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Cristo! come eravamo ridicoli
io e il Nuvola mentre seguivamo
il furgone mortuario del Comune
…ti saresti divertita, cazzo!…
noi sulla circonvallazione
a cambiare la candela sporca
e la tua bara grigio topo gettata
nel cimitero di Prima Porta
…ti saresti divertita, cazzo! …
così come ti divertivi da sballo
a fare l’autostop sulla Colombo
per rubare una giornata alla
disperazione
e sbatterla sulla spiaggia di
Capocotta….
…io e te…confusi tra gli altri
che lanciavano la loro allegria
sugli asciugamani colorati della
fantasia
…io e te…la sera nel vagone
del treno…
ad assaporarci il sale sulle labbra,
a scandalizzare quelle facce
di cartapesta imbolsite dal sopore,
…io e te…ad inventare equilibrismi
sulla corda tesa del pudore ma…
con la mente già chiusi in
quella stanza.
Che assurdità quel grattacielo
di morti murati dietro quei marmi
di fiori appassiti e nomi dimenticati.
Ti lasciammo tra i crisantemi gialli
rubati ad un disgraziato tuo vicino
e l’odore di cera e fiori marciti…
andammo via tirando calci ad
una Pepsi
e cantando All along the watch
tower…
cantavamo forte per non piangere,
forse,
..io non ho pianto…ma,…
una volta tornato in quella stanza,
ho passato la notte alla finestra,
tutta la notte a guardare
il fumo leggero della Marlboro
che mi bruciava gli occhi
e lo scorrere lento dei vagoni.
(P. Welby, 

 

All Along The Watchtower 
dalla raccolta -Natiche Sadiche-)

 

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9 febbraio 2011

laicità e sinistra

 

Incontro con Mina Welby e gli autori del libro “Gli ultimi giorni di Eluana”
 
Giovedì 10 febbraio, alle ore 17,
presso la sala di Palazzo Patrizi (via di Città, 75), Siena
 si terrà un dibattito su “Laicità e sinistra”, organizzato dall’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica
con il contributo
del gruppo consiliare di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea.
Nel corso dell’incontro verrà presentato il libro “Gli ultimi giorni di Eluana”, di Amato De Monte, direttore del Dipartimento di anestesia e rianimazione dell’Ospedale civile di Udine e responsabile dell’equipe medica che interruppe l’alimentazione e l’idratazione artificiale a Eluana Englaro, e
Cinzia Gori, responsabile del Gruppo infermieristico volontario di Udine.
Il dibattito è stato promosso a due anni dalla “liberazione” di Eluana e a pochi giorni dalla ripresa (il 21 febbraio) della discussione alla Camera dei deputati del disegno di legge sul testamento biologico, un provvedimento che non riconosce il principio di autodeterminazione nelle scelte di fine vita e contro il quale pensiamo sia urgente tornare a mobilitarsi.
Alla presentazione del libro farà seguito una tavola rotonda con interventi di Mina Welby, Mauro Barni, Gianni Baldini, l’avvocato che con i suoi ricorsi è riuscito a smontare pezzo per pezzo la legge sulla fecondazione assistita, Fiorino Iantorno, consigliere comunale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, Marco Spinelli, consigliere regionale del Partito democratico, e Giulia Simi, presidente del Comitato nazionale di Radicali Italiani. 
Il dibattito non sarà solo l’occasione per parlare delle iniziative da assumere su testamento biologico, eutanasia o fecondazione assistita, ma per chiedere alla sinistra di prendere una posizione chiara su tutte le questioni che riguardono i diritti civili, perché il silenzio non è più accettabile per una forza politica che vuole essere alternativa al governo del paese.




