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TB al Meeting di Rimini

Al Meeting di Rimini si parla anche di scelte di fine vita e dei problemi direttamente connessi. Mi domando perché in questo paese si dicano ancora le stesse cose che si sono già dette più di dieci anni fa e senza aver fatto un passo avanti. Ma tant’è. La Dott. Silvie Menard, malata oncologica e consulente del Centro di Oncologia Sperimentale dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, afferma che il testamento biologico non ha senso. Lei sarebbe arrivata a questa conclusione dopo essersi ammalata di cancro, prima avrebbe pensato in modo differente. La dottoressa dovrebbe considerare che il Testamento Biologico dovrebbe diventare una possibilità e non una costrizione per i cittadini italiani, come lo è la legge sul divorzio e altre.

Sulla sua paura che potrebbe sfociare in eutanasia, obietto che una legge ben formulata e con i dovuti controlli non può portare a questo. Il nuovo progetto di legge del Sen. Ignazio Marino contiene in appendice articoli sulle cure palliative e le terapie del dolore che dovrebbe chiudere “il buco nei compiti dell’assistenza sanitaria”. Mi meraviglia che questo progetto di legge ancora non sia stato messo in calendario, benché firmato da 101 Senatori, un terzo dei membri del Senato.

“Poiché la vita diventava più breve, l’ho scoperta come più preziosa.”
Dottoressa Menard, queste parole le conoscevo già dalla lunga pratica di vita che ho accompagnato fine alla morte di Piergiorgio Welby che per oltre quarant’anni ha lottato per la vita. La vita di Luca Coscioni è un esempio di raro impegno per la libertà di ricerca scientifica e l’Italia ne dovrebbe andar fiera, ma tace, lo ha compianto soltanto al momento della sua morte e poi è caduto nell’oblio più oscuro.

Alla conclusione di Dott. Cesana “Il padre di Eluana non ha agito come ha fatto per motivazioni economiche. Lui considera ormai la figlia morta, e questo non lo può sopportare. Al contrario le suore sopportano la condizione della figlia. Perché ostacolarle nel farlo? Allora il caso Englaro non è solo impedire la vita, ma anche impedire la carità. Ricordiamoci che la medicina è nata per curare, non come capacità di guarire”, devo obiettare che l’importanza non è che il papà di Eluana consideri la figlia morta, ma che lui voglia dar seguito alla volontà della figlia, espressa da lei ancora in vita. Vuol dire che anche nelle dichiarazioni anticipate sui trattamenti sanitari o testamento biologico, che dir si voglia, si deve rispettare la volontà della persona che le ha espresse per se stessa. Punto! Un eventuale Tutore scelto dalla persona in questione ha soltanto il compito difficile ma di grande responsabilità di curare perché sia eseguita la volontà del tutelato.

Le suore, per quanto possano essere affezionate a quel corpo di Eluana e curarlo con amore, non credo che possano reclamare in questo un diritto a fare la carità. Sicuramente Eluana apprezzerebbe di più che le suorine prestino la loro carità a persone in difficoltà. Certo prestare la carità alle persone che hanno facoltà di rispondere, obiettare, lamentarsi, opporsi, fare richieste, è più difficile. Eluana è lì esposta a qualsivoglia intervento, quantunque amorevole. Io ci trovo, mi perdoni il termine, una certa necrofilia. Per me vita non è il mantenimento delle funzioni di un apparato circolatorio, respiratorio e digerente di un corpo e il mantenimento di tutte le sue funzioni. Vita è capacità di relazione con il mondo circostante, anche se limitata, che poi sarà quella che dopo la morte del corpo continua rinnovata in quell’attimo di eternità che ogni uomo si sogna e in cui io credo.

Se le nuove tecniche di ricerca sulle persone in stato vegetativo permanente dovessero trovare un modo per risvegliarle e riabilitarle a una vita accettabile per loro, sarò pronta a chiedere scusa per la mia ultima affermazione. 

Io personalmente affermo il diritto costituzionale di poter rinunciare a tale tecnica straordinaria e vorrei che si rispetti la mia richiesta. Deve essere il mio modo di difendere la vita, l’umanesimo e, perché no, la carità cristiana contro il primato della tecnica sulla vita e sferrare un colpo al vitalismo occidentale egoista.



Mina Welby

E una piccola nota: Mi sconvolge il fatto che al Meeting non abbiano chiamato persone come Ignazio Marino o Luigi Manconi o altri che potevano parlare direttamente su questo tema ma che lo abbiano voluto mettere in formato "casalinghe di Voghera". O sbaglio?

Pubblicato il 27/8/2008 alle 10.17 nella rubrica Diario.

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