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   (PIERGIORGIO WELBY)

Io amo la vita: la storia di Piero e Mina Welby - trailer

 

      

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L'onore dipende spesso
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Cristo! come eravamo ridicoli
io e il Nuvola mentre seguivamo
il furgone mortuario del Comune
…ti saresti divertita, cazzo!…
noi sulla circonvallazione
a cambiare la candela sporca
e la tua bara grigio topo gettata
nel cimitero di Prima Porta
…ti saresti divertita, cazzo! …
così come ti divertivi da sballo
a fare l’autostop sulla Colombo
per rubare una giornata alla
disperazione
e sbatterla sulla spiaggia di
Capocotta….
…io e te…confusi tra gli altri
che lanciavano la loro allegria
sugli asciugamani colorati della
fantasia
…io e te…la sera nel vagone
del treno…
ad assaporarci il sale sulle labbra,
a scandalizzare quelle facce
di cartapesta imbolsite dal sopore,
…io e te…ad inventare equilibrismi
sulla corda tesa del pudore ma…
con la mente già chiusi in
quella stanza.
Che assurdità quel grattacielo
di morti murati dietro quei marmi
di fiori appassiti e nomi dimenticati.
Ti lasciammo tra i crisantemi gialli
rubati ad un disgraziato tuo vicino
e l’odore di cera e fiori marciti…
andammo via tirando calci ad
una Pepsi
e cantando All along the watch
tower…
cantavamo forte per non piangere,
forse,
..io non ho pianto…ma,…
una volta tornato in quella stanza,
ho passato la notte alla finestra,
tutta la notte a guardare
il fumo leggero della Marlboro
che mi bruciava gli occhi
e lo scorrere lento dei vagoni.
(P. Welby, 

 

All Along The Watchtower 
dalla raccolta -Natiche Sadiche-)

 

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26 dicembre 2016

OCEAN TERMINAL - RIEDIZIONE




Autore:
Welby Piergiorgio 

“La verità, la verità! Che cazzo è la verità... Chi sei tu per chiedere a me di dire la verità. La sola verità che conosco è quella che mi ripete in continuazione che sto morendo, che mi mancano le forze, che gli scalini diventano sempre più alti, le braccia pesanti, le gambe deboli e che debbo vivere sempre più in fretta, che se mi fermo un poco a prendere fiato arriverà LEI, la sola verità che conosco: la morte. Io odio la verità… voglio dimenticarmi di lei! La verità è un lusso che non ho mai potuto permettermi… giocateci voi con la verità! Io debbo solo imparare a mentire meglio, specie con me stesso” (“Ocean Terminal”, pp. 59-60).
**
“Ocean Terminal” è la sintesi letteraria dell'esistenza di Piergiorgio Welby, dai giorni dell'infanzia a quelli della malattia. Welby voleva fosse non “romanzo”, ma “scrittura in continuo movimento”, come musica; era stato molto deciso nel ribadire a sua moglie Mina e a suo nipote Francesco Lioce che era necessario che questo libro fosse pubblicato “dopo”.  E così è stato. Nella Nota del Curatore, leggiamo che l'idea risale a fine 1997-primavera 1998, post tracheostomia e rianimazione. Il libro è stato scritto interamente al computer, in circa otto anni; ultimo giorno di lavorazione, il 4 gennaio 2006. Welby lavorò a quattro diverse stesure; l'ultima è quella su cui si fonda questo libro. Un libro, come vedremo, impressionante. 

L'opera è giocata per frammenti giustapposti, è naturalmente diaristica o para-diaristica e singolarmente sconnessa. Si direbbe cioraniana, in questo senso, più che celiniana. È l'espressione della difficoltà di tenere assieme “i frammenti di un io disgregato nel riflesso schizoide della propria natura umana” (p. 15), e del desiderio di rappresentare la libertà di una razza, quella umana, che in fin dei conti non è libera nemmeno quando si sceglie il colore delle scarpe. A volte nemmeno di decidere come e quando morire. 

