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RICORSO AL TAR CONTRO SACCONI

 ROMA (29 gennaio) – Il caso di Eluana Englrao torna a far puntare i riflettori sul ministro Sacconi. Questa volta è il Movimento di difesa del cittadino (Mdc) a presentare ricorso al Tar del Lazio contro la direttiva del ministro del Welfare, che impone alle regioni e alle asl di non permettere la sospensione della nutrizione artificiale.

Ricorso contro Sacconi Lo ha annunciato il presidente Mdc Antonio Longo, in una conferenza stampa in cui ha raccolto anche l'appoggio di Mina Welby e dell'associazione “Luca Coscioni”. Secondo l'avvocato Gianluigi Pellegrino, che ha depositato il ricorso 10 giorni fa, «la direttiva è illegittima, perchè crea una discriminazione tra i cittadini capaci di intendere e di volere, che in ogni momento possono rifiutare qualsiasi terapia, come recita la Costituzione, e quelli che sono in uno stato di incapacità. A loro si dice che le volontà espresse prima non hanno alcun valore, e che devono subire ogni tipo di ingerenza sul proprio corpo». La sentenza della Cassazione sul caso Englaro, ha concluso l'avvocato, «non ha aperto la strada all'eutanasia, ma detto che vanno verificate caso per caso le volontà della persona. Sacconi non ha accettato questo principio, cioè che le cure devono essere garantite salvo che non sia possibile ricostruire una diversa volontà del malato».

Dichiarazione di Mina Welby
Mi dichiaro solidale come dirigente dell’Associazione Luca Coscioni con il Movimento Difesa del Cittadino che presenta ricorso nei confronti dell’atto d’indirizzo emanato dal Ministro per il Welfare Maurizio Sacconi. Quest’atto non è fondato su base e motivazione di diritto ma anzi contravviene e ne causa un vulnus patente già al primo impatto di cui si rende conto anche il semplice cittadino. Il Ministro vieta la sospensione della nutrizione artificiale e con ciò di eseguire la volontà ricostruita di Eluana Englaro.

Una persona capace di esprimersi può rifiutare qualsiasi terapia medica, come Welby il respiratore, Nuvoli la nutrizione enterale, ma secondo il Ministro una persona, qualora cadesse in stato vegetativo è costretta a subire l’insulto al suo corpo di una pompa che inietta nel suo stomaco una miscela di prodotti chimici, e questo in violazione dell’art. 32 della nostra Costituzione e all’art. 3 della carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

Quando una persona fa testamento dei suoi averi, noi lo eseguiamo scrupolosamente. Tanto più siamo tenuti a rispettare l’espressione di volontà di una persona che dà disposizioni riguardo al proprio corpo.

Il senso civile dei cittadini concorda con le decisioni dei giudici che non sono un’opinione ma fondate sui diritti umani e civili della persona che dovrebbero essere scritti prima di tutto nel DNA di tutti i nostri uomini della politica che invece ne fanno il gioco alle tre carte. Fino a quando?

Basta chiamare in causa la protezione dei disabili attraverso la Convenzione ONU perché, come è stato chiarito dallo stesso TAR della Lombardia, applicare la convenzione ONU, come vorrebbe il Ministro, finirebbe per discriminare il disabile che, divenuto incapace, sarebbe costretto a ricevere delle cure contro la sua volontà che, se non fosse disabile, potrebbe legittimamente rifiutare.

Quindi ribadisco che, se vale il diritto all’autodeterminazione di una persona consapevole, questo deve valere anche per il momento in cui questa stessa persona perda la sua capacità di esprimersi, ma abbiamo la prova della sua volontà anticipatamente espressa.

Mina Welby

Pubblicato il 29/1/2009 alle 23.50 nella rubrica Diario.

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