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UN NUOVO CORSO

 

La Corte d'appello contro corte d’appello? Se la situazione non fosse tragica per la povera Eluana e per i suoi genitori direi che dei colleghi si fanno degli scherzi. Spero che dopo questa sentenza di “non luogo a provvedere” le prossime decisioni siano lineari e a favore di un diritto per la vita scritto nella nostra Costituzione. Il fatto che i giudici della corte d’appello di Milano abbiano sentenziato la prima volta a favore dell’accoglimento della richiesta di Beppino Englaro di lasciare alla vita di Eluana il corso naturale della sua fine, in base a testimonianze sul suo intendimento di vita e volontà di fine vita non mi ha mai meravigliato. Ho fatto un parallelo con la sentenza del GUP di Roma, Zaira Secchi, che come i giudici di Milano ha giudicato dott. Mario Riccio dopo aver interrogato me e aver letto il libro di Piergiorgio, Lasciatemi morire. Piergiorgio si era potuto esprimere e chiedere di essere lasciato morire dopo sedazione, come voleva il decorso naturale della sua malattia, la distrofia muscolare. Ciò nonostante il GUP, a mio avviso ha trattato il caso come i giudici di Milano: ha voluto sapere quale fosse stato l’intendimento di vita e ha voluto sentire da me, come testimone, i nostri discorsi personalissimi e il nostro modo di vivere insieme nel corso degli anni e in modo particolare degli ultimi mesi vissuti insieme. Credo, anzi sono convinta, che fossero state proprio le testimonianze scritte nel libro e le mie parole che abbiano dato chiarezza al giudice e forza alla sentenza. Ecco perché sono sicura che anche le testimonianze di papà e mamma Englaro e degli amici di Eluana siano state la forza per una sentenza a favore di Eluana, per la sua liberazione da una prigionia in un corpo non più suo. Dalle parole dei genitori non possono essere estrapolati altri giudizi che quelli di avere un amore immenso per una figlia in condizioni di non vita che lei stessa non avrebbe mai accettato. Solo chi ha vissuto e condiviso una decisione di accettare la fine della vita terrena può capire in pieno l’amore infinito che qui si manifesta nell’accettazione e condivisione della volontà di Eluana da parte dei suoi genitori.

Non ho mai creduto all’usurpazione di potere da parte dei giudici nei confronti del Parlamento e spero che venga chiarita anche questa questione. I giudici di Milano non hanno varato una legge, bensì hanno giudicato legittime le volontà manifestate da parte di Eluana tramite i suoi testimoni che io chiamerei garanti. In quel senso, a mio parere sarebbe da rivedere anche il decorso giudiziario per il dott. Riccio. Anche per Welby, secondo il giudice civile di Roma non esisteva la possibilità di eseguire la sua volontà, pur avendone riconosciuto il diritto secondo la Costituzione.

Infine anche la Corte Costituzionale avrà la mente e il cuore orientati verso un diritto Costituzionale sull’intendimento di dignità della vita che solamente ogni cittadino per se stesso può definire.

A chiusura di questo articolo ho visto la notizia che, come prevedevo, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso di Camera e Senato sul conflitto di attribuzione.

Ora in Parlamento cosa succederà? Conoscendo bene di quale spirito la maggioranza dei membri del nostro Parlamento sia animata, prevedo una discussione sulla legge in materia di testamento biologico incidentata e difficile. Intenzionalmente, secondo esponenti politici, dovrebbe diventare una legge che in modo paternalistico deve negare al paziente la sua ultima volontà di decidere per se stesso, negandogli la capacità di poterlo fare. Non esiste una coscienza universale uguale per tutti, e non esiste una coscienza comune dei politici che possa decidere per tutti i cittadini. Promulgare una legge infarcita da una coscienza etico-politica sarebbe una legge integralista e la morte dell’etica e della religione stessa che la detta. Sarebbe una legge inservibile e contro la nostra Costituzione, Legge fondamentale sulla quale devono poggiare tutte le leggi delle quali ogni cittadino è libero di poterne usufruire e non vi è costretto. È per questo che continuo a chiedere ai politici e ai cittadini di capire il significato di libertà di coscienza. I sessanta milioni di italiani più i milioni di “nuovi italiani” immigrati non vogliono e non possono essere trattati da infanti senza capacità di decidere per se stessi.

La Minavagante

Pubblicato il 9/10/2008 alle 9.56 nella rubrica Diario.

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