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L'ATTESA DI ELUANA

Se oggi fossi lì con voi, non vorrei parlare. La sofferenza di mamma e papà Englaro è immensa, ma sentita e compresa da tante persone. E voi che siete lì presenti, ne siete testimonianza viva. Ma qualcuno che dovrebbe capire, perché illuminato dalla spiritualità di una religione che è amore, pietà, solidarietà, libertà, accoglienza, misericordia, non vuole capire e ideologicamente usa questi stessi valori per contrapporre alla speranza disperazione e sconforto. Le fiammelle delle nostre candele, i fuochi delle nostre torce vogliono significare al mondo e a chi aspetta la libertà che non tutti la pensano così. Vogliono essere segno, per chi ha fede in una vita oltre la vita terrena, di quella luce che svela ogni mistero della vita, ma anche della battaglia laica che credenti e non credenti e diversamente credenti combattiamo insieme, senza ipocrisie né chiusure. Vogliamo tutti la stessa cosa per Eluana, la pace, il riposo per quel corpo che lei non vorrebbe fosse mantenuto in quel limbo di non vita e di una morte sospesa.

Sappiamo tutti che la giustizia umana è fallibile. Per questo motivo si è data delle regole alle quali nessuno ha diritto di contravvenire. Dove sono gli uomini coraggiosi in questa Italia che era stata da anni implorata di aver pietà di un corpo in attesa di dissolvimento e di due genitori in attesa di poter elaborare il proprio lutto? La medicina ha i suoi codici, gli uomini possono sbagliare, ma è giusto che gli errori vengano corretti.

Dei giudici hanno depositato una sentenza di grande umanità, ma prima di tutto basata sul diritto della persona, sancita dalla nostra Legge Fondamentale, la nostra Costituzione. Lei ci illumina la nostra strada della vita civile per non perdere la democrazia. E noi tutti qui portiamo la nostra testimonianza e non vogliamo essere anonimi e per questo ci facciamo illuminare i nostri volti e rivendichiamo e chiediamo il coraggio civile di una struttura che dia finalmente il riposo a Eluana, come lei più di diciassette anni fa avrebbe sicuramente scritto, se allora ci fosse stata una legge per le dichiarazioni anticipate sui trattamenti sanitari. Mi auguro che questa dolorosa esperienza di una famiglia serva al Parlamento come spinta a varare una legge che impedisca in futuro il più possibile queste situazioni di morti sospese.

Ritengo vita quella capacità di capire, sentire, percepire, conoscere, gioire, esprimere sentimenti, gioia, dolore, tristezza, sconforto. Invece qui è rimasto un corpo inerte con le sue funzioni metaboliche che aspetta di essere lasciato alla terra. La vera Eluana vive in un’altra dimensione che nessuno di noi riesce a descrivere né immaginare. Credo che sia di tutti noi questo pensiero e speranza che tutti ci attende.

Pubblicato il 18/1/2009 alle 23.11 nella rubrica Diario.

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