter essere apprezzate dalla pubblica opinione.




29 agosto 2008

ARTICOLO 21

 

Non cancellate Pio La Torre

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27 agosto 2008

Come danzare nella pioggia................

  Era una mattinata movimentata, quando un anziano gentiluomo di
  un'ottantina di anni arrivò per farsi rimuovere dei punti da una ferita
  al pollice.
 
  Disse che aveva molta fretta perché aveva un appuntamento alle 9:00.
 
  Rilevai la pressione e lo feci sedere, sapendo che sarebbe passata oltre
  un'ora prima che qualcuno potesse vederlo.
 
  Lo vedevo guardare continuamente il suo orologio e decisi, dal momento
  che non avevo impegni con altri pazienti, che mi sarei occupato io della
  ferita.
 
  Ad un primo esame, la ferita sembrava guarita: andai a prendere gli
  strumenti necessari per rimuovere la sutura e rimedicargli la ferita.
 
  Mentre mi prendevo cura di lui, gli chiesi se per caso avesse un altro
  appuntamento medico dato che aveva tanta fretta.
 
  L'anziano signore mi rispose che doveva andare alla casa di cura per far
  colazione con sua moglie.
 
  Mi informai della sua salute e lui mi raccontò che era affetta da tempo
  dall'Alzheimer.
   Gli chiesi se per caso la moglie si preoccupasse nel caso facesse un po'
  tardi.
  Lui mi rispose che lei non lo riconosceva già da 5 anni.
 
  Ne fui sorpreso, e gli chiesi 'E va ancora ogni mattina a trovarla anche
  se non sa chi é lei'?
 
  L'uomo sorrise e mi batté la mano sulla spalla dicendo: ''Lei non sa chi
  sono, ma io so ancora perfettamente chi é lei'
 
  Dovetti trattenere le lacrime...Avevo la pelle d'oca e pensai: 'Questo é
  il genere di amore che voglio nella mia vita'.
 
  Il vero amore non é né fisico né romantico. Il vero amore é
  l'accettazione di tutto ciò che é, é stato, sarà e non sarà.
 
  Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il
  meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno.
 
  La vita non é una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di
  come danzare nella pioggia.
 
  Sii più gentile del necessario, perché ciascuna delle persone che
  incontri sta combattendo qualche sorta di battaglia.

Autore ignoto

 


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27 agosto 2008

TB al Meeting di Rimini

Al Meeting di Rimini si parla anche di scelte di fine vita e dei problemi direttamente connessi. Mi domando perché in questo paese si dicano ancora le stesse cose che si sono già dette più di dieci anni fa e senza aver fatto un passo avanti. Ma tant’è. La Dott. Silvie Menard, malata oncologica e consulente del Centro di Oncologia Sperimentale dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, afferma che il testamento biologico non ha senso. Lei sarebbe arrivata a questa conclusione dopo essersi ammalata di cancro, prima avrebbe pensato in modo differente. La dottoressa dovrebbe considerare che il Testamento Biologico dovrebbe diventare una possibilità e non una costrizione per i cittadini italiani, come lo è la legge sul divorzio e altre.

Sulla sua paura che potrebbe sfociare in eutanasia, obietto che una legge ben formulata e con i dovuti controlli non può portare a questo. Il nuovo progetto di legge del Sen. Ignazio Marino contiene in appendice articoli sulle cure palliative e le terapie del dolore che dovrebbe chiudere “il buco nei compiti dell’assistenza sanitaria”. Mi meraviglia che questo progetto di legge ancora non sia stato messo in calendario, benché firmato da 101 Senatori, un terzo dei membri del Senato.

“Poiché la vita diventava più breve, l’ho scoperta come più preziosa.”
Dottoressa Menard, queste parole le conoscevo già dalla lunga pratica di vita che ho accompagnato fine alla morte di Piergiorgio Welby che per oltre quarant’anni ha lottato per la vita. La vita di Luca Coscioni è un esempio di raro impegno per la libertà di ricerca scientifica e l’Italia ne dovrebbe andar fiera, ma tace, lo ha compianto soltanto al momento della sua morte e poi è caduto nell’oblio più oscuro.

Alla conclusione di Dott. Cesana “Il padre di Eluana non ha agito come ha fatto per motivazioni economiche. Lui considera ormai la figlia morta, e questo non lo può sopportare. Al contrario le suore sopportano la condizione della figlia. Perché ostacolarle nel farlo? Allora il caso Englaro non è solo impedire la vita, ma anche impedire la carità. Ricordiamoci che la medicina è nata per curare, non come capacità di guarire”, devo obiettare che l’importanza non è che il papà di Eluana consideri la figlia morta, ma che lui voglia dar seguito alla volontà della figlia, espressa da lei ancora in vita. Vuol dire che anche nelle dichiarazioni anticipate sui trattamenti sanitari o testamento biologico, che dir si voglia, si deve rispettare la volontà della persona che le ha espresse per se stessa. Punto! Un eventuale Tutore scelto dalla persona in questione ha soltanto il compito difficile ma di grande responsabilità di curare perché sia eseguita la volontà del tutelato.

