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LA DIGNITA' NEL MORIRE

A cura di Patrizia Lisi - Rita Floridia - Nicola Martinelli - Ugo Albano

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intervento sociale,bioetica,cura del fine vita

edizioni la meridiana

per il cambiamento sociale

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Prefazione
 
“Uno Stato che saprà rispettare le scelte di fine vita,
sarà più capace di rispettare le tante straordinarie vite che siamo.”
 
Piergiorgio Welby (dicembre 2006)
 
La Vita è oltre l’uomo, oltre il mondo visibile, tangibile. Siamo noi umani che abbiamo il bisogno di porre limiti, confini. Io sono nata su un confine. Quando ero bambina non avevo capito cosa fosse la frontiera, fino a quando, un giorno, facendo una gita con i miei, arrivammo alla “Frontiera”. Per me fu una rivelazione che il confine, la frontiera si poteva oltrepassare e non trovavo differenze con il “di là”.
L’uomo si è sempre chiesto della propria origine e la sua destinazione. C’è chi ne è molto sicuro di sapere da dove viene e dove va. Ma siamo in tanti ad essere nel dubbio. Crescendo prendiamo sempre più coscienza ed entriamo in quel turbine della vita che bene o male non ci molla più, e noi cerchiamo sempre più di penetrarvi più o meno coscientemente. Tutti ci accorgiamo che i confini, le frontiere, i limiti, limitazioni, frustrazioni sono all’ordine del giorno. Ma per qualcuno lo sono più che per altri. Per qualcuno i confini sono scritti anche nel DNA delle sue cellule.
Questo libro si vuole occupare delle frontiere ultime del nostro vivere. Vorrei dare la parola a Piergiorgio Welby che s’intendeva di frontiere nel vivere e nel morire: “ Nel migliore dei mondi non esiste l’eutanasia e si muore come le oche di Lorenz: in buona salute, ma per esaurimento della carica dell’orologio biologico...” Ma noi viviamo nel migliore dei mondi possibili “dove esiste l’eutanasia perché, se è pur vero che alcuni muoiono ‘nella loro casa, tra fiori e amori, con l’abbaiare dei cani e chissà che altro’, ci sono altri che muoiono dopo quattro mesi o dieci anni di agonia in un reparto di rianimazione dove gli ‘amori’ possono entrare per pochi minuti e con il volto coperto da una mascherina chirurgica, i fiori, come i cani, non possono entrare e – l’altro - è il silenzio e la solitudine interrotti solo dall’allarme di un monitor cardiaco o respiratorio.”
Ecco, la nuova tecnica medica è diventata di un’invasività spesso inumana. Anche se una terapia per un periodo di tempo risulta un salvavita di mantenimento in condizioni di vita accettabili, nelle malattie degenerative, per persone anziane arriva il momento dove, un ventilatore automatico, un sondino nasogastrico, una peg, l’emodialisi possono diventare una tortura, un inutile e doloroso allungamento di agonia. Il rifiuto di un tale trattamento, espresso in libertà di coscienza, secondo la Costituzione italiana (artt. 2 e 32 comma 2) è possibile e non è illecito.
Nessuno, nemmeno il medico, può decidere al posto del paziente in una situazione simile. Il consenso informato vale anche per il momento dell’incapacità di comunicare. “Il paziente non capisce, è troppo anziano, sta troppo male, meglio non turbarlo”, no, c’è chi riesce a parlare, a spiegare con dolcezza, con nozione di causa, ad accompagnare per mano chi già sa di essere arrivato alla frontiera e ha soltanto bisogno di essere rassicurato di non essere solo, di godere di una terapia contro il dolore, del corpo e dell’anima. Ha bisogno che ci sia qualcuno che stenda quel pallio che protegge e dà sicurezza.
E allora morire non fa più paura a chi ha saputo vivere. L’accompagnamento a varcare in serenità il confine ultimo è il più grande risalto alla sacralità della Vita, non biologica ma quella dell’Anima, della Coscienza che potrà unirsi alla Vita immensa che solamente possiamo sperare.
Dopo tutte le controversie degli ultimi tre anni il nostro Stato con le sue forze istituzionali riuscirà a supportare con una legge, sulle dichiarazioni anticipate sui trattamenti sanitari, le vive richieste dei suoi cittadini? Abbiamo le migliori leggi in materia di assistenza, ma non c’è giorno che i più deboli non debbano lottare per i propri diritti. Quali saranno le decisioni del Parlamento sulle scelte di fine vita? Sarà un'altra prova del grado di civiltà raggiunto o mancato del nostro paese.
 Mina Welby

 

 

 

Pubblicato il 12/6/2010 alle 23.29 nella rubrica LIBRI.

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