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Shock solo per qualche politico

 

“Continua la battaglia di Piero Welby per una legge che rispetti la libera scelta"
 
Milano, 18 dicembre 2010
 
Su Rai Tre è andato in onda lo spot australiano sull'eutanasia. Uno shock per gli italiani? No, soltanto uno shock per chi ha paura di quello che pensano gli italiani. E infatti è sopratutto il solito piccolo gruppo di politici ad abbandonarsi a una scomposta reazione contro i Radicali e contro la messa a nudo di un fatto per cui, quattro anni fa, Piergiorgio Welby ha scelto di fare della sua morte un atto pubblico, dando vita a una coraggiosa battaglia.
Alla fine di novembre del 2006, come Co-Presidente dell'Associazione Luca Coscioni e primo firmatario, aveva chiesto un'indagine conoscitiva sull'eutanasia clandestina in Italia. Voleva così togliere il velo di ipocrisia che copre i trattamenti di fine vita, vuoi di desistenza terapeutica, vuoi di interventi eutanasici, su richiesta dei pazienti, a cui oggi solo i più fortunati hanno possibilità di accedere. Questa indagine avrebbe dovuto facilitare un dibattito pubblico informato sulle libere scelte del vivere e del morire, per poi avviare un dibattito parlamentare per una legge sulle disposizioni anticipate sui trattamenti sanitari, nonché la depenalizzazione di trattamenti eutanasici ai quali, in casi estremi, dei medici ricorrono per terminare sofferenze, altrimenti non arginabili.
La battaglia di Piergiorgio Welby, diventata la mia, insieme all'Associazione Luca Coscioni e ai Radicali, è per una legislazione che rispetti fino in fondo la libera scelta dei cittadini su come e se voler essere curati, nel pieno rispetto delle convinzioni etico-religiose e morali, in piena responsabilità di ciascuno. Non sono in contrapposizione a nessuno. Chiedo solamente una legge che dia attuazione ai principi della nostra Costituzione, invece di negarla come si vorrebbe fare con il disegno di legge contro il testamento biologico in discussione in Parlamento.

Pubblicato il 27/12/2010 alle 8.59 nella rubrica Diario.

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