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Antigone

 

Antigone

“ Caro Piero, mi è passata la tristezza, sento che ora sei davvero contento

e libero” ( parole pronunciate ai funerali di Piergiorgio Welby il 25

dicembre 2006 dalla moglie Mina )
di Gennaro Oriolo

Il corpo straziato,
occhi ricolmi d’ombra,
urla la notte incontrastata,
latrati di cani ossuti
nella terra muta di luce.
Giace Polinice
in bianco lenzuolo
preda lunare
d’infinito dolore,
così dispone il bando
del re crudele
“ tu non devi morire”.

All’alba, in questa luce
che disegna confini
di silenzio all’orizzonte,
tu poni un argine
a questa vita assente
che ti invade maligna,
smarrito l’indizio
del tragitto che non ha
testimoni e non salva,
assapori la perdita
del senso, un esilio
prima di una voragine
che accoglie da ogni dove;
in questa sospensione
della pena
così dispone il bando
del re crudele
“ tu non devi morire”.

Dardeggia fuori un sole
stanco di raggi inutili
al grido di rondoni migratori
al timido sorriso
sgretolato alle labbra
che dicono parole e
non si sente voce che
arrivi in fondo al cuore,
non suonano le ore
e non ha senso il tempo
che veglia la tua vita
viva dentro la morte,
così dispone il bando
del re crudele:
“ tu non devi morire”.

Antigone, dolce sorella
ora che tutto è fermo
il pendolo non batte le sue ore
s’accuccia il cane docile
al lume della fiamma intorpidita
ed il gatto non trova più l’uscita
ai tetti stralunati della sera ;
ora che il vento è piatto e
s’annuncia il tepore della sera
dissennata pietà invoco
di salpare nave carenata
verso l’utile approdo,
di rivolgere lo sguardo della mente
all’ignoto mistero dell’eterno
come rivolo d’acqua che si estingue.
A te chiedo la ragione del cuore
contro il bando tirannico
del re crudele:
“ e tu fammi morire”

Scandicci 16 aprile 2008

Pubblicato il 26/1/2009 alle 23.33 nella rubrica POESIE .

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