9 febbraio 2011

9 febbraio

 

Alla ricorrenza del secondo anniversario della morte di Eluana Englaro mi viene spontanea una riflessione su come e in quale ottica vengano trattati e commentati in pubblico dei casi limite che accadono nella vita dei cittadini.
Se è vero che l’ordinamento giuridico italiano è retto dalla Costituzione che in primo piano tutela e promuove i diritti fondamentali della persona, la sua dignità ed identità (art. 2), la libertà personale (art. 13) e il diritto alla salute (art. 32), sembrerebbe tanto semplice risolvere certe problematiche per cui non dovrebbe essere necessario appellarsi allo Stato per reclamare il proprio diritto alla libertà personale.
E se lo Stato siamo noi che dovremmo conoscere le sue Regole, affermate nella nostra Carta Costituzionale ma le interpretiamo a nostro piacimento, per un interesse politico, perché vorremmo che i nostri orientamenti etici e morali valgano per tutti, capita quello che è successo a Eluana Englaro: un percorso di vita biologica imposta contro la propria volontà.
Se Eluana avesse lasciato scritto di non voler essere mantenuta in stato vegetativo, la vicenda giudiziaria, così dolorosa per la sua famiglia che ha voluto dare corso in modo legale alla volontà di Eluana, non si sarebbe protratta per 15 anni. La strumentalizzazione dell’opinione pubblica è ancora viva come la brace sotto la cenere. Biasimare le vittime, tutti coloro che condividono la sofferenza della famiglia, è un modo per considerare il mondo un luogo dove tutto si controlla e noi stessi sembriamo buoni e meritevoli.
L’anniversario della morte di Eluana, il 9 febbraio, per me sarà giornata di riflessione e ricordo. L’On. Maria Antonietta Farina Coscioni, Segretaria della Commissione Affari Sociali e Presidente dell’Associazione Luca Coscioni ha organizzato alla Camera dei Deputati nella Sala del Mappamondo la presentazione del libro di Amato De Monte e Cinzia Gori, Gli ultimi giorni di Eluana. Saranno momenti di informazione e di conoscenza accanto alle persone che hanno accompagnato Eluana con affetto e professionalità al suo traguardo desiderato. La politica rifletta come essere vicina alle famiglie in gravi difficoltà a causa di malattia, di grave disabilità o in stato vegetativo di uno dei loro cari con i livelli essenziali di assistenza.
Molti cittadini chiedono una legge che regolamenti le loro disposizioni anticipate sui trattamenti sanitari. La proposta di legge 2350, che sarà prossimamente discussa e votata in Camera dei Deputati non è tale da tutelare i nostri diritti fondamentali, la dignità e libertà di scelta personale delle terapie. Chi ci rappresenta alla Camera abbia senso laico per darci una legge adatta a una società pluralista e multiculturale. Altrimenti  avremo la scelta di smontare una cattiva legge con un referendum e appellarci alla Corte Costituzionale. Sarà la migliore memoria che possiamo riservare a Eluana Englaro, prima cittadina riconosciuta pubblicamente di aver espresso le sue disposizioni anticipate sui trattamenti sanitari anche se solo in voce.
Mina Welby
 
articolo uscito su L'Unità pag.18
 




9 febbraio 2011

Gli ultimi giorni di Eluana

 

 
Camera dei Deputati - Sala del Mappamondo
ingresso da Piazza Montecitorio
Roma, 9 febbraio 2011 ore 13,00
 
 
L’On. Maria Antonietta Farina Coscioni ha il piacere
 di invitare la S.V. alla presentazione del libro
 
Gli ultimi giorni di Eluana
di Amato DE MONTE e Cinzia GORI
 
Ne discutono insieme agli autori
On. Maria Antonietta FARINA COSCIONI, On. Chiara MORONI,
Sen. Giuseppe SARO, On. Livia TURCO
 
Modera
Giovanna CASADIO, giornalista de La Repubblica
 
Introduce
Professor Antonio CAVICCHIA SCALAMONTI
La destrutturazione della morte
 
 
On. Maria Antonietta Farina Coscioni
Segretario della Commissione Affari Sociali
Co-Presidente dell'Associazione Luca Coscioni
 
 
È necessario accreditarsi inviando una mail a radicali.camera@gmail.com o telefonando allo 06.6760.9927.
Per gli uomini è obbligatorio indossare la giacca.




