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MA I PAZIENTI NON POSSONO ATTENDERE

Ma i pazienti non possono attendere

Mina Welby

Secondo vari sondaggi, oltre la metà degli italiani è a favore dell’eutanasia legale. Il mondo della politica preferisce però ignorare questo tema, perché considerato troppo «a rischio». Si preferisce infliggere trattamenti inutili a seguito di una medicina difensiva da parte dei medici, per non essere denunciati e, dall’altra parte, sono altri colleghi che sospendono i trattamenti sanitari, decidendo loro o qualcuno dei parenti del malato: almeno 20mila casi ogni anno, secondo una stima dell’Istituto Mario Negri. Ma esiste anche l’eutanasia clandestina che viene praticata da medici compiacenti. Però è difficile trovarne uno. Intanto si moltiplicano i casi dei medici che «escono allo scoperto», dichiarando di aver praticato la sospensione di trattamenti secondo quanto richiesto dai pazienti. E qualcuno confessa anche di essere andato oltre.

         A marzo Carlo Troilo, dirigente dell’Associazione Luca Coscioni, per l’anniversario della morte del fratello Michele scrive una lettera a Giorgio Napolitano, a tutti i parlamentari e ad altri dirigenti politici. Rispondono solo il presidente della Repubblica e il senatore Zanda, capogruppo del Pd. Napolitano auspica «che il Parlamento avvii un confronto di idee il più possibile pacato e approfondito sulle scelte di fine vita». Solo dopo le rimostranze su l’Espresso cominciarono a fioccare le lettere che rassicurarono sulla volontà di collaborazione. In seguito, anche la presidente della Camera Laura Boldrini si è impegnata a sollecitare l’esame da parte delle commissioni competenti. Poi di nuovo silenzio.

Il 9 giugno, assieme a Filomena Gallo e Marco Cappato (rispettivamente segretaria e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni), abbiamo scritto una lettera ai membri delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia di Camera e Senato per chiedere appunto la calendarizzazione della proposta di legge di iniziativa popolare, ma anche un’indagine conoscitiva – che a suo tempo era già stata richiesta da mio marito, Piero Welby – sul «come si muore in Italia», per raccogliere informazioni su come le scelte individuali di pazienti e medici influiscono sul processo del morire, anche in comparazione con ciò che accade all’estero.

         La proposta di legge (che potete leggere integralmente sul sito www.eutanasialegale.it) conta quattro articoli molto concisi e precisi. All’articolo uno, viene specificato che «ogni cittadino può rifiutare l’inizio o la prosecuzione di trattamenti sanitari, nonché ogni tipo di trattamento di sostegno vitale e/o terapia nutrizionale. Il personale medico e sanitario è tenuto a rispettare la volontà del paziente». Si richiede solo che il paziente sia maggiorenne, sia capace di intendere e di volere e manifesti la volontà in modo inequivocabile. In caso di incapacità sopravvenuta, la volontà può essere espressa anche da persona di fiducia precedentemente nominata dall’interessato, con atto scritto con firma autenticata dall’ufficiale di anagrafe del Comune. Ognuno può quindi nominare un parente o un amico «fiduciario per la manifestazione delle volontà di cura». Come spiega l’articolo 3 della proposta di legge, non si applicano al medico ed al personale sanitario che abbiano praticato trattamenti eutanasici le disposizioni degli articoli 575 (omicidio volontario), 579 (omicidio del consenziente), 580 (istigazione o aiuto al suicidio) e 593 (omissione di soccorso) del codice penale.

         Il 5 giugno, nell’ambito di un convegno sulla libertà di scelta sul fine vita organizzato a Firenze da MicroMega, assieme a Francesco Lizzani, figlio del regista Carlo, Chiara Rapaccini, compagna di Mario Monicelli, e Carlo Troilo, fratello di Michele – che hanno vissuto il dramma del suicidio di uno dei loro cari – abbiamo lanciato anche un appello al presidente del Consiglio Matteo Renzi. Ma, almeno per il momento, non ci ha ancora risposto. Semmai risponderà. Lo so, presidente Renzi, probabilmente questa proposta di legge è scomoda per lei e la sua politica, ma la gente comune che lei dice di conoscere ha bisogno di essere presa sul serio. La prego, dia un cenno al Parlamento e chieda di metterla in calendario.

Dalla rivista Confronti Nr. luglio-agosto 04/07/14 14.31 Pagina 7

Pubblicato il 7/7/2014 alle 9.24 nella rubrica Diario.

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