La scrittura è visiva e pittorica (sparsi qua e là omaggi a Cézanne, Magritte, Turner, Van Gogh, Renoir, Aldo Riso, Bosch, De Chirico, Sisley), ricchissima di reminiscenze letterarie (Miller, Kerouac, Swift, Poe, Dostoevskij, Collodi, Proust, Hemingway, Bukowski, Kafka, Carroll), musicali (almeno Vivaldi per “Deposuit potentes”, e Bob Dylan) e filosofiche (Schopenhauer e Heidegger in primis), capace di rappresentare, per flash efficaci, momenti della sua e della nostra vita: Roma, e le condizioni difficili dei malati in ospedale, e le menzogne della politica e della propaganda dei regimi; tutto torna, ritorna e si amalgama. Come in un gigantesco flusso di coscienza, incontenibile, politicamente scorrettissimo. Lisergico, e allucinato; ferocemente antiamericano. Hiroshima e Dresda sono le due (sacrosante) ossessioni di Welby: non riesce a capire come possano esistere massacri “democratici”, non riesce a capire come possano essere dimenticati i 250mila morti di Dresda: “La guerra era ormai finita – scrive – ma il 7° cavalleggeri era rimasto con un casino di bombe negli arsenali, hanno pensato a un finale pirotecnico, un crescendo rossiniano: Dresda un braciere e gli abitanti arrosto” (p. 36). Parole simili le spende, nelle prime battute, per la mostruosità di Hiroshima.
**
I ricordi di giovinezza scintillano di una vitalità e di una scompostezza incredibili. “Io compravo ricette false per un tubo di stenamina, rubavo Proust alla libreria Feltrinelli, distribuivo gratis i volantini di Lotta Continua, vomitavo lo Stock 84 sui sedili dell’autobus. Qualche volta la notte piangevo leggendo Lorca e Pavese” (p. 66). Welby era vivo e vivo voleva restare, sano e guarito. Combatteva per restare fedele a se stesso. Rifiutava il male. Si ricordava perfettamente di sé: la metamorfosi avvenuta era un'ingiustizia intollerabile, e il dolore per la perdita dell'indipendenza, dell'autonomia e delle libertà essenziali generava furia. Una furia non arginabile: assolutamente travolgente.
“Mi mancano i tuoi abbracci, i tuoi baci ruvidi, l'odore di tabacco e sicurezza, la tua mano forte dalla quale fuggire... per poi tornare... e le parole che mi spianavano la strada e le corse sui prati che tu mi lasciavi vincere... Dio! Dio! Voglio correre!” (p. 71). Tutto è diventato terribilmente, irreparabilmente lontano. Tutto è diventato impossibile. La natura è diventata impossibile. La natura rifiuta d'obbedire ai tuoi comandi. Ti strangola, e ti umilia.
**
“Fiducia io nel genere umano? Certo! Oh sì, che ne ho!... Il futuro non desta certo preoccupazioni… continueremo ad ammazzarci in mille modi diversi, a sfruttare chicchessia o qualsivoglia cosa, a proclamare l’onnipotenza dell’ipocrisia, a rendere grazia a Mammon per la sua tintinnante bellezza... per saecula saeculorum... Amen…” (p. 97)
Welby è iconoclasta, furioso e nietzschiano. Il libro mi ha profondamente scosso, perché è espressione di un tormento irriducibile. L'anima è malata e ferita e tuttavia non vinta, mai vinta; credo che quest'opera testimoni che il corpo è soltanto un vestito. E che può diventare scomodo. Quest'uomo non può essersi dissolto. Il suo pensiero vive.
“Io voglio essere un handicappato stronzo. Io non voglio più essere comprensivo, voglio essere stronzo, rivendico il diritto alla mia parte di imbecillità, alla mia quota di acida indifferenza... voglio ingannare, mentire, calpestare i sentimenti, fregarmene delle disperazioni altrui, voglio una sana ipocrisia che mi circondi di tranquillità”, scriveva, con onestà impressionante. Fino all'ultima notte, quella senza perdono e penitenza, quella del castigo incomprensibile, “pena troppo grande per qualunque peccato”: il dolore, quella notte, s'era fatto muto.
**
Il grande libro inedito di Welby, “Ocean Terminal”, è stato curato da suo nipote, il giovane letterato siciliano Francesco Lioce. Nella postfazione, racconta cosa ha significato amarlo e vivere al suo fianco. “Welby” - scrive - “mi ha insegnato che la conoscenza è la sola cosa per cui vale veramente la pena di vivere e che un'arte isolata non può esistere perché ogni espressione creativa è il rapporto tra chi la pratica e il mondo. E mi ha insegnato anzitutto che non bisogna mai dare troppa importanza ai momenti difficili. Ogni cosa muta, si cambia, ha un termine”  Allora, adesso, finalmente: punto.
Welby, scrittore, vive.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Piergiorgio Welby (Roma, 1945 – Roma, 2006), pittore, fotografo, giornalista, politico e scrittore italiano, militante per i diritti del cittadino e per l'eutanasia. Ha pubblicato, in vita, “Lasciatemi morire” (Rizzoli, 2006). 
Piergiorgio Welby, “Ocean Terminal”, Castelvecchi, Roma 2009 PRIMA EDIZIONE. A cura di Francesco Lioce. Collana Narrativa, 28. Contiene dei disegni di PGW.




