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BARRIERE CULTURALI

Una democrazia si misura dalla capacità di superare le barriere culturali.

Mi vorrei concentrare su un certo tipo di barriera culturale: la grettezza per non chiamarla illiberalismo.

È una barriera culturale subdola e pericolosa. Deforma la coscienza della persona ed è altamente contagiosa. Solo una coscienza vigile ce ne può salvare. Non è un fatto di religione, è un’eredità che troppo spesso ereditiamo nella propria famiglia o ne veniamo contagiati vivendo in un ambiente di chiusura mentale e culturale. Abituati, o caratterialmente o per una educazione autoritaria, ad essere imboccati anche delle idee e incapaci di averne una veramente nostra, per vigliaccheria, per paura di perdere la faccia.

Si rivela in persone integraliste nel loro modo di interpretare la vita, la convivenza. Mancano di apertura verso idee nuove innovative, idee liberali. Vogliono imporre le proprie catene a coloro che vivono accanto a loro.

Queste barriere si manifestano particolarmente pericolose negli uomini politici e in tutti quelli che hanno funzione di dirigenza pubblica. Essere liberali vuol dire avere alto senso di responsabilità per quello che riguarda i diritti civili, la costituzione della nostra repubblica, l’attenzione ai bisogni e le necessità dei concittadini, del diverso, dell’immigrato, del malato. In particolare è la rovina di un paese l’illiberalismo dei politici che come misura nelle loro discussioni, anche in questioni etiche, usano la grettezza e l’integralismo.

Siamo un paese senza confini e da noi approdano cittadini di molte culture. Gli italiani stessi si sono evoluti in contatto con altri popoli ma troppo spesso ci vergognamo di confessarci liberali. Lo spirito gretto deve rimanere fuori dalle aule dei parlamenti, le leggi hanno bisogno di aria fresca, ogni cittadino deve sentire che le leggi fanno i suoi interessi e lo supportano nella sua vita civile, esaltano i suoi diritti. Non possono essere le mie idee integraliste morali, etiche, religiose la misura per tutto il paese. Solamente l’apertura che dà libertà alla coscienza dei cittadini può unire tutti di qualsiasi corrente politica, confessionale, etnica.

Un esempio: la legge per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza. Qualcuno si sente costretta ad abortire a causa di questa legge? Oggi con le nuove risorse mediche in paesi più liberali del nostro c’è la pillola del giorno dopo. Qui è difficile ottenere la prescrizione, mentre in Francia, in Inghilterra si compra come prodotto di banco. In Italia non si può.

Quanti meno morti per droga ci sarebbero se ci fosse una legge che regolamenti l’uso. Verrebbe a mancare lo spaccio e una grossa fetta di criminalità rimarrebbe senza lavoro. Ah no, cominciano tutti a drogarsi!

Per finire un pensiero alla legge che dovrebbe far valere l’autodeterminazione del paziente, anche in un momento di incapacità di decidere, come è valsa per ogni istante della sua vita. I mobili della casa te li sei comprati tu, le terapie mediche le hai volute tu, in accordo con il tuo medico. Oggi rischiamo di venire espropriati del nostro libero arbitrio alla fine della nostra vita, solo perché ci sono tra un migliaio di politici quelli che tengono sotto scacco tutti gli altri per non fare le leggi accettabili per tutto il paese, per ogni cittadino. Un’altra legge scadente come quella in materia di procreazione assistita?

E noi un popolo di cultura scaduta, intrappolati dalle barriere culturali.

La Minavagante

Pubblicato il 4/10/2008 alle 13.39 nella rubrica Diario.

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