9 febbraio 2011

desistenza terapeutica - eutanasia

 
 
 
Una trasmissione televisiva su Extra Tv 




8 febbraio 2011

QUEGLI OCCHI CHE URLAVANO

 

Maddalena Soro
 
QUEGLI OCCHI CHE
URLAVANO
 
Giovanni Nuvòli: la malattia, la scelta
 
Carlo Delfino Editore
 
Chi leggerà questo libro avrà bisogno di fare spesso delle lunghe pause.
Maddalena non ha potuto fare mai una pausa, tanto meno Giovanni. Chi è incalzato dalla malattia, la sclerosi laterale amiotrofica, ha davanti a sé solo un abisso. Tutti
noi abbiamo lo stesso destino e lo sappiamo, ma è diverso trascinare per anni con sé il proprio boia. Consapevole di questo, Giovanni sceglie di terminare la sua vita come natura vuole. Ci sono gli uomini, non solidali, che decidono in modo paternalistico di fargli continuare una vita, supportata da macchinari, non voluta.
Mai nessuno ha sentito pesante la propria coscienza?
 
Dalla prefazione di Mina Welby




1 febbraio 2011

PAROLE: femminile plurale

La morale altrui sulla pelle propria
 
Quando si tratta di voler rivendicare certi diritti, quelli civili, succede che ci sono dei benpensanti che non ci risparmiano il loro giudizio. Si dà il caso che oggi sia il funerale di David Kato Kisule in Uganda, militante e difensore dei diritti lgbt e per questo assassinato. L’ho conosciuto in occasione del Congresso di Certi Diritti a Roma. La sua foto era stata pubblicata, tra le altre, dal quotidiano ugandese Rolling Stones nel corso di una campagna persecutoria in Uganda contro le persone omosessuali.
Il nostro Stato Italiano con la Costituzione dichiara a noi cittadini di tutelare i nostri diritti che appunto sono diritti inviolabili per tutti come recita l’art. 2. Secondo l’art. 3 tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
L’art. 13 La libertà personale è inviolabile, è integrato con il secondo comma dell’art. 32. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”
Anche se la Costituzione tutela dei diritti, il nostro parlamento ci ha dato delle leggi che regolano dei comportamenti e ci accompagnano per tutta la nostra vita. In particolare ci sono delle leggi che tutelano in modo esplicito i diritti civili che non sono diritti speciali ma umani.
La legge 194 esprime le “Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza”. Non credo che qualcuno in questo mondo voglia asserire che l’aborto sia un bene. E nemmeno l’aborto procurato con la RU 486. Non vado nei particolari della pratica dell’aborto. Ma quando una donna si trova all’ospedale e degli operatori sanitari la trattano con sufficienza e la guardano come per farle scontare una colpa, facendo dei commenti tutt’altro che gentili, fanno valere su di lei una propria morale. La feriscono profondamente. Donne che si sottopongono a questo intervento hanno il diritto di essere rispettate nella loro dignità e al trattamento umano. Più donne dovrebbero denunciare anche questi sottili i maltrattamenti psicologici, come pure la noncuranza nella loro assistenza. Ma voi, operatori sanitari, sapete perché questa donna ha scelto di abortire? Perché giudicate?
Altro tema:
Nell’anno 2005 fu indetto un referendum sulla legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita. Sappiamo che circa il 10 % delle coppie nel nostro paese hanno problemi di sterilità. Per molte coppie quella legge fu motivo di speranza. Il nostro parlamento dopo una discussione lunga 10 anni ha varato una legge che non tutela la salute della donna e della coppia, la libertà di scelta procreativa, la libertà di ricerca scientifica, l’autonomia della pratica medica e i diritti di tutti i soggetti coinvolti nelle tecniche di fecondazione assistita.
