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A Pier Giorgio Welby

Amavi troppo la vita

per restare inchiodato;

assurda staticità e ingiuriosi il tempo e i giorni,

in una società superficiale e distratta.

Amavi troppo la vita,

e chiedesti la morte,

senza schizofrenia, solo naturalmente.

Bastò per la lapidazione sociale;

il Vaticano ricorse ad un’arma impropria,

che neppure ti sfiorò.

L’adoremus non ti avrebbe disintossicato

dei veleni, per tanto tempo, inghiottiti.

La tua vita, oggi, è vita, anche se una lacrima peregrina

trema sulle mie ciglia.                 

SERENA

Pubblicato il 31/7/2007 alle 15.52 nella rubrica POESIE .

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