Le suore, per quanto possano essere affezionate a quel corpo di Eluana e curarlo con amore, non credo che possano reclamare in questo un diritto a fare la carità. Sicuramente Eluana apprezzerebbe di più che le suorine prestino la loro carità a persone in difficoltà. Certo prestare la carità alle persone che hanno facoltà di rispondere, obiettare, lamentarsi, opporsi, fare richieste, è più difficile. Eluana è lì esposta a qualsivoglia intervento, quantunque amorevole. Io ci trovo, mi perdoni il termine, una certa necrofilia. Per me vita non è il mantenimento delle funzioni di un apparato circolatorio, respiratorio e digerente di un corpo e il mantenimento di tutte le sue funzioni. Vita è capacità di relazione con il mondo circostante, anche se limitata, che poi sarà quella che dopo la morte del corpo continua rinnovata in quell’attimo di eternità che ogni uomo si sogna e in cui io credo.

Se le nuove tecniche di ricerca sulle persone in stato vegetativo permanente dovessero trovare un modo per risvegliarle e riabilitarle a una vita accettabile per loro, sarò pronta a chiedere scusa per la mia ultima affermazione. 

Io personalmente affermo il diritto costituzionale di poter rinunciare a tale tecnica straordinaria e vorrei che si rispetti la mia richiesta. Deve essere il mio modo di difendere la vita, l’umanesimo e, perché no, la carità cristiana contro il primato della tecnica sulla vita e sferrare un colpo al vitalismo occidentale egoista.



Mina Welby

E una piccola nota: Mi sconvolge il fatto che al Meeting non abbiano chiamato persone come Ignazio Marino o Luigi Manconi o altri che potevano parlare direttamente su questo tema ma che lo abbiano voluto mettere in formato "casalinghe di Voghera". O sbaglio?




22 agosto 2008

INVITO A MERENDA IN CASA SCHETT


http://www.hochpustertal.info/it/suedtirol/innichen.html

Dalla gita nella valle di Villgraten in Austria.

Questo è il maso di una famiglia Schett. Sarò discendente dai loro stessi avi?

Vi voglio far venire l'acquolina in bocca vicino a un piatto di speck e una fetta di strudel di mele con la panna e un cappuccino.

 


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11 agosto 2008

“Mia sorella Oriana morta d’eutanasia”

 
"La Stampa", 11 Agosto 2008, pag. 16 

Il caso
Gli ultimi giorni della Fallaci

FRANCESCO OLIVO
TORINO

<<Oriana è morta con l’eutanasia». Ne è sicura Paola Fallaci, sorella della giornalista scomparsa due anni fa. Lo dice senza giri di parole in un’intervista a Sky Tg24 e lo conferma alla Stampa: «Tornò a Firenze trasportata con una barella, era uno scheletro. A New York aveva subito terapie tremende. Soffriva molto e ha chiesto un’iniezione di morfina, sapendo benissimo che non si sarebbe più risvegliata, lo sapevano anche alla clinica»...... >>
(Ha collaborato Gianpiero Calapà)
----------------------------------------------------------------
I malati terminali di tumore negli hospices e anche a casa vengono aiutati normalmente in questa maniera. Purtroppo sono ancora troppi di questi malati che non vengono aiutati. Mi domando perchè!
Papa Pio XII già negli anni 50 aveva chiesto ai medici di usare gli antidolorifici anche se dovessero abbreviare la vita.
Perchè siamo ancora uno degli ultimi paesi europei nell'uso degli antidolorifici?

Aggiungo questo commento che può essere molto utile per capire di più:

Morte Fallaci, Viale: una storia di ordinario tabù sulla fine della vita

Stessa comprensione se quella iniezione l’avesse fatta un medico favorevole all’eutanasia?

