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AMICO DELL'UOMO


Ho letto, non so più dove, non so più quando che un nostro antenato cacciatore si lamentò con Dio perché nella caccia si sentiva troppo solo. Dio, mosso a compassione, gli regalò un cane. Il dono fu così eccezionale che l’uomo si sentì simile a Dio. Quel peccato di hybris offese Dio che punì l’uomo accorciando la vita del cane. Infatti, ogni anno del cane è come sette anni dell’uomo.

Diana, Flash, Lea. Una setter, un cocker, una spinona…Sono morti tra le mie braccia. Credo che sia un bene che i nostri amici animali non vivano quanto noi perché la loro morte ci mette di fronte alla nostra fragilità. Un memento mori che spenge la nostra inconfessata illusione di essere eterni.

PIERGIORGIO WELBY

Pubblicato il 8/8/2016 alle 14.2 nella rubrica Diario.

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