Si andò al referendum. Ma l’80 % di astenuti per motivi morali ha dato un grave colpo alla scienza ma anche alla vera moralità. Circa 10.000 coppie si sono rivolte a centri esteri per avere un bimbo con grande dispendio di energie e denaro. Qualche coppia coraggiosa e combattiva ha iniziato una battaglia insieme all’associazione Luca Coscioni, rimanendo in Italia e chiedendo con forza l’analisi preimpianto, essendo coppie portatrici di malattie genetiche e come tali non aventi diritto alla fecondazione assistita. Ebbene con le iniziative giudiziarie di Catania del 2004, di Cagliari 2005 e Firenze 2007 la diagnosi preimpianto fu giudicata ammissibile e il Tar del Lazio annullò le linee guida a gennaio del 2008. Con le conseguenze per una futura correzione della legge. E tutto questo per dei giudizi morali che diffidano la coscienza delle persone nelle libere scelte. Si vorrebbe così imporre alle coppie sterili o con affezioni di malattie genetiche di fare la scelta dell’adozione. I parlamentari che hanno lavorato per una legge così illiberale hanno imposto la propria morale ad altri cittadini come loro. Chi sei tu da poter imporre a me la tua morale? Quale donna, quale uomo sente piacere a far manipolare prima il suo corpo poi i suoi prodotti genetici per avere un figlio desiderato più di ogni altra cosa al mondo?
Arriviamo alle imposizioni morali che sono ancora più frequenti: le proprie scelte per una vita dignitosa e una morte opportuna. Porto l’esempio di Piergiorgio Welby, Giovanni Nuvoli e Eluana Englaro. Chi di voi dice che la morte è un bene alzi la mano, chi dice che l’eutanasia è un bene? A chi di voi piace morire lo dica subito. Nemmeno al malato più grave. Ma la malattia può portare a una situazione talmente grave dove la morte diventa sorella e diventa ancora l’ultimo bene che accettiamo. Infatti il catechismo dice: ” L'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all'accanimento terapeutico. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire". A questo proposito abbiamo il grande esempio di papa Giovanni Paolo II che non voleva tornare in ospedale per essere attaccato alle macchine. La scelta di Welby fu simile. Lui chiedeva di interrompere una terapia di ventilazione assistita. Lui fu giudicato suicida, assistito dal medico Dott. Mario Riccio che fu accusato di omicidio del consenziente. Un giudice lo ha prosciolto perché aveva fatto la pratica medica corretta, assistendo un malato che aveva chiesto la sedazione per non soffrire il soffocamento causato dalla sua malattia, la distrofia muscolare.
Giovanni Nuvoli ha dovuto morire di fame e di sete perché il procuratore di Sassari gli aveva mandato in casa i carabinieri che hanno fermato il medico che voleva sedare Giovanni, malato di SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica). Il malato ha rifiutato di essere ancora nutrito ed è morto di fame e di sete.
Beppino Englaro da 17 anni cercava di indurre i medici di lasciare concludere la vita anche biologica della figlia, come era stata la richiesta di Eluana, dopo aver visto un suo amico in stato vegetativo. Molte sono le persone che vengono lasciate morire dai propri familiari in silenzio e con immenso dolore. Beppino Englaro volle che la giustizia dichiarasse giusto quello che lui chiedeva: di eseguire la volontà di Eluana. Doveva servire per una futura legge di cui tutti i cittadini potessero usufruire. Voi conoscete tutti i giudizi che ancora oggi vanno scagliati contro quest’uomo, e potete immaginare la sofferenza che ancora oggi lo attanaglia. Chi siamo per poter giudicare? Solo perché io non farei una determinata cosa, o che io la pensi diversamente non giustifica un mio giudizio sugli altri.
Chi poi dice che la vita è indisponibile e che non si può decidere di terminarla perché è sacra, dico, di provvedere a che si dia l’assistenza dovuta ed essenziale ai malati gravi. Di provvedere di dare qualità di vita ai malati e alle loro famiglie con le cure palliative quando un malato rifiuta delle terapie.
Di chi è la vita se non nostra, ognuno di noi deve avere la libertà di essere quello che si sente di essere e ha il dovere di rispettare l’altro per quello che vuole essere. L’autodeterminazione appartiene all’uomo cosciente. Credo che essendo la morte l’ultimo e unico atto non ripetibile del processo del morire, ognuno di noi abbia il diritto di gestirlo secondo la sua concezione del vivere. E non può essere giudicato se non dalla propria coscienza.
                                                                                             
                                                                    Mina Welby


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permalink | inviato da Mina vagante il 1/2/2011 alle 8:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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