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Io amo la vita: la storia di Piero e Mina Welby - trailer

 

      

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L'onore dipende spesso
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in un ultimo viaggio; prima della
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un nuovo luogo, un nuovo corpo da
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Cristo! come eravamo ridicoli
io e il Nuvola mentre seguivamo
il furgone mortuario del Comune
…ti saresti divertita, cazzo!…
noi sulla circonvallazione
a cambiare la candela sporca
e la tua bara grigio topo gettata
nel cimitero di Prima Porta
…ti saresti divertita, cazzo! …
così come ti divertivi da sballo
a fare l’autostop sulla Colombo
per rubare una giornata alla
disperazione
e sbatterla sulla spiaggia di
Capocotta….
…io e te…confusi tra gli altri
che lanciavano la loro allegria
sugli asciugamani colorati della
fantasia
…io e te…la sera nel vagone
del treno…
ad assaporarci il sale sulle labbra,
a scandalizzare quelle facce
di cartapesta imbolsite dal sopore,
…io e te…ad inventare equilibrismi
sulla corda tesa del pudore ma…
con la mente già chiusi in
quella stanza.
Che assurdità quel grattacielo
di morti murati dietro quei marmi
di fiori appassiti e nomi dimenticati.
Ti lasciammo tra i crisantemi gialli
rubati ad un disgraziato tuo vicino
e l’odore di cera e fiori marciti…
andammo via tirando calci ad
una Pepsi
e cantando All along the watch
tower…
cantavamo forte per non piangere,
forse,
..io non ho pianto…ma,…
una volta tornato in quella stanza,
ho passato la notte alla finestra,
tutta la notte a guardare
il fumo leggero della Marlboro
che mi bruciava gli occhi
e lo scorrere lento dei vagoni.
(P. Welby, 

 

All Along The Watchtower 
dalla raccolta -Natiche Sadiche-)

 

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5 febbraio 2010

RICORDI NEL CASSETTO PUNTATA N.2

 

Carissima Mina
è la prima volta che mi rivolgo direttamente a te con la speranza che Piero non sia geloso:-))).
Sia io che Carla abbiamo letto il tuo bellissimo intervento dove ci hai spiegato quanto io speravo di leggere dal 1 Maggio 2002.
Noi radicali,convinti della necessità di una legge sull'Eutanasia siamo anche convinti che questo "Toradol" debba rimanere sul comodino fino a quando la vita sarà degna di essere vissuta.
Questo thread rappresenta la più bella esperienza di solidarietà ,molti di noi hanno imparato a temere di meno la propria morte e altri di noi hanno ripreso a desiderare di vivere fino all'ultima energia a disposizione.
E' una bellissima zattera,che non serve per fare solo politica.In queste nostre 255 pagine abbiamo creato internettianamente una vera e propria amicizia alla quale spero che altri possano e vogliano partecipare.
Ci sono interventi che rappresentano la vera essenza della vita.Siamo diventati amici,un vero equipaggio grazie anche a Marco che ci fa sentire vivi creandoci ogni giorno stimoli nuovi che ci evitano di parlare di cose futili.
Salutami Piero
un bacio da Carla,Sara e Sergio e una scodinzolata da parte di Tabar.
PS=
Naturalmente ogni volta che servirà, con un fischio i 250 km che ci separano verranno cancellati in un attimo.

Mina,
grazie per il tuo intervento, bellissimo, soprattutto dopo la triste storia di Alessandro e Antonio. La tua testimonianza è preziosa, perché dimostra che anche di fronte ad una malattia incurabile e inguaribile si può trovare la forza di gustare ancora la vita. Certamente, come d’altra parte anche per le persone sane, è necessario non sentirsi soli ed abbandonati, per provare il piacere dell’amore e dell’amicizia, che danno il senso alla nostra vita.
Dopo aver letto la tua storia “semplice” mi spiace ancor di più che un padre disperato e impazzito abbia eutanasiato suo figlio .. forse troppo presto, negandogli la possibilità di essere, qualche volta, ancora felice.
Non mi stanco di ribadire ancora una volta che l’eutanasia ha per me senso solo e unicamente in casi di malati terminali, non do per scontato che una persona trovandosi improvvisamente disabile o malata, dopo un periodo di sconforto, turbamento o depressione, non possa ritrovare il gusto alla vita.
Non do per scontato che Alessandro, anche dopo due tentativi di suicidio, in quel momento, a casa sua, con una macchina sportiva parcheggiata sotto casa, volesse veramente morire.

ORIETTA

UNA STORIA COMPLICATA

…volevo rispondere subito all’intervento della Schett…ma ho preferito contare fino a mille. No, non sono un bastian contrario o, peggio, un cinico privo di riconoscenza ma il think pink che trasuda da Callegari e Schett merita, a mio avviso, una nuance di nero-di-seppia…e questo per riconsegnare la realtà al colore che più le si addice. Il patto con la mia asburgica compagna era chiaro: lasceremo che la malattia faccia il suo corso e accetteremo l’inevitabile. Dopo una “agonia” di 2 settimane ed il rifiuto del ricovero richiesto dal medico, quando ero ad un passo dalla meta…prima di andare in coma ho chiesto aiuto; la mia vera tragedia nasce dal momento in cui la Schett decide, contravvenendo al nostro patto, di telefonare al 118! Diceva Johann Gottfried Herder che i due più grandi tiranni della terra sono il caso e il tempo…ed io li ebbi entrambe contro. Fu un caso che il 14 luglio alle h17 la circonvallazione fosse priva di traffico, alle 18 per fare un km ci sarebbe voluta più di mezz’ora, ed il tempo mi consegnò al rianimatore con i neuroni non ancora in necrosi. Fu un caso che la rianimazione del S. Spirito avesse un posto libero. A questo punto la decisione “criminale” di una dottoressa mi restituisce alla vita…quale vita?…non sarò io a descrivere gli orrori e le sofferenze che hanno punteggiato questi anni…le parole che seguono le ho digitate a febbraio:

Quel cazzo di cusci
E gonfia
Ti voglio bene ma non posso più andare avant
La sal mi soff mi viene il terr quan non riesco ad in
Aiutami morire!
Sono disperatamente solo!
Ti amo più della vita
Sei stata la sola persona che
Non mi abbia mai deluso
La nostra storia non deve naufragare nell’orrore


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permalink | inviato da Mina vagante il 5/2/2010 alle 8:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa



3 febbraio 2010

RICORDI NEL CASSETTO

Riporto qui un mio post sul forum "eutanasia" del sito www.radicali.it dell'anno 2003.
Seguiranno a puntate botta e risposta degli amici forumisti e la risposta conclusiva di Piero

UNA STORIA SEMPLICE


Le cose che vi dico oggi le volevo scrivere da tanto tempo. Sono la compagna di Piero dal 1980. E’ una persona speciale dalle mille risorse. L’ho conosciuto già con i segni dalla distrofia. Purtroppo è una malattia progressiva e non perdona. Piero ne era informato su tutti i particolari e non voleva “rovinarmi la vita”, come diceva. Già allora aveva chiuso con la vita. Ma l’ho “sedotto”. Ho risvegliato in lui tutti gli interessi che aveva cercato di soffocare. Per cominciare ci siamo buttati nella fotografia. Ha ricominciato a dipingere. Siamo andati a pesca. Abbiamo aiutato ragazzi svogliati a studiare. Abbiamo accompagnato alla meta 5 laureandi. L’ultimo è nostro nipote che vedrà il traguardo a febbraio. Tutte esperienze che non mi sarei mai sognata. La casa si è riempita di libri di filosofia e di arte. Ora per poterli leggere glieli scannerizzo. Abbiamo rifiutato sempre “l’invadenza” dell’assistenza domiciliare, perché così ci sentivamo “normali”. Papà Alfredo ci chiamava la coppia vincente.
Poi è arrivata l’insufficienza respiratoria, cinque anni fa, e il ricovero di 2mesi in rianimazione. Piero desiderava morire quel giorno. Tornato a casa tracheotomizzato fu in uno stato di depressione profonda. Non sapevo da che parte cominciare. Ebbi il valido aiuto di un’infermiera conosciuta in rianimazione. Stefania gli diede fiducia nelle sue possibilità. Piero ricominciò a scrivere a mano con grande difficoltà. Non aveva ancora il computer. Stefania gli prestò la macchina da scrivere elettrica. Poi arrivò il computer di 1GB. Per Piero fu la scoperta di un nuovo mondo. Non solo poteva scrivere, ma il programma di Corel stimolava la sua fantasia di artista. Ci voleva un PC più potente. Ora fece dei veri capolavori di arte. Raccogliemmo le moltissime diapositive di macrofotografia su disco.
Gli assistenti domiciliari, persone sensibili e preparate mi diedero e danno ancora un valido aiuto. Psicologicamente facemmo fatica ad accettarlo. Ora il nostro rapporto con loro è di amicizia. Era cominciato di nuovo un periodo di relativa spensieratezza e felicità. Andammo qualche volta di nuovo al laghetto sportivo non lontano da casa nostra a pescare. Tutto questo durò fino a un anno fa. Un nuovo peggioramento della malattia con difficoltà di deglutire, malessere indefinibile, difficoltà di respirare anche con il respiratore, un collasso metabolico, una polmonite ab ingestis, perché il cibo gli andò nella trachea. Per circa due mesi aveva perso l’udito. Unica soluzione fu la nutrizione enterale con molte difficoltà. Vivevo in continua paura di un tracollo. Quante volte Piero mi implorò di aiutarlo a morire. Mi disse anche come avrei dovuto fare. Come avrei potuto?! Poi, cari amici, siete venuti voi. Tutto colpa mia. Cercava articoli sull’eutanasia. Gli dissi di cercare sul sito dei Radicali. Io non lo avevo mai aperto fino allora. Da anni però ascoltavo con Piero tutte le mattine la lettura dei giornali su RR. Ha riacquistato grazie a voi tutti il suo humor. Tutto il resto lo sapete. Quando non sta sul computer pensa al prossimo articolo che deve scrivere o ad uno scherzo che vuole fare a qualcuno. Non abbiamo progetti, viviamo giorno per giorno contenti di qualsiasi cosa ci capiti. Siamo anche un po’ felici, anche se stiamo sotto una spada di Damocle, il suo polmone destro che fa sempre un po’ le bizze e la trachea che si irrita facilmente. Continuerò con il vostro benestare a praticare l’accanimento per la vita di Piero e nella ricerca di tutti i modi per farlo vivere il meglio possibile. Grazie di tutto, amici. Vi abbraccio
Mina


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permalink | inviato da Mina vagante il 3/2/2010 alle 11:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


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