18 dicembre 2016

Piergiorgio Welby dieci anni dopo


Nei prossimi mesi sapremo se questo Parlamento riuscirà ad approvare 
una legge sul testamento biologico.

In ogni caso, un passo importante sul sentiero tracciato da Piergiorgio Welby è arrivato con la sentenza del tribunale di Cagliari che ha permesso a Walter Piludu di morire senza soffrire e la calendarizzazione del testamento biologico alla Camera dei Deputati.

Il 20 dicembre 2006 mio marito Piergiorgio ottenne la propria "morte opportuna".

A 10 anni di distanza lo ricorderemo alla Camera dei Deputati, dalle 14 alle 19, con la Presidente Boldrini e coloro che l'amarono e l'aiutarono, come Mario Riccio. Sarà l'occasione di discutere della proposta di legge popolare depositata tre anni fa con i Parlamentari dell'Intergruppo eutanasia e testamento biologico, nonché della campagna che insieme a Marco Cappato stiamo conducendo, anche sfidando le proibizioni italiane.
Interverranno tante amiche e amici, tra i quali Emma Bonino, Filomena Gallo e la relatrice sul testamento biologico Donata Lenzi.

PROGRAMMA COMPLETO

“WELBY 10 ANNI DOPO: UNA LOTTA CHE PORTA NUOVE LIBERTÀ.”
Camera dei Deputati, Aula dei Gruppi, Via di Campo Marzio, 78

Ore 14.00 apertura registrazioni
Ore 14.45 Saluto di benvenuto: Mina WELBY

Ore 15.00 Saluti della Presidente della Camera dei Deputati, Laura BOLDRINI

Ore 15.10 – 16 il lascito di Welby per le libertà di tutti:

Presiede Marco CAPPATO
Intervengono:

Mario RICCIO
Beppino ENGLARO
Giuseppe ROSSODIVITA
Emma BONINO
Ore 16 il dibattito sul finevita

Presentazione del documento a cura della Fondazione Umberto Veronesi

Interviene: Marco Annoni

Ore 16.10 – 17.10: il Parlamento italiano su testamento biologico e eutanasia

Presiede: Filomena GALLO

Saluto di Maurizio COSTANZO

Intervengono
– Parlamentari dell’intergruppo su eutanasia e testamento biologico (hanno finora confermato Donata LENZI, relatrice per la proposta di legge sulle disposizioni anticipate di trattamento, Stella BIANCHI, Fabrizio CICCHITTO, Giuseppe CIVATI, Pia LOCATELLI, Sergio LO GIUDICE, Luigi MANCONI, Gianni MELILLA e Luigi ZANDA)

Ore 17.10 – 17.30: i dati su come si muore in Italia

Giorgio ALLEVA, Presidente Istat

Carlo TROILO

17.30: omaggio a Piergiorgio Welby

Mina WELBY
Livia GIUNTI e Francesco ANDREOTTI, autori del Film-documentario “Love is All – Piergiorgio Welby, Autoritratto” sulla vita di Piergiorgio Welby

Proiezione di “Love is All – Piergiorgio Welby, Autoritratto”
Si ricorda che per accedere alla Camera è obbligatorio l’accredito mandando una email a info@associazionelucacoscioni.it

Per gli uomini è obbligatorio indossare la giacca.

I giornalisti devono accreditarsi presso l’ufficio stampa della Camera dei Deputati. Le richieste di accredito devono essere inviate all’Ufficio Stampa della Camera (0667602125 – 2866.con indicazione dei dati anagrafici (luogo e data di nascita), gli estremi della tessera dell’Ordine dei giornalisti, gli estremi del documento di identità per gli altri operatori dell’informazione e l’indicazione della testata di riferimento.fax: 06.67062947 email: info@stampaparlamentare.it

L’accesso alla Sala è consentito fino al raggiungimento della capienza massima.

Un abbraccio,
Mina Welby, co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni 




17 dicembre 2016

BUON NATALE

Il nostro presepio

Buone feste a tutti!


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permalink | inviato da Mina vagante il 17/12/2016 alle 16:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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