Torino, 11 agosto 2008

• Dichiarazione di Silvio Viale, dirigente di EXIT- Italia e dell' Associazione Luca Coscioni

Non ci sarebbe nulla di scandaloso se la morte di Oriana Fallaci fosse stata accelerata da una iniezione generosa di morfina, se non per il fatto di volerlo negare, facendo così rientrare i suoi ultimi minuti in una storia di ordinario tabù. Non sarebbe scandaloso nemmeno per le sue note posizioni anti-eutanasia, perché una cosa è pensare all'eutanasia come al boia lontano, un'altra cosa è la mano pietosa di un medico amico. Di per se la circostanza non è una notizia: quanti parenti affermano che, per fortuna o per pietà, un loro congiunto è trapassato proprio dopo quella "ultima iniezione". Mi fa piacere che Oriana Fallaci abbia potuto chiedere e ottenere di abbreviare il proprio trapasso, nonostante le apparenti contraddizioni con le proprie pubbliche convinzioni. Mi fa meno piacere, invece, che il Dott. Francesco Matera dica che "nei casi dei malati terminali è una pratica normalissima", senza rendersi conto di avere varcato una zona grigia, un tabù, un segreto ben custodito. Per alcuni non è eutanasia, ma per altri lo è perché si accelera la morte naturale. Lo è anche se si accorcia la vita di poco? Ma quanto di poco? Con il suo ultimo intervento, "fate qualcosa, aiutatemi", Oriana Fallaci ci invita ad affrontare il tabù della morte, dell'aiuto alla morte. Avvicinare il momento finale della nostra vita non può essere lasciato al nostro ultimo disperato barlume di lucidità, con un medico disponibile a rischiare purché nessuno indaghi o dica mai niente. Pensate un po', quali e diverse sarebbero state le reazioni se al posto del Dott. Francesco Matera (o chi per esso), ci fosse stato il Dott. Viale o qualche altro medico favorevole all'eutanasia. Stessa comprensione? In fondo si sarebbe trattato della stessa iniezione di morfina.




10 agosto 2008

Testamento Biologico -Ricordando Piero Welby

Oggi su La Voce di Romagna.
-----------------------------
Subject: RICHIESTA DI S.O.S A TUTTI I NAVIGANTI

…se un medico vi dicesse
lei ha una malattia incurabile e le resta poco da vivere però: …noi potremmo farle un buco in pancia (gastrostomia) per poterla alimentare, poi le praticheremo un foro nel collo (tracheostomia) per permetterle di respirare, le introdurremo un tubicino nell’uretra (catetere vescicale) per consentirle di urinare, una infermiera le svuoterà giornalmente l’intestino…naturalmente dovremo sottoporla a forti terapie antibiotiche per contenere le infezioni causate dai tubi…inevitabilmente dovrà sopportare i decubiti, piaghe dolorose che corrodono la carne fino all’osso…però, lei potrà vivere anche un anno o più!
…se un medico vi dicesse:
lei ha una malattia incurabile e le resta poco da vivere però: …noi potremmo ridurre le sue sofferenze al minimo e, su sua richiesta, procurarle una morte indolore, purtroppo la scienza ha i suoi limiti…

DA QUALE MEDICO VORRESTE ESSERE CURATI?

