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TORNARE ALLE ORIGINI: SAN CANDIDO



 
La mia casa paterna, dove sono cresciuta, dietro il duomo dove sono stata battezzata ho fatto la prima communione, a destra la scuola elementare.
La storia della casa dove ho abitato in gioventù inizia in tempi molto lontani. Faceva parte del monastero dei Benedettini che officiavano tra il novecento e l'anno mille. Oggi è la biblioteca comunale con annessa la casa della cultura Resch. La nostra famiglia era lì in affitto al primo piano dai tempi di mio nonno materno. al pianterreno abitava una dolce vecchina, Caterina, che mio fratello e io amavamo come una nonna. I nostri nonni non li avevamo mai conosciuti. Al pianterreno c'era anche una sala parrocchiale che serviva durante il ventennio come sala per insegnare il catechismo e come teatro del paese. Mio padre, mio zio e poi più tardi anche mia madre erano protagonisti del teatro del paese. Ricordo che anche mio fratello e io una volta vestivamo i ruoli dei figli di un brigante condannato a morte e decapitato. C'era la ghigliottina in scena e si vedeva cadere la testa e la lama insanguinata. Ricordo che era proibito l'ingresso ai minori di 14 anni. Noi due sapevamo del trucco e ne eravamo talmente fieri, che non lo abbiamo mai tradito, nemmeno agli amici più intimi.



La mia montagna di casa, i Baranci, Haunold, che è il nome di un gigante leggendario che avrebbe aiutato la gente del posto a costruire il duomo, portando i massi che servivano a valle. Ma i contadini non avevano più da dargli da mangiare, ogni giorno un vitello e una tinozza di fagioli, e scavatogli un fosso e copertolo bene con dei rami ve lo fecero cascare, uccidendolo. Gente ingrata!   

exvoto della peste del XVI secolo

Pubblicato il 1/8/2008 alle 19.56 nella rubrica METAFOTO.

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