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MORIRE DI STATO4

Intervista a Mina Welby
di Monica Lanfranco

(uscita su "Marea", trimestrale di attualità e informazione per dire lo stare al mondo delle donne) qui in cinque puntate


4)B
astano leggi che garantiscano l’autodeterminazione e l’esercizio dei diritti individuali sul corpo, sulla sessualità, sulle scelte riproduttive e affettive?

Certamente non bastano delle leggi. Serve consapevolezza e educazione e formazione continua di tutti i cittadini. Serve una nuova cultura. C’è grande fermento nella società civile. Si formano associazioni di studio, consulte di bioetica che a trecentosessanta gradi producono documenti a disposizione dei cittadini. Ci sono insegnanti, per ora ho conosciuto solo donne attente, che a scuola sanno trattare questi temi con forme di ricerca insieme ai ragazzi. Lasciami dire però, che è prima di tutto la famiglia che deve essere presente. Non si può delegare alle scuole, agli insegnanti, ai catechisti, agli amici o al caso l’educazione di un figlio. Essere educato nel pieno rispetto di se stesso significa aver metabolizzato nel proprio essere il rispetto per l’altro, in tutte le sue scelte. I giovani devono sperimentare il rispetto dei propri genitori nei loro confronti. Il contatto a pelle con la mamma e il papà fin da piccoli dà loro quella sicurezza per poter vivere crescendo l’esercizio dei diritti della persona. A molti manca il tempo. Per tuo figlio lo devi trovare sempre.

Fino a quando nella nostra società, che dovrebbe chiamarsi civile, esistono discriminazioni sui diritti individuali, sessuali, sulle proprie scelte affettive, sulle scelte riproduttive delle coppie, delle donne single, sull’omogenitorialità non siamo in una democrazia matura. Più si evolve la nostra società, più abbiamo bisogno di esercitarci a dare libertà ai diritti umani e civili, soltanto così avremo in cambio libertà di vivere una vita piena per tutti.

5)In che modo credi che le donne possano dare un contributo originale nel percorso di crescita della coscienza dei diritti sui temi etici della vita e della morte?

Noi donne abbiamo una capacità di mettere in pratica con semplicità delle cose che spesso sembra impossibile poter realizzare. Vedo anche che sono più le donne degli uomini a compilare le dichiarazioni anticipate sui trattamenti sanitari. Sotto le controversie delle vicende di Eluana Englaro molte donne, dopo aver vissuto momenti tragici della propria famiglia, si dichiararono solidali con Beppino ed Eluana.

Il nostro paese porta ancora forti note maschiliste dove le donne fanno veramente fatica a conquistarsi il proprio terreno, e desidero che la donna riacquisti il suo posto nella società che si merita. Ancora siamo sul concetto lavori maschili – lavori femminili. Credo che nella convivenza moderna spetti proprio a noi il ruolo di instaurare l’antica armonia tra i sessi. È un lungo cammino, ma bisogna iniziare. Sono sicura che non ci sarebbero più disquisizioni su diritti e doveri, sopraffazioni dei più deboli, non più violenza ma rispetto. Dico questo perché proprio sui temi etici del vivere e del morire sono state dette e fatte delle violenze inaudite nei mesi e ultimi tre anni passati. Proprio il senso pratico della donna aiuterebbe questo mondo a diventare umano e armonioso. Formando gruppi di studio e di ricerca insieme a uomini sensibili su questo tema, credo, anzi sospetto che lo si faccia già, possa dare una svolta al modo di essere della nostra società.

Altrimenti si cominci! Da qualche parte e in qualche modo bisogna pur farlo.

Pubblicato il 11/10/2009 alle 16.19 nella rubrica Diario.

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