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Testamento Biologico -Ricordando Piero Welby

Oggi su La Voce di Romagna.
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Subject: RICHIESTA DI S.O.S A TUTTI I NAVIGANTI

…se un medico vi dicesse
lei ha una malattia incurabile e le resta poco da vivere però: …noi potremmo farle un buco in pancia (gastrostomia) per poterla alimentare, poi le praticheremo un foro nel collo (tracheostomia) per permetterle di respirare, le introdurremo un tubicino nell’uretra (catetere vescicale) per consentirle di urinare, una infermiera le svuoterà giornalmente l’intestino…naturalmente dovremo sottoporla a forti terapie antibiotiche per contenere le infezioni causate dai tubi…inevitabilmente dovrà sopportare i decubiti, piaghe dolorose che corrodono la carne fino all’osso…però, lei potrà vivere anche un anno o più!
…se un medico vi dicesse:
lei ha una malattia incurabile e le resta poco da vivere però: …noi potremmo ridurre le sue sofferenze al minimo e, su sua richiesta, procurarle una morte indolore, purtroppo la scienza ha i suoi limiti…

DA QUALE MEDICO VORRESTE ESSERE CURATI?

P.Welby Mer 29 Mag 2002 13:38

Carissimo comandante Piero Welby.
Ovunque tu sia in navigazione vorrei dedicarti un mio intervento su questo giornale, dove hai più volte scritto.
So per certo che, prima di lasciarci, hai spento il tuo computer, cancellando tutta le mailing presenti, ma io, in tuo ricordo, non l'ho fatto e da tutta la nostra corrispondenza (più di 1000 lettere) ora ho richiamato la tua richiesta-quesito, del 29 Maggio 2002, per offrirla ai lettori de La Voce.
In questi mesi, dietro la scia della barca senza skipper, di Eluana Englaro, si sono messi opinionisti, politici, religiosi....che hanno ripreso con nuovo vigore a disquisire sulle pene degli altri, a portare acqua davanti alle chiese, mentre "amici", noti avvocati, si sono posti alcuni dubbi, immaginando, questa povera ragazza, diventata donna in stato vegetativo permanente, felice perchè forse sta sognando.
Spesso, in questi 4 anni, ad ogni ora, mentre discutevamo su tutto, ti ho ringraziato di avermi fatto temere di meno la Morte mentre tu continuavi, con il tuo solo abile dito ad amare la Vita.
La Morte, mi dicevi, fa parte della Vita, però di una Vita che vale di essere vissuta.
Come è possibile che molti siano ostili al Testamento Biologico, filosofeggiando ottimamente, per concludere da dove erano partiti così: "chi ci dice che il paziente (senza nome) una volta intubato, forato, cateterizzato, clisterizzato, antibiotato desideri veramente staccare la spina"?
Proprio oggi su un noto quotidiano nazionale vi sono due intere pagine che parlano di "Hospice, dove si sceglie come e quando morire".
Questa inchiesta ha contributo a chiarire, ancora di più, che il malato è uno di noi, che è costretto, purtroppo, ad isolarsi dal branco, dalla moltitudine che cammina sulla battigia, che passeggia in centro, che si reca alla partita, che conduce una vita di relazione autonoma.....sto parlando del "malato quello vero" non di colui che teme di esserlo ma quello che è stato colpito da una malattia degenerativa o tumorale.
Questo nostro amico, siamo tutti convinti che aspiri di soffrire il meno possibile, pensando in ogni ora del giorno e della notte al progredire della sua malattia, all'analisi dei sintomi che, gradualmente, ad esempio, gli faranno perdere l'uso della parola e della deglutizione anticamera del soffocamento.
Questo malato non merita di trovarsi nell'incubo costante di sentirsi privato di decidere della sua dignità, di non poter preparare, in tempo, le valigie, di temere di poter diventare oggetto di "accanimento terapeutico".
"Negli Hospice non ci sono nè sondini per l'alimentazione forzata, nè respiratori, tutto questo se non richiesto è accanimento terapeutico. Le cure sono per ridurre i sintomi, il dolore, la sofferenza anche psicologica, rasserenare nel momento terminale. O per aiutare chi terminale non è, ma non è più curabile."
Un Hospice sarebbe andato bene anche per te, caro Piero Welby?
Sono sicurissimo che non ne hai mai sentito il bisogno, perchè eri ottimamente curato in famiglia e come tante altre persone, fortunate(?), chiedevi solo di poter avere, tu essere inanimato, quando la fatica di vivere sarebbe diventata insopportabile, un medico che ti tranquillizzasse nel momento finale del tuo Hospice domestico.
Sempre di più le persone vogliono decidere "come morire".
Anche uno dei più grandi Papi della storia, con il quale tanti di noi hanno potuto con-vivere parte della propria vita, ha deciso come morire non accettando l'accanimento terapeutico, il rischio di trovarsi in uno stato vegetativo dove il sogno poteva trasformarsi in incubo!
Chi è colpito da forme inguaribili e progressive chiede, spesso, solo di essere tranquillizzato di non trovarsi nell'ansia del soffocamento e dell'eventuale coma e possibile stato vegetativo permanente!
Se il paziente riesce a trasmettere agli altri, in modo chiaro e sicuro, le sue volontà, un suo testamento biologico, allora, spesso, la sua vita si allunga.
Si è verificato per il mio amico Luca Coscioni che alla fine rifiutò il terrore della tracheotomia e ancora di più per il mio comandante Welby che la tracheotomia l'aveva sperimentata.
Ha perfettamete ragione chi gestisce gli Hospice quando afferma che "Una fine vita coccolati accresce il desiderio di continuare a sperare".
Però, subito dopo, penso a Nuvoli, ammalato terminale di SLA, che, pur manifestando, più volte, il desiderio di lasciarci, è stato costretto a togliersi la vita con il "digiuno" e la "sete" a causa di un grave vuoto legislativo.
Un tempo, in assenza di queste incredibili macchine biotecnologiche, che consentono agli apparati del corpo di funzionare, spesso i nostri anziani, quando tutta la famiglia riceveva la diagnosi infausta del medico di famiglia, smettevano di mangiare e di bere sapendo che con il digiuno si arrivava in poco tempo alla morte in uno stato di torpore da inèdia associato a liberazione di endorfine.
Se vogliamo che ciò avvenga "buon digiuno a tutti"
Sergio Giordano

Grazie Sergio

Mina la vivandiera della nostra Zattera

Pubblicato il 10/8/2008 alle 10.35 nella rubrica Diario.

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