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BUONA MORTE

Piero Welby  anno 1978. Sue parole nel 2006: "Abbiamo avuto tutto dalla vita, ora dobbiamo capire che tutto è finito."

C'è chi per tanti anni ha dato un modo nuovo di intendere la vita, a causa di un grave incidente, dopo una diagnosi infausta di una malattia neuro-degenerativa, o rimasto un locked-in, dopo una emorragia cerebrale. Insieme alla famiglia, ai propri cari, agli amici, o anche da solo, ha riprogrammato un percorso di vita ed è riuscito in modo eroico a dare il meglio di sé: ad amare, a lottare, a gioire, a essere quello che voleva essere senza piangersi addosso. Spesso è un fatto di carattere, molto è dovuto all'assistenza e ai supporti di cui può godere. Certamente non è da tutti. Cercate di mettervi nei loro panni, - meglio nel loro corpo. Ci sono malattie inguaribili gravi con soglie di dolore altissime e insopportabili, dove l'unica speranza rimane la morte, quando anche cure palliative non raggiungono la soddisfazione della persona morente. Credo che le parole di Tommaso Moro valgano anche oggi: Se qualcuno non è solo incurabile, ma anche oppresso da continue sofferenze, allora, rendendosi conto, che la vita gli procura solo dolore, non si sottragga alla morte, ma si faccia coraggio e si liberi da solo da quella vita piena di tormenti come da una prigione o da una tortura, oppure lasci che qualcuno lo faccia per lui. In questo modo si dimostrerà saggio, perché non perderà alcun bene, ma si libererà dalla sofferenza........reputo che l'ufficio del medico sia di rendere la salute e di alleviare le sofferenze e i dolori, non solo quando questo sollievo può condurre alla guarigione, ma anche quando può servire a procurare una morte dolce e calma.


Pubblicato il 28/7/2014 alle 11.3 nella rubrica Diario.

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