P.Welby Mer 29 Mag 2002 13:38

Carissimo comandante Piero Welby.
Ovunque tu sia in navigazione vorrei dedicarti un mio intervento su questo giornale, dove hai più volte scritto.
So per certo che, prima di lasciarci, hai spento il tuo computer, cancellando tutta le mailing presenti, ma io, in tuo ricordo, non l'ho fatto e da tutta la nostra corrispondenza (più di 1000 lettere) ora ho richiamato la tua richiesta-quesito, del 29 Maggio 2002, per offrirla ai lettori de La Voce.
In questi mesi, dietro la scia della barca senza skipper, di Eluana Englaro, si sono messi opinionisti, politici, religiosi....che hanno ripreso con nuovo vigore a disquisire sulle pene degli altri, a portare acqua davanti alle chiese, mentre "amici", noti avvocati, si sono posti alcuni dubbi, immaginando, questa povera ragazza, diventata donna in stato vegetativo permanente, felice perchè forse sta sognando.
Spesso, in questi 4 anni, ad ogni ora, mentre discutevamo su tutto, ti ho ringraziato di avermi fatto temere di meno la Morte mentre tu continuavi, con il tuo solo abile dito ad amare la Vita.
La Morte, mi dicevi, fa parte della Vita, però di una Vita che vale di essere vissuta.
Come è possibile che molti siano ostili al Testamento Biologico, filosofeggiando ottimamente, per concludere da dove erano partiti così: "chi ci dice che il paziente (senza nome) una volta intubato, forato, cateterizzato, clisterizzato, antibiotato desideri veramente staccare la spina"?
Proprio oggi su un noto quotidiano nazionale vi sono due intere pagine che parlano di "Hospice, dove si sceglie come e quando morire".
Questa inchiesta ha contributo a chiarire, ancora di più, che il malato è uno di noi, che è costretto, purtroppo, ad isolarsi dal branco, dalla moltitudine che cammina sulla battigia, che passeggia in centro, che si reca alla partita, che conduce una vita di relazione autonoma.....sto parlando del "malato quello vero" non di colui che teme di esserlo ma quello che è stato colpito da una malattia degenerativa o tumorale.
Questo nostro amico, siamo tutti convinti che aspiri di soffrire il meno possibile, pensando in ogni ora del giorno e della notte al progredire della sua malattia, all'analisi dei sintomi che, gradualmente, ad esempio, gli faranno perdere l'uso della parola e della deglutizione anticamera del soffocamento.
Questo malato non merita di trovarsi nell'incubo costante di sentirsi privato di decidere della sua dignità, di non poter preparare, in tempo, le valigie, di temere di poter diventare oggetto di "accanimento terapeutico".
"Negli Hospice non ci sono nè sondini per l'alimentazione forzata, nè respiratori, tutto questo se non richiesto è accanimento terapeutico. Le cure sono per ridurre i sintomi, il dolore, la sofferenza anche psicologica, rasserenare nel momento terminale. O per aiutare chi terminale non è, ma non è più curabile."
Un Hospice sarebbe andato bene anche per te, caro Piero Welby?
Sono sicurissimo che non ne hai mai sentito il bisogno, perchè eri ottimamente curato in famiglia e come tante altre persone, fortunate(?), chiedevi solo di poter avere, tu essere inanimato, quando la fatica di vivere sarebbe diventata insopportabile, un medico che ti tranquillizzasse nel momento finale del tuo Hospice domestico.
Sempre di più le persone vogliono decidere "come morire".
Anche uno dei più grandi Papi della storia, con il quale tanti di noi hanno potuto con-vivere parte della propria vita, ha deciso come morire non accettando l'accanimento terapeutico, il rischio di trovarsi in uno stato vegetativo dove il sogno poteva trasformarsi in incubo!
Chi è colpito da forme inguaribili e progressive chiede, spesso, solo di essere tranquillizzato di non trovarsi nell'ansia del soffocamento e dell'eventuale coma e possibile stato vegetativo permanente!
Se il paziente riesce a trasmettere agli altri, in modo chiaro e sicuro, le sue volontà, un suo testamento biologico, allora, spesso, la sua vita si allunga.
Si è verificato per il mio amico Luca Coscioni che alla fine rifiutò il terrore della tracheotomia e ancora di più per il mio comandante Welby che la tracheotomia l'aveva sperimentata.
Ha perfettamete ragione chi gestisce gli Hospice quando afferma che "Una fine vita coccolati accresce il desiderio di continuare a sperare".
Però, subito dopo, penso a Nuvoli, ammalato terminale di SLA, che, pur manifestando, più volte, il desiderio di lasciarci, è stato costretto a togliersi la vita con il "digiuno" e la "sete" a causa di un grave vuoto legislativo.
Un tempo, in assenza di queste incredibili macchine biotecnologiche, che consentono agli apparati del corpo di funzionare, spesso i nostri anziani, quando tutta la famiglia riceveva la diagnosi infausta del medico di famiglia, smettevano di mangiare e di bere sapendo che con il digiuno si arrivava in poco tempo alla morte in uno stato di torpore da inèdia associato a liberazione di endorfine.
Se vogliamo che ciò avvenga "buon digiuno a tutti"
Sergio Giordano

Grazie Sergio

Mina la vivandiera della nostra Zattera




6 agosto 2008

UNA FIRMA

Riporto il link del Circolo Barack Obama e chiedo di firmare. Grazie
Mina Welby

 La lunga e sofferta discussione seguita alla decisione del PD di astenersi dal voto sul conflitto fra parlamento e magistratura a proposito del "caso Englaro" ha prodotto questa lettera che invieremo a tutti i nostri parlamentari.

AGGIUNGI ANCHE LA TUA FIRMA!


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2 agosto 2008

TI VA UNA PASSEGGIATA?




Per i prati dell'Alta Pusteria

Per i prati e boschi nei dintorni di Riscone (Brunico)






Ecco Riscone, paesino ridente sull'altipiano tra castelli, prati e boschi






vicino alla chiesina del 600 ci riposiamo alla fontanella




e tornando a casa che ti vedo? una cassetta attrezzata per la rimozione dei bisogni dei cani!
C'è paletta, sacchetto di plastica e la strada è pulita. Nelle nostre città ci imbrattiamo i piedi, le ruote delle carrozzine di bimbi e dsabili e i carrelli della spesa. Vi ha fatto mai qualcuno una multa? No, eh!




 


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