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MALATI AGNELLI SACRIFICALI

 

Mina Welby: aumenteranno i ricorsi contro i medici
"I malati sono sacrificati alla campagna elettorale la loro volontà non conta"
-ROMA —
«I malati sono agnelli sacrificati sull'altare delle prossime elezioni amministrative. Carne da macello usata da Berlusconi per conquistare il voto dei cattolici. Altro che giudici invadenti». Mina Welby non le manda a dire. È  furibonda dopo le parole del premier che ha dichiarato di essersi ritrovato costretto a fare una legge sul fine vita, mentre avrebbe preferito non legiferare, per colpa delle decisioni della magistratura che «scavalca le prerogative del parlamento».
 Berlusconi sbaglia?
«Il premier non si rende conto che con questa legge si apriranno tantissimi processi, in tanti ricorreranno ai giudici, accusando i medici di non averli curati come avevano chiesto».
Quali le differenze col testo di Marino del Pd sottoscritto da 100 senatori bipartisan?
 «Il disegno di legge presentato da Marino rispettava a libertà di cura, parlava anche di cure palliative, di assistenza per evitare il dolore, di collaborazione col medico, di alleanza terapeutica col malato. E soprattutto la volontà del paziente veniva rispettata, valutata, accolta, Ora invece è considerata non vincolante e quindi inutile».
È quindi questione di libertà?
«Sì libertà di scegliere di essere curati ad oltranza oppure smettere. E magari, togliere il respiratore come ha chiesto e ottenuto mio marito Piergiorgio: malato di sia, paralizzato tanto che poteva comunicare solo sbattendo le ciglia, nutrito col sondino. Ecco, se passasse questa legge il medico che lo ha fatto finirebbe in carcere per omicidio di consenziente. Mentre il diritto di sospendere le cure, anche quelle che mantengono in vita, ci è dato dalla Costituzione».
Legge incostituzionale?
«Sì, perché la vita è mia, e sono io a dover decidere anche del momento più importante, quello finale. Sono io che so quale è il mio grado di sopportazione del dolore, cosa considero vivibile, quale sia il senso della mia dignità e quindi a quali cure voglio rinunciare o sottopormi». Lei dice che è una legge per prendere voti dei cattolici? «Sì, eppure la vita, la malattia, il dolore, la difficoltà di scegliere la cura sono realtà drammatiche che in qualche modo ci toccano tutti. Ecco, la legge doveva essere fatta per rispettare la volontà, la libertà di tutti di scegliere secondo la propria coscienza, la propria visione della vita»
E invece?
«Non è neppure una legge per chi vuol vivere, ma è una legge per chi secondo i politici, deve vivere. Eppure secondo me vivere è un diritto. Non un dovere».
Caterina Pasolini

Pubblicato il 29/4/2011 alle 23.53 nella rubrica Diario.

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